Videogiochi e bambini, come proteggerli dagli attacchi informatici?

Neanche i più piccoli sono al riparo dai cybercriminali. Nel primo semestre del 2024, si è registrato un incremento del 30% degli attacchi informatici rivolti ai fruitori di giochi per bambini, rispetto alla seconda metà del 2023. Secondo un rapporto di Kaspersky, oltre 132.000 utenti sono stati presi di mira dai cybercriminali che utilizzano videogiochi come esca.

Durante l’analisi delle minacce nascoste nei videogiochi tra luglio 2023 e giugno 2024, sono stati individuati più di 6,6 milioni di tentativi di attacco.

Videogiochi più colpiti

Tra i 18 giochi analizzati, Minecraft, Roblox e Among Us sono stati i più bersagliati. Minecraft, in particolare, ha registrato oltre 3 milioni di tentativi di attacco. I criminali sfruttano la popolarità di questi games e l’interesse dei giocatori per cheat e mod, spesso distribuiti su piattaforme non ufficiali, mascherando il malware dietro queste applicazioni.

Nuove strategie di attacco

Gli esperti hanno osservato che i cybercriminali stanno adottando tattiche sempre più sofisticate. Gli attacchi sono diventati più mirati, sfruttando momenti specifici e utilizzando schemi meno evidenti rispetto agli attacchi generici del passato. Un elemento chiave è l’uso crescente dell’intelligenza artificiale per personalizzare gli attacchi di phishing, rendendoli più efficaci, soprattutto contro i giovani gamer.

Inoltre, nuovi strumenti di phishing, come kit avanzati e pagine web falsificate, sono sempre più diffusi sul dark web, facilitando l’accesso ai truffatori.

Truffe comuni nel mondo del gaming

Una truffa frequente riguarda la promessa di nuove skin per i personaggi di gioco, un elemento molto desiderato dai giocatori. Alcune skin sono rare e, per ottenerle, gli utenti vengono indotti a fornire le proprie credenziali di gioco. Un altro esempio è legato a “Valorant” e allo Youtuber Mr. Beast: i truffatori utilizzano la popolarità di questi nomi per convincere i bambini a cedere informazioni sensibili.

In un’altra truffa legata a Pokémon GO, agli utenti viene chiesto di inserire il nome utente e di completare un sondaggio per dimostrare di non essere un bot, solo per essere reindirizzati a siti web falsi che promettono premi inesistenti.

Prevenzione e protezione

Per contrastare queste minacce, Kaspersky suggerisce di educare i bambini alla cybersecurity, stabilire regole chiare per l’uso del web e utilizzare app di controllo parentale. Installare soluzioni di sicurezza affidabili sui dispositivi è fondamentale per prevenire il download di file dannosi.

Piano Transizione 5.0: dal 7 agosto aperte le prenotazioni online

Il Piano Transizione 5.0, promosso dal Ministero delle imprese e del Made in Italy (Mimit) ha l’obiettivo di supportare e traghettare il passaggio dei processi produttivi delle imprese a un modello energetico efficiente, sostenibile, e basato su fonti rinnovabili, supportando gli investimenti in digitalizzazione, transizione green e formazione del personale.

Con l’omonimo decreto attuativo  pubblicato in Gazzetta Ufficiale, sono rese disponibili le risorse messe a disposizione dalla misura. Dalle ore 12.00 del 7 agosto 2024 sul sito del Gestore dei servizi energetici (GSE), l’ente incaricato della gestione delle agevolazioni e del credito per conto del Mimit, sarà attiva la piattaforma per la prenotazione degli incentivi da parte delle aziende.

Un “bonus” da 12,7 miliardi di euro per il biennio 2024-2025

La pagina web, previo accesso attraverso SPID, guiderà le imprese nell’adempiere correttamente agli oneri documentali previsti dal decreto.
Il totale delle risorse stanziate ammonta a 12,7 miliardi di euro per il biennio 2024-2025. Di questi, 6,3 miliardi di euro, provenienti dal programma RePower EU, finanzieranno il Piano Transizione 5.0. Altri 6,4 miliardi, già previsti dalla legge di bilancio, saranno a disposizione per il Piano Transizione 4.0.

Il Piano Transizione 5.0 si caratterizza innanzitutto per l’automatismo della misura. Le imprese potranno infatti usufruire del beneficio fiscale automaticamente, senza alcuna istruttoria e valutazione preliminare. La sua trasversalità coinvolge inoltre tutti i tipi attività, senza distinzione di dimensione, settore e territorio.

Il beneficio è cumulabile con altre agevolazioni fiscali

Il beneficio fiscale è inoltre cumulabile con altre agevolazioni finanziate con risorse nazionali, a eccezione del credito d’imposta Transizione 4.0 e del credito per investimenti nella Zona Economica Speciale (ZES) e nelle Zone Logistiche Speciali (ZLS).

Sono ammissibili al Piano 5.0 i progetti di innovazione aventi a oggetto investimenti in beni materiali e immateriali tecnologicamente avanzati (gli stessi riportati nell’allegato A e B del Piano Transizione 4.0) purché si raggiunga una riduzione dei consumi energetici pari ad almeno il 3% dell’unità produttiva, o del 5% se calcolata sul processo interessato dall’investimento.

Ammesse anche spese di formazione e investimenti per autoproduzione energetica da rinnovabili

A queste condizioni è possibile agevolare anche le spese di formazione e gli investimenti in impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo.
Il bonus è riconosciuto per i nuovi investimenti effettuati dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2025, con possibilità di completare gli oneri documentali entro il 28 febbraio 2026.

Il credito d’imposta prevede un’aliquota massima del 45% ed è modulato in 9 aliquote in funzione dell’ammontare degli investimenti e della riduzione dei consumi energetici conseguita.

Concerti, teatro, cinema: un anno da record per il settore degli eventi

Il settore dell’intrattenimento riprende quota dopo gli anni difficili della pandemia e registra risultati eccezionali nel 2023. Con oltre 3,5 milioni di eventi, 265 milioni di spettatori e un incasso record di 4,2 miliardi di euro dai biglietti, il comparto è in netta ripresa rispetto ai due anni di crisi causati dal Covid-19. Il trend emerge dal rapporto annuale della Siae.

Nonostante il numero di eventi sia ancora inferiore del 18% rispetto al 2019, riferisce Ansa, si registra un incremento del 15% rispetto al 2022. Gli spettatori totali del 2023 superano del 30% quelli dell’anno precedente.

Gli eventi più “affollati”

Il Gran Premio di F1 di Monza è stato l’evento con il maggior numero di biglietti staccati in un solo giorno: 120.000 ingressi il 3 settembre. Al secondo posto, l’Eicma di Rho ha attirato 107.000 appassionati di moto. Anche il Lucca Comics ha registrato un successo notevole, con 343.000 ingressi nelle prime quattro giornate di novembre. Tra i primi 20 eventi per numero di spettatori, solo il Lucca Comics non si svolge in Lombardia, confermando la regione come la più attiva con 640.000 appuntamenti, pari al 18% del totale nazionale.

L’exploit dei concerti 

Eventi musicali come i concerti di Harry Styles e il Marrageddon Festival di Marracash hanno attirato rispettivamente 103.000 e 84.000 spettatori. Secondo Matteo Fedeli, direttore generale della Siae, i concerti sono il settore con maggiore successo, come dimostrano gli eventi recenti di Coldplay e Taylor Swift. I Pinguini Tattici Nucleari, con oltre 500.000 biglietti venduti nel 2023, confermano questa tendenza. Il numero di concerti è aumentato del 13% rispetto al 2022 e del 61% rispetto al 2019, con un aumento del 16% degli spettatori rispetto all’anno precedente e del 70% rispetto ai dati pre-Covid. Le spese del pubblico per i concerti hanno raggiunto quasi 970 milioni di euro, un aumento dell’88% rispetto a quattro anni fa.

Mostre, parchi divertimento, teatri: numeri in crescita

Le mostre d’arte hanno visto un aumento del 19% nella spesa dei visitatori rispetto al 2019. Anche i parchi divertimento hanno migliorato la loro offerta, registrando un incremento del 40% degli spettacoli rispetto al periodo pre-pandemia. Questi dati sono particolarmente interessanti dato il calo della natalità, sottolinea Fedeli.

Il teatro ha registrato una forte crescita, con oltre 146.000 spettacoli nel 2023. La spesa del pubblico ha raggiunto 520,4 milioni di euro, con un aumento del 35% rispetto al 2022 e dell’8% rispetto al 2019. Anche il numero di biglietti venduti è aumentato del 37% rispetto all’anno precedente e dell’8% rispetto al periodo pre-Covid. In questo settore, il Sud e le Isole hanno trainato la crescita, con un incremento del 44% degli spettatori rispetto al 2022.

Le sale dei cinema tornano e riempirsi

Il cinema ha registrato una crescita del 55% nei biglietti venduti e del 59% nella spesa rispetto all’anno precedente, ma resta ancora indietro rispetto ai livelli del 2019. Film-evento come “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi, “Barbie” e “Oppenheimer” hanno attirato milioni di spettatori anche in estate. Il presidente della Siae, Salvatore Nastasi, ha sottolineato l’importanza delle dinamiche sociali e dell’intelligenza artificiale, anticipando un rapporto dedicato all’IA nel 2025.

Cookie di terze parti: le aziende si preparano alla rimozione 

In vista del 2025, termine fissato per la rimozione dei cookie di parte, i browser web si stanno preparando all’evoluzione delle piattaforme, al fine di iniziare a ridurre l’acquisizione di dati sensibili degli utenti che ‘atterrano’ su un sito.
Le aziende del web dovranno infatti adeguarsi alla normativa che impone la dismissione dei cookie di terze parti. 

Per questo, Google Chrome e Microsoft Edge annunciano importanti sviluppi per l’industria del web, e di conseguenza, dei tracciamenti. 
È infatti fondamentale per i siti web e di e-commerce esplorare e implementare alternative che mantengano funzioni essenziali come il targeting pubblicitario e la misurazione.

Google e Microsoft avviano un periodo di test

Per dare alle aziende il tempo di adottare nuove tecnologie che preservano la privacy, e con l’obiettivo di posticipare la dismissione dei cookie di terze parti nel suo browser Chrome, Google ha avviato un periodo di test.

Durante questi test, l’acquisizione di cookie è stata ridotta per impostazione predefinita per l’1% degli utenti delle versioni stable e per il 20% degli utenti delle versioni Canary, Dev e Beta.
Anche Microsoft si sta preparando a rimuovere i cookie di terze parti dal suo browser Edge, cominciando a testare questa modifica sull’1% degli utenti di dispositivi non gestiti (dispositivi non controllati o amministrati da aziende o organizzazioni), e continuerà a farlo per tutto il 2024.
Questo permetterà di valutare gli effetti su clienti e partner, incoraggiando l’ecosistema a prepararsi in anticipo.

Nuove funzionalità per Edge  

Edge protegge già gli utenti dai cookie di tracciamento di terze parti e dai contenuti dannosi, grazie alla prevenzione del tracciamento integrata e altre funzionalità di sicurezza.

Ma Microsoft ha annunciato un ulteriore miglioramento, con l’introduzione dell’API di selezione degli annunci.
Si tratta di una nuova funzionalità del browser, che integra solide protezioni della privacy e consente a inserzionisti ed editori di mostrare annunci pertinenti senza utilizzare cookie di terze parti, o altri identificatori di tracciamento tra siti.

La transizione richiede un approccio proattivo

Ma come dovranno muoversi le aziende per adeguarsi alle nuove disposizioni? Secondo gli esperti di Calicantus, la transizione verso un web senza cookie di terze parti richiede un approccio proattivo da parte delle aziende. Implementando soluzioni come il Server Side Tagging e adottando nuove strategie di tag tracking, i brand possono continuare a fornire esperienze personalizzate agli loro utenti proteggendone al contempo la privacy.
“La chiave è iniziare subito a testare e adattarsi alle nuove tecnologie per essere pronti al cambiamento definitivo previsto per il 2025 – sostiene Valentino Bergamo, ceo di Calicantus – Il Server Side Tagging consente il tracciamento dei dati in modo sicuro e anonimo, trasferendo il processo di raccolta e gestione dei dati dal browser ai server. Questa tecnologia protegge la privacy degli utenti, minimizzando l’uso dei cookie di terze parti”.

Abitudini di spesa: un confronto tra generazioni di europei

Quali sono le differenze tra le abitudini di spesa di Baby Boomers, Generazione X, Millennials e Generazione Z?
Risponde lo studio ‘Abitudini di spesa in Europa: confronto tra generazioni’, a cura della banca online N26, che mette a confronto le abitudini di spesa delle diverse generazioni in Europa nel 2023.

Lo studio rileva come in tutti i Paesi considerati emerga un aumento della spesa media per il cibo in proporzione all’aumentare dell’età. E l’Italia, in particolare, si distingue come ‘leader’ nella spesa alimentare per tutte le generazioni. I Boomers spendono il 6,51% della spesa media totale in questa categoria, la GenX il 6,20%, i Millennials il 5,38%, e la GenZ il 4,34%.

I Boomers spendono più di tutti per i viaggi

In generale, quella dei viaggi è la categoria in cui in tutte le generazioni si spende di più, in Italia e in Europa. A eccezione della GenZ francese, che spende più in formazione (23,5% vs 21,9%).
Per quanto riguarda questa categoria, i Boomers italiani guidano la spesa (30,50%), seguiti dalla GenX (29,64%) e dai Millennials (27,85%), mentre la GenZ destina ai viaggi solo il 24,81% della propria spesa media totale. Un dato che riflette possibili vincoli economici e stili di vita differenti.
Anche in Europa la spesa per i viaggi cresce all’aumentare dell’età, con l’Austria che registra la spesa più elevata tra i Boomers (34,38%), mentre la Francia mostra la spesa inferiore in questa categoria (27,2%).

La GenZ spende per la formazione


In Italia la GenZ è la più attenta ai temi della formazione continua, a cui dedica il 23,50% della propria spesa totale. Questo dato supera quello dei Millennials (20,57%), mentre Boomers (15,66%) e GenX (19,37%) si posizionano più distanti.

Tale tendenza riflette l’impegno delle nuove generazioni a migliorarsi e acquisire nuove competenze anche negli altri Paesi europei, dove i giovani italiani sono superati dagli spagnoli, che investono un considerevole 32,63% in questo ambito. Dopo gli italiani, i giovani francesi (23,48%), tedeschi (22,45%) e austriaci (23,45%).

Shopping e amore per gli animali: vincono ancora i giovani

Anche nel settore dello shopping, le generazioni più giovani in Italia sono le più attive. La GenZ destina il 13,38% della propria spesa media totale a questa categoria, seguita dai Millennials (11,98%).
Le generazioni più anziane, Boomers e GenX, spendono rispettivamente l’11,09% e l’11,34%.

Tendenza confermata anche a livello europeo, dove la GenZ austriaca primeggia (16,75%), mentre in Spagna si registra il dato più contenuto per questa fascia d’età (12,75%).
I più attenti agli amici a quattro zampe sono invece i giovani i francesi. Se gli italiani destinano il 14,18% della propria spesa totale ai loro pet, seguiti da Millennials (13,65%), Boomers (13,35%) e GenX (12,45%), i Boomers, la GenX e i Millennials francesi dedicano rispettivamente il 15,75%, il 14,6% e il 15,47%, superando tutte le altre nazioni europee.

Direttiva EU per abitazioni green: perché gli italiani vogliono vendere casa?

È entrata da poco in vigore la normativa UE sulle case green, e i primi effetti si fanno sentire, sia su chi vuole vendere casa sia su chi la vuole comprare.
In Italia, la direttiva UE potrebbe riguardare potenzialmente quasi 5 milioni di immobili residenziali, con spese di ristrutturazione variabili tra 20 e 55mila euro a famiglia. Per questo, secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Bilendi, quasi 2,5 milioni di italiani hanno deciso di mettere in vendita la propria abitazione per evitare futuri costi di ristrutturazione. 

E quasi 3 milioni in cerca di un immobile hanno cambiato i criteri di selezione, limitando la ricerca alle sole abitazioni già ‘efficienti’. 

Soluzione n 1: comprare case già efficienti

La ricerca di case efficienti è una tendenza diffusa maggiormente nelle regioni del Nord-Ovest (60%) rispetto alla media nazionale ( 50%).

In ogni caso, ristrutturare per l’adeguarsi alla direttiva UE è una spesa importante, che fa paura a molti italiani. Tra chi è a conoscenza della norma, infatti, il 43% è spaventato dalla possibilità di dover far fronte a costi elevati, e non sorprende come in molti stiano pensando di vendere la propria casa piuttosto che mettere mano al portafogli.

Soluzione n 2: comprare case con basse prestazioni energetiche

Quasi 800mila italiani però stanno cercando di comprare una casa con basse prestazioni energetiche nella speranza di risparmiare sul prezzo d’acquisto. Una dinamica più presente nelle regioni del Centro (18%, media nazionale 13%).
Non tutti, però, sono preoccupati. Il 15%, ad esempio, conta sugli aiuti statali per far fronte alle spese di ristrutturazione, convinzione particolarmente diffusa nel Centro, dove la percentuale arriva a sfiorare il 18%.

Sono poi circa 2,9 milioni gli italiani che credono che la norma non diventerà mai operativa in Italia. In questo caso, la percentuale raggiunge il picco nelle regioni del Nord-Ovest (10,5%), a fronte di una media nazionale pari al 9%.

Soluzione n 3: chiedere un finanziamento

Per finanziare oggi i lavori di ristrutturazione, meglio un prestito personale o un mutuo? Per importi fino a 40-50mila euro la strada percorribile è quella del prestito personale, poiché gli istituti di credito tendono a non erogare mutui di tale entità.
Ipotizzando un prestito da 35.000 euro da restituire in 10 anni per migliorare l’efficienza energetica dell’abitazione, i migliori tassi (TAN) disponibili online partono dal 7,5%, con una rata mensile di 415 euro al mese.

Se invece l’importo è superiore a 60.000 euro, l’opzione adeguata è quella del mutuo ristrutturazione. Per un finanziamento da 60.000 euro in 20 anni, con valore dell’immobile di 200.000 euro, i migliori tassi (TAN) disponibili online partono dal 3,10%, con una rata mensile pari a 335 euro.
Valori ancora più bassi se la ristrutturazione consente di raggiungere la classe energetica A o B, così da accedere ai mutui green. In questo caso, i migliori tassi (TAN) partono dal 2,70%.

Cybersecurity: nel 2023 gli eventi gravi aumentano del 300%

L’allarme arriva dalla settima edizione dell’Y-Report di Yarix: nel 2023 sono stati rilevati circa 311mila eventi di sicurezza (+87% vs 2022), quasi il doppio rispetto al dato dell’anno precedente, e di questi, circa 83mila,+190%, dato triplicato rispetto al 2022, sono evoluti in incidenti di sicurezza, ovvero, concatenazioni di eventi che possono causare la perdita di riservatezza, integrità o disponibilità dei dati aziendali e dei servizi erogati dagli asset informatici protetti, e il loro utilizzo per commettere illeciti.

I settori più impattati a livello globale sono stati il Manufacturing (15%), il Fashion (14%) e l’area Energy & Utilities (10%).
Inoltre, gli eventi di gravità critica hanno subìto un aumento del 300%, conseguenza delle numerose vulnerabilità emerse in applicativi software di uso comune.

Italia quinto Paese più colpito dai ransomware…

L’Italia anche nel 2023 si conferma al quinto posto tra i Paesi più bersagliati dai ransomware, dopo Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Canada.
Dei 4.474 incidenti su perimetro globale mappati dal team di Yarix Cyber Threat Intelligence, causati da 65 gruppi ransomware, LockBit risulta il gruppo più attivo, contribuendo da solo al 22% degli attacchi totali.

Anche rispetto al ransomware, il Manufacturing si conferma il settore più colpito (19%), seguito da IT (12%), Banking & Finance (11%), Healthcare (9%) e settore Educational (6%).
Complessivamente, questi settori hanno registrato il 57% attacchi totali a opera dei ransomware. 

… e terzo in Europa per sistemi compromessi 

Nel corso del 2023 il team YCTI ha identificato oltre 193 milioni di credenziali compromesse a livello globale da malware Infostealer (+180% rispetto al 2022) esfiltrate da oltre 2,8 milioni di sistemi compromessi. Oltre 60mila credenziali esfiltrate erano riconducibili a portali aziendali (come, ad esempio, VPN e firewall di diversi vendor), rivendute poi nei mercati underground e sfruttate per ottenere l’accesso iniziale a un sistema aziendale.

L’Italia si posiziona al 20° posto su scala mondiale per sistemi compromessi identificati, con un totale di oltre 38mila dispositivi compromessi (+123 % rispetto al 2022), e al terzo posto su scala europea, preceduta da Spagna (60mila) e Germania (47mila), e seguita da Francia (36mila), Polonia (32mila) e Regno Unito (29mila).

Cos’è l’hacktivismo e chi colpisce

L’hacktivismo (crasi di hacking e activism, hackeraggio per motivi politici e ideologici) contro target europei e italiani è aumentato. Nel 2023 sono nati e si sono consolidati gruppi hacktivisti pro-Russia, che hanno attuato nuove tattiche volte a destabilizzare i Paesi europei sfruttando le tensioni sociali interni alle società occidentali.

Il settore trasporti è preso di mira dai gruppi hacktivisti con attacchi di tipo DDoS – Distributed Denial of Service, che impediscono il funzionamento di un sito o un server. Nel primo trimestre 2024, Danimarca (10%), Italia (10%), Repubblica Ceca (9%) sono stati i 3 Paesi più colpiti da attacchi di questo tipo, una sorta di vandalismo digitale in cui viene modificata senza consenso l’aspetto di una pagina web o dell’intero sito, allo scopo di lanciare messaggi offensivi o politici.

Connected Car & Mobility: un mercato da 2,9 miliardi di euro

A fine 2023 in Italia si contavano 16,9 milioni di auto connesse, poco meno della metà del parco circolante (42%), una ogni 4 abitanti.
Sempre nel 2023 il mercato italiano delle auto connesse e della mobilità smart ha raggiunto un valore di 2,9 miliardi di euro,  +17% rispetto al 2022. Un risultato di tutto rispetto, se messo in relazione a quello dei principali Paesi occidentali, che presentano una crescita tra il +10% e il +20%.

In particolare, le soluzioni per l’auto connessa valgono 1,56 miliardi di euro (+11%), i sistemi di Advanced Driver Assistance Systems (ADAS) integrati nei nuovi modelli, come la frenata automatica d’emergenza o il mantenimento del veicolo in corsia, raggiungono 950 milioni (+28%). 

A crescere è anche la sperimentazione della Smart Road, con 258 progetti avviati a livello mondiale dal 2015 e 141 nel biennio 2022-23. In Italia, negli ultimi tre anni, sono state avviate 19 iniziative.
Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Connected Car & Mobility della School of Management del Politecnico di Milano.

Smart Mobility e auto a guida autonoma 

Nel nostro Paese le soluzioni Smart Mobility nelle città, soprattutto per la gestione dei parcheggi e la sharing mobility, nel 2023 valgono 400 milioni (+18%).

Sette italiani su 10 sono interessati a utilizzare nuovi servizi di Smart Mobility in futuro. Le soluzioni più desiderate riguardano il trasporto pubblico locale (23%) e la gestione dei parcheggi (20%). Solo il 15%, invece, utilizzerebbe un’auto a guida autonoma nei prossimi anni, il 19% è contrario a un possibile utilizzo, e 2 consumatori su 3 (66%) hanno ancora forti dubbi.

Automotive e AI generativa 

“Il settore Automotive sta attraversando una fase di profonda trasformazione, alimentata dalle pressioni legate alla necessità di ridurre le emissioni inquinanti, dai cambiamenti nelle aspettative dei consumatori e dalle innovazioni tecnologiche. Tra queste spicca l’Intelligenza Artificiale – spiega Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio -. In sostanza, l’AI potrà generare scenari simulati per testare le proprie capacità, e i dati ricavati potranno essere successivamente utilizzati per ottimizzare continuamente questi ambienti di prova, in un processo ciclico che contribuirà a migliorare sicurezza e diffusione dei veicoli a guida autonoma”.

La crescita della mobilità connessa

“Il settore della mobilità connessa continua a crescere, spinto da innovazioni tecnologiche e novità normative – afferma Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio -. Sempre più aziende sono in grado di raccogliere grandi quantità di dati da veicoli e infrastrutture connesse, utilizzabili per offrire nuovi servizi di valore. E i risultati si vedono: nel 2023 il fatturato della vendita di servizi è cresciuto del 29%, toccando 620 milioni di euro. Sul fronte normativo, incide sia l’obbligo a partire dal 2024 di integrare specifici ADAS all’interno di tutte le vetture di nuova immatricolazione, che quello dal 2035 di immatricolare solo veicoli a zero emissioni. La connettività avrà un ruolo molto importante nella gestione dei nuovi modelli elettrici e ibridi, e nel garantire scambi di informazioni tra veicolo e infrastruttura”.

Design Thinking, che ruolo può avere l’IA Generativa?

L’IA generativa ha potenzialmente moltissime qualità e infiniti impieghi. Si sta infatti rilevando come uno strumento fondamentale per far sbocciare idee innovative, nonché per velocizzare e rendere più efficaci i processi aziendali. Questo approccio tecnologico migliora l’interazione nei gruppi di lavoro e facilita la composizione dei team.

Mappatura delle soluzioni di Generative AI

Questa realtà è stata mappata dall’Osservatorio Design Thinking For Business della School of Management del Politecnico di Milano.

Si scopre così che oggi esistono più di 190 soluzioni di intelligenza artificiale generativa utilizzate nel Design Thinking. La ricerca, presentata al convegno “Design and Generative AI”, ha esplorato l’interazione tra il Design e l’intelligenza artificiale generativa, concentrandosi su tre aree chiave: il miglioramento delle capacità dinamiche individuali, l’evoluzione delle partnership di progettazione e l’impatto generale della Generative AI nel Design Thinking.

GenAI: booster di innovazione

La ricerca ha dimostrato che la Generative AI funge da catalizzatore di innovazione ed efficienza nel Design Thinking. Non solo migliora gli strumenti dei progettisti, ma trasforma anche le dinamiche collaborative e l’efficienza del processo. La Generative AI consente pratiche di progettazione più proattive, reattive e incentrate sull’utente, promettendo di ridefinire le metodologie attuali e stabilire nuovi standard per il futuro.

“Un impatto profondo in numerosi campi”

“L’emergere dell’intelligenza artificiale generativa sta avendo un impatto profondo in numerosi campi, incluso il design”, spiega Stefano Magistretti, direttore dell’Osservatorio Design Thinking for Business. Grazie alla sua capacità di elaborare e analizzare grandi quantità di dati rapidamente, sta trasformando i processi di progettazione, generando novità e ispirazione. Tuttavia, vi sono sfide e considerazioni etiche da affrontare per garantire che la Generative AI migliori, piuttosto che sostituire, la creatività e l’empatia umana.

Efficienza nel processo di Design Thinking

Claudio Dell’Era, direttore dell’Osservatorio, sottolinea come la Generative AI migliori l’intero processo del Design Thinking. Automatizzando la raccolta e l’analisi dei dati, accelera la ricerca iniziale e la definizione dell’ambito dei problemi, migliorando la collaborazione e il processo decisionale con analisi predittive e gestione delle parti interessate. Inoltre, la Generative AI funge da generatore avanzato di idee, contribuendo a creare prototipi rapidamente e garantendo soluzioni innovative e incentrate sull’utente.

Sviluppo delle capacità individuali

L’uso della Generative AI migliora le capacità dinamiche individuali attraverso tre fasi: rilevamento, cattura e riconfigurazione. Nel rilevamento, i progettisti individuano opportunità tecnologiche e di mercato emergenti, promuovendo l’innovazione e l’empatia. La fase di cattura implica la mobilitazione strategica delle risorse con una mentalità agile, migliorando il pensiero strategico e il processo decisionale. Infine, la riconfigurazione sfrutta queste intuizioni per l’innovazione continua, mantenendo un vantaggio competitivo nei processi di progettazione.

Fuga dal lavoro con le dimissioni “timide”: paghi qualcuno per dirlo al capo

Se nel post-Covid si sono affermate le cosiddette Grandi dimissioni, ora non tutti sembrano in grado di affrontare lo stress di questo modo di licenziarsi dal lavoro. Almeno in Giappone, a giudicare dalla fortuna di agenzie come ExitInc, specializzate in ‘dimissioni per procura’.

Alla base del successo di queste società, c’è, a quanto pare, la difficoltà dei dipendenti a tagliare il cordone ombelicale con la propria azienda. Soprattutto in una cultura, quella giapponese, dove il rapporto di lavoro è vissuto con un approccio quasi simbiotico.
In pratica, si fugge dal lavoro con le dimissioni ‘timide’, ovvero, si paga qualcuno per dirlo al ‘capo’.

Dimissioni anche in saldo alla “Ne ho abbastanza”

Come riferisce il Financial Times, a fronte di una spesa piuttosto modesta, pari a un massimo che si aggira intorno a 150 euro, queste aziende gestiscono le dimissioni del lavoratore, permettendogli di uscire senza stress, imbarazzi o momenti difficili come lo svuotamento della scrivania.

E non si tratta di casi isolati, considerato che il numero di uscite gestite da queste agenzie si è triplicato nel giro di un anno, e ora è nell’ordine delle migliaia ogni mese.
Una delle più attive Momuri, nome traducibile con ‘Ne ho abbastanza’, per chi volesse licenziarsi due volte nel giro di 12 mesi, offre addirittura le seconde dimissioni a metà prezzo.

Un fenomeno dalle dimensioni insolite tra i giovani

È il segno di una mobilità ‘senza sensi di colpa’, piuttosto inedita per il sistema lavorativo giapponese, che nasce anche da un mercato del lavoro in continua contrazione sul quale impatta il calo demografico.

Chi è abbastanza qualificato da trovare un buon posto di lavoro, in caso di insoddisfazione, si sente abbastanza sicuro di trovarne un altro, solo che secondo il Financial Times, questo fenomeno assume dimensioni insolite quando si tratta delle giovani generazioni, magari alle prese con la prima occupazione.

Il periodo con maggiori richieste

Dal momento che l’anno finanziario nipponico inizia il primo aprile, quella è spesso la data di ingresso dei nuovi lavoratori.
Peccato che alcuni neo-dipendenti chiamino le società di dimissioni per procura già dopo il primo giorno trascorso in ufficio.
Alla fine del mese di aprile 2024 la Momuri aveva ‘accompagnato’ fuori dall’azienda 200 dipendenti incapaci di sopportare i capi, i colleghi, o i compiti loro assegnati.

Il quotidiano ricorda come le aziende giapponesi abbiano spesso problemi di governance, frutto dell’incapacità di applicare i vecchi schemi alle nuove realtà lavorative. Ma questo raramente accade, e per chi vuole ripartire c’è sempre un’agenzia che ti aiuta. Non è un caso, riferisce Adnkronos, che ExitInc abbia anche una società ‘sorella’, ReBoot che, come dice il nome, aiuta i lavoratori a ripartire, magari con maggiori soddisfazioni.