Economia circolare: le imprese devono impegnarsi di più

Contrariamente al modello economico lineare l’economia circolare è rigenerativa, e mira a separare gradualmente la crescita dal consumo di risorse finite. Per i consumatori questo significa comprare prodotti durevoli, riciclabili o fatti con materiali riciclati, e utilizzarli a lungo attraverso manutenzioni e riparazioni efficaci. Per le aziende significa invece sviluppare prodotti e modelli di business che non producano rifiuti, ridurre l’uso di materie prime e prevedere la restituzione o il recupero di prodotti e imballaggi. Insomma, le aziende devono adottare modelli di economia circolare per soddisfare le richieste dei consumatori e mitigare i rischi futuri legati alla supply chain.

I consumatori vorrebbero adottare pratiche virtuose

Con l’aumento della consapevolezza sul tema dei rifiuti e dell’esaurimento delle risorse cresce il desiderio da parte dei consumatori di adottare pratiche di consumo consapevole. Secondo il del Capgemini Research Institute, ‘Circular economy for a sustainable future: How organizations can empower consumers and transition to a circular economy’, il 54% dei consumatori vuole adottare pratiche come ridurre i consumi complessivi, acquistare prodotti più durevoli (72%) e conservare e riparare i prodotti per aumentarne la durata (70%).  Tuttavia, quasi il 50% è convinto che le organizzazioni non stiano facendo abbastanza, mentre il 67% si aspetta che le organizzazioni siano maggiormente responsabili quando pubblicizzano i prodotti, senza incoraggiarne un consumo eccessivo.

Le scelte sono limitate da praticità, accessibilità e costo

Le organizzazioni faticano però a intraprendere azioni concrete legate a pratiche di economia circolare, malgrado i consumatori si rivolgano sempre di più a quelle che lo fanno. Questo accade in particolare in ambiti dove la consapevolezza dei consumatori è maggiore, come i rifiuti alimentari e quelli di plastica. Il 44% dei consumatori ha infatti aumentato la propria spesa negli ultimi 12 mesi verso aziende alimentari che si impegnano nel riciclo, nel riutilizzo e nella riduzione dei rifiuti, ma in generale i consumatori sono limitati nelle loro scelte da questioni di praticità, accessibilità e costo.

L’e-commerce non è ‘circolare’

Tra i motivi che impediscono di intraprendere azioni circolari positive il 60% dei consumatori cita la mancanza di informazioni sufficienti sulle etichette dei prodotti, per il 55% i costi elevati sono un ostacolo alla riparazione dei prodotti, e il 53% non vuole scendere a compromessi sulla comodità. Questa, riporta Adnkronos, è una conseguenza del boom dell’e-commerce degli ultimi 10 anni, che ha alzato gli standard offrendo servizi convenienti a basso costo, come la consegna il giorno successivo o addirittura il giorno stesso. Nonostante gli sforzi normativi per estendere la durata di vita dei prodotti, attualmente gli approcci di consumo circolare si concentrano principalmente sulla fase post-utilizzo, con il 58% dei consumatori che dichiara di separare e smaltire i rifiuti alimentari dopo l’uso, ma solo il 41% di comprare cibo con un imballaggio minimo, sottolineando la scarsità di opzioni disponibili.

Fatture elettroniche: prorogata al 31 dicembre 2021 la consultazione

Il 1° gennaio 2019 segna la data di avvio dell’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica. Ma il 30 settembre scorso è scaduto il termine per l’adesione al servizio di consultazione e acquisizione delle e-fatture. Sarebbe quindi terminato il periodo ‘transitorio’ durante il quale gli operatori economici e i loro intermediari delegati hanno potuto consultare, anche in assenza di adesione allo specifico servizio, la totalità delle fatture elettroniche trasmesse al Sistema di Interscambio a decorrere dal 1° gennaio 2019. Un provvedimento firmato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, proroga però dal 30 settembre al 31 dicembre 2021 la deadline per operare la scelta di adesione al servizio di consultazione e acquisizione delle e-fatture.

Operatori Iva e consumatori finali potranno ancora aderire al servizio

Restano quindi ancora due mesi per scegliere il servizio di consultazione delle e-fatture. Gli operatori Iva e i consumatori finali, infatti, potranno aderire al servizio di consultazione e acquisizione delle proprie fatture elettroniche, continuando così a poter consultare le fatture emesse e ricevute dal 1° gennaio 2019 fino al 31 dicembre 2021.

È possibile accedere a tutte le fatture emesse e ricevute dal 1° gennaio 2019

Per andare incontro alle richieste di operatori economici, associazioni di categoria e ordini professionali, che hanno segnalato le criticità legate all’impossibilità di accedere alle fatture ‘pregresse’, il provvedimento porta quindi dal 30 settembre al 31 dicembre 2021 la deadline per operare la scelta. Inoltre, il provvedimento prevede la possibilità, per chi ha effettuato o effettuerà l’adesione entro il 31 dicembre 2021, di accedere a tutte le fatture emesse e ricevute trasmesse al Sistema di interscambio a partire dal 1° gennaio 2019, e non solo a quelle trasmesse dal giorno successivo all’adesione. Gli operatori Iva possono comunicare l’adesione anche tramite un intermediario appositamente delegato.

Due servizi distinti: conservazione e consultazione 

L’Agenzia mette a disposizione dei contribuenti due diversi servizi, a cui si può accedere previa, e specifica, adesione. Si tratta di due servizi gratuiti, di cui il primo riguarda la conservazione a norma delle fatture elettroniche, secondo quanto disposto dal decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 17 giugno 2014, e il secondo riguarda la consultazione e l’acquisizione delle fatture elettroniche e dei loro duplicati informatici. I due servizi hanno finalità diverse, riporta Adnkronos, e ognuno di essi richiede una specifica adesione. Per evitare di incorrere nelle criticità che sono state rappresentate è fondamentale effettuare l’adesione al servizio di consultazione entro il 31 dicembre 2021. Quanto al periodo di consultazione, quest’ultimo servizio prevede che le fatture elettroniche siano consultabili e scaricabili fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di ricezione da parte del Sistema di interscambio.

TV, picco di vendite con lo switch off

Il 20 ottobre è iniziato il processo che in qualche modo cambierà la televisione così come l’abbiamo conosciuta. Ha infatti preso il via il celebre switch off, ovvero il passaggio che prevede che tutti i canali nazionali migrino verso la codifica MPEG4 (ma anche DVBT-2/HEVC). Questa transizione dovrebbe concludersi entro i prossimi sei mesi e, senza un apparecchio o un decoder adeguato, non sarà possibile più vedere diverse trasmissioni. Al momenti i canali coinvolti sono 15, distribuiti fra Rai e Mediaset. 

L’effetto del bonus rottamazione TV

Per far sì che tutti possano disporre di un apparecchio televisivo in grado di ricevere i canali anche dopo i cambiamenti, il Governo ha messo in campo l’ormai famoso Bonus Rottamazione Tv. Si tratta di un incentivo destinato all’acquisto di nuovi apparecchi televisivi e decoder in vista del passaggio ai nuovi standard di trasmissione. In base alle stime, si crede che siano circa 10 milioni le famiglie ad aver necessità di un upgrade ai propri apparecchi. Le facilitazioni sono due: se l’Isee è al di sotto dei 20mila euro sarà possibile avere uno sconto di 30 euro per l’acquisto di un decoder o un televisore; non ci sono invece limiti di reddito in caso di rottamazione, che dà diritto a uno sconto del 20% sul costo del nuovo apparecchio fino a un massimo di 100 euro. Il bonus si può ricevere sino alla fine del 2022 o fino a esaurimento risorse.

Boom delle vendite di TV

Secondo le rilevazioni GfK Market Intelligence  in particolare l’incentivo rottamazione ha avuto un effetto immediato sulle vendite nelle prime settimane di introduzione, un trend che continua ancora. “Nella settimana 41 – quella compresa tra l’11 e il 17 ottobre 2021 – sono stati venduti oltre 217.000 televisori, con una crescita pari al +120% di unità rispetto alla stessa settimana del 2020. Il trend è decisamente positivo anche se si confronta il dato della settimana analizzata con la settimana precedente: in questo caso la crescita è stata pari al +16%” si legge nel report. “Se analizziamo il trend a valore, riscontriamo una crescita ancor più marcata, pari al +152% rispetto alla settimana 41 del 2020. Questo forte incremento è dovuto a due fattori: da un lato la domanda superiore all’offerta – legata anche alle problematiche di approvvigionamento dei produttori – dall’altro l’aumento dei costi delle materie prime e della logistica, che hanno contribuito alla crescita del prezzo medio dei TV rispetto al 2020 (+26% complessivamente da inizio anno)”.

Consumi in crescita: gli italiani hanno voglia di shopping (in negozio)

Finite, o quantomeno molto allentate, tutte le limitazioni legate all’emergenza sanitaria, gli italiani hanno di nuovo voglia di uscire e di spendere. Tanto che nel 2021 ci si attende un vero e proprio rimbalzo delle spese. Alla fine dell’anno, rivela il 2° Rapporto Censis-Confimprese, l’associazione che raggruppa gli operatori del retail, la spesa per consumi delle famiglie sfonderà il muro dei 1.000 miliardi di euro. Nel secondo trimestre del 2021 i consumi degli italiani si sono già ripresi del 14,2% rispetto allo stesso periodo del 2020 (33 miliardi in più), con una netta inversione di tendenza rispetto al -5,4% registrato nel primo trimestre dell’anno. L’incremento a consuntivo d’anno ammonterà a 60 miliardi in più rispetto all’anno scorso, un tesoretto prezioso per rivitalizzare l’economia reale. Complessivamente la pandemia ha bruciato dieci anni di crescita dei consumi. Ma, se non ci saranno nuovi stop sanitari, a Natale si prevedono almeno 9 miliardi di spesa in più rispetto alle passate festività. 

Desiderio di fare acquisti nei canali fisici del commercio

Se i vari lockdown hanno costretto gli italiani a stare non solo in casa, ma in qualche modo a spostare i loro soldi dalle spese ai risparmi, ora si assiste a una tendenza inversa. Sono 4,5 milioni i nostri connazionali che, forti di redditi rimasti intatti e di risparmi forzosi dovuti all’impossibilità di poterli utilizzare durante la pandemia, ora sono pronti a spendere per i consumi più di quanto facessero nel periodo pre-Covid. Ma come? In negozio: il 64% degli italiani ha nostalgia degli acquisti nei punti vendita fisici, nei centri commerciali, nelle piazze dello shopping, anche riducendo il ricorso all’e-commerce. Lo dicono di più le donne (67,6%) e le persone benestanti (69,8%). La normalità per gli italiani è fatta anche di shopping fisico, da cui traggono emozioni e benessere.

Mix di canali fisici ed e-commerce

Utilizzare ogni tipo di informazione disponibile per decidere cosa acquistare e dove farlo: ecco il potere rinforzato del consumatore con cui il retail dovrà misurarsi. Il 64,9% degli utenti di internet cerca informazioni su aziende, prodotti e servizi. Il 53,4% confronta i prezzi dei prodotti e servizi per valutare le diverse opzioni. È questo l’importante contributo del digitale: i consumatori sono diventati più forti grazie ai flussi informativi facilmente accessibili a chiunque e ovunque per giudicare, scegliere, acquistare. L’e-commerce è ormai una realtà consolidata: il 51,6% degli internauti (il 62,3% delle persone più istruite, il 64,6% dei 30-44enni) ha effettuato almeno un acquisto online nell’ultimo mese. Dopo la pandemia ogni consumatore costruirà la sua spesa personale combinando canali fisici del retail e e-commerce.

Podcast, il protagonista del mercato dei digital audio

Come è composto il mercato del Digital Audio nel nostro Paese? Quali sono i format preferiti e chi gli utenti? E con quale modalità si ascolta il contenuto prescelto? A queste e a molte altre domande risponde il terzo  Ipsos Digital Audio Survey 2021 condotto dall’omonima società di ricerche di mercato. In prima battuta, ciò che emerge è che anche quest’anno – come nelle precedenti edizioni – è il podcast a rivestire il ruolo da protagonista fra tutti i contenuti audio digitali. Ciò probabilmente perché – e questa è l’informazione più preziosa per gli editori e i produttori di contenuti – offrono un’esperienza di fruizione attenta, coinvolta, immersiva, sicura. Consentono lo sviluppo di audience investite che in prospettiva, se adeguatamente stimolate e soddisfatte, potranno credibilmente diventare oggetto di proposte a pagamento. Insomma, le potenzialità sono immense sia sotto il profilo della diffusione sia del ritorno economico.

Gli ultimi dati sono in crescita

Il dato monitorato dall’indagine, l’ascolto dei podcast nell’ultimo mese, raggiunge nel 2021 quota 31% tra i 16-60enni (circa 9,3 milioni di persone), con una crescita lieve ma che consolida la tendenza positiva registrata lo scorso anno (nel 2020 i podcast avevano visto un balzo di ben 4 punti percentuali, passando dal 26% al 30%): una riprova del fatto che la diffusione del format è un frutto stabile e non transitorio del processo di digitalizzazione avvenuto durante la pandemia. Il format resta marcatamente giovane (44% di under 35), ma nel 2021 crescono anche i target adulti, laureati (27%) e professionisti (13%). 

Dove e come si ascoltano i contenuti

La ricerca evidenzia anche le varie modalità di fruizione e i luoghi in cui si ascoltano maggiormente i podcast. Si scopre così che lo smartphone è il dispositivo più usato per ascoltare podcast (79%), il computer (43%) resta al secondo posto, ma in calo, così come i tablet (26%). Il luogo elettivo di ascolto rimane decisamente la casa (81%), seguita a distanza dalla macchina (29%) e dall’ascolto in strada/camminando (23%), mentre la fruizione sui mezzi di trasporto (19%) è ancora in calo (coinvolgeva il 26% degli utenti nel 2019), probabile frutto dell’impatto della pandemia sulla mobilità. L’80% dei fruitori afferma di sentire i podcast mentre svolge in contemporanea anche un’altra attività (80%), e le piattaforme più utilizzate sono Spotify e Youtube.

Podcast e influencer

La terza edizione della Ipsos Digital Audio Survey indaga il ruolo specifico degli influencer, che risultano avere influenza nel promuovere l’ascolto dei podcast per 2 ascoltatori su 3, con un peso particolarmente forte tra i più giovani (74% degli under 35 vs. 54% dei 45+). Si conferma il forte livello di engagement riscontrato nel 2021, con il 59% degli utenti che ascolta podcast per l’intera durata, e continua a crescere l’ascolto per intero delle serie di podcast (41%).

Moda, sempre più green e sostenibile

La moda diventa sempre più green e sostenibile. Se la pandemia da Covid-19 e la preoccupazione relativa al cambiamento climatico hanno stimolato le aziende italiane del settore a riclassificare le proprie priorità, l’89% delle aziende ora investe in sostenibilità, il 45% in più rispetto al 2020. Anche i consumatori hanno sviluppato maggiore sensibilità al tema della sostenibilità, ad esempio con la domanda di capi second hand, aumentata del 45% nel periodo compreso tra novembre 2019 e febbraio 2020. È quanto emerge dal report su Moda e Sostenibilità di Cikis, società che aiuta le aziende della moda ad attuare strategie e piani operativi sostenibili.

Il mercato richiede investimenti concreti in sostenibilità

Più in particolare, Cikis ha intervistato 47 brand e 53 aziende della filiera. Si tratta di aziende che dichiarano un fatturato superiore a un milione di euro, quelle che più probabilmente dispongono delle risorse economiche necessarie per poter effettuare investimenti concreti in sostenibilità. Di fatto, la crescita degli investimenti nell’ambito della sostenibilità si deve soprattutto all’aumento di richieste da parte del mercato. Benché gli investimenti che denotano maggiore consapevolezza siano ancora pochi, il 53% delle aziende dichiara di investire in sostenibilità per ragioni di competitività, e circa il 20% per rispondere alle richieste dei consumatori.

Aumentano del 150% le aziende che puntano sugli aspetti sociali

“Inoltre, dalla nostra analisi emerge che alcune aziende, circa il 20%, sottovalutano il proprio impegno, mentre altre, il 25%, lo sopravvalutano, rischiando di incorrere nel cosiddetto fenomeno del greenwashing”, continua Moro.
Quello ambientale non è tuttavia l’unico aspetto rilevante. In seguito all’emergenza Covid-19 la tutela delle persone e il welfare aziendale sono diventati requisiti sempre più richiesti da parte dei consumatori. E rispetto all’anno scorso le aziende che stanno lavorando su aspetti sociali sono aumentate del 150%. In ogni caso, le aziende che si avvalgono di un esperto esterno per diventare più sostenibili riescono a raggiungere livelli elevati di sostenibilità con maggiore facilità. E a posteriori, percepiscono meno il problema dei costi.

Non basta cambiare packaging e strategia di comunicazione

Il Report di Cikis evidenzia diversi livelli di impegno in sostenibilità, in base al numero delle pratiche intraprese e alla loro rilevanza.
 “Il cambiamento di packaging e di comunicazione, ad esempio, se non associato ad altre misure, ha scarso peso sull’impatto ambientale complessivo – spiega Serena Moro, Founder di Cikis -. Rispetto al 2020, quando molte aziende citavano come pratica di sostenibilità implementata l’esclusiva sostituzione del packaging con alternative più sostenibili, quest’anno nessuna azienda ha dichiarato di aver implementato esclusivamente questa misura”.

Pmi lombarde, 9,8 miliardi in 7 anni per la crescita digitale

Nei prossimi 7 anni la transizione digitale verso le tecnologie di Industria 4.0 per molte Pmi lombarde potrebbe essere a costo zero. Durante questo periodo le imprese lombarde potranno infatti contare su 9,8 miliardi di euro, una cifra corrispondente a 5 volte il totale dei fondi strutturali spesi negli ultimi 7 anni da Regione Lombardia tramite il Fesr e il Fse per ricerca, innovazione, sviluppo, formazione, istruzione e politiche sociali, e politiche attive per il lavoro. È quanto emerge dalla stima effettuata dal Centro studi Cna Lombardia, che ha valutato il combinato disposto di PNRR e dei fondi strutturali di Next Generation Eu. Grazie al Fesr questi copriranno in maniera sinergica sia investimenti in ricerca, tecnologia e macchinari sia, grazie al Fse plus, gli investimenti in capitale umano.

Le risorse daranno origine a due mercati paralleli 

Secondo le stime Cna queste risorse genereranno due mercati paralleli. Da una parte infatti crescerà il bisogno di esperti e consulenti esterni, muovendo un volume d’affari nella sola Lombardia pari al 20% delle risorse, (1,98 miliardi di euro). Dall’altra, si prevede che le imprese investano nella formazione continua, creando un volume d’affari pari al 10% dell’investimento (0,98 miliardi). In questo caso, le risorse del Por Fse regionale non saranno sufficienti a coprire il fabbisogno di formazione continua del personale, ma le Pmi potranno giocare altre due carte di assoluto rilievo.

Un’intesa per la digitalizzazione delle micro e piccole imprese

Da una parte infatti le Pmi potranno contare sul rifinanziamento del Fondo nuove competenze (il Mise ha assicurato un miliardo di euro su base nazionale), dall’altra, l’accesso alle risorse dei fondi interprofessionali. Proprio in questa direzione si muove l’intesa siglata tra Cna Lombardia, l’ente di formazione Ecipa Lombardia, e il Made, il competence center per l’Industria 4.0, per la definizione e la costruzione di percorsi formativi a favore della digitalizzazione delle micro e piccole imprese.

Strumenti concreti per formarsi e riqualificarsi

L’iniziativa punta a finanziare i percorsi formativi con le risorse di Regione Lombardia destinate al Programma operativo regionale Fse. Le imprese troveranno inoltre risposte formative relative a 5 filoni tematici, come prodotto 4.0 e processo 4.0, manutenzione 4.0, Big Data 4 small business, automazione, robot, cobot e ottimizzazione di processo, transizione sostenibile ed economia circolare.
“La Lombardia rappresenta il 22% del Pil italiano, ma deve mantenere elevato il proprio livello competitivo – commenta Marco Taisch, presidente di Made-competence center industria 4.0 -. Questo accordo con Cna Lombardia ed Ecipa Lombardia mette a disposizione delle imprese strumenti concreti per formarsi e riqualificarsi. La formazione, infatti, è uno dei pilastri della rivoluzione di Industria 4.0: senza il contributo di personale qualificato, le tecnologie non possono dispiegare il loro pieno potenziale”.

Effetto pandemia nel 2020 sulla retribuzione medie annua secondo l’Inps

La pandemia cambia il mondo del lavoro, e in conseguenza dell’ampio ricorso alla cassa integrazione, anche le retribuzioni medie annue risultano profondamente influenzate dalla riduzione delle giornate retribuite dal datore di lavoro. Le vicende del 2020 hanno avuto perciò un impatto dirompente sulle retribuzioni, e condizionano pesantemente l’analisi della dinamica. È uno degli aspetti che emergono dal XX Rapporto annuale Inps. Non si può spiegare altrimenti, spiegano dall’Inps, sia la caduta della retribuzione media annua dei dipendenti, scesa da 24.140 euro nel 2019 a 23.091 euro nel 2020 (-4,3%), corrispondente a una perdita di poco più di 1.000 euro, sia la crescita contemporanea delle retribuzioni medie annue dei dipendenti full year (passate da 32.668 a 36.448 euro, +11,6%) e dei dipendenti part year (passate da 12.698 euro a 14.698 euro, +15,8%).

Fenomeni di selezione settoriale e professionale

Secondo il XX Rapporto annuale Inps si tratta di una dinamica che sottintende fenomeni di selezione settoriale e professionale che hanno ridotto e modificato, rispetto all’anno precedente, la composizione dei dipendenti full year, e specularmente, aumentato e modificato quella dei dipendenti part year. È evidente, dunque, che il risultato complessivo finale di vistosa contrazione della retribuzione media annua è condizionato soprattutto dall’eccezionale modifica nella distribuzione dei dipendenti per continuità di impiego. Questo a causa della consistenza e della diffusione delle sospensioni dal lavoro causate dalla pandemia.

Solo le retribuzioni del settore pubblico evidenziano dinamiche più contenute

Non a caso sono solo le retribuzioni del settore pubblico a evidenziare dinamiche nettamente più contenute, allineate con quanto usualmente si osserva di anno in anno, perché in pratica non ‘viziate’ dalle variazioni straordinarie delle giornate effettivamente lavorate. Analoghe considerazioni, spiega l’Inps, si possono proporre a proposito delle retribuzioni medie giornaliere.
Anche in tal caso hanno influito le dinamiche eccezionali del 2020, con la riduzione, nella composizione della domanda di lavoro effettiva, sia dei contratti part time sia dell’apprendistato e dei contratti a termine.

Aumenta la retribuzione media giornaliera

È per questo motivo, si legge ancora nel XX Rapporto annuale Inps ripreso da Andnkronos, che la retribuzione media giornaliera è aumentata per l’insieme dei dipendenti, passando da 96 euro a 98 euro (+2,8%). Anche l’incremento della retribuzione media dei dipendenti part year, passata da 73 euro a 79 euro (+7,5%) è effetto delle dinamiche già indicate. Rimangono mediamente più stabili, e rispetto al settore privato più alte, le retribuzioni nel settore pubblico.

Il caffè fa bene alle prestazioni atletiche

Con il ricordo ancora fresco delle Olimpiadi di Tokyo, così positive per gli Azzurri, scatta ancora di più la voglia di impegnarsi nello sport. In questo contesto, c’è una buona notizia per tutti gli sportivi amanti anche del caffè: secondo i risultati emersi da una meta-analisi di 21 studi, la caffeina può avere un effetto favorevole sulla resistenza muscolare soprattutto nell’attività aerobica. 

Il ruolo positivo della “tazzina”

A confermare i superpoteri del caffè è una recente ricerca segnalata da ISIC (Institute for Scientific Information on Coffee). Lo studio rivela che sulla base delle ultime evidenze scientifiche ci sono nuove conferme circa il ruolo positivo del caffè, grazie alla bioattività della caffeina, sulle prestazioni atletiche. Lo spunto arriva da un’ampia meta-analisi di 21 studi pubblicata sul British Journal of Sports Medicine, secondo cui la caffeina può apportare molteplici benefici a livello sportivo. In particolare, può migliorare la resistenza muscolare e sembrerebbe avere un effetto positivo maggiore sulle attività aerobiche rispetto a quelle anaerobiche.

Migliorano le prestazioni

“Quando si parla di caffè e della caffeina, i risultati sono chiari in relazione agli sportivi: la caffeina può contribuire a migliorare le prestazioni. Molti studi dimostrano che gli atleti che consumano caffeina prima di una gara o di un evento sportivo sono in grado di andare più veloci, durare più a lungo e recuperare più rapidamente rispetto a chi non ha questa spinta in più. Ciò vale soprattutto nelle attività di resistenza, come la corsa a lunga distanza” ha confermato il dottor J.W. Langer, esperto in nutrizione e docente di farmacologia medica presso l’Università di Copenaghen.

Le performance che beneficiano degli effetti del caffè

Qualche esempio sul campo? Diversi studi, tra cui uno concentrato sugli esercizi di resistenza e sul salto e uno focalizzato su una cronometro ciclistica di 5 km, hanno evidenziato come la caffeina apporti miglioramenti nell’attività sportiva sia nei consumatori abituali, sia in quelli sporadici. Ancora, un’altra ricerca ha rilevato che il caffè aiuta nella corsa: una tazza di caffè prima di una corsa di 1,6 km può migliorare i tempi nei corridori maschi fino al 2%. Gli atleti che avevano bevuto del caffè con caffeina, infatti, hanno corso circa 4 secondi più velocemente rispetto a chi aveva assunto caffè decaffeinato, staccando invece di 5 secondi chi aveva consumato il placebo. Per non parlare poi del surplus fornito ai calciatori: la caffeina, assunta dai 5 ai 60 minuti prima dell’allenamento, potrebbe produrre importanti benefici nei giocatori, in particolare nel salto, nello sprint e nella distanza.

Regione Lombardia e Unioncamere sostengono le PMI con FaiCredito Rilancio

Le micro, piccole e medie imprese lombarde hanno a disposizione uno strumento in più per restare sane e competitive sul mercato. Si tratta della misura FaiCredito Rilancio, messa in campo da Regione Lombardia e Camere di Commercio lombarde con un fondo a disposizione 13 milioni e 560 mila euro. Come si nelle in una nota di Unioncamere, la misura “E’ finalizzata a migliorare le condizioni di accesso al credito da parte delle MPMI intervenendo con contributi a fondo perduto per l’abbattimento tassi sia su finanziamenti per la liquidità, sia su finanziamenti per investimenti così da supportare le imprese a superare questa fase di difficoltà e a investire per il rilancio del business”.

Chi può beneficiarne e caratteristiche del finanziamento

Possono beneficiarne le micro, piccole e medie imprese di tutti i settori economici aventi sede operativa e/o legale in Lombardia e che stipulino un contratto di finanziamento con un istituto di credito (banche) e/o un Confidi di un importo minimo pari a 10.000 euro. 
“Il finanziamento che può essere destinato alla liquidità ovvero alla copertura di investimenti” spiega ancora la nota “è agevolabile nei limiti di 150.000 euro e per una durata da 12 a 72 mesi (compreso un preammortamento di 24 mesi). Sono ammissibili al contributo in conto interessi i contratti di finanziamento stipulati a decorrere dall’1 gennaio 2021. Il Sistema camerale lombardo e Regione Lombardia intervengono per l’abbattimento degli interessi fino al 3% (TAEG) e il contributo massimo è di 10.000 euro. È altresì riconosciuta una copertura del 50% dei costi di garanzia fino ad un valore massimo di 1.000 euro”. 

Come presentare le domande 

Le domande di contributo possono essere presentate a partire dal 19 luglio fino al 12 novembre 2021, direttamente dall’impresa o attraverso un Confidi. Il bando completo di modulistica e le informazioni dettagliate sono pubblicate sul sito di Unioncamere Lombardia. 

“Favorire la ripresa del tessuto produttivo”

“Abbiamo sostenuto le imprese nel periodo più difficile della pandemia per garantire la continuità aziendale ed è giunto ora il momento di favorire la ripresa del nostro tessuto produttivo” ha detto Gian DomenicoAuricchio, presidente Unioncamere Lombardia. “La disponibilità di liquidità e di risorse per investimenti è fondamentale per consentire alle imprese lombarde di rilanciarsi sul mercato, guardando con maggiore fiducia al futuro e investendo nella propria attività ed è a questo che mira questa nuova iniziativa promossa dal Sistema camerale lombardo e da Regione Lombardia”.