Wikipedia: le 10 voci più lette nel 2024

Come ogni anno Wikipedia Italia, la celebre enciclopedia online, rende nota la classifica delle voci più cercate. E nel 2024 a dominare la scena è Jannik Sinner, il tennista italiano che con le sue imprese sui campi internazionali nei primi sei mesi ha raccolto 5.023.355 visite. La sua continua ascesa nel ranking mondiale e la partecipazione ai principali tornei del circuito ATP hanno attirato su di lui un’enorme attenzione mediatica, tradotta in una massiccia ricerca online.

Al secondo posto, il Napoli Calcio (2.863.957 visite). Dopo la storica stagione 2022-2023, conclusa con la vittoria dello scudetto, i tifosi non hanno smesso di seguire la squadra azzurra, confermando l’interesse anche per i nuovi sviluppi di mercato e la stagione in corso.

Il trionfo della RAI

Il terzo posto spetta alla RAI, che con 2.400.763 visite conferma l’importanza del 2024, anno della celebrazione del 70° anniversario delle trasmissioni televisive, andate in onda per la prima volta il 3 gennaio 1954.

Un altro tema che ha catalizzato l’attenzione degli utenti è stato il 20° anniversario di Facebook, la piattaforma di Mark Zuckerberg, al quarto posto delle voci più cercate su Wikipedia (2.280.076 visite).
In quinta posizione invece c’è …l’Italia, con 2.018.285 visite. Complice la partecipazione alle elezioni europee e regionali del 2024, ma anche alle Olimpiadi e Paralimpiadi di Parigi 2024.

Storie che emozionano il pubblico

Il sesto posto è riservato al cantante Mango (1.941.212 visite). A spingere la sua popolarità è stata la figlia Angelina, vincitrice del Festival di Sanremo 2024, un evento che ha riportato l’attenzione sulla carriera musicale e l’eredità artistica del padre. Non sorprende, quindi, trovare anche Angelina Mango nella settima posizione, con 1.870.711 visite.
Tra le voci più cercate non manca il Campionato europeo di calcio 2024, all’ottavo posto (1.781.970 visite).

Un tema che ha invece suscitato emozioni e riflessioni profonde è stato il caso dell’omicidio di Elisa Claps (1.696.558 visite), al nono posto. Un clamore mediatico alimentato dal documentario di Pablo Trincia (‘Dove Nessuno Guarda’) e dalla miniserie televisiva (‘Per Elisa – Il caso Claps’), diretta da Marco Pontecorvo. Due produzioni che hanno riportato sotto i riflettori uno dei casi italiani di cronaca nera più seguiti.

Viva il cinema d’autore

Chiude la top 10 il film ‘Povere Creature!’, del regista Yorgos Lanthimos (1.694.016 visite), un titolo che ha trionfato alla Mostra del Cinema di Venezia, dove ha vinto il Leone d’Oro, successivamente premiato con due Golden Globe e quattro Oscar, compreso il premio come Miglior attrice protagonista a Emma Stone

Questa classifica, riporta Persemprenews, evidenzia come Wikipedia rifletta i gusti e le preoccupazioni degli utenti in un anno segnato da eventi sportivi, momenti storici e storie di cronaca. La presenza di atleti come Jannik Sinner, il successo musicale di Angelina Mango, le celebrazioni della RAI e di Facebook, e il ritorno di attenzione sul caso Claps, mostrano un pubblico variegato e interessato a temi di attualità, sport e spettacolo.

Patrimonio museale italiano, come valorizzarlo?

Non è certo una sorpresa che l’Italia abbia un patrimonio artistico incredibile, motivo di attrazione per i viaggiatori di tutto il mondo. Grazie a una rete diffusa di musei, gallerie d’arte, siti archeologici e palazzi storici, l’Italia offre un’esperienza culturale unica. Ma questa ricchezza non basta.

Per far sì che questo “tesoro” sia pienamente valorizzato, è essenziale comprendere quali sono gli aspetti che rendono l’esperienza dei visitatori memorabile. Solo partendo da questi dati, è possibile migliorarla ulteriormente.

Le indicazioni più preziose arrivano dalle recensioni

La terza edizione dell’Osservatorio sulle recensioni online dei musei italiani, condotta da BVA Doxa, ha esaminato oltre 35.000 recensioni raccolte su Google e Tripadvisor tra luglio 2023 e giugno 2024. Lo studio ha individuato sette dimensioni chiave che influenzano la qualità dell’esperienza museale: offerta, organizzazione, biglietteria, location, personale, servizi e impatto emozionale.

Grazie a questa ricerca così approfondita è stato possibile comprendere quale siano le nuove esigenze dei visitatori e le tendenze del settore della cultura. 

Le aree archeologiche piacciono di più

Nonostante una media di valutazioni generalmente alta, pari a 4,5 stelle, si è registrato un lieve calo complessivo delle performance rispetto all’anno precedente. A eccellere sono state le aree archeologiche (4,6 stelle), seguite dai musei tematici e dai musei d’arte. Tuttavia, i feedback testuali hanno segnalato un peggioramento nella percezione dell’offerta (-6%) e della dimensione emozionale (-2%).

Tra le criticità, è emerso che i palazzi storici soffrono di un divario tra la maestosità esterna e la percezione interna, spesso giudicata meno coinvolgente a causa della mancanza di arredi. Le aree archeologiche, pur offrendo un forte impatto emotivo, presentano però problemi di organizzazione e affollamento. I musei tematici, invece, ottengono consensi grazie alla chiarezza dell’offerta, ma sono ritenuti carenti sul piano tecnologico.

Le aspettative cambiano in fretta

Le aspettative dei visitatori stanno cambiando rapidamente. Oltre alla qualità delle opere esposte, si cerca un’esperienza immersiva, moderna e interattiva. Sono sempre più richieste tecnologie come la realtà aumentata e percorsi digitalizzati, e nel contempo cresce anche l’appeal delle mostre temporanee.

Parallelamente, si rivela cruciale il ruolo del personale, sia per la competenza tecnica sia per la capacità di interazione empatica.

Il museo ideale: un mix fra innovazione e accoglienza 

BVA Doxa ha delineato un profilo ideale del museo contemporaneo, che dovrebbe puntare su cinque punti cardine. Si tratta di Innovazione, per arricchire l’offerta con nuove tecnologie; Digitalizzazione, per creare percorsi immersivi e interattivi; Confort e servizi, ad esempi creando spazi di relax, come caffetterie. Il museo ideale dovrebbe poi spingere sul concetto di Inclusività, in modo da democratizzare l’accesso alla cultura, e con Personale adeguatamente formato.

In questo senso, spiccano come esempi virtuosi il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino e il Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera che si distinguono per aver totalizzato ottime recensioni.

Percezioni pericolose: gli “errori” dell’opinione pubblica nel 2024

Anche nel 2024 persistono numerose discrepanze tra percezione e realtà da parte dell’opinione pubblica mondiale. Le percezioni errate si inseriscono in un contesto di sfiducia più ampio, che influisce sul modo in cui si considerano gli esperti e le élite nelle società.

Secondo il rapporto Ipsos su ‘I percoli della percezione 2024’, anche la fiducia nella democrazia non è immune da questo fenomeno. In media, il 24% dei cittadini a livello globale, dubita dell’affidabilità dei risultati elettorali nel proprio Paese.
Ma quanto si discostano dalla realtà le percezioni dell’opinione pubblica italiana?

Impatto delle fonti di informazione e disparità economica

Chi si informa principalmente attraverso TV, radio o giornali tende ad avere maggiore fiducia negli scienziati e nelle elezioni politiche rispetto a chi utilizza app di messaggistica, social media, o si affida ad amici e familiari. Più tempo le persone trascorrono sui social, più è probabile che guardino con sospetto a questi temi.

Nel nostro Paese, la percentuale di ricchezza posseduta dall’1% più ricco della popolazione viene notevolmente sovrastima. Gli italiani ritengono che questo gruppo detenga il 51% della ricchezza totale, mentre in realtà la quota è del 22%. 
Per entità di questa discrepanza, l’Italia si colloca al secondo posto, subito dopo la Gran Bretagna.

Immigrazione, i dati inferiori alla percezione

Gli italiani tendono anche a sovrastimare la percentuale di immigrati presenti nella popolazione.
In media, pensano che il 21% della popolazione sia composta da immigrati, mentre la cifra reale è intorno all’11%. 
A livello globale, i Paesi che tendono maggiormente a sovrastimare questo dato sono il Sud Africa, l’Argentina e il Brasile, dove la percezione media supera di gran lunga la realtà.

In molti Paesi, c’è anche una tendenza a sovrastimare la percentuale di musulmani nella popolazione. Ad esempio, in Francia e in Belgio, gli intervistati pensano che il 28% della popolazione sia musulmana, mentre la realtà è di circa l’8%. 
Anche in Italia, la percezione media è che il 19% della popolazione sia musulmana, mentre la cifra reale è circa il 5%. 

Tasso di omicidi e ruolo dei media

La maggioranza degli italiani (55%) crede che il tasso di omicidi sia aumentato rispetto al 2000, mentre i dati mostrano che è rimasto stabile o è diminuito. Questo riflette una tendenza comune a sovrastimare i tassi di criminalità, perché le persone spesso commettono errori nel valutare il proprio Paese e i cambiamenti che avvengono. 

Il 34% ritiene che la colpa di queste errate percezioni sia dei social media, mentre il 33% crede che a fuorviare siano i media tradizionali, e il 38% pensa che i principali responsabili siano i politici. 
Ma per il 43% sono le persone stesse ad avere una visione distorta del mondo, poiché tendono a concentrarsi sugli aspetti negativi o a pensare che le cose stiano peggiorando, Oppure, generalizzano in base alla propria esperienza.

SMS: oggi sono più “popolari” in ambito business

Oggi gli SMS non vengono quasi più utilizzati per comunicare con parenti, amici e colleghi. Per questo tipo di conversazioni tra privati, oggi infatti si usano i servizi di messaggistica istantanea, soprattutto WhatsApp, mentre gli SMS da alcuni anni sono più popolari per l’invio di comunicazioni in ambito business.

In particolare, quasi un SMS su tre viene inviato da parte di imprese del settore IT, seguite da siti di e-commerce, TLC, nonché da realtà molto diverse tra loro.
Emerge dall’indagine condotta da Skebby su un campione di 100 milioni di SMS inviati in Italia negli ultimi 12 mesi.

Chi li usa di più? Software house, aziende IT e TLC

In Italia, il 29,5% degli SMS è stato inoltrato da software house e aziende IT, soprattutto per conto di imprese clienti. Spesso, infatti, queste realtà integrano all’interno di applicativi gestionali o altre soluzioni da loro sviluppate una piattaforma per l’invio di SMS.
Dopo software house e imprese IT, al secondo posto si posizionano i siti di e-commerce e di altri servizi online (16,3%), che utilizzano questo tipo di messaggi prevalentemente per aggiornamenti su ordini e spedizioni.

Per inviare password temporanee, gestire appuntamenti o per finalità di marketing

Il terzo posto è occupato da società del settore delle telecomunicazioni (12%), che si avvalgono degli SMS per comunicazioni che riguardano transazioni finanziarie o per campagne promozionali.
Al quarto posto, le attività del settore retail (8,2%), seguite da studi medici e poliambulatori (4,8%), imprese che si dedicano all’erogazione e alla gestione dei servizi ai cittadini (4%), servizi finanziari (3,5%), e assicurazioni (3,2%).
A chiudere la ‘top ten’, le onlus e i professionisti (entrambi 2,3%).

In generale, gli SMS vengono utilizzati dalle imprese per inviare password temporanee (OTP), gestire appuntamenti e promemoria, conferme d’ordine e spedizione. Oppure, per finalità di marketing, flash sales, lanci di nuovi prodotti o servizi.

“Un’utenza frammentata nei settori più diversi”

“Grazie agli elevati tassi di apertura e alla minor presenza di spam rispetto ad altri canali, quali, ad esempio, le e-mail, gli SMS hanno trovato già da alcuni anni un posto di rilievo nell’ambito delle comunicazioni business – commenta Domitilla Cortelletti, marketing manager di Skebby -. L’utenza è in ogni caso piuttosto frammentata, e i settori che ne fanno ampio uso sono i più diversi, così come sono differenti le finalità di utilizzo, che vanno dalle transazioni al marketing. Il fatto che un SMS su tre sia inviato da software house e aziende IT è la dimostrazione di quanto gli SMS siano oggi spesso anche già integrati in gestionali, CRM e altre piattaforme per l’invio personalizzato di messaggi mobile”.

Il Business Coaching si fa strada all’interno delle aziende italiane

È quanto emerge da ‘Il Business Coaching nelle aziende italiane (2024)’, la ricerca sul people development in Italia, realizzata da BVA Doxa per Speexx: nel 2023, il 95% delle medie e grandi aziende in Italia ha offerto corsi di formazione ai propri collaboratori, un dato che arriva al 100% nelle aziende con più di 500 dipendenti.

Lo studio ha l’obiettivo di mappare l’impatto del coaching sul benessere e lo sviluppo delle persone in azienda. E di fatto, il ‘people development’ è una pratica sempre più popolare tra le imprese italiane, specialmente tra le grandi realtà.
Nel campo specifico del business coaching, il 96% delle aziende è propenso ad avviare percorsi dedicati o continuare quelli già intrapresi, e i responsabili HR ne apprezzano i benefici per i dipendenti.

Le motivazioni? Crescita dei collaboratori e delle possibilità di business

Quando si parla di business coaching, il 99% degli intervistati sa di cosa si tratta o almeno ne ha sentito parlare. Nell’86% dei casi, le discussioni interne all’azienda relative alla possibilità di avviare percorsi di business coaching si sono concretizzate con l’attivazione di programmi dedicati.
La ragione principale che spinge le organizzazioni a introdurre questo tipo di attività è la crescita dei propri collaboratori (84%), oltre all’opportunità di aumentare le chance di business (51%).

Quanto alle aree aziendali in cui l’impatto del business coaching è maggiore, sul podio si trovano organizzazione e gestione del personale (34%), pianificazione strategica (20%), commerciale (19%), customer care (11%), comunicazione (6%), e produzione (5%).

Le qualità del coach perfetto

L’indagine ha inoltre rilevato quanto sia efficace affidarsi a risorse esterne specializzate nel coaching aziendale. La modalità in outsourcing è stata indicata da gran parte del campione intervistato come particolarmente vantaggiosa per preparare le persone a svolgere il proprio ruolo in azienda (64%). Quest’approccio aiuta infatti a rafforzare i team (53%) e le persone tendono ad aprirsi di più con un interlocutore esterno (40%).

È importante che i percorsi di coaching vengano pensati e pianificati insieme ai responsabili HR, per soddisfare al meglio le aspettative dei dipendenti.
Tra le qualità più apprezzate dei formatori rientrano la capacità di concentrarsi sui cambiamenti (28%), l’esperienza nel settore dell’azienda (25%), e la capacità di porre domande giuste ai suoi interlocutori (25%).

Employability: il fattore chiave per trattenere il personale

Tra i vantaggi del business coaching, gli HR manager intravedono soprattutto opportunità di crescita per i dipendenti. L’employability è un fattore chiave per trattenere le persone in azienda. Tanto che la totalità di coloro che hanno intrapreso un percorso di coaching aziendale è soddisfatta dei risultati raggiunti e del processo di crescita innescato da attività mirate.

Nello specifico, sebbene per il 46% ci siano ancora margini di miglioramento, il 54% degli intervistati si ritiene pienamente soddisfatto.
Tra questi, il 71% appartiene alla fascia più giovane del campione, con un’età inferiore a 45 anni.

Prezzi all’ingrosso: a settembre segnali di rialzo per i prodotti agroalimentari

A settembre l’indice dei prezzi all’ingrosso mostra rialzi su base mensile per i prodotti agroalimentari freschi.
L’indice, realizzato da Unioncamere e BMTI, evidenzia aumenti soprattutto per frutta e ortaggi, carni di bovino, pollame e uova. Stabili il comparto ittico, l’olio di oliva e gli sfarinati di grano e riso.
Tra i prodotti lavorati, si registra un ulteriore rincaro per burro e formaggi.

Per quanto riguarda il settore ortofrutticolo, sono due i fattori che hanno impresso aumenti ai prezzi. Se diverse coltivazioni estive sono state colpite dal prolungato caldo della stagione, l’abbassamento delle temperature registrato dopo la prima decade di settembre ha determinando una maggiore richiesta di prodotti autunnali.

Rincari maggiori per frutta, verdura e carni fresche

Tra i rincari maggiori si registra un +20% per pesche e nettarine e un +11% per le pere, con la comparsa delle varietà autunnali.
Forte incremento rispetto al mese precedente per le zucchine, che crescono del +74,8% rispetto allo scorso anno. Aumenti mensili consistenti anche per le melanzane (+65%) e i pomodori da insalata (+37%).

Tra le carni, aumentano quelle di pollo (+6,4% rispetto ad agosto e +3,4% rispetto al 2023) e tacchino (+5,2% vs settembre e +12,3% vs 2023), spinti da una domanda superiore alle disponibilità di prodotto.
Cresce poi anche la carne di bovino adulto (+4,4% rispetto ad agosto). Il comparto bovino è alle prese con una minore disponibilità di capi da ristallo, legata anche ai minori arrivi dalla Francia, elemento che imprime tensioni al mercato.

La domanda supera l’offerta per uova, gamberi e scampi

Tra i prodotti zootecnici, aumentano del 2,2% rispetto al mese precedente i prezzi delle uova allevate a terra, sostenuti da una domanda superiore all’offerta. 

Quanto al settore ittico, non ha mostrato variazioni mensili significative a settembre. Tuttavia si è osservata una crescita delle quotazioni delle specie catturate prevalentemente con le reti da traino, sistema bloccato o limitato in molte marinerie a causa del fermo temporaneo di pesca.
Tra questi, gamberi e scampi (+56% e +34,6%), dovuti anche a un aumento della richiesta.

Burro raddoppia il prezzo in un anno. Olio d’oliva in attesa della nuova quotazione

Tra le materie grasse derivate dal latte, si registra un ulteriore aumento mensile del prezzo all’ingrosso del burro (+15%), più che raddoppiato rispetto a un anno fa. Tali aumenti riflettono i forti rialzi dei prezzi osservati nei mercati chiave europei, come la Germania, dove il burro raggiunge livelli record a causa di una disponibilità limitata del prodotto a livello comunitario.

Aumenti ulteriori a settembre anche per i formaggi a lunga stagionatura (+1,3%), a stagionatura media (+1,4%) e in misura maggiore, per formaggi freschi e latticini (+2,9%). 
Rimane stabile l’olio d’oliva (+0,1%) in attesa delle quotazioni dei prodotti della nuova annata, che in Italia si prevede possa subire una significativa contrazione rispetto alla precedente. 

Il lavoro che cambia: dallo smart working alla settimana corta

Il mondo del lavoro si evolve rapidamente, e l’introduzione di strumenti innovativi come la settimana lavorativa corta e lo smart working potrebbe avere un impatto positivo sia sul benessere dei lavoratori sia sull’ambiente. Un’indagine di Pulsee Luce & Gas, realizzata dalla NielsenIQ, ha raccolto l’opinione degli italiani su questi temi, evidenziando tendenze e riflessioni su come il lavoro stia cambiando.

Lavoro da remoto, le opportunità

Dai dati emerge che circa un terzo degli italiani lavora in modalità remota o ibrida, con una media del 37% delle ore settimanali svolte a distanza. Lo smart working, preferito dal 49% degli intervistati rispetto al lavoro in ufficio (42%), ha portato a benefici come la riduzione dei tempi di spostamento (77%) e dei costi mensili legati ai trasporti e ai pasti fuori casa (72%), stimati intorno ai 124 euro. Inoltre, molti apprezzano la maggiore flessibilità nella gestione del proprio tempo (64%).

Non mancano però le criticità: il 59% teme l’isolamento sociale, il 58% lamenta una vita sedentaria, mentre il 44% riscontra difficoltà a separare la sfera lavorativa da quella privata. Lo smart working risulta comunque adatto a professioni che non richiedono strumentazioni specifiche: oltre il 70% degli intervistati ritiene di possedere tutti i dispositivi necessari, anche se soltanto una minoranza dispone di postazioni ergonomiche.

Lavorare da casa, riferisce Adnkronos, permette di svolgere anche attività domestiche durante le pause: l’89% degli intervistati si dedica a cucinare (66%), fare le pulizie (45%) e altre faccende. Tuttavia, questo comporta un aumento dei consumi domestici, con il 49% degli intervistati che ha notato un incremento delle bollette. Gli italiani stanno quindi adottando misure per risparmiare energia, come l’uso di lampadine a basso consumo (59%) e la preferenza per la luce naturale (58%).

Settimana corta: l’equilibrio tra lavoro e vita privata

L’indagine esplora anche la settimana corta, opzione preferita dall’80% del campione, soprattutto tra i genitori. La riduzione a quattro giorni di lavoro potrebbe infatti facilitare la gestione dei figli e dei familiari anziani. Il 75% degli intervistati ritiene che la settimana corta possa migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata, aiutando a dedicare più tempo alla famiglia.

Sul fronte dei compromessi, il 52% dei lavoratori è disposto a garantire maggiore flessibilità sugli orari, mentre il 47% aumenterebbe la produttività nei giorni lavorativi. Solo il 10% accetterebbe una leggera riduzione dello stipendio per ottenere una settimana corta. Pur apprezzata per i benefici sul benessere e la soddisfazione personale (63%), i lavoratori segnalano anche alcune criticità, come l’aumento del carico di lavoro nei giorni lavorativi (51%) e la pressione nel raggiungere gli obiettivi (37%).

Questi nuovi modelli, quindi, rappresentano un’opportunità per un equilibrio migliore, pur richiedendo un’attenta gestione per minimizzare eventuali effetti collaterali.

Turismo italiano: estate da record, ora si prevede un ottimo autunno 

L’estate 2024 ha registrato un successo senza precedenti per il settore turistico italiano, come evidenziato dai dati dell’Osservatorio sull’Economia del Turismo di Unioncamere-Isnart. Durante i mesi estivi, il tasso di occupazione delle camere è aumentato sensibilmente rispetto all’anno precedente: a luglio è stato dell’86% (+10,2 punti percentuali rispetto al 2023), ad agosto del 90,8% (+5,9 p.p.) e a settembre del 73% (+13 p.p.). Le destinazioni marittime hanno trainato il settore con un’occupazione quasi totale (94,2% ad agosto), mentre le strutture nei laghi e nelle città d’arte hanno registrato performance molto positive, con occupazioni del 90% e dell’88,2% rispettivamente.

In totale, nei soli mesi estivi, l’Italia ha accolto 32 milioni di turisti, tra strutture ricettive, affitti in abitazioni private e ospitalità di amici e parenti. I flussi turistici internazionali hanno avuto un ruolo di rilievo, rappresentando il 54% delle presenze totali, con una crescita del 2% rispetto all’estate 2023. Questi dati confermano un trend positivo già emerso nel 2023, anno in cui l’ISTAT ha registrato un massimo storico di presenze turistiche straniere, pari al 52,4%.

Previsioni in rosa per i mesi autunnali 

Anche per l’autunno le previsioni sono ottime: il 58% delle camere disponibili per ottobre è già stato prenotato, così come il 45% per i mesi di novembre e dicembre. Sul portale Airbnb sono state registrate 5 milioni di prenotazioni per il trimestre ottobre-dicembre 2024, segno di una domanda ancora molto sostenuta. Questo andamento positivo fa sperare che oltre la metà degli operatori (50,9%) riesca a chiudere l’anno in pareggio.

Qual è l’impatto del caro prezzi?

Il settore ricettivo ha dovuto affrontare un aumento dei prezzi: ad agosto le tariffe degli hotel sono cresciute del 16%, con una media di 183 euro per una camera doppia. La scelta di utilizzare portali di prenotazione online (OTA) è prevalente, con il 76,2% delle strutture che sfrutta questi canali per aumentare le vendite. Tuttavia, il rapporto diretto con il cliente rimane cruciale per il 30% delle prenotazioni.

La sfida dei dati: formazione e innovazione

Durante il convegno Isnart al TTG di Rimini, la presidente Loretta Credaro ha sottolineato l’importanza della corretta interpretazione dei dati. Ha dichiarato: “Il dato va interpretato con competenza per evitare fraintendimenti. Per questo è urgente investire nella formazione, sia nelle aziende private che nelle Pubbliche Amministrazioni, affinché l’innovazione sia guidata da persone preparate”.

Le nuove tendenze e il ruolo dei giovani

Il turismo italiano sta puntando sempre più sulle nuove generazioni, con il 57% delle presenze estive attribuite ai Millennials e alla Generazione Z. Questo target, attratto dalla combinazione di cultura e natura, dimostra una capacità di spesa medio-alta, con una media di 80 euro per l’alloggio e 97 euro al giorno per altre spese, in crescita rispetto all’anno scorso.

Assistenza sanitaria, come la giudicano i cittadini dei vari paesi? 

Bene, ma non benissimo. E’ questa la valutazione riservata al sistema sanitario da parte dei cittadini di 31 paesi del modo. Il 44% della popolazione ritiene che la qualità dell’assistenza sanitaria sia buona, ma emergono alcune problematiche significative.
Tra queste, l’accesso ai servizi e la carenza di personale sono considerate sfide strutturali di rilievo, che minano l’efficacia complessiva dei sistemi sanitari.

L’impatto del Covid-19 sulla salute mentale

Nonostante il Covid-19 sia una malattia respiratoria, uno degli effetti più duraturi della pandemia potrebbe riguardare la salute mentale. Dal 2018 a oggi, c’è stato un profondo cambiamento nell’atteggiamento verso questo aspetto.

Quando è stato avviato l’Ipsos Health Service Report, solo il 27% delle persone considerava la salute mentale una delle principali preoccupazioni, posizionandola al terzo posto. Oggi, questa percentuale è salita al 45%, rendendola il problema sanitario più citato a livello globale. Anche lo stress ha un ruolo importante, segnalato dal 31% degli intervistati come una delle principali preoccupazioni.

Differenze di genere e di “età”

È interessante notare come le preoccupazioni riguardanti la salute mentale varino notevolmente tra paesi e gruppi demografici. In quasi tutti i paesi, tranne India e Thailandia, le donne mostrano una maggiore preoccupazione rispetto agli uomini.

Questo divario è particolarmente evidente tra le giovani generazioni: il 55% delle donne della Gen Z indica la salute mentale come una delle questioni principali, rispetto al 37% degli uomini della stessa generazione. Tra i Baby Boomer, invece, il divario tra uomini e donne è molto meno pronunciato (rispettivamente 27% e 26%).

Salute e invecchiamento

Nonostante l’attenzione crescente verso la salute mentale, per i Baby Boomer il cancro rimane la principale preoccupazione legata alla propria salute. Il 46% delle persone nate tra il 1945 e il 1965 indica questa malattia come la più importante, con una leggera differenza tra donne (48%) e uomini (44%).

Quali sono i fattori di rischio riconosciuti?

Il sondaggio ha inoltre rivelato che le persone tendono a comprendere meglio il rischio di obesità rispetto a quello di cancro.
Con la pandemia, molti paesi hanno registrato un calo degli screening oncologici, e questo potrebbe avere un impatto negativo, poiché alcuni tipi di tumore stanno colpendo sempre più le persone giovani.

Sistema sanitario, voto positivo

Nonostante le difficoltà, la percezione della qualità dei sistemi sanitari rimane in generale positiva.
Il 44% della popolazione afferma che l’assistenza sanitaria nel proprio paese è buona o molto buona, anche se questa cifra è in calo rispetto al picco del 53% raggiunto durante la pandemia nel 2021.

Italia, perché  lo sport può essere un motore di crescita sociale ed economica?

Non è certo una novità il fatto che lo sport e la pratica sportiva facciano bene. Quello che sorprende un po’ di più è che possano rappresentare fenomeni virtuosi, capaci di generare benefici su larga scala sia a livello economico sia sociale per l’intero Paese.

I dati? Ne basta uno: l’incremento del 10% nella pratica sportiva potrebbe portare, nel medio-lungo termine, a un aumento della produttività annua dell’1,7%, equivalente a circa 34 miliardi di euro aggiuntivi al PIL, e alla creazione di circa 81.000 nuovi posti di lavoro ogni anno. Inoltre, una maggiore diffusione dello sport renderebbe la popolazione più sana, riducendo del 1,6% la spesa sanitaria nazionale, grazie al miglioramento del benessere fisico e mentale.

La necessità di una strategia nazionale

Fabio Pompei, CEO di Deloitte Italia, sottolinea come lo sport possa fungere da moltiplicatore di ricchezza per il Paese, rendendo fondamentale un approccio strategico a livello nazionale. È essenziale la collaborazione tra pubblico e privato, con investimenti mirati in infrastrutture, politiche sociali e organizzazione di eventi sportivi. Questo approccio garantirebbe al Paese un impatto positivo in termini di produttività e benessere generale, sfruttando al massimo il potenziale dello sport.

Il legame emotivo degli italiani con lo sport

Secondo un’analisi di Deloitte, che ha coinvolto oltre 3.000 persone in cinque Paesi europei, il 96% degli italiani considera lo sport un elemento fondamentale per l’educazione, un dato superiore rispetto alla media europea che si ferma al 90%. Tuttavia, il 62% ritiene che la scuola italiana non faccia abbastanza per promuovere lo sport tra i giovani, una percentuale significativamente più alta rispetto alla media degli altri Paesi europei (45,5%).

Gli italiani dimostrano un profondo legame emotivo con lo sport: il 75% si dichiara interessato agli eventi sportivi, e il 70% li considera una leva di crescita per il Paese. I Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026 rappresentano una grande opportunità, con il 75% degli italiani convinto che avranno un impatto positivo e duraturo.

I benefici sociali dello sport

Un aumento della pratica sportiva del 10% migliorerebbe significativamente la salute della popolazione, riducendo il numero di persone in sovrappeso (-3,3%), affette da patologie cardiovascolari (-1,9%) e muscolo-scheletriche (-1,6%). Anche il benessere mentale e sociale ne trarrebbe beneficio, con un incremento dell’1,1% dell’indice di salute mentale e un miglioramento delle relazioni sociali (+9,9%).

Lo sport contribuirebbe anche a contrastare devianze e criminalità, riducendo il consumo di alcol e tabacco e il tasso di criminalità giovanile.