Approvata lo scorso 24 dicembre, la manovra contenuta nella Legge di Bilancio 2020 favorisce la digitalizzazione e tracciabilità del ticket, per evitare abusi e facilitare i controlli, ma rende i buoni pasto più cari per i dipendenti. Dal primo gennaio 2020 la quota del buono pasto che non concorre alla formazione del reddito da lavoro scende da 5.29 euro a 4 euro. Significa quindi 284 euro di reddito in più all’anno su cui calcolare Irpef, addizionali, e maggiori contributi Inps, considerando una media di 20 buoni incassati al mese per undici mesi di lavoro, ferie escluse.

Il 40% del mercato potrebbe ridursi di un quarto del valore

Le stime di Anseb, l’Associazione nazionale società emettitrici buoni pasto, valutano che il 60% del mercato dei buoni pasto sia già digitalizzato. Quindi c’è la possibilità teorica che il 40% del mercato, a oggi stimato in circa 3 miliardi di euro, tanto è il valore dei buoni pasto emessi ogni anno, finisca per ridursi di un quarto del valore. Ne deriverebbe un calo del 10% del fatturato complessivo del settore. Per questo motivo la “stretta” si accompagna a un contestuale incentivo per i buoni elettronici, il cui valore esentasse sale da 7 a 8 euro, apportando un beneficio fiscale, ovvero meno tasse per i lavoratori, da 18 milioni di euro. Ecco dunque che alla fine il gettito per lo Stato, certificato dalla relazione tecnica alla manovra, arriva a 56 milioni all’anno (74 milioni al netto dei 18), dice Italpress.

Novità per le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro

La nuova disposizione riscrive l’articolo 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), comma 2, prevedendo che l’importo delle somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro è aumentato a euro 8 nel caso in cui le stesse siano rese in forma elettronica. Le novità riguardano le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, nonché quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi, e le prestazioni sostitutive delle somministrazioni di vitto, fino all’importo complessivo giornaliero di euro 4, aumentato a euro 8 nel caso in cui le stesse siano rese in forma elettronica.

Obiettivo favorire la digitalizzazione dei pagamenti per contrastare l’evasione fiscale

Per le aziende l’Iva al 4% sui ticket restaurant è integralmente detraibile. I titolari d’azienda e soci, e le aziende individuali, possono detrarre integralmente l’Iva sui buoni pasto elettronici al 10%, fino al massimo importo pari al 2% del fatturato, percentuale che comprende anche altri tipi di spese come l’albergo, la trasferta e così via. Per i buoni pasto cartacei, oltre alla ridotta soglia di esenzione, non è prevista nessuna detrazione Iva per le aziende che utilizzano il servizio dei ticket cartacei. L’obiettivo è, come nel caso del denaro contante, favorire la digitalizzazione dei pagamenti rendendoli tracciabili per contrastare l’evasione fiscale.

Nel 2020 i buoni pasto saranno più cari