Influenza e raffreddore, italiani più colpiti di francesi e tedeschi

Malanni di stagione: gli italiano ne soffrono più di francesi e tedeschi. Il 94% degli italiani infatti si ammala di raffreddore e influenza ogni anno, e 4 persone su 5 si ammalano almeno due volte nell’arco dei 12 mesi. Molto più di francesi (81%), e tedeschi (82%), quindi. Ma la buona notizia è che i nostri connazionali guariscono prima. In media in Italia i giorni di malattia sono 4, mentre per i francesi sono 5 e per i tedeschi 5.5. Questo, stando ai risultati di una ricerca condotta da Ipsos per Vicks nel giugno 2016, su un campione statisticamente rappresentativo di 500 uomini e donne dai 16 ai 65 anni per ogni Paese considerato.

Non dormire di notte è la preoccupazione principale

Secondo la ricerca, in caso di raffreddore e influenza, non dormire di notte è la preoccupazione principale per gli italiani. Per il 60%, infatti, i due malanni compromettono la possibilità di dormire bene, con un impatto negativo sulle attività diurne, dal lavoro (45%) alla possibilità di godersi la giornata (33%), riporta Askanews. Non è solo questione di performance. Studi clinici evidenziano come il sonno possa avere un ruolo chiave nel rafforzare le difese immunitarie, aiutando a riprendersi più rapidamente da raffreddore e influenza. Una preoccupazione più che lecita, quindi, quella della mancanza di sonno, dal momento che se il 90% dei malati si sveglia di notte, per il 50% accade una o due volte, principalmente per via della tosse, del naso chiuso o che cola, e del mal di gola.

Il mal di gola è il sintomo più fastidioso

Sia italiani sia francesi sono molto preoccupati anche dall’impatto negativo che raffreddore e influenza possono avere sul sonno, rispettivamente per il 60% e per il 63%, mentre per i tedeschi viene al secondo posto (50%), dopo il lavoro (55%). In particolare, il 97% dei francesi si sveglia a causa di questi malanni, e il 58% almeno un paio di volte a notte. Anche il 52% dei tedeschi si sveglia per una o due volte. Percentuali in linea con quelle degli italiani. I sintomi, poi, raramente si presentano da soli. Circa 2 italiani su 3 dichiarano di soffrire di più di 1 sintomo contemporaneamente, con mal di gola (17%), tosse (16%) e naso che cola (15%), indicati tra i più fastidiosi. Per i francesi è soprattutto quest’ultimo (18%) a infastidire, mentre per i tedeschi è la congestione nasale (24%).

Curarsi con i farmaci da banco

Nel modo di affrontare la giornata in caso di malattia c’è molta differenza tra italiani, francesi e tedeschi. Il 55% degli intervistati in Italia non va al lavoro a causa del raffreddore per in media 2.2 giorni, mentre il 65% dei tedeschi rimane a casa per in media 3.8 giorni. Molto più virtuosi i francesi, con il 37% che non va a lavoro solo per 1.4 giorni. Circa la metà degli italiani e dei tedeschi, poi, per curarsi sceglie farmaci da banco (50% e 55%), seguiti dal 42% dei francesi.

Nel 2020 i buoni pasto saranno più cari

Approvata lo scorso 24 dicembre, la manovra contenuta nella Legge di Bilancio 2020 favorisce la digitalizzazione e tracciabilità del ticket, per evitare abusi e facilitare i controlli, ma rende i buoni pasto più cari per i dipendenti. Dal primo gennaio 2020 la quota del buono pasto che non concorre alla formazione del reddito da lavoro scende da 5.29 euro a 4 euro. Significa quindi 284 euro di reddito in più all’anno su cui calcolare Irpef, addizionali, e maggiori contributi Inps, considerando una media di 20 buoni incassati al mese per undici mesi di lavoro, ferie escluse.

Il 40% del mercato potrebbe ridursi di un quarto del valore

Le stime di Anseb, l’Associazione nazionale società emettitrici buoni pasto, valutano che il 60% del mercato dei buoni pasto sia già digitalizzato. Quindi c’è la possibilità teorica che il 40% del mercato, a oggi stimato in circa 3 miliardi di euro, tanto è il valore dei buoni pasto emessi ogni anno, finisca per ridursi di un quarto del valore. Ne deriverebbe un calo del 10% del fatturato complessivo del settore. Per questo motivo la “stretta” si accompagna a un contestuale incentivo per i buoni elettronici, il cui valore esentasse sale da 7 a 8 euro, apportando un beneficio fiscale, ovvero meno tasse per i lavoratori, da 18 milioni di euro. Ecco dunque che alla fine il gettito per lo Stato, certificato dalla relazione tecnica alla manovra, arriva a 56 milioni all’anno (74 milioni al netto dei 18), dice Italpress.

Novità per le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro

La nuova disposizione riscrive l’articolo 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), comma 2, prevedendo che l’importo delle somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro è aumentato a euro 8 nel caso in cui le stesse siano rese in forma elettronica. Le novità riguardano le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, nonché quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi, e le prestazioni sostitutive delle somministrazioni di vitto, fino all’importo complessivo giornaliero di euro 4, aumentato a euro 8 nel caso in cui le stesse siano rese in forma elettronica.

Obiettivo favorire la digitalizzazione dei pagamenti per contrastare l’evasione fiscale

Per le aziende l’Iva al 4% sui ticket restaurant è integralmente detraibile. I titolari d’azienda e soci, e le aziende individuali, possono detrarre integralmente l’Iva sui buoni pasto elettronici al 10%, fino al massimo importo pari al 2% del fatturato, percentuale che comprende anche altri tipi di spese come l’albergo, la trasferta e così via. Per i buoni pasto cartacei, oltre alla ridotta soglia di esenzione, non è prevista nessuna detrazione Iva per le aziende che utilizzano il servizio dei ticket cartacei. L’obiettivo è, come nel caso del denaro contante, favorire la digitalizzazione dei pagamenti rendendoli tracciabili per contrastare l’evasione fiscale.

Italia medaglia di bronzo Ue per riciclo di imballaggi

L’Italia è sul terzo gradino del podio in Europa per il recupero degli imballaggi. Con un tasso di riciclo pari al 67% si posiziona dopo  Germania (71%) e Spagna (70%). Tra le filiere degli imballaggi molte hanno già superato, o sono a un passo dai nuovi obiettivi previsti a livello europeo per il 2025, mentre i Raee crescono più lentamente. Negli ultimi 10 anni in Italia i rifiuti totali prodotti sono passati da 155 a 164 milioni di tonnellate, e ogni anno dal riciclo l’Italia riceve 12 milioni di tonnellate di materie prime per l’industria nazionale.

Questi alcuni dati dello studio annuale L’Italia del Riciclo, promosso e realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da Fise Uunicircular, l’Unione Imprese Economia Circolare.

Il tasso di riciclo rispetto all’immesso al consumo è arrivato al 67%

In dici anni i rifiuti totali prodotti rifiuti sono cresciuti del +6%, e il riciclo è cresciuto da 76 a 108 milioni di tonnellate (+42%). I rifiuti di imballaggio hanno visto crescere del 27% l’avvio a riciclo, passando da 6,7 a 8,5 milioni di tonnellate, mentre il tasso di riciclo rispetto all’immesso al consumo è aumentato arrivato al 67%, in linea col dato europeo e con i nuovi obiettivi del 65% al 2025 e del 70% al 2030. Le singole filiere dei rifiuti di imballaggio in diversi casi hanno già superato gli obiettivi previsti per il 2025 e in alcuni anche quelli per il 2030. I tassi di riciclo delle singole filiere dei rifiuti d’imballaggio hanno raggiunto livelli di avanguardia: carta (81%, 3° posto in Europa), vetro (76% 3°), plastica (45%, 3°), legno (63%, 2°), alluminio (80%), acciaio (79%).

La raccolta degli oli minerali usati è vicina al 100%

In decisa crescita nei dieci anni anche la raccolta degli oli minerali usati, riporta Adnkronos, ormai vicina al 100% dell’olio raccoglibile. Nell’arco di un decennio la raccolta della frazione organica invece è passata da 3,3 milioni di tonnellate del 2008 a oltre 6,6 nel 2017 (+100%). Per quanto riguarda gli pneumatici fuori uso in 10 anni il recupero è passato dal 43% al 58%. Il nostro Paese sconta, invece, ancora un ritardo in termini di raccolta dei Raee (42% contro obiettivo del 65% del 2019) e delle pile (42%, ultimo posto in Europa) e per il reimpiego e riciclo dei veicoli fuori uso, passato solo dall’82% all’83%.

Una migliore prestazione nella lavorazione

La resa media delle attività di riciclo (il rapporto tra la quantità di materiali secondari prodotti e quella di rifiuti recuperati) oggi si attesta al 67%. E anche se i riciclatori trattano quantità più alte di rifiuti, a valle delle attività di riciclo resta una quantità di rifiuti pari a 2,6 milioni di tonnellate, equivalente a quella del 2014. Un dato che mostra una migliore prestazione nella lavorazione, favorita anche da una più elevata qualità della raccolta e della selezione dei rifiuti.

Lo stipendio “emozionale” della flessibilità oraria

Un orario flessibile a volte viene valorizzato più della retribuzione, diventando un vero e proprio stipendio “emozionale” per chi lavora. Le condizioni create da un modello che consente orari flessibili e maggiore libertà da parte del lavoratore assicurano un beneficio sia per i lavoratori stessi sia per l’azienda.

Attualmente la conciliazione familiare e la flessibilità oraria sono temi molto presenti negli uffici delle Risorse Umane, o HR, presenti all’interno delle organizzazioni. E se i lavoratori, e la stessa società di oggi esigono il raggiungimento di queste condizioni, le aziende devono saper rispondere a questa richiesta.

Organizzarsi in funzione degli obiettivi piuttosto che dell’orario

Sebbene in alcuni casi sia impossibile offrire queste condizioni, ad esempio quando si deve rispettare un programma aziendale, esistono poche limitazioni per poterle implementare. La misura, ovviamente, deve essere presa a seguito di un’indagine interna, in modo che si possa optare per la variante più efficace. L’orario, ad esempio, può essere totalmente flessibile, o libero, così che il lavoratore si possa organizzare in funzione degli obiettivi piuttosto che dell’orario.Generalmente il rifiuto verso questo tipo di organizzazione deriva dalla difficoltà di supervisione e gestione da parte delle imprese, finora basate su modelli opposti. Il progresso tecnologico però oggi offre gli strumenti adatti a far funzionare questa misura.

Conciliare lavoro e vita familiare

Sicuramente la ragione principale per cui vengono richieste queste condizioni è il poter conciliare lavoro e vita familiare. I lavoratori delle imprese con questo tipo di giornata lavorativa raggiungono un miglior equilibrio nella vita familiare. Chi ha tempo di assistere agli impegni della vita privata sarà un lavoratore molto più stabile e motivato. Ma a questo sistema viene associato anche un significativo risparmio nella vita domestica. Specialmente per i genitori, che non devono pagare le prestazioni di terzi per prendersi cura dei figli durante le ore di assenza. Inoltre, un lavoratore con la capacità di decidere quando essere presente in ufficio rimane più concentrato e motivato nei momenti in cui si dedica al lavoro. Con un relativo impatto diretto su produttività e qualità nello svolgimento delle mansioni.

Un’arma infallibile per agevolare l’attrazione di nuovo personale

In generale, le persone dovrebbero avere la flessibilità di cui hanno bisogno per superare gli ostacoli e gestire lo stress della vita quotidiana. Ma questa misura risulta un’arma infallibile anche per agevolare l’attrazione di nuovo personale da parte dell’azienda, poiché genera una migliore percezione dell’azienda stessa.

E per le imprese piccole e giovani questa è una buona forma per competere con altre realtà più conosciute e stabili.

Cercare lavoro con Google, arriva Job Search

Non solo notizie o immagini, ora con Google si può cercare anche lavoro. Lanciato negli Stati Uniti nel 2017, e già disponibile in oltre 120 Paesi, il servizio Job Search ora arriva anche in Italia. Job Search consente infatti di consultare le offerte di lavoro, perfezionare i parametri di ricerca e perfino inoltrare la propria candidatura

“Nei Paesi in cui il servizio è già stato attivato, inclusi Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna, i partner locali hanno rilevato un impatto migliorativo dell’esperienza sul motore di ricerca, sia in termine di visite sia di candidature qualificate – spiega una nota del motore di ricerca -. In alcuni casi il tasso di conversione rispetto alla ricerca organica è stato fino a 5 volte superiore”.

Perfezionare la ricerca con i filtri

Il servizio, attivo dal 16 ottobre, mostra una raccolta di opportunità, anche in base a una ricerca specifica, che può essere perfezionata utilizzando filtri sulla posizione, sul tipo di contratto e sulla data di pubblicazione dell’offerta. A questi si aggiunge la possibilità di impostare avvisi di notifica in caso di nuovi annunci e salvare le proposte più interessanti. E tra i vantaggi di Job Search, anche l’ottimizzazione della ricerca, che permette di evitare duplicazioni di offerte, ed eventuali rallentamenti per il caricamento delle pagine.

“Un aiuto importante per l’industria dell’online recruiting”

Chi cerca lavoro su Google in Italia vedrà gli annunci pubblicati dai partner italiani del servizio (GEDI, Jobonline, Monster e Trovolavoro – RCS), insieme a molti altri provenienti dal web. Per garantire un numero sempre crescente di offerte di lavoro disponibili, sono state pubblicate le linee guida che spiegano come rendere un’offerta di lavoro visualizzabile gratuitamente in questa nuova funzionalità.

“La nuova funzionalità di Google genera traffico di ottima qualità  – spiega Nicola Cernigoi, AD Medialabor e founder di Jobonline -. Si tratta di un aiuto importante per l’industria dell’online recruiting in Italia: in poche settimane di sperimentazione su una copertura ancora limitata, abbiamo registrato un traffico aggiuntivo verso Jobonline.it superiore al 4%”.

Le iniziative per avvicinare persone e aziende alla trasformazione digitale

Questa novità, riporta Ansa, si aggiunge alle attività che dal 2012 Google porta avanti anche in Italia per avvicinare persone e aziende alla trasformazione digitale. Tra queste, anche il progetto Crescere in Digitale, lanciato nel 2015 in partnership con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Anpal e Unioncamere, nell’ambito del programma Garanzia Giovani della Commissione Europea. Un programma che conta oltre 120.000 giovani iscritti in cerca di occupazione, e 8.000 tirocini retribuiti messi a disposizione alla fine del corso.

Scuola, dato a sorpresa: più abbandoni nelle grandi città che in quelle piccole

Segnali poco positivi per quanto riguarda l’affezione alla scuola in Italia. Infatti, dopo aver visto a partire dagli anni 2000 un netto calo del fenomeno dell’abbandono scolastico, nell’ultimo triennio sembra che le cose siano cambiate, e in peggio. Ancora oggi, nel 2019, nel nostro paese un ragazzo su 7 lascia gli studi senza raggiungere il diploma o una qualifica professionale. E la tendenza nazionale a lasciare i banchi di scuola, riferisce un’indagine di Openpolis, pare essere più accentuata proprio nelle grandi città. Un dato che sorprende, anche perché fino al 2014 si registravano più abbandoni scolastici nelle città medie e nelle zone rurali; le grandi città erano l’unica area del paese che riusciva a contenere il fenomeno sotto la soglia del 15%. Quattro anni dopo, spiega l’analisi, il dato si è invertito: le grandi città sono in testa in merito alla quota di abbandoni (15,3%). Ma anche nelle zone rurali non va meglio: tra 2017 e 2018 l’abbandono precoce dal corso di studi è cresciuto di 1,4 punti percentuali in soli 12 mesi. L’informazione più omogenea di cui si dispone per confrontare l’abbandono nelle grandi città è l’indicatore di “uscita precoce dai percorsi di istruzione e formazione”. Un’informazione rilevata al censimento 2011, calcolando la quota di ragazzi tra 15 e 24 anni con licenza media, ma che non frequentano né un corso regolare di studi, né la formazione professionale. 

Catania la città dai banchi vuoti

Esaminando le maggiori città italiane, quella in cui l’abbandono scolastico incide di più è Catania: il 31,1% dei residenti tra 15 e 24 anni aveva lasciato la scuola dopo la licenza media. Da notare come anche i dati comunali confermino la dinamica nord-sud: ai primi posti per abbandoni scolastici si trovano tutti i grandi capoluoghi del mezzogiorno: Napoli (seconda, 28,1%), Palermo (terza, 25,8%), Messina (quarta, 21,9%). L’unica meridionale sotto la soglia di un abbandono precoce ogni 5 ragazzi è Bari, al quinto posto con il 17,4%.
Allo stesso tempo emerge come al di sotto del 10% nel 2011 si trovassero due città venete (Padova e Verona) e la Capitale, Roma. Padova, con il 7,5%, era quella con minore abbandono secondo quanto rilevato al censimento.

Abbandono maggiore all’estremo Sud

Anche se i dati sono “costruiti” basandosi sul censimento del 2011, e quindi non aggiornatissimi, emergono due fenomeni costanti. In primo luogo, non va sottovalutata la frattura tra le realtà più urbanizzate e quelle rurali, soprattutto in termini di opportunità educative e di accesso sostanziale all’istruzione. In secondo luogo, emerge come già al censimento 2011 le grandi aree urbane del sud spiccassero per abbandoni, con livelli non troppo distanti da quelli dei comuni a bassa urbanizzazione. Un fenomeno che, alla luce dei dati aggregati, potrebbe essersi addirittura approfondito.

Hotel con hammam e idromassaggio in Brianza

Over Motel è un hotel 4 stelle situato a Vimercate (MB) situato in posizione strategica e distante soltanto pochi minuti d’auto da Milano e Bergamo. Questa importante struttura ricettiva pone la privacy e la riservatezza dei propri clienti al primo posto. A seguito della richiesta di prenotazione da parte del cliente, questi potrà infatti fare direttamente accesso alla propria camera tramite chiave magnetica attiva H24, ed avrà la possibilità di parcheggiare l’auto direttamente nel box privato che si trova esattamente di fronte l’ingresso della propria stanza così da non dover percorrere lunghi tratti a piedi; inoltre è possibile azionare la tenda motorizzata antistante l’ingresso per ottenere così il massimo della privacy.

Le camere sono assolutamente moderne e confortevoli all’interno di questo importante motel Brianza, presentano un design creativo e moderno e sono dotate di ogni comfort. Ad esempio la connessione internet gratis in camera, la domotica, minibar gratuito, linea telefonica diretta, TV digitale, cassaforte, kit cortesia, aria condizionata e biancheria. Proprio la biancheria da letto viene lavata con specifici prodotti certificati con la garanzia che questa abbia anche un ph conforme a quello della pelle, oltre alla totale assenza di coloranti allergenici.

Non manca davvero nulla dunque per garantirti un piacevole soggiorno all’interno dell’ Over Motel, e ti è sufficiente visionare la pagina dedicata alle tariffe per scoprire le offerte del momento e riuscire così a prenotare una delle camere più lussuose a prezzi più bassi rispetto quelli previsti dal listino. Bisogna infatti sapere che alcune camere dispongono al proprio interno di vasche e docce con idromassaggio, fontana con cascata d’acqua, hammam e solarium. Servizi esclusivi dunque, e assolutamente in grado di regalare quel benessere e quel relax di cui si avverte il bisogno. Per informazioni, richieste di disponibilità e prenotazioni è possibile contattare il recapito telefonico0395973862. 

Il Prime Day 2019 supera il Black Friday e il Cyber Monday

Il Prime Day del 15 e 16 luglio scorsi è stato il più grande evento di shopping globale nella storia di Amazon. Con oltre un milione di offerte disponibili in tutto il mondo, in esclusiva per i clienti Prime, durante il Prime Day 2019 le vendite su Amazon hanno superato quelle registrate lo scorso Black Friday e il Cyber Monday messi insieme. Nel corso della due giorni sono stati comprati più di 175 milioni di prodotti in offerta. Quelli più acquistati? Il caffè espresso Nescafé Dolce Gusto Barista, il detersivo per lavatrice Dash 117 Pods 3in1 e il carica batterie portatile aukey Powerbank.

Il doppio di acquisti rispetto a cinque anni fa

“I clienti di tutto il mondo hanno acquistato milioni di dispositivi con integrazione Alexa – ha dichiarato Jeff Bezos, fondatore e CEO di Amazon – hanno risparmiato decine di milioni di dollari acquistando prodotti nei supermercati Whole Foods e hanno acquistato prodotti per oltre 2 miliardi di dollari dalle piccole e medie imprese”.

Inoltre, i clienti Prime di 18 paesi hanno acquistato il doppio rispetto al primo Prime Day di cinque anni fa. E a livello globale sono stati spediti milioni di prodotti ancora più velocemente, grazie alle opzioni Consegna in un giorno senza costi aggiuntivi, Consegna Oggi senza costi aggiuntivi o Prime Now.

In Italia risparmiati oltre 25 milioni di euro

Il 15 luglio Amazon ha dato il benvenuto a un maggior numero di nuovi clienti Prime rispetto a qualsiasi altro giorno precedente, e quasi altrettanti il 16 luglio, rendendo questi due giorni i più importanti di sempre per numero di nuove iscrizioni. In Italia i clienti Prime hanno usufruito di migliaia di offerte locali in diverse categorie, come dispositivi, tè, caffè e bevande e prodotti per la cura della casa, e hanno risparmiato oltre 25 milioni di euro.

Le categorie in cui hanno effettuato maggiori acquisti sono hardware di informatica, tè, caffè e bevande e prodotti per la cura della casa, accessori per cellulari, arredamento e fai da te

Pmi, 2 miliardi di dollari di vendite globali

Il Prime Day 2019 ha rappresentato anche un successo per i partner commerciali, per lo più piccole e medie imprese. I prodotti di queste aziende aumentano la varietà e la selezione su Amazon e contribuiscono ad ampliare l’offerta in tutto il mondo.

A livello globale, queste aziende hanno generato 2 miliardi di dollari di vendite durante il Prime Day, rendendolo il più grande evento di shopping di Amazon non solo per i clienti, ma anche per i partner commerciali giorni.

Vacanze 2019, i trend e le destinazioni top

Le prenotazioni dei viaggi organizzati crescono tra il 5% e il 10% rispetto al 2018. E le mete preferite sono i soggiorni balneari, nel Sud Italia, Nord Africa e Oceano Indiano. Per i viaggi culturali, invece, Giappone, Stati Uniti e Nord Europa sono le mete top dell’estate 2019. E anche quest’anno in Italia i soggiorni mare premiano per l’ennesima volta Sardegna, Sicilia, Puglia e Calabria. Piacciono però anche le città, come Venezia, Firenze, Roma.

Dall’Osservatorio Astoi Confindustria Viaggi, emergono le preferenze degli italiani e le tendenze per queste vacanze 2019. Vacanze che non sono più lunghe come un tempo, ma che in estate vanno dai classici 7 giorni ai 13 giorni al massimo.

In Europa si scelgono Bulgaria, Russia e Serbia. Ripartono Turchia e Tunisia

In Europa hanno invece ottenuto grande consenso i tour in Bulgaria, Russia e Serbia. Bene anche Germania, Irlanda, Gran Bretagna. Il medio raggio ha visto ripartire, dopo alcuni anni di stasi, la Turchia e, dal punto di vista dei soggiorni balneari, la Tunisia. Si riconferma poi l’alta richiesta per il Mar Rosso egiziano, ormai in forte ripresa da oltre un anno, con numeri importanti e un innalzamento di qualità e prezzo medio. La Grecia invece non mostra cambiamenti significativi rispetto alle estati passate, e se la Spagna è sempre richiesta, risulta però in calo rispetto allo scorso anno a causa di prezzi più alti.

Il relax nei mari lontani non è più esclusivamente invernale

Se le crociere muovono tanti passeggeri nel Mediterraneo Orientale, nelle Capitali Baltiche e nel Nord Europa, il lungo raggio conferma l’alta domanda di destinazioni come gli Stati Uniti, tour dei parchi in particolare, e il Giappone. Il relax nei mari lontani poi non è più una tendenza esclusivamente invernale. Agli italiani piace abbronzarsi anche in estate, soprattutto nell’Oceano Indiano, a Zanzibar, in Kenya, Madagascar e Maldive. Ma anche in Oriente, sulle spiagge della Malesia. Buona anche la richiesta di tour di scoperta, abbinati al relax, per mete come il Sud Africa con estensione Mauritius e Seychelles. Le destinazioni in flessione sono invece Messico, Sri Lanka e Caraibi, Repubblica Dominicana esclusa.

Più corte, e più a maggio e ottobre

Un tempo le vacanze estive erano più lunghe, ma oggi gli italiani preferiscono diluire i giorni liberi in più periodi dell’anno. Un altro aspetto riguarda le politiche di prenotazione anticipata (advance booking), che hanno generato alte performance di vendita, in particolare nei primi 3 mesi dell’anno. In linea con i trend europei si riconferma, quindi, anche quest’anno la tendenza di una parte degli italiani ad anticipare le decisioni e l’acquisto della vacanza per garantirsi migliori prezzi e soluzioni di viaggio. Altra tendenza, riporta Askanews, è l’allungamento delle stagioni di spalla, in particolare nei mesi di maggio e ottobre. Questo anche grazie al Mar Rosso, che rappresenta una destinazione con prezzi allettanti e clima ideale anche in questi mesi.

Gestire in azienda il capo “da incubo”: i consigli del coach

Avere un capo impossibile, con cui è impossibile trovare un terreno comune o semplicemente un dialogo, è una delle motivazioni che spinge i collaboratori di un’azienda, anche quelli più capaci, a cambiare posto di lavoro. Eppure esistono diverse strategie per gestire in modo efficace la situazione, a cominciare dal provare a migliorare il rapporto con il capo da incubo. Parola di Roberto D’Incau, fondatore di Lang&Partners, nota società di consulenza HR italiane headhunter & coach, oltre che scrittore di libri di successo. Ecco, raccolti in 10 consigli, come fare per rendere la vita lavorativa… vivibile, anche con un superiore terribile.

Come muoversi in 10 mosse

Innanzitutto l’esperto consiglia di cercare di capire se davvero si ha a che fare con un boss pessimo o se invece ci sono dei pregiudizi, perché  magari sotto sotto si avrebbe voluto essere al suo posto e l’azienda invece l’ha imposto come superiore. Ancora, bisognerebbe riuscire a mettersi nei panni del proprio boss, così da adottare il suo punto di vista: cioè valutare se è davvero un cattivo capo, o è semplicemente molto sotto pressione per i risultati che deve portare, e non sente che i suoi collaboratori diretti lo supportano adeguatamente. Spesso, infatti, ognuno di noi tende a ricordare il capo precedente mettendone in luce solo i pregi, mentre dell’attuale si vedono solo i difetti. Terzo consiglio: anche se il boss è pesante, il proprio ruolo in azienda va avanti indipendentemente da lui. Se il lavoro è ben fatto, verrà apprezzato; e spesso i capi impossibili non durano tanto…

Paletti per sopravvivere

Quarto consiglio, nel caso in cui il il boss sia un maniaco del controllo che vuole verificare tutto: occorre tenere a mente che è un capo poco strategico, che non sa delegare. Meglio fare buon viso a cattivo gioco  rassicurandolo nella sua ansia di controllo: piano piano si fiderà e le cose andranno meglio. E’ fondamentale, poi, saper mettere dei paletti: con cortesia, ma anche con fermezza,  bisogna far comprendere al capo che non si è disposti a subire la sua maleducazione o l’aggressività: meglio però agire non nel momento del conflitto, ma il giorno dopo dicendogli “non ti sembra di avere esagerato ieri con la tua reazione?”. Sempre per portare acqua al proprio mulino, conviene assecondalo nelle sue piccole manie: che siano la puntualità o l’ordine, meglio venirgli incontro.

Cure psicologiche?

Quando non si tratta solo di carattere difficile, ma di evidenti problemi psicologici come il burn out, non si può affrontare la situazione da soli: è bene parlare con l’HR e condividere il proprio punto di vista, per essere spostati in un altro gruppo di lavoro. Ottavo passo: quando si ha vissuto l’esperienza di un capo complicato, fare il possibile per non ripeterla – ovviamente se si può scegliere – nel momento in cui si cambia posto di lavoro. Lavorare sulla propria assertività: spesso chi non riesce a tenere testa a un capo strong ha anche difficoltà a essere assertivo in altre situazioni, ad esempio in famiglia. Infine, è sempre bello provare a trovare dei momenti di “lato bimbo” con lui, di condivisione emotiva, per esempio davanti a un aperitivo: magari è “impossibile” perché è a sua volta fortemente sotto pressione lavorativa o personale, e condividere la sua emotività può essere una buona chiave di accesso.