Tipi di cassette postali

In base alla destinazione d’uso è possibile scegliere tra una moltitudine di cassette postali. Esistono diversi modelli pensati sia per ambienti interni che per l’esterno: alla stessa maniera ci sono dei modelli progettati appositamente per le abitazioni private e altri che invece sono perfetti per realtà aziendali e uffici che sono soliti ricevere parecchia corrispondenza, anche voluminosa.

Ciascuna tipologia di cassetta postale va chiaramente a soddisfare una esigenza diversa, in base alla sua destinazione d’uso. Inoltre anche quello del materiale è un aspetto da non sottovalutare in quanto differenzia in maniera netta una cassetta dall’altra per quel che riguarda robustezza e durata nel tempo.

Andiamo adesso a vedere in dettaglio quali sono le principali tipologie di cassetta per la posta e le differenze peculiari tra una tipologia e l’altra.

Cassette postali da esterno

Le cassette postali da esterno, spesso adoperate sia da privati che da realtà aziendali, consentono di custodire in maniera efficace la corrispondenza proteggendola dagli agenti atmosferici e dai tentativi di sottrazione. Questi importanti elementi rappresentano anche un interessante strumento per comunicare lo stile e la cura per le cose, che fa parte di noi, al punto tale che vengono considerati dei veri e propri elementi facenti parte di casa o dell’ufficio, sebbene siano posizionati all’esterno.

Per quel che riguarda la loro installazione, questa può essere ad incasso, appesa o sorrette da piantane autoportanti. I modelli interamente realizzati in alluminio sono perfetti per garantire grande durata nel tempo e robustezza, evitando il fenomeno dell’ossidazione e qualsiasi altro inconveniente legato all’usura ed al tempo che passa.

Cassette postali da interno

Le cassette postali da interno sono in grado di colpire favorevolmente il visitatore grazie alle loro caratteristiche in fatto di stile e design, tanto che delle volte la loro funzione pratica passa in secondo piano. Ad una cassetta postale da interno si chiede principalmente l’essere in grado di proteggere la posta e dunque rendere impossibile il ritiro della stessa tramite la fessura dalla quale questa viene inserita.

Al contrario, soltanto il proprietario, che è fornito di apposita chiave, può aprire la cassetta e dunque accedere alla corrispondenza. Esistono cassette singole così come le cassette postali condominiali: le dimensioni del vano destinato ad ospitare la corrispondenza variano in base al modello prescelto.

Sono in tanti oggi a prediligere modelli con più spazio, dato che abbiamo tutti l’abitudine di effettuare parte dei nostri acquisti direttamente online, e dunque vogliamo fare in modo che i nostri pacchetti siano ben custoditi all’interno della cassetta postale. Per ovviare al fastidioso problema della pubblicità in cassetta, è possibile optare per una soluzione che presenti sia le classiche bucalettere private di ciascun condomino, che una cassetta comune più grande all’interno della quale è possibile andare a conferire tutta la pubblicità, i volantini ed i depliant che ciascun condomino potrà liberamente ritirare qualora siano di suo interesse o gradimento.

Le cassette portapacchi

Le cassette postali per pacchi stanno acquisendo sempre più successo, di pari passo con la nostra abitudine di effettuare online i nostri acquisti. Queste consentono infatti di custodire in maniera assolutamente sicura la merce che riceviamo durante la nostra assenza. Questo importante elemento può essere posizionato sia all’interno che all’esterno di un edificio, ed i modelli realizzati interamente in alluminio garantiscono il massimo della sicurezza da eventuali tentativi di scasso, oltre chiaramente a resistere alle intemperie.

Se sei solito fare dello shopping online ma temi che in caso di tua assenza prolungata qualcuno possa sottrarre i pacchi che non entrano nella cassetta tradizionale, la cassetta portapacchi fa proprio al caso tuo.

Dunque esistono cassette postali adatte ad ogni tipo di ambiente ed utilizzo, con tutta la libertà di poter ricevere corrispondenza o fare i tuoi acquisti senza il timore che qualcuno possa sottrarli.

Quali sono le app più utilizzate dai più giovani? YouTube, WhatsApp e TikTok

Per comprendere come sono cambiati gli interessi e le esigenze dei bambini nell’ultimo anno, Kaspersky ha condotto lo studio dal titolo Safe Kidsm, che ha preso in esame le query di ricerca, le applicazioni Android più popolari e le categorie di siti web più ricercate dagli utenti più giovani. E YouTube, WhatsApp e TikTok risultano le app più utilizzate,da questa categoria di utenti, con TikTok che nell’ultimo anno ha addirittura raggiunto il doppio della popolarità di Instagram.
Nella top 10 di Kaspersky si trovano anche quattro videogiochi per pc, Brawl Stars, Roblox, Among US e Minecraft.
E tra le categorie più ricercate, al primo posto “software, audio e video” (44%), seguito da “mezzi di comunicazione online” (22%) e “giochi per computer” (14%).

YouTube in testa con un ampio margine

Tra le applicazioni più popolari, YouTube è in testa con un ampio margine e continua a essere il servizio di video streaming più utilizzato tra i ragazzi di tutto il mondo. Al secondo posto si piazza l’app di messaggistica istantanea WhatsApp, seguita dal noto social TikTok. Quanto a YouTube, il 17% delle ricerche totali fatte da ragazzi e bambini riguarda i video musicali. Anche la categoria “tendenze” riscuote un discreto successo, con i video su “pop it and simple dimple” e “ASMR” che rappresentano il 4% delle query. Per quanto riguarda i gusti musicali, oltre alle band di K-POP tra cui BTS e BLACKPINK e i cantanti Ariana Grande, Billie Eilish e Travis Scott, è stato individuato un nuovo trend musicale, il ‘phonk’.

Nella top 10 anche quattro videogiochi per pc

Se guardiamo ai videogiochi, quelli più popolari tra ragazzi e bambini sono gli ormai noti Minecraft (23%), Fortnite (7%) Among Us (4%), a cui si aggiungono Brawl Stars (6%) e il tanto amato Roblox (4%).  Quest’ultimo è presente nella top 10 dei giochi più apprezzati dai ragazzi in quasi tutti i Paesi presi in esame. Tra tutte le aree geografiche, il Kazakistan con il 26% è quello in cui si registra una maggiore tendenza a visitare siti dedicati ai giochi per pc, seguito dal Regno Unito con il 19%. La situazione cambia se si guarda ai dati dell’India, dove i bambini non hanno quasi mai visitato siti dedicati ai videogiochi (solo il 5%).

TikTok rimane il principale trendsetter musicale per i bambini

I bambini in questo ultimo anno hanno sfruttato il web anche per imparare. Nello specifico, è stata rilevata una crescita di interesse verso i video “creativi” come i beat e le lezioni di musica, e TikTok rimane il principale trendsetter musicale per i bambini. Per quanto riguarda i video più ricercati, riporta Askanews, con il 50% si confermano in cima alla classifica i cartoni animati, mentre al secondo posto gli show televisivi, con The Voice Kids al primo posto delle ricerche più frequenti in lingua inglese. Per film e serie TV, i trailer più popolari sono stati Godzilla vs Kong, Justice League di Zach Snyder e la miniserie Disney+ WandaVision. Anche Netflix continua ad attirare l’attenzione di molti bambini, soprattutto per Cobra Kai e Stranger Things.

Da icona nazionale a piatto globale: la pasta alla conquista del mondo

Buona, sana, “facile” e soprattutto interpretabile in mille e mille modi diversi. Alle tantissime valide ragioni per amare la pasta, nel 2020 e 2021 si è aggiunto l’elemento contingente dei lockdown, che ci hanno spinto a cucinare di più, meglio e con più fantasia. Il risultato, nel mondo, è un grande successo della nostra icona nazionale, trasformata ormai in piatto globale. Numeri alla mano, infatti, in media ogni consumatore mondiale mangia 7,7 kg di pasta, a fronte di una spesa di 16,30 dollari.

Italia in crescita fino al +40% nel 2020

Secondo i dati di Unione Italiana Food nel 2020 in Italia si sono vendute oltre 50 milioni di confezioni in più, con punte di circa il +40% a marzo e +10% tra ottobre e novembre. Ottimi i dati anche in arrivo dall’export. Durante lo scorso anno, infatti, le esportazioni sono cresciute del 16%, superando i 3,1 miliardi di euro. Particolarmente significativo l’incremento degli gli Stati Uniti (+40%) che rappresentano oggi il maggior consumatore mondiale di pasta italiana, dopo aver superato la Francia (+4,3%) e la Germania (+16%). In forte crescita, nonostante la Brexit, anche la Gran Bretagna, con il +19%.

La Cina guida la crescita dei prossimi 4 anni 

Dopo il balzo del 2020, il mercato della pasta dovrebbe proseguire la sua crescita e la Cina, in particolare, dovrebbe guidare la classifica. In base alle previsioni realizzate da Statista, infatti, nel 2021 il maggior mercato mondiale sarà la Cina che, da sola, vale quasi 25 miliardi di dollari. La passione per la pasta non sembra una moda passeggera. Secondo la stessa fonte, le vendite di pasta nel 2021 arriveranno a sfiorare 123 miliardi di dollari (122.925 milioni per l’esattezza) e continueranno a crescere del 2,35% l’anno nei prossimi quattro anni. 

Novità, che passione 

Diretta conseguenza della voglia di sperimentare ai fornelli durante i lockdown è l’aumento delle vendite registrato dai prodotti meno comuni. Tra i successi dell’ultimo periodo ci sono sicuramente gli gnocchi, a partire dalla ricetta classica a base di patate per arrivare a quelli ripieni. In crescita anche il mercato della pasta fresca surgelata, alternativa molto più pratica rispetto alla versione casalinga ed estremamente simile per aspetto, consistenza e sapore alla produzione artigianale. Grande attenzione, infine, al packaging. I consumatori hanno infatti dimostrato di preferire i prodotti confezionati e imballati nel modo più ecologico e sostenibile, per un mondo più buono in tutti i sensi.  

La riscoperta dell’agricoltura nella youth economy

Per i più giovani la sostenibilità ambientale e la lotta al riscaldamento globale rappresentano le priorità nell’agenda italiana del futuro prossimo e l’agricoltura, in particolare, è il settore che prima e meglio degli altri ha interpretato queste urgenze. Sono queste le risposte espresse dalle generazioni più giovani: si esprime così infatti il 60% della GenZ (composta dai 15-24enni), che ritiene che gli agricoltori abbiano operato per rendere la filiera del cibo sostenibile, e il 48% dei Millennial. Lo rivela il il 3° numero dell’Osservatorio del mondo agricolo, dal titolo “La riscoperta dell’agricoltura nella youth economy” realizzata dalla Fondazione Enpaia (l’Ente Nazionale di Previdenza per gli Addetti e per gli Impiegati in Agricoltura) e il Censis. Lo studio fotografa il nuovo rapporto dei giovani con la terra, con la produzione e il consumo del cibo, con l’impresa e il lavoro in agricoltura. E nell’Italia post pandemia sono proprio loro, i Millennial, nati tra metà degli anni Ottanta e metà del decennio successivo e la Generazione Z, nata tra metà degli anni Novanta e metà degli anni Zero, i più pronti a  rilanciare i valori di un’agricoltura sostenibile nel perimetro della youth economy.

Un’opportunità occupazionale

Oltre all’aspetto etico, c’è anche quello riferito alle opportunità lavorative. Per i giovani, infatti, l’agricoltura sostenibile rappresenta un’occasione occupazionale. L’88,7% degli intervistati ha infatti dichiarato che attraverso l’agricoltura sia possibile creare occupazione di qualità, con valori che arrivano all’89,5% tra i giovanissimi della GenZ. Per il 51,7% dei giovani il settore agricolo si rilancerà prima degli altri nel post Covid-19 e per l’82% – è l’l’85% nella GenZ – questa ripresa sarà decisiva in altri ambiti oggi in difficoltà, come il turismo e la filiera del food. 

Giovane è hi-tech, così è l’agricoltura “buona”

Sempre di più l’agricoltura in cui operano i giovani è un’industria caratterizzata da un’alta intensità tecnologica, e le aziende attive in questo comparto  hanno sfruttato tecnologie sempre più sofisticate. Pertanto, è necessario concentrarsi sull’innovazione tecnologica per aiutare lo sviluppo del mondo rurale. Per i giovani, la sostenibilità rimane lo standard a cui fare riferimento per l’eccellenza economica e sociale. Infatti, tenuto conto del Covid-19, il 62,8% degli intervistati presterà maggiore attenzione alla riduzione degli sprechi. Il rapporto tra GenZ (60,7%) e Millennial (63,5%) è simile; il 46,4% farà la raccolta differenziata, mentre il 32,2% acquisterà prodotti locali e a chilometro zero per limitare l’inquinamento. Infine, il 32,1% delle persone eviterà di acquistare prodotti in plastica (43,8% tra la GenZ e 27,9% tra i Millennial).

Il digitale mette il turbo alle PMI, ma la strada è ancora lunga

Il 2020 è stato l’anno in cui le aziende, anche quelle piccole e medie, si sono dovute reinventare per poter sopravvivere alle tante limitazioni imposte dal Covid-19. Si tratta di un numero importante di attività, dato che le circa 220 mila PMI (imprese con un numero di addetti compreso tra 10 e 249, con meno di 50 milioni di euro di fatturato) costituiscono un pilastro del tessuto imprenditoriale italiano, rappresentando il 41% del fatturato nazionale, il 38% del valore aggiunto ed il 33% degli occupati. Durante la pandemia, il digitale è stato una vera e propria ancora di salvezza per queste realtà, spingendo forzatamente le PMI verso le tecnologie digitali. Come ha spiegato Andrea Rangone, Responsabile Scientifico degli Osservatori Digital Innovation “Nella sua drammaticità, la pandemia ha costretto le PMI a riflettere sulla loro visione di futuro, portandole sempre più ad abbracciare il digitale come strumento di sviluppo. Sul campione analizzato, le PMI più mature digitalmente mostrano una più elevata resilienza e produttività: risultano avere in media prestazioni economiche migliori rispetto alle altre in termini di utile netto (+28%), margine di profitto (+18%), valore aggiunto (+11%), ed EBITDA (+11%), oltre ad avere riscontrato minori rallentamenti operativi quando si è verificata l’emergenza da Covid-19”.

La spinta dovuta alla crisi

“Nell’ultimo anno, infatti, la crisi ha rappresentato per le PMI una spinta obbligata verso quegli strumenti digitali che aiutassero da un lato a portare avanti l’operatività aziendale e, dall’altro, a sostenere i fatturati in forte contrazione” emerge dalla survey realizzata in collaborazione con Capterra. Le piccole e medie imprese che si sono attivate nel commercio elettronico sono storicamente rimaste indietro rispetto alle grandi aziende e alle controparti europee, ma negli ultimi mesi sono aumentate di oltre il 50% rispetto al periodo precedente al Covid: tale incremento è dovuto principalmente alla maggiore presenza sulle piattaforme e-commerce di terze parti, alle quali le PMI si sono rivolte per la possibilità di attirare nuovi clienti durante la chiusura obbligatoria dei canali fisici.

E-commerce al centro degli investimenti

Per 4 PMI su 20, inoltre, il commercio elettronico sarà al centro degli investimenti nel 2021. La diffusione dello smartworking, del lavoro a distanza, la pratica della rotazione dei dipendenti e la necessità di isolamento sociale hanno portato a un aumento del tasso di adozione di soluzioni digitali per lo scambio di dati e informazioni aziendali. Ancora, nove PMI su dieci gestiscono elettronicamente i loro documenti aziendali, però nell’ultimo periodo è cresciuto esponenzialmente  l’utilizzo dei servizi in Cloud.

Idee per migliorare l’arredamento del tuo Living

Realizzare il living perfetto per casa è sempre difficile, perché le variabili in gioco sono veramente tante e molto dipende anche dall’effetto finale che intendi ottenere. Ad ogni modo di seguito trovi alcuni consigli che ti aiuteranno a valorizzare al meglio questo ambiente di casa così importante.

Il bianco ed il nero

Una combinazione di bianco e nero è in grado di apportare un contributo di eleganza e raffinatezza nel tuo Living. Aggiungendo anche qualche opera d’arte e uno o più quadri d’autore creerai un bellissimo ambiente ed un effetto particolarmente riposante in cui invitare i tuoi ospiti e trascorrere del tempo con loro.

Il legno

Se ciò che stai cercando di fare è ottenere un effetto particolarmente ricercato e raffinato, il legno è un materiale che non può mancare nel tuo soggiorno. Il legno infatti dà sempre la sensazione di cura e benessere, sia che si trovi nel pavimento o nel soffitto, così come in una libreria o altro complemento d’arredo.

I tuoi ricordi

Personalizzare il tuo living aggiungendo dei ricordi come ad esempio delle fotografie o ritratti artistici dei componenti della famiglia è un qualcosa di meraviglioso ed in grado di apportare valore. Ricorda per questo che aggiungere dei ricordi alla tua stanza contribuirà a renderla più bella e accogliente.

Il tavolo

Il tavolo è probabilmente l’elemento principale del tuo living ed è qui che si posano gli occhi di tutti gli ospiti quando entrano. Oggi esistono meravigliosi tavoli di design che sono in grado di svolgere una duplice funzione: da un lato infatti offrono chiaramente sostegno e appoggio per cenare o posare degli oggetti, d’altra parte i tavoli di design rappresentano delle vere e proprie opere artistiche sempre esposte ed in grado di raccontare attraverso le proprie forme tutta la capacità e l’espressività dell’artigiano che li ha realizzati.

Italiani e pensione, un desiderio quasi impossibile

Quali sono le opinioni degli italiani riguardo alla pensione? Quali le aspettative e i desideri? A quanto pare i nostri connazionali hanno una fiducia irrealistica sulla pensione, tanto che il 76% vorrebbe poter smettere di lavorare prima dell’età pensionabile e i ventenni vorrebbero avere l’assegno a 55 anni. E se il 30% dei cinquantenni non ci ha mai neanche pensato, tra chi invece lo ha fatto il 29% indica 60 anni. Inoltre, tra coloro che dichiarano di sapere quando andranno in pensione, un terzo afferma 67 anni, e i ventenni vorrebbero poter smettere di lavorare addirittura a 55 anni.

Si tratta di alcune evidenze emerse da una ricerca a cura di Moneyfarm e Progetica.

Aspettative e realtà non coincidono

Secondo la ricerca, se i 70 anni sono indicati come età probabile da un numero piuttosto esiguo di persone, mentre un buon numero (32%) dovrà lavorare fino a 5 anni in più rispetto alle proprie attese, il 26% dovrà lavorare tra 6 e 10 anni in più rispetto alle attese, e il 17% addirittura oltre 10 anni in più. Inoltre, solo per il 18% dei casi il desiderio “quando vorrei smettere di lavorare” e la realtà, “quando potrò davvero andare in pensione”, coincidono. La stragrande maggioranza, il 76%, vorrebbe poter smettere di lavorare prima dell’età della pensione.

Cinque persone su 10 non sanno a quanto ammonterà l’assegno

L’ottimismo si smorza sull’ammontare dell’assegno: solo un 3% pensa che avrà una pensione più alta dei propri desideri, mentre per il 90% la pensione sarà più bassa rispetto ai propri desideri. Il dato allarmante, secondo Moneyfarm, è che 5 persone su 10 non sanno quanto percepiranno di pensione, riporta Adnkronos. Dalla ricerca, “si evince un pericoloso presentismo, che lascia ancora ben poco spazio alla pianificazione – si legge nella ricerca -. Il futuro non è sufficientemente tenuto in considerazione nelle scelte di investimento, e in particolar modo, in quelle legate alla pensione. La mancanza di una cognizione realistica riguardo le tempistiche della pensione porta le persone a fare scelte sbagliate”.

Un ottimismo ingiustificato da parte dei risparmiatori

“Nonostante alcune evidenze siano ormai da anni sulla bocca di tutti e nonostante i numerosi interventi legislativi, da questa ricerca emerge un ottimismo purtroppo ingiustificato da parte dei risparmiatori italiani – spiega Giovanni Daprà, co-fondatore e amministratore delegato di Moneyfarm -. La consapevolezza è il primo passo per fare la scelta giusta: investire. A maggior ragione, quando gli incentivi fiscali destinati a chi decide di investire per la pensione sono così interessanti”.

L’occupazione in Italia, uno studio di Eurispes

Tra il 2010 e il 2020 in Italia sono stati creati 376,91mila nuovi posti di lavoro (+1,67%): un aumento dell’occupazione che però non è stato omogeneo all’interno del Paese. Se infatti il Mezzogiorno ha visto una diminuzione di 105,28mila posti di lavoro (-1,71%) il Centro ha aumentato gli occupati di 168,59mila unità, e il Nord di 313,60mila. Inoltre, se a partire dal 2013 in tutto il Paese si è riscontrata una crescita costante, interrotta nel 2020 a causa dell’emergenza da Covid-19, nel Mezzogiorno tale crescita non è riuscita a compensare il brusco calo avvenuto tra il 2013 e il 2014. Si tratta di alcuni risultati emersi da uno studio Eurispes sull’andamento temporale e territoriale dei dati sull’occupazione.

L’analisi a livello territoriale dal 2010 al 2020

Se si esaminano le dinamiche occupazionali nelle singole regioni emerge un quadro più variegato rispetto alla classica dicotomia Nord-Sud. In base alle caratteristiche dell’andamento temporale degli occupati, si possono catalogare le regioni in 5 gruppi, che risultano essere eterogenei rispetto alla collocazione geografica. Il primo gruppo è quello delle regioni più virtuose, che hanno avuto una crescita costante e lineare per tutto il periodo d’osservazione. Il gruppo è composto da Lombardia, dove i posti di lavoro sono aumentati di 226,78mila (+5,43%), Lazio (+143,11mila posti, +6,52%), Trentino-Alto Adige (+24,77 mila occupati +5,33%), ed Emilia- Romagna (+83,27mila unità, +4,37%).

Il Friuli-Venezia Giulia è l’unica regione che non ha visto un calo nel 2020

Nel secondo gruppo ci sono altre regioni che hanno visto un aumento nei posti di lavoro, ma che, a differenza delle prime, hanno iniziato la crescita solo tra il 2013 e il 2015. Sono quindi regioni in espansione, ma meno resilienti rispetto al primo gruppo. Ne fanno parte Toscana (+45,8mila, +2,98%), Veneto (+32,95mila posti, +1,58%), e Friuli-Venezia Giulia (+9,80mila, +1,94%), l’unica regione che non ha visto un calo nell’anno della pandemia. Nel terzo gruppo invece, rientrano le regioni che hanno dimostrato di essere resilienti senza mostrare capacità di crescita, riuscendo a tornare ai livelli precedenti la crisi, ma senza un significativo aumento dei posti di lavoro. Si tratta di Basilicata, Campania, Umbria e Abruzzo.

In Sicilia i livelli occupazionali sono diminuiti in termini assoluti e relativi

Il quarto gruppo riunisce le regioni che non sono state in grado di recuperare i livelli occupazionali precedenti la crisi economica. Sono quindi regioni che rispetto al 2010 hanno perso posti di lavoro piuttosto che crearli, come Puglia (-0,05%), Molise (-0,72%), Sardegna (-3,66%), Piemonte (-2,13%), Marche (-3,22%) e Calabria (-6,14%). Nell’ultimo gruppo ci sono poi le regioni il cui livello occupazionale è rimasto vicino a quello della crisi dei debiti sovrani. Appartengono a questo gruppo le regioni che hanno perso il maggior numero di posti di lavoro negli ultimi 10 anni: Liguria (-3,65%), Valle d’Aosta (-4,56%), e Sicilia, la regione dove i livelli occupazionali sono diminuiti più significativamente, sia in termini assoluti sia in termini relativi (-6,47%).

Inferriate di sicurezza per difendersi dai furti

Alcune ricerche hanno recentemente dimostrato come il numero di casi di furti in appartamento sia sensibilmente aumentato durante la crisi legata alla pandemia. È in crescita dunque il numero di effrazioni e di intrusioni all’interno di appartamenti e negozi se si effettua un rapido confronto con lo stesso periodo relativo allo scorso anno.

Un problema economico ma anche affettivo

Questo rappresenta un problema duplice in quanto sicuramente da una parte c’è da considerare il problema legato alla perdita economica, che può essere anche ingente soprattutto per quel che riguarda eventuali esercizi commerciali, ma d’altra parte bisogna considerare anche l’aspetto affettivo che ci lega a determinati beni che possono essere sottratti in caso di furto.

Tutti noi infatti tendiamo a pensare che casa nostra sia un ambiente sicuro e inviolabile all’interno del quale le cose e le persone sono sempre al sicuro.  Purtroppo sappiamo in realtà che non è così e c’è dunque bisogno di individuare tutte quelle soluzioni alternative che ci consentono di mettere in sicurezza gli ambienti in cui viviamo o lavoriamo, così da garantire sempre il massimo della protezione a tutti i nostri beni più cari o alle eventuali attrezzature che adoperiamo per lavorare.

Le inferriate di sicurezza per porte e finestre

Da questo punto di vista le inferriate di sicurezza rappresentano la soluzione più efficace in quanto costituiscono una barriera che fisicamente impedisce ad eventuali malintenzionati di poter accedere. Parliamo di inferriate realizzate in ferro che sono assolutamente difficili da superare se non impossibili.

Ci sono chiaramente inferriate per ogni tipo di apertura: quelle fisse, per quel che riguarda ad esempio le finestre, e le inferriate apribili per quel che riguarda porte e altre aperture dalle quali solitamente si entra e si esce.

Non più la paura di essere svaligiati dunque, ma tutta la tranquillità di sapere che le inferriate di ferro proteggono egregiamente i propri beni.

Le 10 caratteristiche del ceo di successo nel 2021

La pandemia ha introdotto nuovi stili di leadership e nuove modalità per guidare e gestire i team. Ha fatto emergere anche nuove esigenze per le aziende, che devono guardare oltre la crisi con scelte coraggiose e lungimiranti. In questo scenario, Keystone, linea di business di Randstad dedicata alla ricerca e selezione di profili executive, ha stilato il decalogo delle caratteristiche del ceo di successo nel 2021.

“L’esperienza della pandemia, da un lato ha accelerato alcune tendenze in atto da tempo in ambito organizzativo, dall’altro ha portato alla luce alcuni valori quasi inediti nelle aziende – afferma Sandro Sereni, founder e partner di Keystone executive search -. Il ceo di successo oggi è un leader riconosciuto, di comprovate capacità e competenze, che porta risultati con tutto il team, capace di delega e di fiducia, che valorizza il talento e sa apprendere dall’esperienza per guardare lontano”.

Conoscere il business, essere ispiratore e vicino alle persone

Ma quali sono le caratteristiche del ceo di successo nel 2021? Prima di tutto conoscere il business: la condizione imprescindibile per guidare un’azienda.

Oggi non basta più saper muovere le leve finanziarie, ma conoscere a fondo le regole che governano la produzione, la distribuzione e il marketing.

Il ceo deve essere anche ispiratore, coinvolgendo i collaboratori sui valori e la cultura aziendale. E deve essere vicino alle persone. Per essere riconosciuto come un leader, il ceo deve conoscere i suoi collaboratori e parlare il loro stesso linguaggio.

Portare visione, avere uno stile di leadership inclusivo, valorizzare il talento

Il ceo ha il dovere di guardare oltre l’esistente. Nella sfida della pandemia deve affrontare il presente e indirizzare l’azienda nel medio-lungo periodo con uno stile di leadership inclusivo. La sfida della pandemia ha rafforzato il concetto di alleanza per un progetto comune, e oggi il ceo di successo è quello che ottiene risultati grazie al lavoro dei suoi collaboratori, infondendo fiducia e sapendo delegare. E se a fare davvero la differenza è il team, il ceo deve valorizzare il talento che è in ogni persona e far sì che sia realmente messo a disposizione dell’organizzazione. Come? Stimolando la crescita individuale, promuovendo upskilling e reskilling a ogni livello aziendale.

Creatività, benessere, credibilità e sapersi mettersi in discussione

Il ceo deve impegnarsi a promuovere l’imprenditorialità attraverso le idee, la creatività e la passione. Deve anche curare il benessere e la sicurezza delle persone, ed è fondamentale che sia riconosciuto come guida dell’azienda. Questo, grazie a una credibilità fondata su autorevolezza, serietà, affidabilità e coerenza: la reputazione si costruisce nel tempo, tramite l’immagine, il racconto di sé e il curriculum. Una delle soft skills più importante per ogni manager però è la capacità di mettersi in discussione. Nella vita del ceo questo significa dimostrarsi aperto al cambiamento e disponibile ad apprendere nuove conoscenze, attraverso un continuo reskilling nel corso della carriera.