e-commerce B2c: in Italia nel 2025 cresce del +6%

Nel 2025 l’e-commerce di prodotto segna un incremento del +6% rispetto all’anno precedente, superando 40 miliardi di euro. Il settore dei servizi cresce invece del +8% rispetto al 2024, per un valore di 22 miliardi di euro.
In generale, il valore degli acquisti online da parte degli italiani a fine anno crescerà del +6% e supererà 62 miliardi di euro.

Nell’ambito degli acquisti di prodotto, Food&Grocery e Beauty&Pharma registrano un incremento superiore alla media (7%), Abbigliamento, Informatica ed Elettronica di consumo, Arredamento e home living sono in linea con il settore (+5%/+6%), mentre frenano Auto e Ricambi.
Emerge dall’ultima indagine dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano.

Aziende con un proprio sito

L’e-commerce italiano si consolida quindi come motore di trasformazione del commercio.
Il numero di imprese italiane con un sito e-commerce aumenta del 3,4% rispetto al 2024, raggiungendo 91.000 aziende distribuite principalmente in Lombardia, Lazio e Campania. 

Il settore è dominato da micro e piccole imprese, ma anche da aziende di dimensioni più grandi, con le società di capitale che crescono dell’8,5%.
I settori più rilevanti sono commercio e servizi, con un forte coinvolgimento nel Beverage, Editoria e prodotti alimentari.

Sul piano della comunicazione, l’82,7% delle aziende è presente sui social media, soprattutto Facebook e Instagram. La digitalizzazione è infatti in forte crescita: il 67,2% delle aziende mostra un alto livello di ‘Digital Attitude’. Tuttavia, oltre il 54% presenta ancora un basso livello di internazionalizzazione.

I touchpoint che influenzano l’acquisto

Gli acquirenti online italiani consultano mediamente 4 touchpoint prima di effettuare un acquisto. Di questi, 2 sono legati a contenuti prodotti direttamente dai brand, come siti web o app (50,3%) e i loro e-commerce (44,2%), e 2 touchpoint riferiti a contenuti indipendenti (motori di ricerca, 55,7%, recensioni, 50%, comparatori, 40%).

I social rimangono un’importante fonte di orientamento per il 29,8% degli acquisti, insieme a punti vendita e retail media online, mentre le notifiche push segnano un leggero calo.
In base alla categoria di prodotto, si osservano preferenze specifiche. L’uso di AI e chatbot è particolarmente rilevante nell’elettronica e nell’editoria, mentre il retail media offline è più influente nel settore alimentare.

Pagamenti online: i trend in Italia

Per quanto riguarda i metodi di pagamento, oltre l’83% delle aziende offre più soluzioni, con un incremento nell’uso di carte di credito, PayPal e metodi di pagamento rateizzato.
L’89% delle transazioni avviene al momento dell’ordine. Solo l’11%  opta per il pagamento alla consegna o utilizzo del servizio.

I principali strumenti di pagamento sono Digital Wallet (30,8%), carta di credito (26,4%) e prepagata sul sito (23,6%). I pagamenti in contante alla consegna sono in forte declino, rappresentando solo l’1,2%, mentre il bonifico è utilizzato dal 2% degli acquirenti, ma con importi significativamente più alti rispetto alla media.

Donne, turismo rigenerativo e gravel: i nuovi volti del cicloturismo nel 2025

Sono le 3 tendenze del cicloturismo per il 2025 evidenziati da Bikenomist: più donne sulle due ruote, la passione per il turismo rigenerativo e il boom delle bici gravel.
Trend che riflettono un’attenzione crescente verso sostenibilità, avventura e autenticità. Perché oggi il cicloturismo non è più solo una semplice modalità di viaggio, ma un vero e proprio stile di vita che attrae un pubblico sempre più vasto e diversificato.

In particolare, nei prossimi anni, le viaggiatrici over 50 rappresenteranno una delle fasce di età più dinamiche, attratte da esperienze avventurose e autentiche, a contatto con la natura e le comunità. La bicicletta diventa per loro uno strumento per abbracciare nuove sfide, conoscere persone e vivere un viaggio oltre la semplice vacanza. Ovvero, un modo di viaggiare che pone al centro il percorso, il rispetto per l’ambiente e il piacere di rallentare per apprezzare ogni dettaglio.

Promuovere lo sviluppo sostenibile dei territori attraversati

Il cicloturismo si inserisce perfettamente nel contesto del turismo rigenerativo, abbracciando un concetto di viaggio che valorizza le connessioni autentiche con le comunità locali, e promuove uno sviluppo sostenibile dei territori attraversati. Sempre più destinazioni stanno cambiando approccio, passando dalla progettazione di servizi esclusivamente dedicati ai turisti a soluzioni che siano vantaggiose anche per i residenti.

Questo segna un distacco dal passato, quando l’attenzione era focalizzata sul soddisfare le esigenze dei visitatori, spesso creando infrastrutture e servizi stagionali che lasciavano pochi benefici alle comunità locali.
Il cicloturismo, invece, offre un modello di viaggio che si integra armoniosamente con il tessuto sociale delle destinazioni, favorendo il rispetto delle risorse locali.

Uno stile che combina velocità e versatilità

Tra le modalità di cicloturismo in maggiore espansione, il gravel si conferma come uno dei protagonisti del futuro. Questo stile di ciclismo offre un’esperienza versatile, accessibile e avventurosa.

Nato dall’idea di combinare la velocità della bici da strada con la capacità di affrontare terreni sconnessi, il gravel non è solo una pratica sportiva, ma un vero e proprio stile di viaggio.
Ogni itinerario gravel permette di esplorare nuovi territori, lontano dai circuiti turistici tradizionali, regalando ai viaggiatori un forte senso di libertà.

I numeri di un mercato in espansione

Secondo il rapporto ‘Viaggiare con la bici 2024’ di ISNART e Legambiente, nel 2023 le presenze cicloturistiche in Italia sono state 56,8 milioni, il 6,7% del totale. L’impatto economico generato ha superato oltre 5,5 miliardi di euro, +35% rispetto al 2022 e +19% rispetto al 2019.

Il cicloturista medio spende circa 95 euro al giorno in beni e servizi, una cifra che sale a 104,5 euro per i turisti stranieri, valori superiori rispetto alla spesa media giornaliera (59,6 euro) dei turisti in generale.
Sono dati che sottolineano il contributo del cicloturismo alla rivitalizzazione economica di molte aree interne del Paese, spesso lontane dai tradizionali flussi turistici.

La tecnologia al servizio delle pulizie di casa: come cambiano le abitudini degli italiani

La tecnologia è entrata nelle vite e nelle abitazioni degli italiani anche per quanto riguarda le faccende domestiche, rendendo le pulizie più facili e meno faticose. Una ricerca condotta da BVA Doxa per Roborock ha analizzato il rapporto tra gli italiani e i dispositivi smart per la pulizia della casa, evidenziando una crescente tendenza all’automazione.

Dallo studio emergono tre principali categorie di utenti: i “Pragmatici Digitali” (62%), che adottano la tecnologia solo dopo averne valutato l’efficacia; i “Tech-Entusiasti” (25%), principalmente uomini tra i 25 e i 44 anni, sempre pronti a sperimentare nuove soluzioni smart; e gli “Scettici Tradizionalisti” (13%), meno inclini all’innovazione e più legati ai metodi tradizionali.

I robot aspirapolvere, dispositivi sempre più apprezzati

Tra le tante innovazioni, i robot aspirapolvere si stanno affermando come alleati preziosi nelle pulizie quotidiane. Il 90% degli italiani ne conosce l’esistenza e il 70% li considera strumenti utili per risparmiare tempo e fatica.

Il 61% degli intervistati si sente a proprio agio nell’utilizzo di questi dispositivi, segno di una crescente familiarità con la tecnologia. Per chi ha animali domestici, il vantaggio è ancora più evidente: il 68% dei proprietari ritiene che i robot aspirapolvere siano molto utili per mantenere la casa pulita, mentre il 32% li considera addirittura indispensabili.

Più tempo libero grazie alla tecnologia

Le faccende domestiche richiedono tempo: il 25% degli italiani dedica più di sei ore a settimana alla pulizia della casa, e il 59% delle donne dichiara di occuparsene da sola.

Chi utilizza un robot aspirapolvere apprezza soprattutto il tempo risparmiato, che può essere dedicato ad altre attività. Il 37% degli intervistati lo utilizza per prendersi cura di sé, con una percentuale più alta tra le donne (43%), mentre il 32% preferisce trascorrere momenti con la famiglia.

Il futuro della pulizia domestica è smart

Secondo il 73% degli italiani, i robot aspirapolvere diventeranno sempre più comuni nei prossimi dieci anni. Le principali aspettative riguardano un miglioramento delle capacità di pulizia e sanificazione (26%), una maggiore adattabilità agli ambienti domestici (25%) e un incremento dell’automazione (25%).

Costi e affidabilità i principali deterrenti

Nonostante l’interesse crescente, alcune barriere ne limitano la diffusione. Il costo iniziale è la principale preoccupazione per il 43% degli italiani, seguito dai dubbi sulla durata della batteria (24%) e sull’affidabilità del dispositivo (25%).

Inoltre, il 79% degli intervistati teme che i robot possano avere difficoltà a muoversi in ambienti con molti ostacoli.

Brevetti: 10.148 nuove richieste, +7,4% nel 2024

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha pubblicato il rapporto relativo alle attività brevettuali svolte nel 2024.
Secondo il rapporto, pubblicato dalla Direzione Generale per la Proprietà Industriale del MIMIT,  complessivamente sono 34.358 i provvedimenti emessi dall’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM), in flessione del -7,3% rispetto al 2023, quando si attestavano a 37.239.

Più in particolare, dal documento redatto dall’UIBM l’anno passato emerge che le domande di brevetto per invenzione industriale depositate sono state 10.148, con un incremento del +7,4% rispetto al 2023.
Il numero delle domande di brevetto per modello di utilità, pari a 1.830, registra invece una leggera flessione, pari al -1,1% rispetto all’anno precedente.

L’entrata in vigore del brevetto europeo flette le domande per modello di utilità

La flessione nel numero di provvedimenti emessi dall’UIBM è dovuta quasi esclusivamente alla diminuzione delle richieste di convalida di brevetto europeo a seguito dell’entrata in vigore, nel giugno 2023, del brevetto europeo con effetto unitario.
Per il brevetto europeo non è infatti necessaria alcuna procedura di convalida presso gli uffici brevetti nazionali.

In ogni caso, i titoli nazionali concessi nel 2024 sono stati 9.027, di cui 7.532 brevetti per invenzione industriale e 1.273 brevetti per modello di utilità.
A questi, si aggiungono i brevetti concessi dall’UIBM sia per invenzione industriale sia per modello di utilità, a seguito dell’apertura della fase nazionale di esame delle domande internazionali di brevetto.

Una conferma della vitalità del sistema imprenditoriale italiano

Sono 20.821, invece, le convalide di brevetti europei.
Nel totale dei titoli rilasciati sono ovviamente compresi anche i certificati complementari di protezione per i medicinali e i fitosanitari, che hanno una loro rilevanza economica a prescindere dal numero.

I dati sulle domande depositate e sui brevetti concessi, seppur in alcuni casi con lievi diminuzioni, non possono che confermare lo sviluppo di nuove applicazioni industriali da parte del sistema imprenditoriale italiano.
Anche gli indicatori sulla variegata attività amministrativa svolta dall’Ufficio Brevetti confermano il livello di produttività del nostro sistema già riscontrato negli ultimi anni.

Aumentano le domande da parte di Cina, Svizzera, Germania e Stati Uniti

Il numero di richieste di esame presso l’UIBM delle domande internazionali di brevetto, secondo il Patent Cooperation Treaty, dimostra il crescente interesse per il mercato italiano da parte di aziende straniere.

I dati rilasciati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy confermano infatti la propensione all’innovazione del sistema imprenditoriale italiano.
Una propensione all’innovazione del mercato nazionale apprezzata da aziende provenienti, in particolare, da Paesi come Cina, Svizzera, Germania e Stati Uniti.

Intelligenza artificiale e sicurezza: come garantire un futuro migliore? 

Le applicazioni di Intelligenza artificiale vengono sviluppate in modo diverso rispetto a quelle tradizionali, poiché introducono un nuovo elemento nel panorama tecnologico: i modelli.
“A differenza delle applicazioni classiche, i modelli di AI possono presentare comportamenti imprevedibili – spiega Jeetu Patel, Executive Vice President & Chief Product Officer di Cisco -. Inoltre, la maggior parte delle aziende farà uso di numerosi modelli distribuiti tra cloud pubblici e privati. Questo panorama, caratterizzato da un approccio multi-modello, multi-cloud e multi-agente, richiede una strategia di sicurezza completamente nuova”.

In futuro, la composizione della forza lavoro delle aziende che intendono sfruttare il potenziale dell’AI subirà una trasformazione radicale. Agenti intelligenti e persone collaboreranno fianco a fianco per gestire flussi di lavoro complessi. Ma garantire la sicurezza dell’AI all’interno di un’azienda rappresenta una sfida complessa.

“I team dovranno disporre di un livello comune di visibilità e controllo”

“Problemi di sicurezza come distorsioni, contenuti contaminati o output inappropriati richiedono una gestione attenta, oltre alla necessità di fronteggiare minacce esterne, come attacchi mirati al furto di dati sensibili o alla compromissione della sicurezza – prosegue Patel -. Sebbene i fornitori di modelli e gli sviluppatori di applicazioni adotteranno misure di sicurezza proprie, queste iniziative, per quanto fondamentali, risulteranno inevitabilmente frammentarie e insufficienti. I team di sicurezza dovranno disporre di un livello comune di visibilità e controllo. Sarà essenziale non solo monitorare e comprendere come e dove l’AI verrà impiegata all’interno dell’organizzazione, ma anche convalidare e applicare costantemente le politiche di protezione per il comportamento di modelli, applicazioni e agenti di AI”.

Come innovare senza paura?

Sebbene sia fondamentale muoversi rapidamente nel campo dell’Intelligenza artificiale, non bisogna mai compromettere fattori quali la sicurezza e la protezione.
“Proprio per questo motivo abbiamo recentemente presentato Cisco AI Defense – aggiunge Patel -, una soluzione pensata per superare questo compromesso, offrendo la possibilità di innovare senza timori”.

Cisco AI Defense fornisce infatti una solida protezione in due aree cruciali, accesso alle applicazioni di AI e creazione ed esecuzione di un’applicazione AI. Le applicazioni di AI di terze parti possono migliorare significativamente la produttività, ma comportano anche rischi come la perdita di dati o il download di contenuti dannosi.
Cisco AI Defense garantisce una visibilità completa sull’utilizzo di queste app, applicando policy che assicurano un accesso sicuro e protetto.

Protezioni avanzate per un accesso sicuro

Nella creazione ed esecuzione di un’applicazione di AI gli sviluppatori devono avere la libertà di innovare senza dover temere vulnerabilità o problemi di sicurezza nei loro modelli.

Cisco AI Defense consente di rilevare l’impronta dell’AI, convalidare i modelli per individuare eventuali vulnerabilità, applicare protezioni e farle rispettare in tempo reale su cloud pubblici e privati.
Questo perché si fonda su due innovazioni rivoluzionarie, la convalida continua dell’AI e la protezione su larga scala.

Credito: +2,4% importi erogati alle imprese nei primi 9 mesi del 2024

Dall’ultimo Osservatorio sulle Imprese realizzato da CRIF, elaborato su dati del patrimonio informativo del Sistema di Informazioni Creditizie EURISC, emerge come nei primi 9 mesi del 2024 l’andamento del credito erogato alle imprese resti sostanzialmente stabile in termini di numero di finanziamenti (+0,9%). Ma rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, gli importi mostrano una crescita del +2,4%.

In merito alla rischiosità delle imprese italiane, nella prima parte del 2024 ha continuato ad attestarsi su livelli coerenti a quelli di fine 2023.
In particolare, il tasso di default medio a giugno 2024 è stato pari al 2,3%, con le ditte individuali al 2,4%, le società di persone al 1,6% e le società di capitali al 2,5%.

Settori altalenanti, bene Leisure, vulnerabilità per Automotive

Analizzando le forme di finanziamento rateali, rispetto al corrispondente periodo del 2023, si evidenzia una crescita degli importi erogati alle imprese più marcata (+4,6% vs +2,4% complessivo), sostenuta, in particolare, dall’andamento dei mutui chirografari e prestiti (+9,1%).
Quanto ai settori, nei primi 9 mesi del 2024 si conferma il trend positivo del Leisure (Turismo e Tempo Libero), con un aumento degli importi erogati alle società di capitali del settore di circa il 4% rispetto al pari periodo del 2023.

Tale trend potrebbe essere positivamente influenzato dalla progressiva crescita del fatturato di settore nel periodo post pandemico.
Al contrario, stanno mostrando segni di vulnerabilità settori rilevanti quali, ad esempio, il Tessile e l’Automotive.

Società di capitali tassi di default stimati al 3,5% entro fine 2025

A fine 2024 Il tasso di default medio delle società di capitali è stimato al 2,9%, con una previsione di crescita del 3,5% entro fine 2025.
Ciò nonostante, per le società di capitali si stima un incremento leggero a fine 2024, che dovrebbe essere più marcato nel 2025.

In previsione, tale crescita della rischiosità creditizia sarà influenzata dal permanere di un contesto di instabilità a livello globale, che continuerà a risentire degli effetti delle tensioni geopolitiche che stanno interessando diverse aree del mondo (Medio Oriente, Ucraina, ecc.) e dalle scelte politiche ed economiche da parte di USA, Cina ed Europa.

Il contesto economico e geopolitico fragile influenza la rischiosità delle aziende

“La progressiva riduzione dei tassi di interesse e un livello accettabile di inflazione rappresentano segnali positivi per le imprese italiane. Questi dovrebbero favorire una progressiva crescita della domanda di credito anche nel corso del 2025 – afferma Luca D’Amico, CEO di CRIF Ratings -. Tuttavia, il fragile contesto economico e geopolitico ha influenzato e continuerà a influenzare la rischiosità delle aziende italiane. Per il tasso di default medio delle società di capitali si prevede una crescita maggiore nel corso di quest’anno, con la stima che si attesti al 3,5% per la fine del 2025”.

Terziario in crisi: manca la forza lavoro

Nel 2025, il commercio, la ristorazione e il settore dell’ospitalità dovranno affrontare una grave carenza di personale, con 258mila posizioni che rischiano di restare scoperte. Lo rivela una nota di Confcommercio. Il problema è in aumento rispetto al 2024 (+4%) e minaccia di frenare la crescita economica di comparti strategici per il Paese.

La difficoltà di reperire lavoratori qualificati è un ostacolo che l’economia italiana non può permettersi, soprattutto in un contesto già segnato da incertezze globali e da possibili restrizioni commerciali.

Le figure più ricercate

Le aziende faticano sempre più a trovare profili specializzati. Nel settore del commercio, le difficoltà maggiori riguardano i commessi esperti in moda e abbigliamento, così come macellai, gastronomi e addetti alla pescheria nella vendita alimentare.

Nella ristorazione, la carenza di personale riguarda cuochi, pizzaioli, barman e camerieri di sala, mentre nelle strutture alberghiere si segnalano difficoltà nel reperire addetti alle pulizie, camerieri e chef.

Le cause della mancanza di personale

Le ragioni di questa crisi occupazionale sono molteplici. Da un lato, il calo demografico ha ridotto drasticamente la fascia di popolazione tra i 15 e i 39 anni, diminuendo il numero di giovani disponibili nel mercato del lavoro. Dall’altro, le aziende faticano a trovare persone con competenze adeguate, sia tecniche che trasversali. Inoltre, si registra un cambiamento nelle preferenze lavorative delle nuove generazioni, che cercano condizioni più flessibili e meno vincolanti.

La scarsa mobilità territoriale, infine, rende ancora più difficile colmare i vuoti nelle aree dove la domanda di lavoro è più alta.

Come far incontrare domanda e offerta 

Per affrontare l’emergenza, è necessario rafforzare le politiche attive del lavoro, investendo in formazione e aggiornamento professionale. Le imprese devono essere supportate nel creare percorsi di crescita per i dipendenti, valorizzando sia le competenze tecniche che quelle trasversali, indispensabili per adattarsi alle evoluzioni del mercato.

Un ruolo chiave è rappresentato dal collegamento tra istruzione e mondo del lavoro. Favorire tirocini, apprendistati e stage consentirebbe ai giovani di entrare nel mercato con competenze adeguate e alle aziende di formare direttamente le risorse di cui hanno bisogno.

Il contributo della contrattazione collettiva 

Anche la contrattazione collettiva può dare un contributo importante. Il recente rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale del Terziario, che interessa oltre 2,5 milioni di lavoratori, ha ridefinito le categorie professionali per rispondere meglio alle esigenze del mercato.

Un segnale che va nella direzione giusta, ma che deve essere accompagnato da un impegno strutturale per garantire la sostenibilità del lavoro nel terziario.

Criptovalute: il mercato rallenta, ma 2,7 milioni di italiani possiedono crypto-asset

Negli ultimi anni, le criptovalute e la tecnologia blockchain hanno conquistato uno spazio sempre maggiore sazio nel panorama finanziario italiano, attirando l’attenzione sia degli investitori privati sia delle aziende.

Oggi, però, il settore sta vivendo una fase di rallentamento, con un calo del numero di possessori di crypto-asset e una crescita moderata degli investimenti in blockchain. Questa situazione solleva interrogativi sul futuro del settore e sulle strategie necessarie per non perdere terreno rispetto ad altri Paesi più avanzati.

Quanti italiani investono così? 

Secondo un’indagine condotta da BVA Doxa per l’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, nel 2024 circa 2,7 milioni di italiani – pari al 7% della popolazione tra i 18 e i 75 anni con accesso a Internet – possiedono crypto-asset. Si tratta di un calo significativo rispetto ai 3,6 milioni del 2023, con una riduzione dell’11%.

Un dato interessante riguarda l’ammontare degli investimenti: l’85% dei possessori di criptovalute ha un portafoglio inferiore ai 5.000 euro, mentre il 57% non supera i 1.000 euro. Inoltre, il 65% degli intervistati dichiara di destinare alle criptovalute meno del 10% del proprio patrimonio, mentre solo il 15% ha investito più del 30%. Anche l’interesse verso nuovi acquisti è in diminuzione: nel 2023 il 20% degli italiani dichiarava di voler comprare criptovalute, mentre nel 2024 la percentuale è scesa al 17%.

Nonostante questo calo, il fenomeno resta rilevante: complessivamente, circa 13 milioni di italiani hanno avuto, possiedono o sono interessati a possedere criptovalute, segno che il settore conserva un ruolo centrale nel panorama finanziario del Paese.

Blockchain e Web3: crescita costante

Se da un lato il mercato delle criptovalute mostra segnali di rallentamento, dall’altro la blockchain e il Web3 continuano a suscitare interesse, soprattutto in ambito aziendale. Secondo i dati dell’Osservatorio Blockchain & Web3, il settore in Italia ha raggiunto un valore di 40 milioni di euro nel 2024, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Gli investimenti si concentrano principalmente nel settore finanziario e assicurativo, che rappresenta il 61% del mercato, seguito dalla Pubblica Amministrazione (22%), dal real estate (9%), dalla logistica e dall’automotive (entrambi al 4%).

Un calo significativo si è registrato nel comparto agrifood, che nel 2023 rappresentava il 10% degli investimenti e nel 2024 è sceso al 2%. Nonostante la stabilità apparente, gli esperti paragonano questa fase a quella iniziale di Internet: la diffusione della blockchain è ancora frenata dall’assenza di una “killer application” capace di renderla indispensabile su scala globale. Tuttavia, le potenzialità di questa tecnologia vanno ben oltre il mondo delle criptovalute e potrebbero rivoluzionare diversi settori nei prossimi anni.

Ritardo rispetto agli altri Paesi europei? 

Nonostante le opportunità offerte dalla blockchain e dal Web3, l’Italia rischia di rimanere indietro rispetto ad altri Paesi europei. Gli investimenti nel settore sono ancora limitati e molte startup scelgono di svilupparsi in contesti più favorevoli. Per non perdere terreno, è necessario un maggiore coinvolgimento da parte delle aziende, delle istituzioni e dei cittadini, favorendo un ecosistema che stimoli l’innovazione e la crescita tecnologica.

Il futuro della blockchain non è ancora scritto, ma l’Italia deve agire ora per non restare ai margini della rivoluzione digitale.

WhatsApp: nel 2025 conquisterà il mercato Business

Con oltre 570 milioni di utenti attivi ogni giorno, e un incremento del 20% nel 2024, WhatsApp Business in pochi anni ha conosciuto una crescita molto rapida. Secondo Esendex, il 2025 sarà l’anno in cui l’app di Meta si affermerà definitivamente come strumento di comunicazione mobile di riferimento anche nelle interazioni tra le aziende e i loro clienti.

WhatsApp sta conquistando infatti sempre più favori, anche in ambito business.
Oltre a essersi progressivamente consolidata come strumento di mobile messaging per le comunicazioni quotidiane tra utenti ‘privati’, durante l’anno appena iniziato WhatsApp diventerà il punto di riferimento per le comunicazioni tra aziende e clienti.

Business o Platform? I due modi per comunicare con i clienti

Già largamente utilizzata nelle comunicazioni con amici e parenti, grazie alla diffusa familiarità e alla sua immediatezza d’utilizzo, quando viene messa a disposizione della clientela come uno dei canali per comunicare con le aziende, WhatsApp sempre più frequentemente viene scelta come strumento di contatto privilegiato.

Le aziende possono gestire le conversazioni con i clienti in due modi. O tramite la versione gratuita di WhatsApp Business, pensata per micro e piccole imprese con esigenze di comunicazione ridotte, o con WhatsApp Business Platform, che offre funzionalità avanzate per sfruttare le potenzialità del canale durante tutta la Customer Journey.

Funzionalità avanzate per gestire marketing e assistenza clienti

In qualità di Meta Business Partner, nell’ultimo anno Esendex ha visto aumentare in modo esponenziale l’interesse da parte delle aziende verso WhatsApp Business Platform, la versione premium dell’app nota in precedenza come WhatsApp Business API.
Platform consente di fornire assistenza pre e post vendita in modo efficace, gestire in modo più coinvolgente le comunicazioni marketing, e molto altro ancora.

In ambito Marketing, Premium offre, ad esempio, la possibilità di inviare comunicazioni a tutti i contatti che hanno dato il consenso, non solo a quelli che hanno salvato in rubrica il numero dell’azienda, senza limiti al numero di utenti. Si possono utilizzare modelli personalizzabili e dotati di pulsanti Call To Action.
In ambito Assistenza Clienti, sono disponibili chatbot per automatizzare le risposte alle domande più frequenti, così come la possibilità di gestire una stessa chat da parte di differenti reparti dell’azienda.

“Un’opportunità per migliorare la Customer Satisfaction”

“La piattaforma rappresenta un’opportunità straordinaria per migliorare la Customer Satisfaction – commenta Carmine Scandale, Head of Sales Esendex Italia -: e con il nostro programma di onboarding gratuito offriamo alle aziende il supporto di un team dedicato per integrarla al meglio nelle loro strategie di comunicazione. Rispetto all’anno precedente, nel 2024 sono più che triplicati i clienti che abbiamo accompagnato con successo nell’implementazione di un nuovo account WhatsApp Business Platform. Prevediamo per il 2025 di proseguire in questa crescita esponenziale”.

Giubileo 2025: non agire contro le sfide epocali costa il 63% del PIL globale

È quanto emerge dalla ricerca di Deloitte dal titolo ‘Globalizzare la solidarietà’: l’ammontare del costo annuo dell’inazione rispetto alle grandi questioni socio-economiche come il cambiamento climatico, l’invecchiamento della popolazione e la polarizzazione della ricchezza è di circa 66 mila miliardi di dollari. Più o meno, il 63% del Pil globale.
Insomma, il prezzo del non-intervento grava sulla collettività.

Dalla ricerca Deloitte emergono tre macro temi. E il primo riguarda proprio il costo economico sociale delle grandi sfide di oggi.
Lo studio sarà presentato nel corso dell’evento ‘Giubileo 2025 – 100 giorni all’apertura della Porta Santa’ presso la sede di Deloitte a Roma.

Ingiustizie e crisi ambientali comportano costi enormi per l’umanità

“Cambiamento climatico, invecchiamento della popolazione, polarizzazione della ricchezza, guerre e instabilità politica, pandemie e crisi sanitarie, povertà e analfabetismo, fame nel mondo, discriminazioni e migrazioni forzate – spiega una nota – sono problematiche sociali che oltre ai risvolti etici comportano costi enormi per l’umanità. L’impatto sull’economia in termini di costi di queste grandi problematiche mondiali, infatti, è pari a circa 66 mila miliardi di dollari all’anno, equivalenti a circa il 63% del Pil mondiale. Non intervenire equivale ad arrecare un costo per la collettività di circa 1,1 milioni di miliardi di dollari nei prossimi 30 anni”.

Viviamo in un mondo sempre più complesso

“Dall’indagine demoscopica condotta in Italia, Francia, Germania, Spagna, UK e USA – si legge ancora – emerge che oggi circa 8 persone su 10 (91% nel caso dell’Italia) pensano che la nostra epoca sia caratterizzata da una maggiore complessità rispetto al passato. Rispetto alle sfide del nostro tempo, meno di una persona su due ritiene che si stia facendo il possibile a livello internazionale per porre rimedio. A fare da contraltare a questo percepito, però, c’è anche la convinzione del 65% secondo cui la situazione è ancora recuperabile”.

Cosa preoccupa di più? Guerre, instabilità politica, povertà

“Interrogati sulle grandi sfide del nostro tempo – continua la nota -, gli italiani pensano che le più preoccupanti siano ‘guerra e instabilità politica’ (92%), ‘povertà’ (93%) e ‘migrazioni forzate’. Anche negli altri Paesi emerge grande preoccupazione per la guerra e l’instabilità politica, un tema considerato prioritario dall’83% dei britannici, dall’84% dei francesi, dal 91% degli spagnoli, dall’82% dei tedeschi e dall’86% degli statunitensi.

Quanto alla ‘fiducia in un mondo migliore’, riporta Ansa, emerge la significativa tendenza per cui questa diminuisce all’aumentare dell’età, con una quota di ‘ottimisti’ pari al 63% tra la GenZ, 53% tra i Millennial, 38% tra i Gen X e 29% tra i Baby Boomer”.