Audiolibri, che passione: sono 11 milioni i fan italiani

La passione degli italiani per gli audiolibri continua a crescere anche nel 2024: sono 11,1 milioni le persone che si sono lasciate coinvolgere dalle storie e dalle grandi voci in cuffia. Nell’ultimo anno hanno ascoltato un audiolibro 400 mila persone in più, quasi mezzo milione di italiani, segnando un incremento del +4% rispetto al 2023. Dal boom della pandemia, gli audiolibri sono entrati definitivamente a far parte delle abitudini d’ascolto degli italiani.

Le fila degli ascoltatori si sono allargate costantemente anno su anno, dal 2020 a oggi si stima un incremento a doppia cifra del 22%. È quanto emerge dall’ultima ricerca di NielsenIQ per Audible, società Amazon tra i principali protagonisti nella produzione e distribuzione di audio entertainment di qualità.

“L’audio entertainment è una consolidata abitudine”

Juan Baixeras, Country Manager Spain & Italy di Audible, commenta: “Negli ultimi quattro anni gli ascoltatori di audiolibri sono cresciuti a doppia cifra in Italia, confermando che l’audio entertainment non è più solo un fenomeno, ma una consolidata abitudine. In otto anni di Audible.it, abbiamo contribuito a sviluppare questa industria, producendo contenuti originali e migliaia di titoli in sinergia con gli editori italiani di ogni dimensione, ampliando costantemente il nostro catalogo.”

Matthew Gain, Senior Vice President and Head of Europe, aggiunge: “Crediamo nel grande potenziale italiano e nell’incremento futuro degli ascoltatori. Continueremo a investire nel Paese e a collaborare con tutti gli attori del settore per garantire sempre maggiore qualità ai fruitori di Audible in Italia.”

Le modalità di consumo

Nel 2024 aumenta il tempo dedicato dagli italiani all’ascolto di audiolibri, con una sessione media di quasi mezz’ora. Se l’ascolto mensile si riduce, cresce sensibilmente quello settimanale, con il 31% degli intervistati che ascolta almeno una volta alla settimana, mentre gli “heavy user”, che ascoltano tutti i giorni o quasi, restano stabili al 5%.

Chi sono gli italiani che si mettono in cuffia

La ricerca NielsenIQ evidenzia che gli ascoltatori di audiolibri sono principalmente uomini, giovani (25-34 anni), connessi (oltre 4 ore al giorno su internet) e prevalentemente provenienti dal Sud Italia. Gli audiolibri sono apprezzati anche dai più piccoli, con il 36% dei genitori che ha figli che ascoltano, di cui il 54% è stato introdotto dai genitori stessi.

Dove, come e perché ascoltare 

Nel 2024, la casa resta il luogo preferito per l’ascolto degli audiolibri (70% degli intervistati), ma cresce al 47% la percentuale di coloro che li ascoltano in viaggio, che sia in macchina, sui mezzi pubblici o a piedi. L’italiano rimane la lingua preferita (98%), seguito dall’inglese e dallo spagnolo. L’ascolto è motivato dal desiderio di relax (45%), evasione (30%) e intrattenimento multitasking (57%). La maggioranza preferisce voci di narratori professionisti (62%) o attori (42%), prediligendo esperienze di ascolto più intime, a tu per tu (55%).

Libri e audiolibri sempre più complementari 

Il 47% degli italiani ha ascoltato un libro già letto e quasi altrettanti hanno letto un libro già ascoltato. Il 59% trova nell’ascolto una modalità per fruire di più libri in momenti di impossibilità alla lettura, mentre il 32% lo utilizza per immergersi in altre storie quando le mani e gli occhi sono occupati.

Made in Italy: moda e pasta richiamano 10 milioni di turisti 

Il Made in Italy continua a esercitare un forte richiamo e di conseguenza muove un business significativo, specie nei settori agroalimentare e della moda. L’italianità di questi due comparti specifici è infatti il miglior biglietto da visita del nostro Paese, e attira oltre 10 milioni di turisti europei.
I dati emergono dalle stime elaborate dal Centro Studi di Conflavoro in occasione della prima Giornata Nazionale del Made In Italy, svoltasi il 15 aprile.

5,5 milioni di europei scelgono l’Italia per l’enogastronomia

Secondo le analisi di Conflavoro, riferisce Italpress, solo in Europa sono circa 5,5 milioni i turisti che scelgono di visitare l’Italia per la sua rinomata gastronomia, e circa 1 su 3 di loro ha l’intenzione di dedicare una parte del proprio budget all’acquisto di prodotti alimentari tipici del luogo, spesso già conosciuti e apprezzati nel proprio Paese d’origine. La pasta si conferma al primo posto tra i desideri, seguita da caffè, vino, olio e formaggi.

Moda e design hanno un appeal in crescita

Anche il settore della moda gioca un ruolo fondamentale nell’attrarre turisti, registrando nel 2023 un aumento del 4% nel fatturato, che ha raggiunto complessivamente 103 miliardi di euro. Design, arredamento e ceramica completano il quadro di una moda che si conferma come ambasciatrice dello stile italiano nel mondo.

La pasta è un catalizzatore 

Roberto Capobianco, presidente nazionale di Conflavoro, sottolinea l’importanza strategica dell’Italia nel panorama mondiale della produzione e dell’esportazione di pasta, con regioni come il Veneto, la Campania e l’Emilia Romagna in prima linea.
Nel complesso, il settore agroalimentare italiano ha raggiunto risultati record, con un fatturato di 60 miliardi di euro, nonostante il contesto geopolitico complesso, l’inflazione e il rallentamento economico globale.

Export e attrattività turistica si muovono di pari passo

Capobianco evidenzia inoltre il ruolo cruciale delle piccole e medie imprese (PMI) nel rafforzare il legame tra l’export e l’attrattività turistica del Paese, sia direttamente attraverso le loro produzioni, sia indirettamente come pilastri della filiera produttiva. Questo sottolinea l’importanza di stimolare e incentivare il circolo virtuoso tra commercio estero e flusso turistico, attraverso partnership pubblico-privato volte a promuovere azioni di co-branding tra prodotto e territorio, che risultano già vincenti e convincenti.

In sintesi, il Made in Italy continua a essere un marchio di eccellenza riconosciuto a livello globale, capace di attrarre turisti e generare crescita economica, soprattutto attraverso la valorizzazione dei suoi prodotti di qualità e della sua ricca tradizione artigianale e culinaria.

Turismo, Giubileo 2025 e Milano-Cortina 2026 le sfide da vincere

I grandi eventi si confermano una straordinaria motivazione per i viaggi. Tanto che, in concomitanza di queste occasioni, si registra un aumento significativo della spesa turistica. I dati lo confermano: In occasione ad esempio del Giubileo e durante le Olimpiadi invernali si sono visti aumenti rispettivamente dell’81% e del 36%.

A questo proposito, si è tenuto recentemente a Roma un confronto organizzato da Unioncamere e Isnart Istituto Nazionale Ricerche Turistiche, focalizzato sull’evoluzione del turismo in Italia nell’ultimo anno e sulle sfide rappresentate dal Giubileo 2025 e dalle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

Italia, una destinazione da primato

Nel 2023, l’Italia ha registrato 852 milioni di presenze turistiche, con i millennial (età compresa tra i 28 e i 42 anni) che rappresentano il 41% della domanda. Le Città d’Arte e Cultura hanno attratto il 40,4% delle presenze, seguite dal Mare (26,6%) e dalla Montagna (16,6%). Le presenze hanno premiato principalmente Città d’Arte e Cultura (40,4%), Mare (26,6%) e Montagna (16,6%). 

L’Osservatorio ha inoltre misurato l’evoluzione delle principali motivazioni di viaggio nel periodo 2012-2023: il trend di crescita vede la Cultura confermarsi per il secondo anno al 1° posto (era 7°), l’Enogastronomia passare dall’11° al 5° posto e gli Eventi, passati dal 19° al 12° posto, capaci di attrarre oramai il 6,5% dei flussi turistici, in particolare nel target alto spendente. Le previsioni per il Giubileo e le Olimpiadi confermano questo trend, con un previsto aumento significativo degli arrivi turistici e della spesa associata. 

Il rischio overbooking

Per entrambi gli eventi, però, emerge un rischio overbooking: molto elevato per il Giubileo, in considerazione dei 400 mila posti letto di attuale capacità ricettiva che già oggi presentano un tasso di occupazione medio annuale del 66%; probabile per Milano-Cortina, considerati gli attuali 250 mila posti letto con un tasso di occupazione medio nel periodo del 63%, parzialmente mitigato dal fatto che le maggiori presenze si distribuiranno in un territorio più ampio. 

Il sentiment verso Roma e Milano

Isnart ha condotto analisi del sentiment su Roma e Milano per valutare l’esperienza dei turisti e identificare le aree di intervento prioritarie, come inquinamento, sicurezza e qualità dei servizi. L’ottimizzazione delle soluzioni e la maturazione delle competenze sono cruciali per sfruttare appieno il potenziale turistico dei due grandi eventi.

L’indagine ha rivelato un quadro positivo per entrambe le destinazioni, con Roma che conserva il suo forte appeal culturale e Milano-Cortina e le città circostanti che mostrano livelli elevati di attrattività complessiva. L’industria turistica continua a contribuire in modo significativo all’economia e all’occupazione, dimostrando una notevole resilienza durante la pandemia e sostenendo la crescita dell’occupazione femminile e delle imprese a titolarità estera.

Le donne italiane si sentono sicure? Ancora no

Per le donne italiane, sentirsi in sicurezza dovrebbe essere una cosa normale. Un fondamento di ogni società civile, dove davvero esiste la parità di genere e la convivenza serena fra cittadini. Eppure non è così. Troppo spesso le donne si trovano a fronteggiare minacce alla loro sicurezza personale, come violenze, aggressioni e molestie fisiche e psicologiche. Ed è quindi più che mai urgente rispondere a queste sfide con azioni concrete e immediate. Una recente ricerca condotta da BVA Doxa in collaborazione con Europ Assistance Italia ha evidenziato alcune criticità significative.

L’importanza della sicurezza

In base ai dati contenuti nella ricerca, si scopre che otto donne su dieci considerano estremamente importante la sicurezza femminile. A tutti i livelli, sia personale sia sociale. Ma le azioni finora messe in atto non sono sufficienti a garantirla. Circa il 70% delle donne intervistate ritiene inefficienti le attuali misure di protezione e sicurezza, e inadeguate le pene per episodi di violenza.

C’è poi una scarsa fiducia nel sistema giudiziario e nelle istituzioni politiche riguardo al loro ruolo nella garanzia della sicurezza femminile.

Un problema diffuso e quotidiano

Metà delle donne non si sente sufficientemente protetta nel proprio ambiente, soprattutto nelle grandi città. Le aree urbane sono spesso considerate poco sicure, a maggior ragione durante le ore notturne. Insomma, in città le preoccupazioni si amplificano ulteriormente. 

L’impatto sulla vita di tutti i giorni

Il 40% delle donne coinvolte nella ricerca afferma che i timori per la propria sicurezza influenzano negativamente la vita quotidiana. Per proteggersi, molte evitano comportamenti considerati rischiosi, come frequentare certe zone o interagire con persone sconosciute. I numeri del fenomeno sono davvero allarmanti.

Il 59% del campione ha subito almeno un episodio di violenza nella propria vita, che spesso include violenze psicologiche o verbali, stalking e molestie sessuali. Ma solo il 19% ha denunciato tali episodi alle autorità.

La necessità di azioni concrete

La ricerca sottolinea la necessità di affrontare urgentemente il problema della sicurezza femminile attraverso azioni concrete e mirate. È essenziale rafforzare le misure di protezione, migliorare l’efficacia delle leggi e promuovere una maggiore consapevolezza e sensibilizzazione sul tema.
Solo così si potrà garantire un ambiente sicuro e inclusivo per tutte le donne, contribuendo alla realizzazione della parità di genere e alla costruzione di una società più equa, sana e produttiva.

Nel 2023 gli italiani hanno speso 187 miliardi in beni di consumo

Nel 2023 la spesa dei consumatori per i beni di largo consumo e per i beni tecnologici e durevoli è aumentata del 5,2% rispetto al 2022, registrando un fatturato complessivo di 187 miliardi di euro.

L’aumento è stato determinato in particolare dalla crescita del prezzo dei prodotti alimentari e per la cura della persona, mentre le famiglie sono rimaste più caute nelle spese di alcuni prodotti T&D (beni di consumo tecnologici, elettrodomestici, fai da te).
Emerge dal nuovo Barometro dei Consumi di NIQ, che offre una panoramica completa della spesa nel settore FMCG (prodotti alimentari, deperibili, cura della casa e della persona) e nel settore T&D.

Una crescita del fatturato senza precedenti 

Nel 2023, nel settore del largo consumo, si è registrata una crescita del fatturato senza precedenti che ha superato i 134 miliardi di euro, +7,9% rispetto al 2022, alimentato principalmente dall’aumento a doppia cifra dei prezzi.

Nonostante l’inflazione abbia eroso il potere d’acquisto dei consumatori, i beni di prima necessità hanno mantenuto un livello stabile di vendite a volume, con una modesta flessione del -1,7% (nel perimetro dei prodotti confezionati). Secondo il Barometro dei Consumi, le categorie che hanno mostrato le performance migliori sono state il settore alimentare, con un aumento dell’8,9% e un giro d’affari di 82 miliardi di euro nel 2023, e il fresco, +8,2%.
Anche i prodotti per la cura della casa e della persona hanno registrato una solida crescita, pari a +7,0%.

L’effetto inflazione spinge le vendite

Analizzando i dati trimestrali, emerge come l’effetto dell’inflazione, con un valore medio dell’11,3% nel 2023, sia stato più pronunciato nei primi sei mesi dell’anno.
Ciò ha contribuito a spingere le vendite, in crescita rispettivamente del 9,2% nel primo trimestre e del 9,8% nei mesi di aprile, maggio e giugno. Successivamente, l’inflazione si è stabilizzata, con una crescita delle vendite più moderata (+7,8%) nel terzo trimestre.

Nei mesi di ottobre, novembre e dicembre, l’effetto dell’inflazione si è attenuato ulteriormente, toccando il punto più basso di crescita a valore, pari al 5,1%.

Un anno di contrasti per il mercato T&D

Il mercato dei beni tecnologici e durevoli (T&D) in Italia nel 2023 ha attraversato un anno di alti e bassi e una lieve decrescita rispetto al 2022, registrando un fatturato di 53 miliardi di euro.
Il settore dell’Home Improvement, che comprende prodotti per il miglioramento della casa e l’arredamento, ha iniziato il 2023 con una crescita solida (+5,3%), ma ha chiuso l’anno con una flessione del -0,2%.

Il settore Technical Consumer Goods (TCG), che include elettronica di consumo, telefonia, IT, prodotti per l’ufficio, fotografia e altri beni tecnologici, ha sofferto un calo significativo nel 2023, pari a -5,4%.
Tuttavia, alcune sottocategorie, come gli elettrodomestici, hanno registrato una crescita positiva nel 2023, e il settore ha chiuso l’anno a 6 miliardi di euro (+3,2%).

Le aziende Controvento generano il 14,2% del valore aggiunto della manifattura

C’è un gruppo di imprese del settore manifatturiero italiano capaci di crescere nonostante gli ostacoli: sono le aziende Controvento. Queste imprese vantano performance altamente sopra la media, e si distinguono per alcuni parametri particolarmente indicativi, come la crescita dei ricavi, la marginalità e la creazione di valore aggiunto.

Le aziende Controvento rappresentano, quindi, le eccellenze imprenditoriali del Paese. Complessivamente, generano il 9,4% dei ricavi, pari a 101,3 miliardi di euro, il 21,1% dell’EBITDA, e il 14,2% del valore aggiunto complessivo della manifattura italiana.
Emerge dalla quinta edizione dell’Osservatorio ‘Controvento: le aziende che guidano il Paese’, curato da Nomisma in collaborazione con CRIF e CRIBIS.

Imprese eccellenti nonostante l’economia “zero-virgola”

L’Osservatorio Controvento è nato con l’obiettivo di identificare le imprese manifatturiere nazionali capaci di performance straordinarie anche nell’attuale economia italiana dello ‘zero-virgola’. 
Negli ultimi 5 anni la quota di queste imprese oscilla tra il 6,5% e il 7,2%, con un ricambio annuo pari al 50% del totale. Si rileva quindi un fenomeno ricorrente che porta a pensare che la massa trainante sia rappresentata da questa quota.

Tra le imprese Controvento la classe dimensionale non sembra incidere sulla marginalità. Negli ultimi 5 anni le performance più positive riguardano maggiormente le micro e piccole imprese, con un EBITDA in crescita rispettivamente del +295% e del +234.

Una superiore capacità competitiva

Considerando i ricavi prodotti tra il 2017 e il 2022, quelli delle imprese Controvento sono cresciuti del 96%, mentre il resto delle imprese è complessivamente cresciuto del 39%.
Le imprese Controvento con oltre 500 dipendenti crescono in maniera più contenuta (+81% ricavi), mentre le grandi imprese mostrano performance migliori di tutti i cluster (+129%).

Inoltre, negli ultimi anni si osserva un allargamento del target di imprese Controvento verso il Sud, sebbene il Nord-Est riconfermi una maggiore predisposizione a ospitarle, con il Veneto l’unica regione entrata per 5 edizioni consecutive nel report sia per numero di imprese sia per ricavi prodotti.

Packaging, cosmetica, minerali i settori vincenti

Quanto ai settori produttivi, si possono individuare alcuni comparti che accentuano la propria rilevanza tra le imprese Controvento. Tra quelli vincenti, nei quali l’incidenza relativa delle variabili considerate (numero di imprese, ricavi, EBITDA, valore aggiunto) è sempre superiore alla media, si segnalano i comparti della cosmetica, della metallurgia e metallo, del legno e sughero, e la carta.

Prendendo in esame i soli ricavi, i settori che negli ulti 5 anni sono sempre rientrati in Controvento sono il packaging, la cosmetica, i minerali non metalliferi e il metallo.
Dall’altra parte, i settori mai entrati nel gruppo delle aziende con performance sopra la media vanno segnalati quelli alimentare, delle apparecchiature elettriche e della stampa.

L’Italia sul web: aumenta il tempo trascorso sui social

Gli italiani trascorrono più tempo sui social rispetto all’anno precedente, con un aumento di quasi 1 minuto al giorno, portando la quota complessiva a poco meno di 6 ore giornaliere. Anche il tempo dedicato all’ascolto di musica in streaming aumenta di un minuto al giorno. Parallelamente, si registra una leggera diminuzione dell’accesso a internet, con una riduzione dello 0,3% rispetto all’anno prima. Sono alcuni dei dati contenuti nel il report Digital 2024, pubblicato a febbraio da We Are Social in collaborazione con Meltwater. 

Informazione, attualità e how-to i principali motivi per cui si naviga

Le motivazioni principali per l’accesso all’online rimangono invariate: le ragioni per cui ci si connette sono sempre la ricerca di informazioni (73%), l’aggiornamento sull’attualità (67,5%) e i how-to (62,8%). Analizzando i dati globali, in Italia le piattaforme più utilizza risultano essere le app di chat e messaggistica (96,7%), seguite dai social network (94,6%). In terza posizione si collocano i servizi di shopping, aste e annunci (90,4%). Nel resto del mondo in quarta posizione ci sono invece i motori di ricerca.

Passione video

La fruizione di contenuti video continua ad essere elevata, con il 91% delle persone che dichiara di guardarli, trainati principalmente da contenuti comici, meme e video virali (+3,7%), oltre ai video musicali (+0,4%). Cresce anche l’interesse per gli highlights e i contenuti sportivi (+2,4%), le recensioni di prodotti (+1,7%) e i video educativi (+0,6%).

Il 73% degli italiani è sui social

In Italia sono attive sui social quasi 43 milioni di persone, con una penetrazione che si avvicina al 73% e una distribuzione simile tra uomini e donne. Rispetto all’anno precedente, si registra un calo di utenti del 2,5%. Tuttavia cresce il tempo trascorso quotidianamente sui social. Secondo l’analisi di quest’anno, TikTok è l’app su cui le persone trascorrono più tempo, con una media di 32 ore e 12 minuti al mese. Questo dato è significativamente superiore alle altre app, con YouTube al secondo posto (18 ore e 15 minuti) e Facebook al terzo (16 ore e 37 minuti).

Perchè si è social?

Le motivazioni principali per la partecipazione ai social riguardano l’informazione, il tempo libero e il mantenimento dei contatti con amici e familiari (tutte sopra il 40%). Interessante notare che l’intrattenimento nel tempo libero è l’unica motivazione in crescita rispetto all’anno precedente (+1,4 punti percentuali).

Meta domina la classifica delle piattaforme social

Meta domina la classifica italiana delle piattaforme social più utilizzate, con WhatsApp al 90,3%, seguita da Facebook (77,5%) e Instagram (73,5%). WhatsApp è anche la piattaforma preferita dagli italiani (40,7%), seguita da Instagram (23,5%). La classifica rimane invariata rispetto all’anno precedente, con alcune piattaforme che guadagnano preferenze, come Instagram e TikTok.

Lavoro, perchè cambiano obiettivi e motivazioni a seconda del genere?

Uomini e donne, in merito al lavoro, hanno approcci, motivazioni e obiettivi differenti.  Lo ha scoperto il Centro Studi di Fòrema, l’ente di formazione del sistema confindustriale veneto, che ha recentemente condotto un’indagine approfondita sulle esigenze e le aspettative delle persone che cercano lavoro o desiderano cambiare il loro attuale impiego. L’obiettivo della ricerca era comprendere meglio i bisogni degli individui in un contesto occupazionale in rapida evoluzione, influenzato dalle trasformazioni green e digitali.

Gli uomini puntano allo stipendio, le donne alla crescita professionale

Durante un periodo di cinque mesi, sono state raccolte le opinioni di oltre duecento partecipanti, tra cui corsisti e disoccupati, che hanno interagito con l’ente di formazione padovano. I risultati dell’indagine sono stati analizzati considerando vari fattori, come età, genere e situazione lavorativa, offrendo così una panoramica completa della realtà occupazionale attuale.

Una delle principali conclusioni emerse dall’analisi riguarda le differenze significative tra uomini e donne nei loro obiettivi e motivazioni lavorative. Mentre gli uomini mostrano una maggiore focalizzazione sulla busta paga e sull’indipendenza economica (51%), le donne considerano aspetti più ampi, come la crescita professionale e umana (14%). Si tratta probabilmente di un retaggio culturale, che riflette i tradizionali ruoli sociali e che evidenzia una disparità nelle priorità lavorative tra i generi.

La formazione è rosa

Un’altra tematica chiave riguarda la formazione professionale. Le donne attribuiscono maggiore importanza ai percorsi formativi rispetto agli uomini (55% contro 38%). La richiesta di formazione sulle competenze digitali è risultata fondamentale per il 52% degli intervistati, seguita dalla formazione tecnica (47%).

Le donne sono più propense a riconoscere l’importanza della formazione, in particolare per le digital skills (56%) e le competenze tecniche (46%).

I giovani vogliono investire in competenze tecniche

Per quanto riguarda i giovani, l’indagine mostra che investire nelle competenze tecniche è la priorità principale per il 75% di loro, mentre le digital skills sono essenziali per il 46%. Inoltre, i giovani sono più propensi a impegnarsi in tirocini formativi (58%) rispetto agli adulti (42%).

Infine, l’indagine evidenzia le preferenze specifiche di diversi gruppi demografici. Le donne mostrano un interesse maggiore per le informazioni sul mercato del lavoro (62%), mentre i giovani sono motivati dai bonus e dai servizi per agevolare la partecipazione alle attività (67%). Inoltre, lo status occupazionale influisce sulla percezione dell’utilità degli strumenti e dei servizi a disposizione per crescere professionalmente. Coloro che sono infatti in cerca di lavoro li ritengono fondamentali nel 50% dei casi, mentre la percentuale scende al 34% tra chi già lavora.

Professione, carriera e ambizione nel 2024: cosa pensano gli italiani? 

È quanto emerge dal Randstad Workmonitor 2024, lo studio condotto da Randstad su ambizione e carriera tra gli italiani. Secondo la ricerca, che ha coinvolto 764 lavoratori in Italia tra 18 e 67 anni, oltre la metà degli intervistati si dichiara ‘ambizioso’ in merito al proprio lavoro, ma il 42% sostiene di non essere concentrato nell’avanzamento di ruolo.
La rilevanza del lavoro percepita nella vita degli italiani è infatti calata del 5% in un solo anno, mentre è crollata del 9% la motivazione nel ruolo attualmente ricoperto.

In pratica, oggi si dà più importanza alla vita privata e all’equilibrio con il lavoro, all’appartenenza e alla flessibilità, piuttosto che al salto di carriera. E, di fatto, equilibrio tra vita e lavoro, retribuzione, sicurezza, flessibilità, giorni di ferie, formazione e assicurazione sanitaria oggi sono i fattori più rilevanti per i lavoratori italiani, mentre la carriera è finita solo al nono posto.

Una “promozione” oggi interessa meno

Inoltre, il 50% dei lavoratori è disposto a rimanere in un luogo di lavoro che gli piace anche se non ci fosse possibilità di avanzamento, mentre il 34% non desidera del tutto una progressione di carriera.
Solo per il 35% una promozione o un nuovo ruolo oggi rappresentano una priorità.

Il 34% degli italiani poi non assumerebbe ruoli manageriali se potesse scegliere di poter accedere alla propria massima ambizione professionale. Ma secondo il Randstad Workmonitor, il 51% del campione si dichiara ambizioso per la propria carriera.

La vita privata è la priorità

Di fatto, mentre l’ambizione decresce con l’avanzare dell’età la motivazione aumenta man mano che sale la seniority.
A influenzare l’ambizione è soprattutto l’età, gli eventi della vita, gli obiettivi personali e le opportunità che si presentano.

Il 94% degli intervistati mette la vita privata al primo posto dei fattori più rilevanti nel lavoro, poi la retribuzione (93%), sicurezza del lavoro (90%), il sentirsi realizzati (87%), la flessibilità di orario (80%) e così via, fino alla possibilità di promozione, al nono posto, con il 74% e di poco sopra la politica sui congedi parentali (70%).

Una delle eredità della pandemia

“Il Workmonitor evidenzia una forte calo della motivazione al lavoro tra gli italiani, un evidente segnale di malessere che va ascoltato e compreso – commenta Marco Ceresa, Group Ceo di Randstad -. Il lavoro si conferma fondamentale nel fornire senso e scopo alle persone, ma oltre alla carriera, sempre più lavoratori includono anche altro nella definizione della propria ‘ambizione’ professionale, che oggi non può prescindere da aspetti valoriali, di flessibilità, di equilibrio con la vita personale. Non sono pochi gli intervistati che affermano di poter essere appagati da un lavoro senza prospettive di carriera ma che sia nelle ‘loro corde’, certamente un’eredità della riflessione profonda delle persone nel periodo di pandemia. Esigenze che le aziende devono impegnarsi a soddisfare con politiche Hr a tutto tondo, tenendo conto dei bisogni dei lavoratori sempre più complessi e articolati”.

Lavoro: i consigli per un colloquio di successo

Come presentarsi a un colloquio di lavoro in modo adeguato ed efficace, in modo da intercettare le esigenze e le aspettative di chi abbiamo di fronte?

Quando si ricerca un impiego, uno degli aspetti più importanti è il colloquio. È un momento fondamentale, che richiede tempo, preparazione e determinazione, poiché rappresenta la prima vera occasione per mettersi in luce agli occhi di un head hunter o un datore di lavoro.
Ma niente paura, perché gli specialisti del mondo del recruiting risolvono tutti i dubbi che interessano gli aspiranti lavoratori. E seguendo alcuni consigli mirati si può aumentare la possibilità di successo in termini d’assunzione.

Conoscere l’azienda in anticipo non guasta

Innanzitutto, è importante cercare di conoscere l’azienda presso cui si vorrebbe lavorare. “Bisogna prendersi il tempo per fare qualche ricerca online sulla storia dell’azienda, sulle sue attività e sui prodotti che produce”, spiega Fabio Splendori, fondatore di QuoJobis. In questo modo, si dimostra di essere motivati e interessati al lavoro offerto.

Un altro aspetto estremamente rilevante da tenere a mente è l’abbigliamento. “Può sembrare scontato o irrilevante ma la prima impressione è quella che conta – continua Splendori -. Indossare un abbigliamento curato e professionale può fare la differenza nella percezione che il datore di lavoro avrà del candidato”.
Alla larga, quindi, dai vestiti troppo casual o sportivi per scegliere al contrario abiti adeguati a qualunque ambiente di lavoro e in sintonia con il tipo di lavoro che si sta cercando.

Arrivare puntuali e mostrare sicurezza e determinazione

“Ricordarsi inoltre di essere puntuali è un dettaglio che preferiamo sempre far presente – consiglia l’esperto -. Arrivare con un leggero anticipo al colloquio mostra la propria puntualità e impegno verso il lavoro e ribadisce la volontà di rispettare gli impegni presi”.
Da tenere a mente anche che, al contrario, arrivare con largo anticipo può creare imbarazzo e problemi all’ambiente di lavoro che in quel momento sta accogliendo il candidato per il colloquio.

Utile poi ribadire che durante il colloquio bisogna sempre cercare di mostrare sicurezza e determinazione. “Non si deve avere paura di dire ciò che si pensa e di rispondere alle domande in modo chiaro e preciso – puntualizza -. Evitare di essere troppo reticente o modesto, potrebbe essere un errore”.

Le pillole per realizzare un colloquio eccellente

Insomma, puntualità, presentabilità, sicurezza, gestione dell’ansia e motivazione sono le pillole per riuscire a realizzare un colloquio eccellente.

“Cerchiamo sempre di suggerire ai candidati di mantenere un atteggiamento positivo ed educato – sottolinea ancora l’esperto -. Mostrare gratitudine per la possibilità che viene offerta e ringraziare il proprio interlocutore per il tempo che ha dedicato al colloquio. Anche se l’incontro non va come sperato, meglio fare in modo di rimanere comunque educato e professionale: potrebbero ricordarsi di te proprio per queste qualità”.