Conviene aprire un salone da parrucchiere oggi?

Oggi sono in tanti a pensare di aprire un salone da parrucchiere. Si tratta infatti di un’attività considerata artigianale e che oggi va di gran moda, sia grazie ad alcune fortunate trasmissioni televisive che al fatto che oggi tutti amano apparire al meglio e per questo curano il proprio aspetto in maniera maggiore rispetto il passato.

Quel che si chiede chi pensa di avviare un’attività di questo tipo oggi è se ci sia la possibilità di avere margini di guadagno interessanti, dunque se dal punto di vista economico convenga avviare tale tipo di attività.

Chiaramente alla base deve esserci da parte tua una certa passione per il taglio dei capelli e una forte predisposizione al contatto con il cliente. Questa è la base per poter pensare di mettere in piedi un’attività di questo tipo. Se tali requisiti mancano, è bene orientarsi altrove.

Gli elementi fondamentali per un salone da parrucchiere di successo

Se il tuo desiderio è fermamente quello di avviare un salone da parrucchiere, devi sapere che ci sono determinati elementi che possono contribuire al successo del tuo locale.

Sicuramente la cosa migliore che tu possa fare è quella di comunicare in maniera efficace con i tuoi clienti, riuscendo a trasmettere loro tutta la tua passione, ma non solo. Devi anche essere in grado di rendere evidente ai loro occhi quali siano i vantaggi dell’usufruire del tuo servizio rispetto quello degli altri già presenti in zona.

In poche parole, devi fare in modo sin dall’inizio che i clienti avvertano come indispensabile usufruire dei tuoi servizi di taglio e acconciatura rispetto quanto offerto dai concorrenti.

Per questo, punta tutto sulla qualità della lavorazione nonché dei prodotti. I clienti infatti apprezzano tantissimo vedere che i parrucchieri adoperano prodotti di qualità che magari hanno già visto in televisione.

Investi su mobili e forniture

Un salone di successo presenta dei mobili belli da vedere e accattivanti. Entrare nel tuo salone deve essere un’esperienza rilassante sin dal primo momento, in grado di concedere una piccola parentesi di benessere in città a tutti.

Per questo motivo scegli bene i mobili e fai in maniera che seguano uno stile lineare e che il contrasto cromatico con tutte le superfici, incluse pareti e tetto, sia gradevole.

Scegli inoltre delle forniture per parrucchieri di qualità considerando che si tratta dei tuoi attrezzi di lavoro, strumenti che adopererai ogni giorno.

Già questo sarà sufficiente per dare a tutto l’ambiente una parvenza più moderna, curata e accogliente, proprio quel di cui hai bisogno per acquisire nuova clientela e mantenerla nel tempo.

È un’attività redditizia quella del parrucchiere oggi?

Partiamo dal presupposto che tutti hanno necessità di tagliare e sistemare i capelli, sempre. Si tratta per questo motivo di un settore che per forza di cose non può conoscere crisi e per il quale i clienti non mancano.

Quel che devi essere in grado di fare è sottrarre clienti alla tua concorrenza, e fidelizzare ogni singolo cliente così che rimanga a lungo ad usufruire esclusivamente dai tuoi servizi.

Se riesci a fare questo, la tua attività avrà successo. Offri dunque sempre il meglio dal punto di vista dei prodotti e della qualità del servizio in generale. Fai sentire tutti coccolati e ben accolti all’interno di un ambiente dal design moderno e confortevole e avrai già fatto il passo più importante.

Vedrai che in questa maniera i clienti non mancheranno di certo, e questi apprezzeranno i tuoi sforzi premiando ti nel modo che tu preferisci, ovvero quello di rendere la tua nuova attività un vero successo.

Tipi di cassette postali

In base alla destinazione d’uso è possibile scegliere tra una moltitudine di cassette postali. Esistono diversi modelli pensati sia per ambienti interni che per l’esterno: alla stessa maniera ci sono dei modelli progettati appositamente per le abitazioni private e altri che invece sono perfetti per realtà aziendali e uffici che sono soliti ricevere parecchia corrispondenza, anche voluminosa.

Ciascuna tipologia di cassetta postale va chiaramente a soddisfare una esigenza diversa, in base alla sua destinazione d’uso. Inoltre anche quello del materiale è un aspetto da non sottovalutare in quanto differenzia in maniera netta una cassetta dall’altra per quel che riguarda robustezza e durata nel tempo.

Andiamo adesso a vedere in dettaglio quali sono le principali tipologie di cassetta per la posta e le differenze peculiari tra una tipologia e l’altra.

Cassette postali da esterno

Le cassette postali da esterno, spesso adoperate sia da privati che da realtà aziendali, consentono di custodire in maniera efficace la corrispondenza proteggendola dagli agenti atmosferici e dai tentativi di sottrazione. Questi importanti elementi rappresentano anche un interessante strumento per comunicare lo stile e la cura per le cose, che fa parte di noi, al punto tale che vengono considerati dei veri e propri elementi facenti parte di casa o dell’ufficio, sebbene siano posizionati all’esterno.

Per quel che riguarda la loro installazione, questa può essere ad incasso, appesa o sorrette da piantane autoportanti. I modelli interamente realizzati in alluminio sono perfetti per garantire grande durata nel tempo e robustezza, evitando il fenomeno dell’ossidazione e qualsiasi altro inconveniente legato all’usura ed al tempo che passa.

Cassette postali da interno

Le cassette postali da interno sono in grado di colpire favorevolmente il visitatore grazie alle loro caratteristiche in fatto di stile e design, tanto che delle volte la loro funzione pratica passa in secondo piano. Ad una cassetta postale da interno si chiede principalmente l’essere in grado di proteggere la posta e dunque rendere impossibile il ritiro della stessa tramite la fessura dalla quale questa viene inserita.

Al contrario, soltanto il proprietario, che è fornito di apposita chiave, può aprire la cassetta e dunque accedere alla corrispondenza. Esistono cassette singole così come le cassette postali condominiali: le dimensioni del vano destinato ad ospitare la corrispondenza variano in base al modello prescelto.

Sono in tanti oggi a prediligere modelli con più spazio, dato che abbiamo tutti l’abitudine di effettuare parte dei nostri acquisti direttamente online, e dunque vogliamo fare in modo che i nostri pacchetti siano ben custoditi all’interno della cassetta postale. Per ovviare al fastidioso problema della pubblicità in cassetta, è possibile optare per una soluzione che presenti sia le classiche bucalettere private di ciascun condomino, che una cassetta comune più grande all’interno della quale è possibile andare a conferire tutta la pubblicità, i volantini ed i depliant che ciascun condomino potrà liberamente ritirare qualora siano di suo interesse o gradimento.

Le cassette portapacchi

Le cassette postali per pacchi stanno acquisendo sempre più successo, di pari passo con la nostra abitudine di effettuare online i nostri acquisti. Queste consentono infatti di custodire in maniera assolutamente sicura la merce che riceviamo durante la nostra assenza. Questo importante elemento può essere posizionato sia all’interno che all’esterno di un edificio, ed i modelli realizzati interamente in alluminio garantiscono il massimo della sicurezza da eventuali tentativi di scasso, oltre chiaramente a resistere alle intemperie.

Se sei solito fare dello shopping online ma temi che in caso di tua assenza prolungata qualcuno possa sottrarre i pacchi che non entrano nella cassetta tradizionale, la cassetta portapacchi fa proprio al caso tuo.

Dunque esistono cassette postali adatte ad ogni tipo di ambiente ed utilizzo, con tutta la libertà di poter ricevere corrispondenza o fare i tuoi acquisti senza il timore che qualcuno possa sottrarli.

Idee per migliorare l’arredamento del tuo Living

Realizzare il living perfetto per casa è sempre difficile, perché le variabili in gioco sono veramente tante e molto dipende anche dall’effetto finale che intendi ottenere. Ad ogni modo di seguito trovi alcuni consigli che ti aiuteranno a valorizzare al meglio questo ambiente di casa così importante.

Il bianco ed il nero

Una combinazione di bianco e nero è in grado di apportare un contributo di eleganza e raffinatezza nel tuo Living. Aggiungendo anche qualche opera d’arte e uno o più quadri d’autore creerai un bellissimo ambiente ed un effetto particolarmente riposante in cui invitare i tuoi ospiti e trascorrere del tempo con loro.

Il legno

Se ciò che stai cercando di fare è ottenere un effetto particolarmente ricercato e raffinato, il legno è un materiale che non può mancare nel tuo soggiorno. Il legno infatti dà sempre la sensazione di cura e benessere, sia che si trovi nel pavimento o nel soffitto, così come in una libreria o altro complemento d’arredo.

I tuoi ricordi

Personalizzare il tuo living aggiungendo dei ricordi come ad esempio delle fotografie o ritratti artistici dei componenti della famiglia è un qualcosa di meraviglioso ed in grado di apportare valore. Ricorda per questo che aggiungere dei ricordi alla tua stanza contribuirà a renderla più bella e accogliente.

Il tavolo

Il tavolo è probabilmente l’elemento principale del tuo living ed è qui che si posano gli occhi di tutti gli ospiti quando entrano. Oggi esistono meravigliosi tavoli di design che sono in grado di svolgere una duplice funzione: da un lato infatti offrono chiaramente sostegno e appoggio per cenare o posare degli oggetti, d’altra parte i tavoli di design rappresentano delle vere e proprie opere artistiche sempre esposte ed in grado di raccontare attraverso le proprie forme tutta la capacità e l’espressività dell’artigiano che li ha realizzati.

Inferriate di sicurezza per difendersi dai furti

Alcune ricerche hanno recentemente dimostrato come il numero di casi di furti in appartamento sia sensibilmente aumentato durante la crisi legata alla pandemia. È in crescita dunque il numero di effrazioni e di intrusioni all’interno di appartamenti e negozi se si effettua un rapido confronto con lo stesso periodo relativo allo scorso anno.

Un problema economico ma anche affettivo

Questo rappresenta un problema duplice in quanto sicuramente da una parte c’è da considerare il problema legato alla perdita economica, che può essere anche ingente soprattutto per quel che riguarda eventuali esercizi commerciali, ma d’altra parte bisogna considerare anche l’aspetto affettivo che ci lega a determinati beni che possono essere sottratti in caso di furto.

Tutti noi infatti tendiamo a pensare che casa nostra sia un ambiente sicuro e inviolabile all’interno del quale le cose e le persone sono sempre al sicuro.  Purtroppo sappiamo in realtà che non è così e c’è dunque bisogno di individuare tutte quelle soluzioni alternative che ci consentono di mettere in sicurezza gli ambienti in cui viviamo o lavoriamo, così da garantire sempre il massimo della protezione a tutti i nostri beni più cari o alle eventuali attrezzature che adoperiamo per lavorare.

Le inferriate di sicurezza per porte e finestre

Da questo punto di vista le inferriate di sicurezza rappresentano la soluzione più efficace in quanto costituiscono una barriera che fisicamente impedisce ad eventuali malintenzionati di poter accedere. Parliamo di inferriate realizzate in ferro che sono assolutamente difficili da superare se non impossibili.

Ci sono chiaramente inferriate per ogni tipo di apertura: quelle fisse, per quel che riguarda ad esempio le finestre, e le inferriate apribili per quel che riguarda porte e altre aperture dalle quali solitamente si entra e si esce.

Non più la paura di essere svaligiati dunque, ma tutta la tranquillità di sapere che le inferriate di ferro proteggono egregiamente i propri beni.

Bevi bene anche al lavoro grazie ai distributori d’acqua IWM

Se per il tuo ufficio hai scelto di adottare il sistema dei boccioni d’acqua per consentire a tutti i lavoratori di potersi dissetare, molto probabilmente sei costretto a far fronte ad alcuni problemi che questo tipo di erogatori d’acqua comportano. Diciamo innanzitutto che il loro peso è notevole e non è dunque agevole fare rifornimento e portare decine di boccioni al piano desiderato o sistemarle in attesa che vengano utilizzate. Spesso inoltre, l’acqua dei boccioni ha un sapore poco gradevole che rende il dissetarsi meno piacevole di quello che dovrebbe essere. Infine, bisogna considerare i costi e le risorse da impiegare per smaltire correttamente i boccioni stessi dopo l’utilizzo, secondo quanto previsto dalle normative della regione in cui si opera. A questi svantaggi si aggiunge una questione meramente economica considerando che il costo al litro dei boccioni è decisamente molto più elevato rispetto quello che è il costo dell’acqua di rubinetto.

Se riconosci in questa descrizione alcuni problemi legati ai boccioni d’acqua che ti riguardano da vicino, considera che oggi il distributore acqua ufficio commercializzato da IWM è in grado di risolvere i tuoi problemi consentendo a tutti di poter bere con piacere l’acqua del rubinetto. Grazie alla tecnologia ad osmosi inversa infatti, l’acqua sarà perfettamente purificate, per essere successivamente re-mineralizzata e resa dunque ottima sia per quel che riguarda le caratteristiche organolettiche che per quanto riguarda il sapore. In base al gusto dei lavoratori inoltre, l’acqua potrà essere più o meno fredda, ma anche calda o gasata se lo si preferisce. È dunque una soluzione ecologica e che al tempo stesso consente di risparmiare rispetto la costosa acqua dei boccioni, per cui il consiglio è quello di contattare il numero verde 800.685.540 per parlare direttamente con un consulente IWM ed individuare la soluzione più adatta al proprio ufficio.

Xagon Man | Indossa la creatività

Il brand Xagon Man vanta un’esperienza trentennale nell’ambito del Pronto Moda interamente Made in Italy, in grado di coniugare resa estetica ad una qualità del prodotto che rendono questo marchio in cima alla lista dei desideri di tutti coloro i quali amano vestire seguendo le tendenze del momento, e dare una immagine di sé curata e alla moda. Proprio la ricerca stilistica e la voglia di stupire sono alla base del concept Xagon Man, fattori che rendono ogni sua creazione facilmente identificabile ed in grado di personalizzare e completare con eleganza il proprio outfit. Ecco dunque svelato il segreto del successo di un brand che ha conquistato importanti fette di mercato e consensi tra i consumatori, in maniera trasversale abbracciando ogni fascia d’età, ponendosi in una posizione predominante al punto tale da diventare la prima scelta di tutti coloro i quali hanno colto il suo spirito creativo ed originale.

Revolution Concept Store è il negozio online in cui puoi trovare tantissimi prodotti Xagon Man per arricchire il tuo outfit e mostrare orgogliosamente il modo in cui affronti la vita. Su tutti bellissime cinture, maglie, t-shirts e sneakers che ti aiuteranno a rendere il tuo abbigliamento decisamente più curato ed in linea con le tendenze del momento. Ciascun prodotto presenta una esauriente galleria fotografica che mostra ogni singolo dettaglio del capo o dell’accessorio che si sta visionando, più importanti dettagli aggiuntivi circa i tessuti e le caratteristiche specifiche. È possibile usufruire della spedizione gratuita raggiungendo un certo importo di spesa, e decidere di pagare tramite Paypal o direttamente alla consegna della merce grazie al contrassegno. Tra gli accessori più apprezzati per completare un acquisto, o per una idea regalo veramente utile e gradita, vi è l’ottimo Xagon Man x-black, un profumo le cui note di limone e agrumi ti regaleranno una piacevole sensazione di freschezza.

In palestra in sicurezza e… rispettando l’ambiente

Il business del wellness non sembra conoscere battute d’arresto. Sono sempre di più, infatti, le persone che dedicano gran parte del proprio tempo libero alla cura del corpo e dedicandosi a sport e allenamenti in palestra. Uno stile di vita corretto, come affermano tutti i medici: attività fisica e alimentazione sana sono infatti il passe-partout per una vita lunga e sana. Eppure, nonostante l’aumento esponenziale di centri fitness in tutta Italia, nell’ultimo periodo si sono accesi i riflettori anche sui potenziali rischi prodotti dal frequentare una palestra. Un’allerta della quale i titolari o gestori di centri sportivi non possono non tenere conto.

Quando l’attrezzo è una minaccia 

Recenti studi condotti negli Stati Uniti hanno evidenziato che, anche nelle palestre più attente a rispettare tutte le norme previste dalla legge, il numero di microorganismi è davvero altissimo. Complice il clima, caldo-umido specie nelle piscine, e il grande numero di persone che si allena contemporaneamente, batteri e virus possono trovare incredibilmente qui il luogo perfetto dove proliferare.  Una ricerca condotta nel 2014 in una palestra di Memphs, negli Usa, ha evidenziato che sugli attrezzi ginnici del centro vi erano oltre 25 ceppi di batteri differenti. Un secondo studio, sempre americano, ha rilevato che sui pesi liberi ci sono circa 350 volte più batteri che in un bagno pubblico. E, come in tutti i luoghi pubblici e affollati, non mancano i virus comuni come quelli del raffreddore e dell’influenza.

Come proteggere i propri clienti

In palestra è buona norma che i clienti portino un asciugamano personale da stendere sulle macchine o sui tappetini prima di ogni sessioni di allenamento. E, naturalmente, dopo aver utilizzato gli attrezzi gli sportivi non dovrebbero mai portare le mani agli occhi, alla bocca e in generale al viso prima di averle lavate. Ecco perché negli spogliatoi ci dovrebbe essere sempre un numero adeguato di lavandini e relativi asciugamani.

Asciugamani, ma quali?

Diversi test di laboratorio confermano come l’asciugamani elettrico sia più igienico e sicuro rispetto al sistema con la carta o a quello col rotolo di cotone, assicurando – come dicevamo sopra – un minor impatto batteriologico. Per non parlare del vantaggio ecologico: non si consuma carta – e negli spazi comuni l’uso è smodato – a tutto vantaggio dell’ambiente. Giusto per dare un numero, con un asciugamani elettrico si risparmiano mediamente 24 alberi in 16 anni. Ancora, i più recenti modelli di asciugamani elettrici sono anche a prova di vandalo, al contrario di dispenser e porta salviette di carta. Per le palestre che vogliono installare questi prodotti nei loro locali – prodotti che peraltro non richiedono tempi per riordini e nuovi assortimenti – uno dei nomi di riferimento è Mediclinics, azienda che produce asciugamani elettrici, asciugacapelli da parete e a una vasta gamma di accessori. In particolare, i nuovi modelli Dual o Mach di ultima generazione assicurano tempi di asciugatura inferiori in 15 secondi. Un ulteriore dato che, tradotto in cifre per il proprietario della palestra, significa un risparmio annuo garantito di oltre il 90% rispetto all’uso della carta. Igiene, ordine, pulizia, sicurezza per i clienti e soldi risparmiati: solo vantaggi, nessuna controindicazione.

Soluzioni per la rilevazione delle presenze

Le soluzioni per la rilevazione presenze progettati e realizzati da Cotini srl sono dispositivi di ultima generazione, in grado di assicurare una verifica precisa ed efficace relativamente alla presenza dei dipendenti all’interno degli edifici o locali nei quali viene svolta l’attività lavorativa. I sistemi Cotini srl possono essere sviluppati in base alle specifiche necessità del cliente e sono per questo assolutamente personalizzabili per garantire quel livello di protezione necessario quando si parla di tutela dei lavoratori all’interno dell’area in cui questi prestano servizio. Inoltre, un sistema di rilevazione delle presenze si rivela fondamentale nel caso in cui si presenti una emergenza per la quale si rende necessario evacuare ogni ambiente e dunque diventa prioritario sapere esattamente quante persone si trovano all’interno dell’edificio nel momento in cui l’emergenza dovesse presentarsi.

L’operazione di rilevazione delle presenze è resa veloce grazie a moderni lettori di badge e biometrici: il primo metodo è quello che tutti conosciamo e che consente di avere accesso grazie ad appositi badge, il secondo è invece un sistema che si basa sul riconoscimento delle impronte digitali dell’utente o della biometria del suo viso. Cotini srl ha investito nella tecnologia biometrica, applicata ai sistemi di rilevazione presenze, con grande anticipo rispetto i competitor in Italia, sebbene la tendenza fosse già abbastanza diffusa nel resto del mondo. I sistemi proposti sono dunque all’avanguardia nel settore, e rappresentano uno strumento davvero efficace e assolutamente personalizzabile in base alle specifiche esigenze del cliente. Cotini srl garantisce inoltre assistenza tecnica rapida grazie ad un apposito sistema di ticket che consente al cliente di ricevere nel minor tempo possibile una soluzione, nonché richiedere assistenza generica o informazioni circa procedure relative ai sistemi. Per ogni ticket generato l’utente riceverà una mail con un relativo codice e la possibilità di accedere al portale per verificare lo stato di avanzamento del lavoro relativo alla propria richiesta.

Donne meno portate per discipline Stem. Lo pensa il 14% degli italiani

Le donne sono meno portate per discipline Stem? Se il 56% degli italiani non conosce il termine Stem quasi il 14% ritiene che le donne siano biologicamente e naturalmente meno portate allo studio delle discipline scientifiche. Sono alcuni dati emersi dalla ricerca presentata da Alessandra Ghisleri, direttore di Euromedia Research, nel corso dell’evento Donne e materie Stem: come superare la disparità di genere, promosso da Fondazione Marisa Bellisario, Link Campus University e Università eCampus. 
“Sono dati molto preoccupanti, e ritenere che alla base del sottodimensionamento delle donne in queste materie ci siano ragioni biologiche ci fa capire che siamo ancora all’epoca preistorica”, ha commentato Maria Cristina Messa, ministro dell’Università e della Ricerca.

“Non esiste minore attitudine delle ragazze rispetto ai ragazzi”

“Come governo, in tutti i bandi abbiamo fatto sì che almeno il 40% degli assunti siano donne, vincolando l’accesso ai fondi del PNRR solo a quegli enti, pubblici e privati, che abbiano la redazione di un bilancio di genere e una strategia di genere come uno degli elementi portanti della governance nelle loro strutture – ha aggiunto Maria Cristina Messa -. E non basterà avere un foglio di carta: saranno monitorati i dati che individuano gli obiettivi principali”.
Quanto al gap di genere, “abbiamo un gap di genere ben più alto della media dei paesi Ocse – ha sottolineato Elena Bonetti, ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia – e di certo non esiste una minore attitudine delle ragazze rispetto ai ragazzi”.

Creare role model e abbattere gli stereotipi sono leve prioritarie

“Quasi 40 anni fa Marisa Bellisario incoraggiava le ragazze a intraprendere percorsi di studio scientifici perché, diceva, le donne hanno tutte le carte in regola per eccellere e perché là ci sono le migliori opportunità di lavoro e carriera – ha ricordato Lella Golfo, presidente della Fondazione Marisa Bellisario -. La Fondazione ha raccolto il suo testimone e fin dal 1989 premia ogni anno non solo i migliori talenti del settore, da Fabiola Gianotti a Samantha Cristoforetti, ma le più brillanti neolaureate in materie Stem. Creare role model e abbattere gli stereotipi sono le leve prioritarie per aumentare il numero di ragazze che scelgono indirizzi scientifici: un obiettivo non solo di parità ma di sostenibilità e progresso in tutto il mondo”.

In alcuni segmenti universitari lo scarto tra uomini e donne è ancora rilevante 

“Ci sono alcuni segmenti, all’interno del panorama universitario italiano che vedono ancora un rilevante scarto tra uomini e donne, nella presenza e nella rappresentanza – ha evidenziato il rettore della Link Campus University, Carlo Alberto Giusti -. Nelle discipline Stem, secondo i dati del centro studi della Crui, si registra una presenza femminile inferiore al 15%, dato confermato anche nei dottorati e nei ruoli della ricerca. La Link Campus University è impegnata in azioni di contrasto a ogni forma di diseguaglianza”.

Italiani e auto, inizio anno difficile

Sono sempre meno le auto per famiglia in Italia. Il 2022 si è aperto con numeri i calo per il mercato automobilistico, che ha visto una decrescita per il numero di immatricolazioni, per automobili e altri veicoli, del -21,22% a causa di fattori come la pandemia e ora anche la guerra in Ucraina. Qualche dato relativo ai primi due mesi dell’anno: le vendite relative alle Passenger cars, in Italia, sono state pari al -22,46% rispetto al 2021. Sembra di natura contenuta, invece, il decremento concernente i Light commercial vehicles che, registra un 6,72% in meno sulle vendite totali, con 14.120 veicoli immatricolati per febbraio 2022. Sono solo alcuni dei dati contenuti nella ricerca di Scenari. La società di ricerca ha condotto un sondaggio su un campione rappresentativo od italiani, scoprendo che il 98,7% degli intervistati possiede almeno la patente di tipo A1. La maggior parte dei rispondenti ha dichiarato di possedere una sola autovettura (46,1%). L’altra significativa maggioranza è costituita da coloro che ne posseggono, invece, due (42%). Mediamente, quindi, in un micronucleo sociale italiano, possiede un numero di automobili compreso tra 1 e 2.

Perchè calano le immatricolazioni

Gli avvenimenti che hanno portato alla situazione attuale il mercato automobilistico italiano sono strettamente legati alla pandemia e all’attuale conflitto sul territorio ucraino. Il ruolo di maggior peso per l’attuale condizione lo giocano: residui degli effetti della pandemia da SARS-CoV-2 e le limitazioni, sul trasporto del carburante, causate dall’attuale conflitto russo-ucraino. Allo stato d’incertezza, generato dall’imponente flessione economica e occupazionale, si aggiunge la cosiddetta crisi dei microchip. Tra tutti i settori colpiti da questa crisi, quello dell’industria automobilistica è in primissima linea. Sembra, inoltre, che la carenza di semiconduttori si protrarrà ancora per un po’, generando, in questo modo, una spietata corsa all’approvvigionamento di chip e delle materie prima che occorrono per fabbricarli.

Effetto domino

L’incremento del 40%, su tutti i tipi di carburante, sta generando un ovvio effetto domino sui costi di produzione.
Dai vertici del settore, le persone sono esortate ad attendere pazientemente il ritorno degli incentivi per il mercato automobilistico. Si punta, dunque, a un’immediata riforma del decreto sull’energia, spronando all’utilizzo dei fondi destinati a questo scopo. Presentano, infatti, gli unici valori positivi, i modelli ibridi. Le bifuel Gpl hanno registrato un incremento pari al +23,2% a discapito dei prodotti a metano che, vedono la propria fetta decrescere del -59%. Ciò ha portato ad un calo nelle omissioni di CO2, che in analisi hanno presentato il 5,3% in meno rispetto al 2021.

Una nuova frattura economica divide il mercato

La difficile situazione e le restrizioni dovute alla pandemia hanno costretto i consumatori a rivalutare preferenze e abitudini di acquisto, che nel 2022 saranno maggiormente influenzate da un significativo divario economico. NielsenIQ ha identificato cinque gruppi di consumatori in base alla loro sicurezza finanziaria e le abitudini di acquisto previste per il 2022. Il 23% è in difficoltà (Struggler): durante il Covid-19 ha vissuto un’insicurezza finanziaria che continua ancora oggi, il 21% è in ripresa (Rebounder), il 38% è cauto (Cautious), e continua a porre attenzione alle spese, il 12% non ha subito impatti negativi (Unchanged), e continua a spendere normalmente, e il 6% è in ottime condizioni economiche (Thrivers): ha risparmiato denaro durante Covid e si sente finanziariamente più sicuro rispetto a prima dell’inizio della pandemia.

Priorità e preferenze sono cambiate profondamente

L’analisi dimostra che l’82% degli intervistati a livello globale (coloro che si identificano come Struggler, Rebounder e Cautious) è rappresentato da consumatori attenti ai costi, che stanno alterando i propri modelli di acquisto e consumo.
“Con l’aumento dei prezzi, i consumatori stanno rivalutando ciò che per loro è essenziale, scendendo spesso a compromessi – dichiara Nicole Corbett, Director, Global Thought Leadership di NielsenIQ -. I rivenditori e i brand non possono presumere che i prezzi e le strategie promozionali del passato siano rilevanti nel mondo di oggi. Priorità, esigenze e preferenze dei consumatori sono cambiate profondamente rispetto al 2019”.

Come rispondere alle esigenze degli shopper

Comprendere le sfumature nei comportamenti di consumo è fondamentale per rispondere alle esigenze degli shopper. Struggler e Rebounder sono attentissimi alla spesa, tendono a fare scorta di alcuni prodotti per evitare l’out of stock e a fare acquisti nei negozi fisici. Solo il 3% dei Cautious afferma di non aver cambiato i propri comportamenti di acquisto, rispetto al 21% degli Unchanged. Le strategie applicate dai vari gruppi per gestire la spesa sono diverse. È probabile che gli Struggler selezionino l’opzione più economica o smettano di acquistare completamente, mentre gli Unhanged potrebbero rimanere fedeli ai brand e acquistare i loro prodotti preferiti, indipendentemente dagli aumenti di prezzo. Ognuno di questi gruppi rappresenta un’opportunità di crescita, determinata dall’impatto della pandemia sulla loro sicurezza finanziaria, e dalle loro nuove esigenze.

L’impatto futuro dell’attuale divario economico

Il 30% degli intervistati globali afferma di avere priorità completamente diverse rispetto al 2019, i gruppi più impattati a livello economico (Struggler, Rebounder e Thriver) hanno cambiato radicalmente le abitudini di acquisto. Data la natura imprevedibile del futuro, le aziende dovrebbero pianificare oggi per rispondere alle esigenze di domani. Se la pandemia inizierà a evolversi in endemia e le economie inizieranno a riprendersi, gli Struggler potrebbero migliorare la propria situazione economica e avvicinarsi ai Rebounder. Allo stesso modo, i Cautious potrebbero iniziare ad allentare l’attenzione ai costi e avvicinarsi agli Unchanged. Tuttavia, in uno scenario in cui nuove varianti, eventi geopolitici o pressioni macroeconomiche metteranno in difficoltà la società, potrebbe verificarsi il contrario, e il divario economico crescerebbe ulteriormente.

Pasqua: uovo di cioccolato o colomba?

Nella ‘sfida’ tra uova di cioccolato e colomba quale è il dolce più amato dai consumatori del Bel Paese? A Pasqua gli italiani comprano i dolci tipici della tradizione per festeggiare con golosità le feste, un’abitudine consolidata. E secondo Everli, il marketplace della spesa online, lo scorso anno si è registrato un aumento di spesa a doppia cifra per l’acquisto di uova di cioccolato (66%) e di colombe (29%), decretando come vincitore indiscusso l’uovo. Nonostante in Italia si acquistino un maggior numero di colombe pasquali (+4,6% rispetto alle uova), si spende di più in uova di Pasqua (+86%). E Taranto è al primo posto nello per la spesa in uova di cioccolato e al secondo per le colombe pasquali.

Cioccolato al latte, gianduia o fondente?

Puglia e Toscana sono le regioni in cui si spende di più per l’acquisto di uova di cioccolato, ognuna con due province nella top 10 delle località che hanno speso maggiormente online per questa categoria, Taranto (1°) e Bari (2°), Lucca (6°) e Grosseto (7°). Ma che tipologia di cioccolato preferiscono gli italiani? Non ci sono dubbi: 9 delle 10 città in cui si spende di più per l’acquisto di uova come prima preferenza scelgono il cioccolato al latte. Solo a Taranto vince il gianduia, ricetta che guadagna il secondo gradino del podio anche a Bari. Anche se le uova di cioccolato al latte sono le più apprezzate compaiono anche uova al fondente o fondente extra, in particolare a Roma, L’Aquila, Gorizia, Cagliari, Grosseto e Rimini, mentre il cioccolato bianco si intravede solo nei carrelli di Cagliari, Grosseto e Roma.

La colomba vince in Lombardia

Tra gli italiani che scelgono la colomba la preferita è quella classica, ma c’è spazio anche per le versioni con glasse e creme sfiziose In base ai dati di Everli, le colombe riscontrano successo soprattutto in Lombardia, regione che vanta due località all’interno della top 10 delle province italiane dove si spende di più per l’acquisto di tale prodotto: Cremona (8°) e Mantova (10°). Inoltre, paragonando le spese effettuate nel 2021 rispetto al 2020, si registrano impennate di acquisti per le colombe pasquali a Rovigo, dove la spesa è aumentata di 11 volte, a Trieste e a Ravenna, dove la spesa per questo prodotto è più che raddoppiata (rispettivamente + 157% e +114%).

La colomba ideale? Classica, ma anche con ricette alternative

Ma come deve essere per gli italiani la colomba ideale? Guardando alla top 10 delle province italiane che apprezzano di più questo dolce, il ‘voto’ non è unanime. Benché ci sia preferenza per la versione classica (vince in 4 città su 10) o veronese (amata solo a Mantova), fanno capolino anche ricette ‘alternative’ e particolarmente golose, dalla colomba arricchita con crema di limoncello (Cagliari), di crema chantilly (Pisa) o con gocce di cioccolato (Taranto), fino a quella senza canditi, che appare nei carrelli di Palermo e Rovigo.

Cosa fare dopo il diploma: laurea o lavoro?

La Generazione Z sembra non volersi rassegnare a ingrossare le file dei cosiddetti NEET, i giovani che non studiano e non lavorano. Sebbene la carriera universitaria resti il percorso principale per uno studente su 2, uno su 10 è orientato verso i corsi professionali non universitari, uno su 5 punta a cercare lavoro, mentre uno su 10 si rifugia nella prospettiva di andare all’estero. La voglia di mettersi in gioco fin dai banchi di scuola è un elemento molto presente. Infatti, quasi la metà (45%) dei ragazzi intercettati dall’indagine Dopo il diploma, condotta da Skuola.net su un campione di 3mila alunni delle scuole superiori, mostra l’impegno nel fare qualche ‘lavoretto’: il 26% lo fa nei periodi di pausa dalla didattica, e il 19% anche durante i mesi di scuola.

Quasi la metà è ancora disorientato

Complice anche il periodo storico, resta però un diffuso senso di spaesamento: quasi la metà degli studenti intervistati (45%) ammette di essere ancora disorientato su cosa fare dopo la scuola. E uno studente su 5 immagina che i mesi successivi al diploma saranno dedicati alla riflessione sul futuro o a un anno sabbatico. Di fatto, negli ultimi tempi l’obiettivo laurea sembra registrare un calo di appeal. Se è vero che rimane la strada maestra per la metà degli studenti delle superiori, la flessione è sensibile: rispetto allo scorso anno l’11% di studenti in meno è intenzionato a considerare solo ed esclusivamente l’opzione università. D’altronde, quest’anno, per la prima volta i licei hanno registrato una flessione delle iscrizioni rispetto a dodici mesi fa. Un fatto storico che non avveniva da un decennio.  

“Lavoretti” digitali mentre si studia

Per quanto riguarda chi già dedica un po’ di tempo al lavoro, oltre alle mansioni più conosciute, come camerieri, fattorini, baby-sitter, uno su 7 punta su lavori digitali, sfruttando le occasioni fornite dal web e dalle nuove tecnologie informatiche. Ma nel Paese dove il posto fisso è uno degli obiettivi principali dei genitori per i propri figli, un ragazzo su 4 vorrebbe al contrario costruire qualcosa di suo. Il 23%, pur non osando aspirare a tanto, si immagina da grande come un lavoratore autonomo per avere più libertà, e solamente il 20% aspira ancora alla sicurezza del “tempo indeterminato”.
Tuttavia, non tutti hanno pensato al proprio futuro professionale: il 32% degli intervistati ancora non l’ha fatto, a differenza degli aspiranti capitani d’azienda, la maggior parte dei quali (59%) pensa di avere già in mano l’idea vincente. E uno su 10 sta già sviluppando la sua impresa insieme a un team.

Uno su 5 punta ad avere presto un’occupazione

Anche la complicata relazione tra formazione e mondo del lavoro sembra stia iniziando a cambiare. Circa uno su 5, subito dopo il diploma, punta proprio ad avere presto un’occupazione: l’8% immettendosi direttamente nel mercato del lavoro, il 10% seguendo un corso, ITS o similare, che permetta di specializzarsi ma accorciando il tragitto che porta dai banchi di scuola al lavoro.
E tra quanti hanno invece in programma di andare all’università, una quota simile, il 19%, che tra i maschi sale fino al 26%, cambierebbe idea se venisse a conoscenza di un percorso alternativo capace di garantire ampie possibilità di collocamento e opportunità di carriera. Non mancano poi quelli che sarebbero interessati a entrare nelle forze armate o di polizia (7%). 

Gli italiani dicono no alla Great Resignation

Gli italiani sono poco propensi a rassegnare le dimissioni ‘al buio’ per cercare un altro impiego. Il 56,2% degli occupati dicono no alla Great Resignation, e preferiscono non lasciare il proprio lavoro, convinti che non ne troverebbe uno migliore. Una percentuale che sale al 62,2% tra i 35-64enni e al 63,3% tra gli operai. Nei primi nove mesi del 2021 erano 1.362.000 le dimissioni volontarie registrate, +29,7% rispetto al 2020, ma proprio nel 2020, con il mercato del lavoro paralizzato a causa del Covid, si era verificato un picco negativo di dimissioni: solo 1.050.000 nei primi tre trimestri (-18,0% rispetto al 2019). Ma a quanto riporta il 5° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale si conferma un trend di più lungo periodo di crescita delle dimissioni, legato soprattutto all’aumento della precarietà dei rapporti di lavoro.

Fa più paura ritrovarsi impantanati nella precarietà

Tra i lavoratori italiani il pragmatismo vince sulla tentazione della Great Resignation, fa più paura l’idea di ritrovarsi impantanati nella precarietà. Eppure l’82,3% (86,0% giovani, 88,8% operai) si dice insoddisfatto della propria occupazione e pensa di meritare di più. Infatti il 58,1% ritiene di ricevere una retribuzione non adeguata, percezione confermata dalle statistiche ufficiali: negli ultimi vent’anni le retribuzioni medie lorde annue si sono ridotte del 3,6% in termini reali. Pensando alla propria occupazione, il 68,8% si sente poi meno sicuro rispetto a due anni fa (72,0% operai, 76,8% donne). E nell’ultimo biennio il 66,7% (71,8% tra i millennial) ha vissuto uno stress aggiuntivo per il lavoro, e il 73,8% teme che in futuro dovrà fronteggiare nuove emergenze lavorative.

Il lavoro è cambiato, e lo smart working non piace a tutti

Per il 51,3% degli occupati il proprio lavoro è cambiato molto durante la pandemia. Il digitale è stato determinante, ma non indolore. Complessivamente il 58,0% ha riscontrato difficoltà nell’utilizzo dei dispositivi digitali, in particolare, nella partecipazione ai meeting online (55,3%) e con la posta elettronica (46,1%). Sullo smart working poi i lavoratori italiani si dividono: il 25,1% non vorrebbe farlo, il 32,9% vorrebbe proseguire, il 42,0% opterebbe per una soluzione ibrida. In ogni caso, il tempo di lavoro si è dilatato: il 39,7% degli occupati afferma di non disporre di sufficiente tempo libero (45,1% tra gli esecutivi), e il 23,0% prevede un ulteriore peggioramento nel futuro.

I lavoratori chiedono più retribuzione e welfare alle aziende

Le richieste alle aziende sono chiare: il 91,2% dei lavoratori vorrebbe retribuzioni più alte, l’86,5% più servizi di welfare aziendale, e il 75,2% un maggiore supporto nel rispondere ai bisogni sociali.
Intanto aumentano le imprese che puntano sugli strumenti del welfare aziendale. Per il 62,5% di un panel di responsabili delle risorse umane di grandi imprese il welfare aziendale è una priorità, e il 71,9% si dice pronto ad attivare servizi ad hoc per rispondere ai bisogni dei lavoratori. Piani di welfare ‘su misura’, fatti di servizi e supporti personalizzati, disegnati sui bisogni del singolo lavoratore, possono infatti dare un contributo decisivo alla domanda di riconoscimento dei lavoratori, stimolando un diverso rapporto con il lavoro e l’azienda.

Benefit aziendali, importanti (quasi) come lo stipendio

Quali sono i benefit più richiesti dai lavoratori? Dando ormai per assodato, come avviene ormai da qualche anno, che il solo stipendio abbia perso la centralità assoluta nella scelta di entrare o rimanere in un’azienda, è interessante scoprire come i dipendenti vivano tutti gli “extra” collegati al loro lavoro. I cosiddetti benefit che sanno dare valore al dipendente e fidelizzarlo nei confronti dell’azienda per cui lavora. Ta i “vantaggi” preferiti ci sono infatti la possibilità di formazione, la possibilità di carriera interna nonché la presenza di concreti benefici per i lavoratori. In particolare, nel 2022 i lavoratori sono particolarmente sensibili alla possibilità di poter continuare a lavorare in regime di smart working, alternando lavoro in presenza e lavoro da remoto.

“Durante la pandemia abbiamo conosciuto i vantaggi del lavoro agile, e sono molti i professionisti che compiono la scelta della migliore azienda i cui lavorare anche in base a questo fattore”, spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di head hunting specializzata nella selezione di personale qualificato e nello sviluppo di carriera.

Cresce l’attenzione ai benefit

“Noi head hunter abbiamo notato un progressivo aumentare dell’attenzione nei confronti dei benefit, la cui presenza rende molto più appetibile un posto di lavoro agli occhi dei candidati. E non stupisce quindi che sempre più aziende stiano raddoppiando l’impegno verso il welfare, per migliorare l’employer branding come peraltro la talent retention”, precisa ancora Carola Adami.

I lavoratori si aspettano un ampliamento dei programmi 

La maggior parte dei lavoratori attende un prossimo ampliamento del programma di benefit in azienda, secondo alla società di consulenza americana Forrester, per cui la pensa così il 79% dei dipendenti. Guardando ai dati di un ricerca condotta da Harris Interactive per Sodexo Benefits & Rewards Services Italia, sul podio dei benefit si trovano i premi immediati, indicati dal 36% degli intervistati, seguiti dai buoni pasto per il 30%, e dai bonus a lungo termine per il 24%, che superano di poco l’assicurazione medica (23%) e la mensa aziendale (23%).
“Offrire una nutrita gamma di benefit ai propri dipendenti è una scelta vantaggiosa per qualsiasi tipo di azienda. Così si rende  più facile sia l’attrazione di nuovi talenti da assumere, sia la riduzione del tasso di turn over, per mantenere in azienda conoscenze e competenze”, conclude la Adami. Difatti come ha svelato un’indagine Censis ben l’82,3%, dei lavoratori italiani è convinto di “meritare di più” a livello lavorativo. 

Agricoltura lombarda, ecco le opportunità per le imprese del settore

Sostenere l’agricoltura in Lombardia è una priorità, perchè, come afferma Maria Chiara Zaganelli, direttore generale di Ismea “La Lombardia è la principale regione italiana per valore della produzione agricola, investimenti lordi e stock di crediti bancari del settore primario, nonché ai primissimi posti per fatturato all’export dell’agroalimentare. Mediamente le imprese agricole lombarde sono più grandi e capitalizzate e sono le principali beneficiarie della garanzia diretta di Ismea e degli strumenti di equity, previsti nel quadro di Ismea investe. E’ questo il senso delle iniziative messe in campo proprio da Ismea per dare nuova forza alle imprese agricole della Regione, attraverso varie misure che vanno Dai contributi a fondo perduto ai mutui a tasso agevolato per i giovani e le donne sino agli interventi di finanza strutturata per le società di capitali.

Il pacchetto di misure

In un recente incontro a Milano, è stato presentato il sistema integrato di misure e di strumenti che l’Istituto mette a disposizione per sostenere lo sviluppo del settore agricolo e agroalimentare italiano, accompagnando le imprese nelle diverse fasi della loro vita: dall’acquisizione del capitale fondiario allo sviluppo del business, dall’accesso al credito e al mercato dei capitali sino alla gestione del rischio. L’ultima legge di Bilancio affida a Ismea ulteriori 80 milioni di euro destinati a sostenere la competitività del settore in un momento di grande trasformazione verso le sfide della transizione ecologica e digitale previste dalla PAC e dal PNRR. Entrando nel merito delle opportunità, tramite la Banca nazionale delle Terre Agricole (BTA), che quest’anno aprirà, il prossimo 7 marzo, la fase delle manifestazioni di interesse del quinto lotto, Ismea rimette in circolo i terreni attraverso una procedura di vendita trasparente e aperta a tutti, offrendo opportunità di investimento e ricomposizione fondiaria. Con “Più Impresa”, l’Istituto sostiene gli investimenti dei giovani e delle donne in agricoltura, grazie all’erogazione di contributi a fondo perduto e mutui a tasso zero. Ismea gestisce inoltre il primo Fondo di Garanzia pubblico con garanzia diretta e a prima richiesta per l’agricoltura, a copertura di oltre due miliardi di euro di finanziamenti destinati al settore. Con i suoi strumenti di garanzia, Ismea facilita l’accesso al credito delle imprese agricole e della pesca, riducendo il costo dei finanziamenti. Con “Ismea Investe” le società di capitali attive nel settore agroalimentare possono beneficiare di finanziamenti agevolati e interventi nel capitale di rischio (operazioni di equity e quasi equity, prestiti obbligazionari e strumenti finanziari partecipativi).

Le maggiori criticità

“Sono molte le problematiche che le aziende agricole stanno affrontando in questo periodo: rincari energetici, costi delle materie prime, crisi internazionali. È fondamentale per le nostre imprese avere massima chiarezza sulle misure messe in campo per aiutare il comparto, sia in ambito creditizio che di sviluppo rurale. Ringrazio Ismea per aver scelto la Lombardia come prima tappa del tour sul territorio nazionale. I dati confermano ancora come la nostra sia la prima regione agricola d’Italia e a livello istituzionale abbiamo il dovere di accompagnare le aziende nella fase di transizione che è in atto” ha dichiarato Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia.

Il fenomeno degli hater è in crescita. Colpa del web

Negli ultimi due anni segnati dalla pandemia e da rapporti sempre più online ci si ‘nasconde’ dietro la tastiera del computer per esprimere opinioni che in una vita più reale non avremmo espresso con la medesima violenza. Di fatto sta crescendo il fenomeno degli hater, con quasi 3 italiani su 4 che non perdonano abbastanza, incentivando anche in modo inconsapevole il cosiddetto odio sociale. A quanto emerge da un nuovo studio di Trustpilot una fetta importante della responsabilità è attribuita ai canali online, attraverso i quali ci si maschera più facilmente arrivando a scrivere cose che nella vita reale non si direbbero.

La responsabilità è della pandemia, della digitalizzazione e dei social

L’analisi ha coinvolto un campione di 12.000 adulti dai 18 anni in su tra Italia, Uk, Stati Uniti, Australia, Paesi Bassi e Francia.Per il 39% del campione ‘i limitati contatti faccia a faccia degli ultimi due anni’ e ‘l’aumento della comunicazione online’ hanno favorito un aggravarsi del fenomeno. Solo il 35% degli intervistati ha invece ritenuto che ‘la responsabilità è imputabile ai social media’. Quasi un terzo del campione, infatti, ha rivelato di essere più impulsivo quando pubblica messaggi, commenti o recensioni su internet rispetto a quanto farebbe di persona.

Internet provoca un eccesso di aggressività nelle comunicazioni

E sono soprattutto i più giovani a percepire la responsabilità di internet in questo eccesso di aggressività nelle comunicazioni. Infatti, tra i ragazzi dai 18 ai 24 anni è il 41% a ritenere che le interazioni online negli ultimi anni abbiano favorito l’odio sociale. Diversamente, sono le fasce di età intermedia a ritenere particolarmente responsabili del fenomeno i social media. Infatti, nella fascia dai 35 ai 44 anni a pensarlo è il 38%.

Fermarsi prima di ferire il proprio interlocutore

Le fasce più giovani, inoltre, sono quelle che ammettono di essere più supponenti online di quanto sarebbero di persona, riporta Adnkronos. Lo afferma il 35% dei ragazzi tra i 18 ed il 24 anni, e il 36% di quelli dai 25 ai 34 anni. Nelle fasce d’età successiva il dato decresce drasticamente, tanto che dai 55 anni in su è meno del 20% del campione a dichiararsi più supponente online. L’indagine è parte della nuova campagna Helping Hands di Trustpilot, che mira a ricordare sia ai consumatori sia alle aziende che a volte prima di comportarsi con impulsività è il caso di fermarsi, prendersi un attimo di pausa e incentivare solo conversazioni costruttive. E non cercando di ferire a ogni costo il proprio interlocutore.