La cucina italiana continua a far innamorare il resto del mondo. Ma c’è molto di più rispetto a un semplice fattore culturale o di gusto: la ristorazione tricolore rappresenta un motore economico che cresce anno dopo anno.
Secondo l’ultima edizione del Foodservice Market Monitor 2025 di Deloitte, nel 2024 il valore globale del settore legato al cibo italiano ha raggiunto quota 251 miliardi di euro, in aumento del 4,5% rispetto all’anno precedente. Numeri che confermano quanto i piatti della tradizione tricolore siano apprezzati in ogni angolo del pianeta, dagli Stati Uniti alla Cina, che insieme assorbono oltre il 65% dei consumi.
Aumenta la presenza delle catene di ristorazione
Guardando al mercato interno, il nostro Paese conquista una solida posizione nella classica dei leder mondiali del food service. Nel 2024 il comparto ha toccato gli 83 miliardi di euro, crescendo del 2% e superando definitivamente i livelli pre-pandemia. Una ripresa solida, che vede i ristoranti con servizio al tavolo mantenere un ruolo centrale, ma con una novità: il boom dei locali a servizio rapido, i cosiddetti Quick Service Restaurant.
Sempre più italiani scelgono formule veloci, senza però rinunciare alla qualità. Le catene, anche se a oggi sono meno diffuse rispetto agli standard internazionali, guadagnano terreno: in pochi anni sono passate dal 7% al 10% del mercato. È un segnale chiaro di come stiano cambiando le abitudini e le occasioni di consumo.
I trend globali
Anche a livello globale il settore si conferma decisamente vitale. Nel 2024 la ristorazione mondiale ha raggiunto quasi 3.000 miliardi di euro. Dopo lo shock della pandemia, il mercato ha trovato un nuovo equilibrio e cresce oggi a un ritmo doppio rispetto a dieci anni fa. A guidare lo sviluppo sono soprattutto il Nord America e l’Europa, ma le prospettive più interessanti per il prossimo futuro si concentrano sull’area Asia-Pacifico.
In un mondo che cambia, mutano anche le abitudini dei consumatori: il 65% è disposto a spendere di più per proposte sostenibili e il 76% riduce il consumo di carne per ragioni ambientali. La ristorazione, inoltre, non è più solo un’occasione per mangiare, ma un luogo di incontro e condivisione. Non a caso la Generazione Z frequenta ristoranti e takeout 3-4 volte al mese, e di conseguenza la spesa è in aumento.
Cosa aspettarsi dal futuro
Il settore, anche se deve fare i conti con criticità quali margini ridotti e carenza di personale, punta su tecnologia e creatività. Più della metà degli operatori ha investito in digitalizzazione e automazione, mentre molti menù sono stati semplificati per ridurre i costi senza sacrificare la qualità.
Anche sul fronte degli investimenti non mancano segnali positivi: in Italia il numero di operazioni di fusione e acquisizione è raddoppiato rispetto al periodo pre-Covid. E gli investitori guardano con attenzione a format in forte crescita come fast food, healthy food e pizza, che insieme rappresentano già oltre un quinto delle operazioni.
