Estate 2022: l’85% dei vacanzieri ha scelto l’Italia 

A quanto emerge dall’Osservatorio sul Turismo Nomisma-Unicredit, sono 28,6 milioni gli italiani che tra giugno e settembre hanno trascorso almeno una notte fuori casa. L’85% di loro ha scelto l’Italia, privilegiando Puglia (13%), Sicilia (10%) e Toscana (9%). Il 12% ha invece viaggiato in Europa, con Spagna, Francia e Grecia le mete più gettonate. Insomma, una rinnovata voglia di viaggiare contraddistingue l’estate 2022, con i viaggi organizzati almeno un mese prima della partenza da due traveller su 3, e il 35% che ha invece puntato su opzioni last minute.
Chi non è partito lo ha fatto per motivi economici (50%), per una situazione economica non favorevole (55%) o per risparmiare (45%). Ma il 28% si è comunque concesso gite in giornata ed escursioni.

Mare, montagna, città d’arte, con la famiglia o gli amici

Le mete predilette sono state quelle marine (59%), seguite da montagna (12%), grandi città d’arte (9%), borghi a vocazione culturale (6%), o paesaggistica (6%). Per gli italiani le vacanze estive si sono confermate un’occasione per stare con la famiglia (59%) o con gli amici (17%), ma anche un pretesto per dedicare momenti a sé stessi (16%) o stringere nuove amicizie (6%).
Le vacanze 2022 sono state all’insegna del relax per il 62% dei viaggiatori, che per descrivere le vacanze evocano il contatto con la natura (46%), i piaceri legati all’enogastronomia locale (39%), la cultura (23%) e il divertimento (13%). 

Si apprezza l’offerta enogastronomica e la cordialità della struttura

Delle località visitate gli italiani hanno apprezzato soprattutto l’offerta enogastronomica (24%), l’attenzione dedicata ad ambiente e sostenibilità (24%), l’offerta culturale (19%), e l’attenzione degli operatori verso le esigenze del turista (19%).  A incidere sulla soddisfazione per la struttura ricettiva sono state soprattutto cortesia e competenza dello staff (67%), e la presenza di una connessione veloce (53%). Feedback positivi poi per la posizione strategica rispetto a luoghi di interesse (61%) e le condizioni e lo stato della struttura (60%). 
Inoltre, 1 ospite su 4, ha apprezzato la proposta di gite e escursioni, il 24% la qualità del servizio ristorazione, e il 22% la presenza di menu in grado di rispondere a esigenze e stili alimentari.

Operatori turistici in difficoltà

Il 67% degli albergatori denuncia criticità nello svolgimento della propria attività, e il 6% pensa di non riuscire a garantire l’apertura nel corso del 2023. Inflazione e interruzioni nelle catene di approvvigionamento i principali ostacoli: il 90% degli operatori lamenta l’aumento dei costi legati all’energia, il 70% l’incremento dei prezzi, il 20% difficoltà nel reperire materie prime e il 18% ritardi nelle consegne. A questo si aggiungono una minore capacità di spesa da parte dei turisti (56%) e una domanda ancora sotto i livelli pre-pandemici. Inoltre, il 39% fatica a reperire personale, mentre il 27% sottolinea l’incremento del costo del lavoro. L’81% però sta già adottando strategie per gestire le difficoltà: innalzando i prezzi di camere (75%) e servizi (43%) o riducendo i mesi di apertura (34%). 

Mantenere l’ora legale? Farebbe risparmiare circa 3 miliardi

Tre miliardi di euro, più o meno. A tanto ammonterebbe il risparmio, legato ai consumi energetici, se nel nostro paese venisse mantenuta tutto l’anno l’ora legale. A dirlo è una recentissima ricerca realizzata dal Centro Studi di Conflavoro Pmi, condotta per esplorare i modi per ammortizzare in parte il caro energia che sta mettendo in difficoltà molte famiglie italiane e molte imprese del Paese. Un esempio pratico: a Roma, quando l’ora solare è in vigore, il 21 dicembre (il giorno più corto dell’anno) il sole tramonta alle 16.42. “Con quella legale – dice Roberto Capobianco, presidente di Conflavoro Pmi – diventerebbero le 17.42. È vero che l’alba dello stesso giorno verrebbe spostata alle 8.34, anziché alle 7.34, ma il risparmio di consumi e luce elettrica sarebbe comunque maggiore visto che alle cinque di pomeriggio la gran parte delle attività lavorative è ancora in pieno svolgimento”. Facendo i calcoli, si risparmierebbero 2,7 miliardi di euro nel 2023 sui consumi elettrici.

“Un’ora di luce in più al giorno”

La ricerca ha stimato che, ipotizzando che nel periodo in cui vige l’ora solare si applicasse l’ora legale (30 ottobre – 26 marzo, per un totale 147 giorni), si acquisterebbe un’ora di luce naturale al giorno in più, per un totale di 147 ore. “Considerati gli attuali prezzi, determinerebbe nel nostro Paese risparmi sui consumi di energia ipotizzabili in 2,7 miliardi di euro per il 2023” specifica Conflavoro Pmi, come riporta Adnkronos. “Si tratta di una stima basata sull’ultimo fabbisogno energetico certo (dati del gestore al 2021) pari a 318,1 miliardi di KWh rinnovabili comprese (i primi 8 mesi del 2022 hanno già registrato una media di fabbisogno mensile di 25,9 miliardi di KWh) calcolati sul prezzo oggi nel mercato tutelato da Arera, ossia 0,51 euro/KWh calcolato al momento per il mese di ottobre 2022”. Guardando alle ultime previsioni diffuse da Terna, rileva, “lo scorso marzo, nel periodo di ora legale tra marzo e ottobre 2021 quindi prima del caro energia – è stato stimato un risparmio di oltre 190 milioni di euro, grazie a un minor consumo di energia elettrica pari a circa 420 milioni di kilowattora, con un ulteriore beneficio ambientale di riduzione di circa 200 mila tonnellate di CO2”.

Potrebbe scongiurare misure più severe

“Mantenere l’ora legale potrebbe quindi certamente contribuire a scongiurare tutte quelle misure pratiche di emergenza – afferma ancora Capobianco – come la riduzione degli orari di lavoro, lo spegnimento anticipato e l’accensione posticipata dell’illuminazione e, nei casi peggiori, gli eventuali distacchi che le imprese potrebbero trovarsi costrette ad attuare per tamponare le criticità della situazione”.

Come cambiano i consumi non food?

Come sono stati i consumi non alimentari degli italiani nel 2021? E quali sono le tendenze per il 2022, un anno segnato da tante incertezze? A queste e ad altre questioni sul modo di acquistare dei nostri connazionali risponde la ventesima edizione dell’Osservatorio Non Food di GS1 Italy, lo studio che ogni anno offre uno sguardo d’insieme, ragionato e trasversale del mondo non alimentare, analizzandone i consumi, i canali di vendita, le tendenze, il consumatore tipo, tra innovazioni tecnologiche e trasformazioni del mercato.

Tutti i comparti mostrano trend in crescita

Lasciata alle spalle la pandemia e i suoi strascichi, evidentemente gravosi per il comparto commerciale, i consumi delle famiglie (dato Istat a valori correnti) hanno ripreso la loro dinamica positiva, con una crescita complessiva di +7,1%. Nel 2021, secondo Istat, la spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è in marcata ripresa (+4,7%), anche se, considerando il peso dell’inflazione, la crescita in termini reali è un po’ meno ampia. Nell’Osservatorio Non Food 2022 di GS1 Italy emerge che tutti i singoli comparti mostrano trend in crescita rispetto al 2020, molti anche a doppia cifra. A partire da quello di abbigliamento e calzature, che chiude il 2021 con un incremento del giro d’affari pari a +18,7% (che però non basta a recuperare i livelli di vendite pre-Covid), seguito da mobili e arredamento (+17,0%) e dall’elettronica di consumo (+10,2%) che mantiene lo status di primo mercato a valore nel Non Food. Crescite significative anche per ottica, profumeria e articoli per lo sport, più contenute quelle dei prodotti di automedicazione e dei casalinghi, che però registrano fatturati superiori a quelli pre-Covid. 

Nuove tecnologie digitali per lo shopping

Tra gli effetti della pandemia, rimane una nuova abitudine da parte degli italiani a utilizzare tecnologie digitali anche per fare shopping, tendenza che si è confermata ed evoluta nel 2021. Rispetto al pre-Covid, il 30% dei consumatori dichiara di aver adottato nuovi comportamenti d’acquisto, in particolare ricorrendo agli acquisti via web. Le forme di distribuzione alternativa (a domicilio, per corrispondenza, distributori automatici, Internet) sono state interessate da una crescita importante (+13,8%) trainata dai siti dell’e-commerce: nel 2021 le vendite online sono aumentate soprattutto per i farmaci da banco, per i prodotti di profumeria e per l’edutainment. Ma è nell’elettronica di consumo che l’e-commerce ha registrato il maggior fatturato aggiuntivo, grazie all’espansione di +10,9% delle vendite. Circa un terzo dei consumatori, inoltre, dichiara di avere sfruttato modalità di acquisto e di delivery più flessibili, come ordini in remoto (pc o telefono) con ritiro in punto vendita oppure ordini in store con consegna a domicilio. E i canali digitali sono sempre più presenti in tutte le fasi del percorso di acquisto del consumatore, dalla scoperta del brand alla fase di “conversione”, diventando sempre più importanti anche come canali di marketing.

Smart working: meno tempo perso e più produttività

Secondo il progetto Smart & Value, condotto in partnership tra Stantec e Dilium con Sustainability & Circular Economy Lab, e in collaborazione con Università di Bologna e Manageritalia Emilia-Romagna, in soli sei mesi di smart working parziale (2/3 giorni a settimana), oltre 300 dipendenti di 11 aziende hanno risparmiato costi, tempo e guadagnato in benessere e qualità della vita. Inoltre, hanno evitato spostamenti per oltre 700mila km, pari a più di 17 giri dell’equatore, ed emissioni di CO2 pari a quelle assorbite in un anno da una foresta di 32 ettari. Tanti i benefici anche per le aziende, che hanno dipendenti più sereni, collaborativi e produttivi.

I benefici impattano sull’intera collettività

I benefici del lavoro agile impattano non solo sui singoli lavoratori e sulle aziende, ma sull’intera collettività. Benefici in termini di costi, tempo, e qualità della vita: lavorando in smart working i dipendenti hanno risparmiato i costi di carburante, pedaggi, parcheggi, alcune spese per la gestione familiare e quasi 14.000 ore di spostamenti casa-lavoro (6,7 anni). Tempo e soldi dedicati invece a famiglia, benessere, sport e formazione. Inoltre, il 37% degli intervistati è meno stressato, il 25% più concentrato e il 7% più creativo. Solo il 4% preferisce lavorare sempre in ufficio. Non mancano, i benefici per le imprese: i reparti hr delle aziende hanno rilevato un miglioramento della produttività, del lavoro per obiettivi, e delle competenze digitali delle persone.

La gestione manageriale è l’enzima del successo

L’enzima alla base del successo è la gestione manageriale a supporto di una profonda trasformazione organizzativa e digitale. 
“Smart&Value ha dimostrato che lo smart working si può misurare – commenta Rebecca Levy Orelli, professoressa associata Dipartimento Scienze Aziendali Università di Bologna e responsabile scientifico Sustainability & Circular Economy Lab -: e misurare ci permette di conoscere e di prendere decisioni per il futuro delle aziende e della collettività”.
Essenziale è l’impegno dei manager per diffondere nel nostro Paese il lavoro agile, e quindi una moderna organizzazione del lavoro, determinando i fattori competitivi a livello economico e sociale e identificando strumenti e strategie per promuoverlo nei piani di sviluppo delle imprese.

Migliora la digitalizzazione delle procedure e dei modelli organizzativi 

Insomma, “lo smart working è un fenomeno che riguarda molto da vicino la gestione manageriale del lavoro – aggiunge Mario Mantovani, presidente Nazionale Manageritalia -; analizzare i modelli organizzativi che funzionano, per poi applicarli nelle aziende, porterà sicuramente benefici e vantaggi per tutti gli attori coinvolti in questi processi”. 
Con lo smart working, infatti, anche la digitalizzazione delle procedure e dei modelli organizzativi è migliorata, insieme all’uso degli spazi e alla gestione dei costi. E mantenere lo smart working (almeno parziale) anche al termine delle misure emergenziali imposte dalla pandemia, è importante anche in termini di sostenibilità ambientale. 

Nel secondo trimestre 2022 Pil a +4,7% tendenziale

Secondo i dati dell’Istat nel secondo trimestre del 2022 il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dell’1,1% rispetto al trimestre precedente, e del 4,7% nei confronti del secondo trimestre del 2021. Il secondo trimestre del 2022 ha avuto una giornata lavorativa in meno del trimestre precedente, e una giornata lavorativa in meno rispetto al secondo trimestre del 2021. La crescita congiunturale del Pil diffusa in stima preliminare il 29 luglio 2022 era risultata dell’1%, mentre quella tendenziale del 4,6%. E la variazione acquisita per il 2022 è pari a +3,5%

In ripresa tutti i principali aggregati della domanda interna

Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono in ripresa, con un aumento dell’1,7% sia dei consumi finali nazionali sia degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono aumentate, rispettivamente, del +3,3% e del +2,5%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha fornito un contributo positivo di 1,6 punti percentuali alla crescita del Pil: +1,5 i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private ISP, +0,4 gli investimenti fissi lordi, mentre la spesa delle Amministrazioni Pubbliche ha dato un contributo negativo pari a -0,2%. La variazione delle scorte ha contribuito negativamente alla variazione del Pil per -0,3%, così come la domanda estera netta, il cui contributo è risultato pari a -0,2%.

Andamenti congiunturali positivi per il valore aggiunto di industria e servizi

Si registrano poi andamenti congiunturali positivi per il valore aggiunto di industria e servizi, pari rispettivamente all’1,4% e all’1%, mentre l’agricoltura registra una diminuzione del -1,1%. La stima completa dei conti economici trimestrali fa registrare nel secondo trimestre del 2022 una crescita del Pil dell’1,1% in termini congiunturali e del 4,7% in termini tendenziali. Si tratta di stime lievemente al rialzo rispetto alla stima preliminare dello scorso 29 luglio, quando il rilascio mostrava un aumento congiunturale dell’1% e tendenziale del 4,6%.

“In buona ripresa anche ore lavorate e unità di lavoro”

“Rispetto al trimestre precedente – commenta l’Istat -, tutti i principali aggregati della domanda interna sono risultati in ripresa, con tassi di crescita uguali per il totale degli investimenti e dei consumi finali nazionali (+1,7%), mentre la domanda estera netta ha contribuito negativamente alla crescita del Pil. Dal punto di vista settoriale – continua l’Istituto -, si conferma rispetto alla stima preliminare una crescita del valore aggiunto dell’industria e dei servizi e una contrazione del valore aggiunto dell’agricoltura. In buona ripresa anche ore lavorate e unità di lavoro, come anche i redditi pro capite e le posizioni lavorative”.

Smartphone: spedizioni a -9% nel secondo trimestre 2022 

Secondo i dati della società di analisi Canalys, nel secondo trimestre del 2022 a causa del calo della domanda le spedizioni globali di smartphone sono scese a 287 milioni di unità (-9%). La cifra trimestrale più bassa dal secondo trimestre del 2020, quando la pandemia ha colpito per la prima volta. È Samsung a guidare il mercato, con 61,8 milioni di smartphone spediti e una quota di mercato del 21%, mentre nonostante la debole stagionalità Apple ha mantenuto il secondo posto, spedendo 49,5 milioni di iPhone per una quota di mercato del 17%. Xiaomi è invece rimasta al terzo posto, con 39,6 milioni di unità, e OPPO e vivo completano la top five rispettivamente con 27,3 e 25,4 milioni di unità spedite.

L’eccesso di offerta richiede più capacità di pianificazione dei fornitori

“I principali fornitori cinesi sono riusciti a stabilizzare le loro prestazioni mondiali rispetto allo scorso trimestre, nonostante un altro round di contrazioni a due cifre su base annua – dichiara Toby Zhu, analista di Canalys -. Le carenze della catena di approvvigionamento non sono più il problema più urgente poiché gli ordini di componenti vengono abbattuti rapidamente e i fornitori hanno iniziato a preoccuparsi dell’eccesso di offerta. Questo ha comportato riduzioni di prezzo per i componenti chiave – continua Zhu -. I fornitori potrebbero utilizzare i risparmi extra per migliorare la competitività del prodotto dei nuovi lanci nella seconda metà dell’anno. Allo stesso tempo, ciò potrebbe rendere ancora più difficile sbarazzarsi dei vecchi modelli. La situazione dell’eccesso di offerta richiede più capacità di pianificazione dei fornitori rispetto al periodo di carenza”, si legge su ChannelCity.

I consumatori si spostano verso i modelli di fascia bassa

La crisi del settore non è spiegata solo dai ridotti volumi di vendita, ma anche dalle scelte dei consumatori, che stanno cominciando ad abbandonare la fascia media del mercato per spostarsi verso quella bassa, andando quindi a intaccare ulteriormente i margini delle aziende che vendono top di gamma. Secondo Runar Bj›rhovde, Research Analyst presso Canalys, le aziende hanno dovuto far fronte a una domanda debole, che ha portato a ripensare le strategie trimestrali.

Aumento dell’inflazione e accumulo di scorte

L’aumento dell’inflazione e l’accumulo di scorte hanno portato i produttori a ‘rivalutare il proprio portafoglio’ per il resto del 2022. Per gli analisti, il calo del 9% è influenzato anche dalla domanda elevata di dodici mesi fa, quando dopo il difficile 2020 il settore aveva beneficiato di una forte impennata dei consumi. Per Canalys, riferisce Ansa, oggi il reddito disponibile è più orientato ad altri prodotti e beni, non solo verso l’elettronica. “Una profonda collaborazione con i canali per monitorare lo stato dell’inventario e della fornitura sarà fondamentale per i fornitori per identificare le opportunità a breve termine – sottolinea Toby Zhu -, mantenendo al contempo sane partnership di canale nel lungo periodo”.

Cala la fiducia dei consumatori: indice ai minimi da maggio 2020

I consumatori vedono grigio: lo dice lista che, come di consueto, ha mirato l’indice di fiducia da parte do imprese e cittadini. Nel dettaglio, l’Istituto di Statistica stima una diminuzione sia dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 98,3 a 94,8) ai minimi da maggio 2020, sia dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese (da 113,4 a 110,8). Tutte le componenti dell’indice di fiducia dei consumatori sono in calo. In particolare, il clima economico e quello futuro registrano le diminuzioni più marcate scendendo, rispettivamente, da 93,9 a 84,9 e da 98,8 a 92,9; il clima personale e quello corrente flettono in misura più contenuta passando, il primo da 99,8 a 98,1 e il secondo da 97,9 a 96,1.

Anche le imprese non sono ottimiste

Per quanto riguarda le imprese, la fiducia è in peggioramento nella manifattura (l’indice scende da 109,5 a 106,7) e nei servizi di mercato (da 109,0 a 104,1) mentre migliora nelle costruzioni ( l’indice sale da 159,7 a 164,4) e nel commercio al dettaglio (da 107,2 a 108,1). Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura peggiorano le attese sul livello della produzione e, in misura più marcata, i giudizi sugli ordini; le scorte sono giudicate in diminuzione rispetto al mese scorso. Nel comparto delle costruzioni migliorano sia i giudizi sugli ordini sia, soprattutto, le attese sull’occupazione presso l’impresa. Con riferimento ai servizi di mercato, riporta Askanews, tutte le variabili che compongono l’indicatore si deteriorano rispetto allo scorso mese. Per chiudere, nel commercio al dettaglio la dinamica negativa dei giudizi sulle vendite si associa ad un marcato aumento delle aspettative sulle vendite future e ad un incremento delle scorte di magazzino.

Un peggioramento di tutte le variabili

“A luglio l’indice di fiducia delle imprese diminuisce riportandosi sul livello dello scorso maggio” si legge nel commento dell’Istat ai dati. “Il peggioramento è determinato dall’evoluzione negativa della fiducia nella manifattura e nei servizi di mercato. Anche l’indice di fiducia dei consumatori evidenzia una dinamica negativa, raggiungendo un minimo da maggio 2020. Si segnala un diffuso peggioramento di tutte le variabili che entrano nel calcolo dell’indice ad eccezione dei giudizi sull’opportunità di acquistare beni durevoli nella fase attuale”.

Economia circolare ed energia rinnovabile contro il caro bollette

A quanto emerge dall’ultima indagine Ipsos, L’Italia e l’economia circolare, presentata in occasione della IX edizione di EcoForum, la conferenza nazionale sull’economia circolare organizzata da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club, quasi il 70% degli intervistati ritiene che lo sviluppo dell’economia circolare e l’energia da fonti rinnovabili possano combattere l’aumento delle bollette. Per contrastare in maniera efficace i rincari energetici che pesano sulle bollette di luce e gas una risposta può arrivare dall’utilizzo delle fonti derivanti dalle fonti rinnovabili e dalle possibilità dell’economia circolare. In un contesto dominato da incertezze economiche, sanitarie e geopolitiche, di anno in anno incrementa la quota dei forti conoscitori dell’economia circolare, +10% in 4 anni, ma non si allarga il bacino complessivo dei conoscitori. 

Dove concentrare gli investimenti per aumentare la circolarità?

Quasi sette italiani su dieci ritengono che lo sviluppo dell’economia circolare e l’energia proveniente da fonti rinnovabili contrasterebbero l’aumento delle bollette, tema al momento molto preoccupante e sentito. Il 48% degli intervistati ritiene poi che i ‘green jobs’, ovvero i lavori collegati alla sostenibilità, aumenteranno in futuro. Inoltre, gli italiani mostrano di avere le idee chiare anche su dove dovrebbero concentrarsi gli investimenti per aumentare la circolarità: i conoscitori (41%) inseriscono nelle prime 5 posizioni alcune azioni particolarmente drastiche, come la chiusura di impianti a rischio e delle aziende inquinanti.

Economia circolare: quanto ne sanno gli italiani?

Di fatto, il livello di conoscenza dei principi dell’economia circolare rimane sostanzialmente invariato (41%). In ogni caso, rispetto al totale della popolazione intervistata, i conoscitori dell’economia circolare reputano maggiormente importante investire sulle risorse per rigenerare impianti industriali esistenti, e dare più autorizzazioni per la costruzione di impianti di riconversione e riciclo. 
Inoltre, oltre un italiano su due pensa che l’Italia sia sotto la media europea per impegno nella circolarità, e quasi due su dieci pensano che siamo agli ultimi posti in Europa. E anche tra i conoscitori dell’economia circolare, la percezione risulta del tutto simile. 

La crisi pandemica ha insegnato che cambiare si può

In ultima analisi, il 75% degli intervistati ritiene che la pandemia Covid-19 abbia dimostrato che è possibile per le persone trasformare il proprio comportamento molto rapidamente, e il 71% degli intervistati concorda sul fatto che la ripresa post pandemia sia un momento unico per costruire società più resistenti agli shock futuri. In sintesi, la crisi pandemica ha insegnato che cambiare si può, specie se la società civile diventa più attenta, se la burocrazia aiuta e se ci sono risorse adeguate.

In azienda i cyber attacchi partono con una e-mail di phishing

La cyberminaccia inizia quasi sempre con il phishing: e troppo spesso i dipendenti delle aziende ci cascano, mettendo in pericolo la sicurezza dei propri dati personali così come quelli dell’impresa per cui operano. A “dare i numeri” del fenomeno è Kaspersky: secondo le stime, infatti, il 91% di tutti i cyberattacchi inizia con un’e-mail di phishing, le cui tecniche sono implicate nel 32% dei casi di tutte le violazioni di dati andate a buon fine. D’altro canto, i lavoratori non sempre sono sufficientemente preparati a fronteggiare l’attacco. Secondo quanto emerso dai dati rilevati dal simulatore di phishing di Kaspersky Security Awareness Platform i dipendenti spesso tendono a ignorare le insidie nascoste nelle e-mail dedicate a questioni aziendali o a notifiche relative a problemi di consegna. Quasi un dipendente su cinque (dal 16 al 18%), infatti, ha cliccato su link contenuti nei modelli di e-mail che simulano attacchi di phishing.

Qual è l’oggetto delle mail più pericolose?

Il team di esperti specializzato nella sicurezza informatica ha anche individuato, attraverso campagne di simulazione, quali sono le tipologie di e-mail di phishing più efficaci. Nel dettaglio, hanno per oggetto: Tentativo di consegna fallito – Purtroppo il nostro corriere non è riuscito a consegnare il vostro articolo. Mittente: Servizio di consegna della posta. Conversione dei click: 18,5%.; Email non consegnate a causa del sovraccarico dei server di posta. Mittente: Il team di supporto di Google. Conversione dei click: 18%; Sondaggio online tra i dipendenti: Cosa miglioreresti del lavoro in azienda. Mittente: Dipartimento Risorse Umane. Conversione dei click: 18%; Promemoria: Nuovo dress code aziendale. Mittente: Risorse umane. Conversione dei click: 17,5%; Attenzione a tutti i dipendenti: nuovo piano di evacuazione dell’edificio. Mittente: Dipartimento Sicurezza. Conversione dei click: 16%. Inoltre, tra le altre e-mail di phishing che hanno ottenuto un numero significativo di click ci sono: conferme di prenotazione da parte di un servizio di prenotazione (11%), notifiche di un ordine (11%) e un annuncio di un concorso (10%). 

Come proteggere dipendenti e azienda

Per prevenire le violazioni dei dati e le relative perdite finanziarie e di reputazione causate dagli attacchi di phishing, Kaspersky raccomanda alle aziende di adottare alcune misure. Ad esempio, ricordare ai dipendenti i segnali fondamentali delle e-mail di phishing, come l’oggetto “strano”, errori e refusi, indirizzi del mittente incoerenti e link sospetti; in caso di dubbi sull’e-mail ricevuta, è importante controllare il formato degli allegati prima di aprirli e l’accuratezza del link prima di cliccare. Per farlo è importante assicurarsi che l’indirizzo sia autentico e che i file allegati non siano in formato eseguibile; segnalare sempre gli attacchi di phishing. Nel caso di un attacco, è importante segnalarlo al reparto di sicurezza informatica e, se possibile, evitare di aprire l’e-mail dannosa. In questo modo il team di cybersecurity potrà riconfigurare i criteri anti-spam e prevenire un incidente; fornire ai dipendenti le conoscenze di base sulla cybersecurity. La formazione deve essere finalizzata a modificare il comportamento dei dipendenti e a insegnare loro come affrontare le minacce. 

Felici intorno a un tavolo e in vacanza: la leggerezza secondo gli italiani

Trascorrere del tempo all’insegna della leggerezza, tenendo alla larga preoccupazioni e stress. Sì, ma come? Secondo la maggior parte degli italiani questo stato si raggiunge con la convivialità, condividendo momenti piacevoli e preziosi con le persone care, meglio se intorno a un tavolo, in compagnia di una birra e durante le giornate di vacanza. Lo riferisce uno studio realizzato da AstraRicerche per Birra Moretti, che ha fotografato il rapporto degli italiani con la leggerezza, scoprendo che per la metà dei nostri connazionali questa attitudine significa condividere il tempo con le persone che ci fanno stare bene. In particolare, emerge che Il viaggio e l’evasione dalla routine sono la metafora della leggerezza: per 1 italiano su 3 (33%) le vacanze rappresentano l’antidoto allo stress, preferibilmente in buona compagnia e all’insegna della convivialità.

Stare bene con gli altri e nei luoghi

Se la buona compagnia delle persone che ci fanno stare bene è la situazione che più di tutte ci alleggerisce la vita e ci rende spensierati (43%), subito dopo gli italiani indicano di sentirsi più leggeri e felici quando sono in vacanza (33%): evadere dalla routine durante l’estate è la situazione che fa più felici ben 12 milioni di italiani. Che si sentono a loro agio soprattutto quando sono a contatto con la natura (29%), una situazione radicata nello stile di vita sempre più “outdoor” dei nostri connazionali.
Un concetto, quello del viaggio e della vacanza, che è strettamente legato alla condivisione del buon mangiare e buon bere, all’aria aperta, che rappresenta per 2 italiani su 10, il momento di leggerezza per eccellenza. Per molti, con una buona birra, che per 4 italiani su 10 (43%) è la bevanda della spensieratezza, capace di accompagnare i momenti conviviali più piacevoli e spensierati, più di vino e spumante.

Gli ingredienti della leggerezza

Tra gli aspetti legati alla convivialità, nella classifica di quelli più importanti 4 italiani su 10 (40%) indicano i momenti con gli amici all’aria aperta mangiando street food, seguito dall’apericena informale con gli amici accompagnato da una buona birra (35%) o la cena nel locale preferito (33%). Tra le bevande che incarnano i valori di spensieratezza e leggerezza tanto ricercati in questo momento dagli italiani in testa c’è la birra chiara (43%), seguita dal vino rosso (24%) e dal vino bianco (21%). Subito dopo troviamo cocktail e superalcolici (19%), birra scura (14%) e spumante (13%). Più indietro bevande gasate (11%), succhi di frutta (9%), the e tisane (9%).