Natale 2025: quanto ci costerà davvero?

Ogni anno ci ripromettiamo di non esagerare, e puntualmente ci ritroviamo a fare i conti con liste infinite e salvadanai svuotati. Stavolta, però, il quadro è chiaro fin da subito: per i regali di Natale spenderemo un po’ meno.

Secondo l’indagine che Facile.it ha commissionato a EMG Different, la media per persona sarà intorno ai 204 euro. In totale, gli italiani muoveranno circa 8,7 miliardi di euro. Una cifra importante, certo, ma comunque in calo.

Un Natale più “misurato”

Rispetto al 2024, il budget complessivo scende di quasi il 20%. Non è difficile capire perché: tre milioni di italiani hanno dichiarato che ridurranno la spesa per i doni, schiacciati da bollette, affitti e aumenti vari che non lasciano molto margine. E allora si tirano le somme, si taglia qualcosa qua e là, e si cerca di salvare comunque lo spirito delle feste.

Una parte dei regali, però, arriverà grazie ai pagamenti a rate o ai prestiti personali. Un’analisi mUp Research per Facile.it stima che il 18% dei doni sarà acquistato proprio con queste formule, dal classico finanziamento al “Buy Now Pay Later”, ormai sempre più diffuso.

Chi apre il portafogli

Ci sono poi differenze interessanti tra le varie fasce della popolazione. Le donne, ad esempio, spendono un po’ più degli uomini: circa 208 euro a testa, un piccolo scarto ma comunque significativo. E gli over 65 si confermano i più generosi, con un budget medio di 281 euro ciascuno, ben sopra la media nazionale.

Nord e Sud: due modi diversi di vivere le feste

Anche la geografia fa la sua parte. Nel Nord Ovest, infatti, si spenderà circa il 20% in più rispetto al resto del Paese. Al contrario, nelle regioni del Sud e nelle Isole la media si fermerà attorno ai 177 euro a persona. Una fotografia che riflette, ancora una volta, le diverse condizioni economiche del Paese.

Non solo regali: il lungo conto del Natale

E poi c’è tutto il resto. Secondo il rapporto Facile.it – Consumerismo No Profit, le spese che preoccupano di più non sono nemmeno quelle dei regali, ma quelle legate alla tavola. Analizzando i dati Istat, emerge che dal 2021 al 2025 i prezzi degli alimenti sono cresciuti di circa il 25%. Latte, formaggi, uova, pane, cereali: praticamente tutto costa di più. Il risultato? Pranzi e cenoni vanno pensati con attenzione.

E persino decorare la casa può costare di più: lo scorso anno gli addobbi natalizi hanno registrato un aumento medio del 16%, e quest’anno non sembra destinato a invertire la rotta.

Natale: quest’anno lo shopping è iniziato in anticipo

Quest’anno il Natale sembra iniziare prima. Nessuno ha voglia di correre fra gli scaffali all’ultimo minuto. Fatto sta che più di 6 milioni di italiani hanno già iniziato a comprare i regali. Lo rivela una ricerca di mUp Research per Facile.it, che racconta un Paese con la lista dei doni già aperta e la carta di credito pronta.

Tra questi “anticipatori”, circa il 10% ha scelto di farsi aiutare da un prestito. Un segnale che, se da un lato non stupisce vista la mole di spese festive, dall’altro ricorda quanto dicembre possa pesare sui conti familiari.

Contante, smartphone o rate?

Le abitudini di pagamento sono un piccolo mondo da osservare. Da una parte resistono i tradizionalisti: quasi 3 milioni di persone, il 47% del campione, hanno pagato in contanti. È un numero che racconta più delle statistiche: la mano che fruga nel portafoglio, la sensazione di avere il controllo diretto su ciò che si spende.

Dall’altra ci sono i più “smart”: un italiano su cinque ha usato un’app per completare gli acquisti. E poi c’è chi ha approfittato del famoso “compra adesso, paga un po’ alla volta”: circa l’8% ha scelto formule senza interessi che ormai vediamo ovunque, dalle grandi catene ai piccoli e-commerce.
Infine, il credito vero e proprio: 800mila persone hanno chiesto un finanziamento o un prestito personale per affrontare le spese natalizie con meno ansia.

Quanti regali metteremo sotto l’albero?

Secondo l’indagine, in media gli italiani prevedono di acquistare sette regali. Non una valanga, ma nemmeno pochi. Le donne, in particolare, ne faranno circa il 20% in più degli uomini—un equilibrio familiare che molti conoscono bene.

Un dato curioso? Circa 800mila persone dicono di voler comprare più di 20 regali. Venti. Oltre. Gente che dev’essere nata con la carta regalo in mano.

Perché così presto?

La motivazione principale, dichiarata dal 48% degli intervistati, è semplice: risparmiare qualcosa sfruttando sconti e offerte. Gli esperti di Facile.it ricordano che distribuire le spese su più mesi aiuta a non farle esplodere tutte insieme a dicembre, quando sembra che ogni uscita pesi il doppio.

C’è però chi non può anticipare nulla: 5,5 milioni di italiani aspettano la tredicesima per iniziare lo shopping, un’abitudine particolarmente diffusa tra gli over 65.
E sì, non parliamo solo di regali: più di 5 milioni hanno già iniziato a fare scorte anche per la tavola delle feste. D’altronde, lo sappiamo tutti… chi parte per tempo, arriva più sereno al cenone.

Scuola: preoccupazione per la salute mentale dei giovani, opinioni contrastanti su AI in aula

Gli studenti italiani tornano in classe, mentre famiglie e istituzioni si preparano ad affrontare le sfide educative del nuovo anno. La terza edizione dell’Ipsos Education Monitor esplora le percezioni in 30 Paesi riguardo al sistema scolastico, le sfide che affrontano scuole e giovani, e il ruolo della tecnologia nell’istruzione.

Di fatto, il 33% degli intervistati identifica la salute mentale come la sfida principale per i giovani, superando disuguaglianza (28%), bullismo (26%) e social media (25%).
Il 53% ritiene addirittura che nel proprio Paese la salute mentale dei giovani sia in condizioni critiche, con picchi in Cile (73%) e Francia (69%). 

Sistema scolastico, promosso o bocciato? 

Ungheria (59%), Francia (55%) e Romania (54%) giudicano piuttosto negativamente il proprio sistema scolastico. Opinioni critiche emergono anche in Germania, Spagna, Belgio e Italia, dove solo il 24% approva il sistema educativo nazionale.
Al contrario, l’Irlanda si distingue per il 71% di valutazioni favorevoli, seguita dal Regno Unito (49%).

Le principali criticità includono programmi scolastici obsoleti, formazione inadeguata degli insegnanti e mancanza di finanziamenti pubblici. In Italia, è citata anche l’inadeguatezza delle infrastrutture.  

Divieto di accesso ai social

Mentre l’Australia si prepara a diventare il primo Paese a vietare l’accesso ai social per i minori di 16 anni, l’indagine mostra che in tutti i 30 Paesi esaminati la maggioranza è favorevole all’introduzione di limiti d’età. 
Il 71% ritiene che i minori di 14 anni non dovrebbero accedere ai social media, anche al di fuori del contesto scolastico. Tra i genitori con figli in età scolare la percentuale aumenta al 74%.
L’Italia si distingue particolarmente in questa tendenza, posizionandosi al terzo posto con l’83% di favorevoli al divieto, ben sopra la media internazionale. 

L’approccio all’uso della tecnologia nelle scuole varia significativamente tra Paesi. L’Italia è tra le nazioni più severe: al 3° posto per il divieto dei social media agli under14, al 4° posto per il divieto degli smartphone (67% favorevole) e al 5° posto per il divieto dell’AI, inclusa ChatGPT (46% favorevole). 

Storia e matematica, le più amate (e più odiate)

Le persone, a livello internazionale, citano storia come la materia che più hanno apprezzato durante gli anni scolastici, seguita da matematica e scienze.
In particolare, la matematica si rivela una materia divisiva. Pur essendo la seconda materia più amata, con il 30% di preferenze, risulta anche prima nella classifica delle più detestate, citata dal 37% degli intervistati. 
In Italia la situazione è uguale alla media dei 30 Paesi. 

Un trend positivo internazionale per l’inizio scuola 2025 è la riduzione del divario di genere nelle preferenze scolastiche. Mentre tra i Baby Boomers persiste una netta distinzione tra le materie preferite dai ragazzi (scienze, matematica) e quelle preferite dalle ragazze (lingue, letteratura), tra le generazioni più giovani questo divario si riduce notevolmente, fino a diventare quasi inesistente per scienze e matematica. 

La cucina italiana brilla nel mondo: vale oltre 250 miliardi di euro

La cucina italiana continua a far innamorare il resto del mondo. Ma c’è molto di più rispetto a un semplice fattore culturale o di gusto: la ristorazione tricolore rappresenta un motore economico che cresce anno dopo anno.

Secondo l’ultima edizione del Foodservice Market Monitor 2025 di Deloitte, nel 2024 il valore globale del settore legato al cibo italiano ha raggiunto quota 251 miliardi di euro, in aumento del 4,5% rispetto all’anno precedente. Numeri che confermano quanto i piatti della tradizione tricolore siano apprezzati in ogni angolo del pianeta, dagli Stati Uniti alla Cina, che insieme assorbono oltre il 65% dei consumi.

Aumenta la presenza delle catene di ristorazione 

Guardando al mercato interno, il nostro Paese conquista una solida posizione nella classica dei leder mondiali del food service. Nel 2024 il comparto ha toccato gli 83 miliardi di euro, crescendo del 2% e superando definitivamente i livelli pre-pandemia. Una ripresa solida, che vede i ristoranti con servizio al tavolo mantenere un ruolo centrale, ma con una novità: il boom dei locali a servizio rapido, i cosiddetti Quick Service Restaurant.

Sempre più italiani scelgono formule veloci, senza però rinunciare alla qualità. Le catene, anche se a oggi sono meno diffuse rispetto agli standard internazionali, guadagnano terreno: in pochi anni sono passate dal 7% al 10% del mercato. È un segnale chiaro di come stiano cambiando le abitudini e le occasioni di consumo.

I trend globali

Anche a livello globale il settore si conferma decisamente vitale. Nel 2024 la ristorazione mondiale ha raggiunto quasi 3.000 miliardi di euro. Dopo lo shock della pandemia, il mercato ha trovato un nuovo equilibrio e cresce oggi a un ritmo doppio rispetto a dieci anni fa. A guidare lo sviluppo sono soprattutto il Nord America e l’Europa, ma le prospettive più interessanti per il prossimo futuro si concentrano sull’area Asia-Pacifico.

In un mondo che cambia, mutano anche le abitudini dei consumatori: il 65% è disposto a spendere di più per proposte sostenibili e il 76% riduce il consumo di carne per ragioni ambientali. La ristorazione, inoltre, non è più solo un’occasione per mangiare, ma un luogo di incontro e condivisione. Non a caso la Generazione Z frequenta ristoranti e takeout 3-4 volte al mese, e di conseguenza la spesa è in aumento.

Cosa aspettarsi dal futuro

Il settore, anche se deve fare i conti con criticità quali margini ridotti e carenza di personale, punta su tecnologia e creatività. Più della metà degli operatori ha investito in digitalizzazione e automazione, mentre molti menù sono stati semplificati per ridurre i costi senza sacrificare la qualità.

Anche sul fronte degli investimenti non mancano segnali positivi: in Italia il numero di operazioni di fusione e acquisizione è raddoppiato rispetto al periodo pre-Covid. E gli investitori guardano con attenzione a format in forte crescita come fast food, healthy food e pizza, che insieme rappresentano già oltre un quinto delle operazioni.

Come contrastare l’office fatigue, l’affaticamento estivo da ufficio

È un senso di spossatezza mentale e fisica legato alla routine del lavoro in presenza, alimentato da fattori esterni come il caldo, i ritmi serrati e la difficoltà a ritagliarsi momenti per sé.
Durante la stagione estiva, con le temperature in aumento e le città che si svuotano, recarsi in ufficio può trasformarsi in una vera e propria sfida quotidiana. Non solo dal punto di vista logistico, ma anche emotivo. 

In un momento in cui molte aziende stanno progressivamente riducendo il ricorso allo smart working, prende forma il fenomeno della ‘office fatigue’ o affaticamento da ufficio. 
Ma l’equilibrio tra energia che si dedica al lavoro e momenti per sé stessi è la chiave per vivere anche al lavoro nella stagione estiva una situazione di benessere fisico e mentale.

Riposo adeguato, moderata attività fisica, alimentazione sana

HelloFresh, in collaborazione con Nadia Piazzon, psicologa del lavoro e consulente risorse umane, propongono alcuni accorgimenti per contrastare l’office fatigue e mantenere il benessere quotidiano.
Per combattere la cosiddetta office fatigue prima che diventi cronica bastano poche regole, riposo adeguato, moderata attività fisica e alimentazione sana.

Con una buona organizzazione del tempo, sia in ufficio sia a casa, si possono quindi adottare comportamenti virtuosi che migliorano la qualità della vita.
“Il fenomeno dello smart working si sta modificando gradualmente e molti dipendenti sono richiamati ad alcuni giorni obbligatori in presenza – spiega Nadia Piazzon -. In estate, caldo, routine frammentata e spostamenti, specialmente per i pendolari, contribuiscono a un senso di spossatezza che potrebbe incidere negativamente sull’umore e sulla produttività”.

Predisporre micro-rituali freschi alla scrivania

Tra le raccomandazioni per mantenere il benessere mentale ed emotivo anche nei periodi più caldi e intensi, HelloFresh e Nadia Piazzon consigliano di iniziare la giornata con un ‘intento estivo’.

Al mattino, prima di entrare in modalità operativa, è utile prendersi qualche minuto per formulare un’intenzione leggera, ma concreta, legata alla stagione, come, ad esempio, concedersi una pausa all’aria aperta in pausa pranzo.
Oppure, creare micro-rituali freschi alla scrivania, come una borraccia con acqua aromatizzata (menta, lime, cetriolo) o un mini diffusore con oli essenziali freschi (agrumi, eucalipto). 

Piatti semplici e gustosi per coinvolgere i sensi e ritrovare benessere

Al rientro dal lavoro trasformare la preparazione della cena in un momento personale, quasi meditativo, può aiutare a ‘chiudere il capitolo ufficio’.
Piatti semplici e gustosi permettono di impegnare le mani in modo creativo, coinvolgere i sensi e ritrovare una ritualità positiva.
Questo tempo di ‘transizione’ tra lavoro e serata, riporta Askanews, è prezioso per ricalibrarsi emotivamente.

Inoltre, interrompere il lavoro ogni due ore per osservare elementi naturali come piante, cielo o paesaggi, anche solo in formato fotografico, permette di ridurre l’affaticamento visivo e mentale. Anche brevi esposizioni a stimoli naturali hanno effetti positivi sul tono dell’umore e sulla concentrazione.

Neolaureati: le opportunità professionali per il primo impiego

Al fine di fornire un orientamento strategico ai neolaureati italiani, LinkedIn ha pubblicato la quinta edizione del suo Barometro del primo impiego, un’analisi approfondita delle funzioni aziendali, dei settori, dei titoli professionali e delle competenze che hanno registrato la maggiore crescita di domanda nel corso del 2024, in Italia e a livello globale.

Il percorso verso la prima occupazione dopo il conseguimento della laurea si presenta spesso complesso per i neolaureati italiani, caratterizzato da un’elevata competitività, retribuzioni iniziali inferiori alla media europea e una crescente tendenza all’espatrio. 
Il barometro del primo impiego di LinkedIn rivela quindi i settori in crescita per i giovani professionisti italiani, con la Ricerca in cima alle funzioni più richieste e l’Intelligenza Artificiale come competenza trasversale emergente.

I cinque settori della richiesta

L’indagine, condotta da LinkedIn Notizie su dati aggregati relativi all’anno 2024, delinea un quadro delle opportunità professionali in evoluzione per i giovani laureati italiani.
In Italia, i cinque settori che hanno manifestato la maggiore crescita nella richiesta di laureati magistrali nel 2024 sono: Formazione, Servizi di alloggio e ristorazione, Servizi finanziari, Pubblica amministrazione e Servizi amministrativi e di supporto.

Un confronto con il contesto europeo rivela alcune similitudini con la Spagna, dove gran parte dei settori in crescita coincidono, sebbene con un diverso ordine di priorità.
Analogamente alla Francia, Turismo e Ristorazione si confermano un importante bacino di opportunità occupazionali per i neolaureati. Al contrario, in Germania, Paesi Bassi e Regno Unito si osserva un incremento delle offerte di primo impiego in ambiti come il supporto ai consumatori e i servizi di assistenza sanitaria.

Il primato italiano per Ricerca e Informatica

La domanda di neolaureati nel 2024 è cresciuta maggiormente per funzioni aziendali quali Ricerca, Informatica, Risorse umane, Vendite, Marketing, Amministrativo, Operazioni e Program e Project Management.
Elemento distintivo del mercato italiano rispetto agli altri Paesi europei è il primato della Ricerca, un percorso ad alta specializzazione che evidenzia una crescente domanda a fronte di un numero di laureati magistrali ancora inferiore alla media europea.

Inoltre, l’Informatica, un settore dinamico in Italia ma non altrettanto negli altri Paesi, risulta in seconda posizione. Anche le Risorse Umane, al terzo posto, altrove sono meno rilevanti, risultando presenti al settimo posto in Francia e assenti altrove.

Cresce la domanda di competenze digitali e scientifiche

Al contrario, servizi e consulenza legale, in forte crescita nel resto d’Europa, in Italia non figurano tra le prime posizioni.

In linea con questo scenario, i titoli professionali in crescita per i neolaureati italiani (laurea magistrale) nel 2024 sono stati Ricercatore post-doc, Ingegnere AI, Responsabile vendite, Specialista di supporto, Psicologo, Architetto, Insegnante di inglese, Specialista in salute, sicurezza e ambiente, Ingegnere di sistemi, Designer di interfacce utente.
La tendenza generale in Europa evidenzia una crescente e trasversale domanda di competenze digitali e scientifiche, con l’Italia che si distingue per il forte posizionamento di profili accademici e di ricerca tra i titoli professionali più richiesti.

Donne, turismo rigenerativo e gravel: i nuovi volti del cicloturismo nel 2025

Sono le 3 tendenze del cicloturismo per il 2025 evidenziati da Bikenomist: più donne sulle due ruote, la passione per il turismo rigenerativo e il boom delle bici gravel.
Trend che riflettono un’attenzione crescente verso sostenibilità, avventura e autenticità. Perché oggi il cicloturismo non è più solo una semplice modalità di viaggio, ma un vero e proprio stile di vita che attrae un pubblico sempre più vasto e diversificato.

In particolare, nei prossimi anni, le viaggiatrici over 50 rappresenteranno una delle fasce di età più dinamiche, attratte da esperienze avventurose e autentiche, a contatto con la natura e le comunità. La bicicletta diventa per loro uno strumento per abbracciare nuove sfide, conoscere persone e vivere un viaggio oltre la semplice vacanza. Ovvero, un modo di viaggiare che pone al centro il percorso, il rispetto per l’ambiente e il piacere di rallentare per apprezzare ogni dettaglio.

Promuovere lo sviluppo sostenibile dei territori attraversati

Il cicloturismo si inserisce perfettamente nel contesto del turismo rigenerativo, abbracciando un concetto di viaggio che valorizza le connessioni autentiche con le comunità locali, e promuove uno sviluppo sostenibile dei territori attraversati. Sempre più destinazioni stanno cambiando approccio, passando dalla progettazione di servizi esclusivamente dedicati ai turisti a soluzioni che siano vantaggiose anche per i residenti.

Questo segna un distacco dal passato, quando l’attenzione era focalizzata sul soddisfare le esigenze dei visitatori, spesso creando infrastrutture e servizi stagionali che lasciavano pochi benefici alle comunità locali.
Il cicloturismo, invece, offre un modello di viaggio che si integra armoniosamente con il tessuto sociale delle destinazioni, favorendo il rispetto delle risorse locali.

Uno stile che combina velocità e versatilità

Tra le modalità di cicloturismo in maggiore espansione, il gravel si conferma come uno dei protagonisti del futuro. Questo stile di ciclismo offre un’esperienza versatile, accessibile e avventurosa.

Nato dall’idea di combinare la velocità della bici da strada con la capacità di affrontare terreni sconnessi, il gravel non è solo una pratica sportiva, ma un vero e proprio stile di viaggio.
Ogni itinerario gravel permette di esplorare nuovi territori, lontano dai circuiti turistici tradizionali, regalando ai viaggiatori un forte senso di libertà.

I numeri di un mercato in espansione

Secondo il rapporto ‘Viaggiare con la bici 2024’ di ISNART e Legambiente, nel 2023 le presenze cicloturistiche in Italia sono state 56,8 milioni, il 6,7% del totale. L’impatto economico generato ha superato oltre 5,5 miliardi di euro, +35% rispetto al 2022 e +19% rispetto al 2019.

Il cicloturista medio spende circa 95 euro al giorno in beni e servizi, una cifra che sale a 104,5 euro per i turisti stranieri, valori superiori rispetto alla spesa media giornaliera (59,6 euro) dei turisti in generale.
Sono dati che sottolineano il contributo del cicloturismo alla rivitalizzazione economica di molte aree interne del Paese, spesso lontane dai tradizionali flussi turistici.

Intelligenza artificiale e sicurezza: come garantire un futuro migliore? 

Le applicazioni di Intelligenza artificiale vengono sviluppate in modo diverso rispetto a quelle tradizionali, poiché introducono un nuovo elemento nel panorama tecnologico: i modelli.
“A differenza delle applicazioni classiche, i modelli di AI possono presentare comportamenti imprevedibili – spiega Jeetu Patel, Executive Vice President & Chief Product Officer di Cisco -. Inoltre, la maggior parte delle aziende farà uso di numerosi modelli distribuiti tra cloud pubblici e privati. Questo panorama, caratterizzato da un approccio multi-modello, multi-cloud e multi-agente, richiede una strategia di sicurezza completamente nuova”.

In futuro, la composizione della forza lavoro delle aziende che intendono sfruttare il potenziale dell’AI subirà una trasformazione radicale. Agenti intelligenti e persone collaboreranno fianco a fianco per gestire flussi di lavoro complessi. Ma garantire la sicurezza dell’AI all’interno di un’azienda rappresenta una sfida complessa.

“I team dovranno disporre di un livello comune di visibilità e controllo”

“Problemi di sicurezza come distorsioni, contenuti contaminati o output inappropriati richiedono una gestione attenta, oltre alla necessità di fronteggiare minacce esterne, come attacchi mirati al furto di dati sensibili o alla compromissione della sicurezza – prosegue Patel -. Sebbene i fornitori di modelli e gli sviluppatori di applicazioni adotteranno misure di sicurezza proprie, queste iniziative, per quanto fondamentali, risulteranno inevitabilmente frammentarie e insufficienti. I team di sicurezza dovranno disporre di un livello comune di visibilità e controllo. Sarà essenziale non solo monitorare e comprendere come e dove l’AI verrà impiegata all’interno dell’organizzazione, ma anche convalidare e applicare costantemente le politiche di protezione per il comportamento di modelli, applicazioni e agenti di AI”.

Come innovare senza paura?

Sebbene sia fondamentale muoversi rapidamente nel campo dell’Intelligenza artificiale, non bisogna mai compromettere fattori quali la sicurezza e la protezione.
“Proprio per questo motivo abbiamo recentemente presentato Cisco AI Defense – aggiunge Patel -, una soluzione pensata per superare questo compromesso, offrendo la possibilità di innovare senza timori”.

Cisco AI Defense fornisce infatti una solida protezione in due aree cruciali, accesso alle applicazioni di AI e creazione ed esecuzione di un’applicazione AI. Le applicazioni di AI di terze parti possono migliorare significativamente la produttività, ma comportano anche rischi come la perdita di dati o il download di contenuti dannosi.
Cisco AI Defense garantisce una visibilità completa sull’utilizzo di queste app, applicando policy che assicurano un accesso sicuro e protetto.

Protezioni avanzate per un accesso sicuro

Nella creazione ed esecuzione di un’applicazione di AI gli sviluppatori devono avere la libertà di innovare senza dover temere vulnerabilità o problemi di sicurezza nei loro modelli.

Cisco AI Defense consente di rilevare l’impronta dell’AI, convalidare i modelli per individuare eventuali vulnerabilità, applicare protezioni e farle rispettare in tempo reale su cloud pubblici e privati.
Questo perché si fonda su due innovazioni rivoluzionarie, la convalida continua dell’AI e la protezione su larga scala.

Terziario in crisi: manca la forza lavoro

Nel 2025, il commercio, la ristorazione e il settore dell’ospitalità dovranno affrontare una grave carenza di personale, con 258mila posizioni che rischiano di restare scoperte. Lo rivela una nota di Confcommercio. Il problema è in aumento rispetto al 2024 (+4%) e minaccia di frenare la crescita economica di comparti strategici per il Paese.

La difficoltà di reperire lavoratori qualificati è un ostacolo che l’economia italiana non può permettersi, soprattutto in un contesto già segnato da incertezze globali e da possibili restrizioni commerciali.

Le figure più ricercate

Le aziende faticano sempre più a trovare profili specializzati. Nel settore del commercio, le difficoltà maggiori riguardano i commessi esperti in moda e abbigliamento, così come macellai, gastronomi e addetti alla pescheria nella vendita alimentare.

Nella ristorazione, la carenza di personale riguarda cuochi, pizzaioli, barman e camerieri di sala, mentre nelle strutture alberghiere si segnalano difficoltà nel reperire addetti alle pulizie, camerieri e chef.

Le cause della mancanza di personale

Le ragioni di questa crisi occupazionale sono molteplici. Da un lato, il calo demografico ha ridotto drasticamente la fascia di popolazione tra i 15 e i 39 anni, diminuendo il numero di giovani disponibili nel mercato del lavoro. Dall’altro, le aziende faticano a trovare persone con competenze adeguate, sia tecniche che trasversali. Inoltre, si registra un cambiamento nelle preferenze lavorative delle nuove generazioni, che cercano condizioni più flessibili e meno vincolanti.

La scarsa mobilità territoriale, infine, rende ancora più difficile colmare i vuoti nelle aree dove la domanda di lavoro è più alta.

Come far incontrare domanda e offerta 

Per affrontare l’emergenza, è necessario rafforzare le politiche attive del lavoro, investendo in formazione e aggiornamento professionale. Le imprese devono essere supportate nel creare percorsi di crescita per i dipendenti, valorizzando sia le competenze tecniche che quelle trasversali, indispensabili per adattarsi alle evoluzioni del mercato.

Un ruolo chiave è rappresentato dal collegamento tra istruzione e mondo del lavoro. Favorire tirocini, apprendistati e stage consentirebbe ai giovani di entrare nel mercato con competenze adeguate e alle aziende di formare direttamente le risorse di cui hanno bisogno.

Il contributo della contrattazione collettiva 

Anche la contrattazione collettiva può dare un contributo importante. Il recente rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale del Terziario, che interessa oltre 2,5 milioni di lavoratori, ha ridefinito le categorie professionali per rispondere meglio alle esigenze del mercato.

Un segnale che va nella direzione giusta, ma che deve essere accompagnato da un impegno strutturale per garantire la sostenibilità del lavoro nel terziario.

WhatsApp: nel 2025 conquisterà il mercato Business

Con oltre 570 milioni di utenti attivi ogni giorno, e un incremento del 20% nel 2024, WhatsApp Business in pochi anni ha conosciuto una crescita molto rapida. Secondo Esendex, il 2025 sarà l’anno in cui l’app di Meta si affermerà definitivamente come strumento di comunicazione mobile di riferimento anche nelle interazioni tra le aziende e i loro clienti.

WhatsApp sta conquistando infatti sempre più favori, anche in ambito business.
Oltre a essersi progressivamente consolidata come strumento di mobile messaging per le comunicazioni quotidiane tra utenti ‘privati’, durante l’anno appena iniziato WhatsApp diventerà il punto di riferimento per le comunicazioni tra aziende e clienti.

Business o Platform? I due modi per comunicare con i clienti

Già largamente utilizzata nelle comunicazioni con amici e parenti, grazie alla diffusa familiarità e alla sua immediatezza d’utilizzo, quando viene messa a disposizione della clientela come uno dei canali per comunicare con le aziende, WhatsApp sempre più frequentemente viene scelta come strumento di contatto privilegiato.

Le aziende possono gestire le conversazioni con i clienti in due modi. O tramite la versione gratuita di WhatsApp Business, pensata per micro e piccole imprese con esigenze di comunicazione ridotte, o con WhatsApp Business Platform, che offre funzionalità avanzate per sfruttare le potenzialità del canale durante tutta la Customer Journey.

Funzionalità avanzate per gestire marketing e assistenza clienti

In qualità di Meta Business Partner, nell’ultimo anno Esendex ha visto aumentare in modo esponenziale l’interesse da parte delle aziende verso WhatsApp Business Platform, la versione premium dell’app nota in precedenza come WhatsApp Business API.
Platform consente di fornire assistenza pre e post vendita in modo efficace, gestire in modo più coinvolgente le comunicazioni marketing, e molto altro ancora.

In ambito Marketing, Premium offre, ad esempio, la possibilità di inviare comunicazioni a tutti i contatti che hanno dato il consenso, non solo a quelli che hanno salvato in rubrica il numero dell’azienda, senza limiti al numero di utenti. Si possono utilizzare modelli personalizzabili e dotati di pulsanti Call To Action.
In ambito Assistenza Clienti, sono disponibili chatbot per automatizzare le risposte alle domande più frequenti, così come la possibilità di gestire una stessa chat da parte di differenti reparti dell’azienda.

“Un’opportunità per migliorare la Customer Satisfaction”

“La piattaforma rappresenta un’opportunità straordinaria per migliorare la Customer Satisfaction – commenta Carmine Scandale, Head of Sales Esendex Italia -: e con il nostro programma di onboarding gratuito offriamo alle aziende il supporto di un team dedicato per integrarla al meglio nelle loro strategie di comunicazione. Rispetto all’anno precedente, nel 2024 sono più che triplicati i clienti che abbiamo accompagnato con successo nell’implementazione di un nuovo account WhatsApp Business Platform. Prevediamo per il 2025 di proseguire in questa crescita esponenziale”.