La cucina italiana brilla nel mondo: vale oltre 250 miliardi di euro

La cucina italiana continua a far innamorare il resto del mondo. Ma c’è molto di più rispetto a un semplice fattore culturale o di gusto: la ristorazione tricolore rappresenta un motore economico che cresce anno dopo anno.

Secondo l’ultima edizione del Foodservice Market Monitor 2025 di Deloitte, nel 2024 il valore globale del settore legato al cibo italiano ha raggiunto quota 251 miliardi di euro, in aumento del 4,5% rispetto all’anno precedente. Numeri che confermano quanto i piatti della tradizione tricolore siano apprezzati in ogni angolo del pianeta, dagli Stati Uniti alla Cina, che insieme assorbono oltre il 65% dei consumi.

Aumenta la presenza delle catene di ristorazione 

Guardando al mercato interno, il nostro Paese conquista una solida posizione nella classica dei leder mondiali del food service. Nel 2024 il comparto ha toccato gli 83 miliardi di euro, crescendo del 2% e superando definitivamente i livelli pre-pandemia. Una ripresa solida, che vede i ristoranti con servizio al tavolo mantenere un ruolo centrale, ma con una novità: il boom dei locali a servizio rapido, i cosiddetti Quick Service Restaurant.

Sempre più italiani scelgono formule veloci, senza però rinunciare alla qualità. Le catene, anche se a oggi sono meno diffuse rispetto agli standard internazionali, guadagnano terreno: in pochi anni sono passate dal 7% al 10% del mercato. È un segnale chiaro di come stiano cambiando le abitudini e le occasioni di consumo.

I trend globali

Anche a livello globale il settore si conferma decisamente vitale. Nel 2024 la ristorazione mondiale ha raggiunto quasi 3.000 miliardi di euro. Dopo lo shock della pandemia, il mercato ha trovato un nuovo equilibrio e cresce oggi a un ritmo doppio rispetto a dieci anni fa. A guidare lo sviluppo sono soprattutto il Nord America e l’Europa, ma le prospettive più interessanti per il prossimo futuro si concentrano sull’area Asia-Pacifico.

In un mondo che cambia, mutano anche le abitudini dei consumatori: il 65% è disposto a spendere di più per proposte sostenibili e il 76% riduce il consumo di carne per ragioni ambientali. La ristorazione, inoltre, non è più solo un’occasione per mangiare, ma un luogo di incontro e condivisione. Non a caso la Generazione Z frequenta ristoranti e takeout 3-4 volte al mese, e di conseguenza la spesa è in aumento.

Cosa aspettarsi dal futuro

Il settore, anche se deve fare i conti con criticità quali margini ridotti e carenza di personale, punta su tecnologia e creatività. Più della metà degli operatori ha investito in digitalizzazione e automazione, mentre molti menù sono stati semplificati per ridurre i costi senza sacrificare la qualità.

Anche sul fronte degli investimenti non mancano segnali positivi: in Italia il numero di operazioni di fusione e acquisizione è raddoppiato rispetto al periodo pre-Covid. E gli investitori guardano con attenzione a format in forte crescita come fast food, healthy food e pizza, che insieme rappresentano già oltre un quinto delle operazioni.

Scroll compulsivo: il vizio digitale che ci ruba ore di vita

Ogni giorno trascorriamo un sacco di tempo a guardare e a toccare uno schermo. Ma quanta vita vera ci perdiamo? Eppure è diventato un riflesso automatico scorrere sul telefono in cerca di qualcosa che spesso nemmeno sappiamo.

Una recente indagine promossa da OnePlus fotografa il fenomeno in modo chiaro: gli italiani trascorrono in media 84 minuti al giorno immersi nello scrolling senza scopo. Nei più giovani, il tempo schizza a 139 minuti. Questo significa oltre dieci ore settimanali, quasi due giorni pieni al mese.

Doomscrolling: quando l’informazione fa male

Questo comportamento ha un nome preciso: doomscrolling. È l’atto di navigare ininterrottamente tra contenuti negativi o ansiogeni. Il suo impatto sulla salute mentale è tutt’altro che trascurabile.
Il 31% degli intervistati sostiene che questa pratica riduca la produttività quotidiana, mentre il 27% si sente meno creativo.

C’è anche chi riferisce stanchezza (11%) o stati d’ansia e irritazione (12%) dopo lunghe sessioni di navigazione passiva.

Quando la realtà si spegne davanti allo smartphone

Lo smartphone si insinua nei momenti più intimi della vita quotidiana. Il 41% dichiara di scrollare mentre è in bagno, il 40% prima di dormire e un terzo lo fa addirittura in compagnia.

C’è anche chi, più candidamente, confessa di averlo fatto durante un matrimonio o nei momenti privati col partner.

Cosa ci aggancia allo schermo?

Tra i contenuti più seguiti ci sono le cattive notizie (26%), seguite dai drammi televisivi e delle star (20%). Seguono i consigli finanziari invadenti (19%) e le proposte su salute e forma fisica spesso irrealistiche (18%). Non mancano, infine, le fake news, indicate dal 16% degli utenti.

Un videogioco contro il tempo sprecato

Per accendere i riflettori sul problema, OnePlus ha creato “Brain Rot Blaster”, un gioco a tema vintage ispirato ai meccanismi del web tossico. I protagonisti sono caricature dei peggiori contenuti online, da affrontare in una battaglia simbolica con il nuovo smartphone Nord 5 come unica arma.
Il gioco può essere giocato una sola volta e poi si autodistrugge.

La voglia di cambiare c’è

Il 42% degli italiani vorrebbe giornate più lunghe, ma la soluzione potrebbe partire da una scelta semplice: meno scroll, più tempo per sé. Le attività desiderate? Sport, natura, famiglia e libri. Forse basta solo alzare lo sguardo dallo schermo.

Lavoro: oltre 1,5 milioni di assunzioni previste entro settembre

Le aziende italiane si preparano a un’estate all’insegna delle assunzioni. Secondo le ultime stime del Bollettino mensile Excelsior – realizzato da Unioncamere insieme al Ministero del Lavoro – a luglio sono circa 575mila le entrate programmate, mentre nel trimestre luglio-settembre le opportunità sfiorano 1,5 milioni di posti.

Il dato complessivo riflette una crescita rispetto al 2024, soprattutto nei comparti dell’industria e dei servizi, che mostrano segnali di espansione sia sul breve che sul medio termine.

Industria e costruzioni: migliaia di posizioni aperte

Nel comparto industriale si cercano quasi 139mila lavoratori nel solo mese di luglio e oltre 374mila nel trimestre. Il settore manifatturiero si distingue per dinamismo, con 91mila nuovi ingressi nel mese e 242mila nel periodo estivo, soprattutto in ambiti come l’agroalimentare, la meccatronica e la lavorazione dei metalli.

Le costruzioni confermano il loro peso nel mercato del lavoro, con 47mila posti nel mese e 133mila nel trimestre.

Servizi: boom di domande per turismo e assistenza

Nei servizi, le aziende prevedono l’attivazione di 400mila contratti a luglio e oltre 1 milione nel trimestre. Il settore turistico rimane il più attivo, con 136mila richieste nel mese e 301mila da luglio a settembre, seguito dal commercio (76mila e 195mila) e dai servizi alla persona (65mila e 207mila).

Il settore agricolo e primario contribuisce con 37mila posizioni nel mese e 113mila nel periodo estivo.

Il personale qualificato continua a mancare

La formula del tempo determinato domina ancora, proposta per quasi due terzi delle assunzioni previste. Seguono i contratti a tempo indeterminato (15,5%) e quelli in somministrazione (8,2%).

Tuttavia, le imprese si scontrano con crescenti difficoltà nel trovare i profili desiderati: oltre il 45% delle figure richieste è considerato di difficile reperimento. Le criticità maggiori emergono nei settori metallurgico, edilizio, tessile e meccanico.

I profili più richiesti, ma introvabili

Tra le figure professionali più ricercate e difficili da reclutare figurano ingegneri, tecnici sanitari, esperti di produzione industriale e operai altamente specializzati. Tra questi ultimi, risultano particolarmente scarse le competenze per ruoli come saldatori, montatori, operatori su macchine industriali e conduttori di mezzi per movimento terra.

Forse anche per questa ragione le aziende prevedono di ricorrere a manodopera straniera nel 20,3% dei casi. Il bisogno è particolarmente sentito in agricoltura (34,5%), nei servizi alle imprese (32,5%) e nell’industria alimentare (30,9%).

Al Sud e nelle Isole la maggiore dinamicità  

A livello territoriale, è il Mezzogiorno a mostrare la maggiore vivacità occupazionale: 194mila posizioni a luglio e oltre 475mila nel trimestre. Seguono il Nord Ovest (139mila nel mese e 393mila nel trimestre), il Nord Est (134mila e 360mila) e il Centro (109mila e 291mila).

Vacanze sostenibili: per il turista consapevole non è importante dove, ma come viaggiare

La seconda edizione dell’indagine ‘Turismo & Sostenibilità’, realizzata da Doxa per Human Company rivela che il viaggiatore moderno non sceglie più soltanto dove andare, ma come viaggiare.

A guidare questo approccio più consapevole sono soprattutto il rispetto della natura, la riduzione dei consumi, la ricerca di esperienze autentiche e l’attenzione alla stagionalità del viaggio.
Cresce infatti l’attenzione verso l’ambiente, la cultura locale e l’autenticità dell’esperienza. Il 95% degli italiani ritiene infatti possibile adottare pratiche sostenibili anche in vacanza, a prescindere dalla destinazione.

Disponibili a rivedere le abitudini in un’ottica responsabile

L’80% dei viaggiatori è consapevole dell’impatto che le proprie scelte possono avere sulla sostenibilità delle destinazioni visitate, mostrando una concreta disponibilità a rivedere le proprie abitudini in un’ottica più responsabile.

Tuttavia, la propensione a introdurre abitudini sostenibili risulta più alta quando si tratta di azioni semplici, come il rispetto della flora e della fauna locali (36%), la corretta gestione dei rifiuti (33%), l’attenzione ai consumi energetici (32%) e la tutela delle risorse naturali (32%).
Al contrario, l’adesione cala sensibilmente quando i comportamenti richiedono un maggiore coinvolgimento personale o un cambiamento più profondo delle abitudini, come la modifica del regime alimentare (13%), la scelta di strutture con certificazioni ambientali (13%) o la partecipazione attiva a iniziative di volontariato green durante il soggiorno (7%).

Viva l’ospitalità green

Quando si parla di strutture ricettive e sostenibilità, i viaggiatori sembrano non avere dubbi: agriturismi (91%), rifugi di montagna (86%) e strutture ricettive open air (84%) guidano la classifica delle soluzioni percepite come più sostenibili. Seguono, B&B (76%), case vacanza e ostelli (71%).
D’altro canto, strutture come hotel (30%), resort (24%) e navi da crociera (14%) vengono considerate meno sostenibili, mentre le strutture termali si collocano in una posizione intermedia (49%).

La percezione di sostenibilità è quindi spesso strettamente legata alla tipologia di esperienza offerta e al contesto in cui avviene il soggiorno. Ma per il 95% è possibile adottare pratiche di turismo sostenibile anche durante una vacanza urbana.

Strutture: criteri di scelta e rilevanza

Per determinare un indice complessivo di rilevanza delle caratteristiche di una struttura turistica sono stati analizzati gli elementi che ne definiscono la sostenibilità, i driver che influenzano la scelta prima della partenza e gli aspetti che la rendono attrattiva durante il soggiorno.

L’indice derivato dall’incrocio di queste tre dimensioni mostra che per i viaggiatori italiani i criteri più rilevanti sono l’impiego di energie rinnovabili, la valorizzazione dei prodotti eno-gastronomici, la conservazione dell’ambiente naturale, la presenza di aree verdi, percorsi pedonali e di piste ciclabili, la corretta raccolta differenziata dei rifiuti, l’eliminazione della plastica e il risparmio idrico.

Come contrastare l’office fatigue, l’affaticamento estivo da ufficio

È un senso di spossatezza mentale e fisica legato alla routine del lavoro in presenza, alimentato da fattori esterni come il caldo, i ritmi serrati e la difficoltà a ritagliarsi momenti per sé.
Durante la stagione estiva, con le temperature in aumento e le città che si svuotano, recarsi in ufficio può trasformarsi in una vera e propria sfida quotidiana. Non solo dal punto di vista logistico, ma anche emotivo. 

In un momento in cui molte aziende stanno progressivamente riducendo il ricorso allo smart working, prende forma il fenomeno della ‘office fatigue’ o affaticamento da ufficio. 
Ma l’equilibrio tra energia che si dedica al lavoro e momenti per sé stessi è la chiave per vivere anche al lavoro nella stagione estiva una situazione di benessere fisico e mentale.

Riposo adeguato, moderata attività fisica, alimentazione sana

HelloFresh, in collaborazione con Nadia Piazzon, psicologa del lavoro e consulente risorse umane, propongono alcuni accorgimenti per contrastare l’office fatigue e mantenere il benessere quotidiano.
Per combattere la cosiddetta office fatigue prima che diventi cronica bastano poche regole, riposo adeguato, moderata attività fisica e alimentazione sana.

Con una buona organizzazione del tempo, sia in ufficio sia a casa, si possono quindi adottare comportamenti virtuosi che migliorano la qualità della vita.
“Il fenomeno dello smart working si sta modificando gradualmente e molti dipendenti sono richiamati ad alcuni giorni obbligatori in presenza – spiega Nadia Piazzon -. In estate, caldo, routine frammentata e spostamenti, specialmente per i pendolari, contribuiscono a un senso di spossatezza che potrebbe incidere negativamente sull’umore e sulla produttività”.

Predisporre micro-rituali freschi alla scrivania

Tra le raccomandazioni per mantenere il benessere mentale ed emotivo anche nei periodi più caldi e intensi, HelloFresh e Nadia Piazzon consigliano di iniziare la giornata con un ‘intento estivo’.

Al mattino, prima di entrare in modalità operativa, è utile prendersi qualche minuto per formulare un’intenzione leggera, ma concreta, legata alla stagione, come, ad esempio, concedersi una pausa all’aria aperta in pausa pranzo.
Oppure, creare micro-rituali freschi alla scrivania, come una borraccia con acqua aromatizzata (menta, lime, cetriolo) o un mini diffusore con oli essenziali freschi (agrumi, eucalipto). 

Piatti semplici e gustosi per coinvolgere i sensi e ritrovare benessere

Al rientro dal lavoro trasformare la preparazione della cena in un momento personale, quasi meditativo, può aiutare a ‘chiudere il capitolo ufficio’.
Piatti semplici e gustosi permettono di impegnare le mani in modo creativo, coinvolgere i sensi e ritrovare una ritualità positiva.
Questo tempo di ‘transizione’ tra lavoro e serata, riporta Askanews, è prezioso per ricalibrarsi emotivamente.

Inoltre, interrompere il lavoro ogni due ore per osservare elementi naturali come piante, cielo o paesaggi, anche solo in formato fotografico, permette di ridurre l’affaticamento visivo e mentale. Anche brevi esposizioni a stimoli naturali hanno effetti positivi sul tono dell’umore e sulla concentrazione.

Intelligenza artificiale generativa: le donne e i minori sono più vulnerabili ai rischi

L’Intelligenza artificiale generativa (GenAI) può essere molto utile per i bambini, poiché può personalizzare le esperienze di apprendimento, sostenere l’espressione creativa e migliorare la comunicazione.
Questo potrebbe aiutare in particolare i bambini con disabilità, o quelli che devono affrontare barriere linguistiche.

D’altro canto, la GenAI comporta rischi di manipolazione e problemi di privacy. Dato che le capacità cognitive dei bambini sono ancora in fase di sviluppo, i minori sono più vulnerabili ai pericoli delle false informazioni.
È quanto emerge dal rapporto sulla GenAI, la prima analisi completa del Centro comune di ricerca (Jrc, Joint Research Centre) dell’Unione Europea sull’impatto tecnico e socio – economico di questa tecnologia.

I pregiudizi di genere dell’AI in campo finanziario e nella ricerca di personale

Ulteriori rischi sono poi legati ai sistemi di GenAI che presentano pregiudizi e stereotipi, in particolare, se i loro dati riflettono disuguaglianze storiche e sistemiche.

Un esperimento del Jrc ha riscontrato pregiudizi di genere nei modelli di AI utilizzati per il processo decisionale finanziario, con un divario di circa il 4% a favore degli uomini. Un risultato simile ad altri studi sui modelli utilizzati dalle banche per effettuare valutazioni del rischio.
Le donne poi rischiano di trovarsi di fronte a disuguaglianze anche nelle assunzioni, perché gli algoritmi di AI favoriscono i candidati uomini rispetto alle candidate donne altrettanto qualificate.

UE al terzo posto dopo Cina e USA negli investimenti tecnologici

Sempre secondo il rapporto sulla GenAI del Centro comune di ricerca, il panorama competitivo globale della GenAI è dominato dalla Cina e dagli Stati Uniti. In particolare, la Cina contribuisce per il 60% e gli Stati Uniti per il 12%.

La Ue si colloca al terzo posto, contribuendo al 7% delle attività globali di GenAI, ossia ricerca, nuovi brevetti, operazioni commerciali e investimenti nella tecnologia. 

Ricerca: Europa al secondo posto per pubblicazioni di articoli a livello mondiale

Secondo i ricercatori, l’Europa è al secondo posto a livello globale nelle pubblicazioni di ricerca sulla GenAI, producendo il 21% degli articoli a livello mondiale, oltre 3.000 nel 2023.

Tuttavia, riporta Ansa, i brevetti depositati nella Ue rappresentano solo il 2% della quantità globale. Questo sottolinea la necessità di investimenti in soluzioni innovative di GenAI.
Inoltre, osservano gli esperti, le startup europee che si occupano di GenAI hanno difficoltà ad accedere al capitale di rischio. E con un divario notevole di finanziamenti rispetto agli Usa.

Milano Monza Brianza Lodi: i dati nel primo trimestre 2025 

Come emerge dalle elaborazioni del Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, il primo trimestre 2025 ha visto la produzione dell’area metropolitana milanese in crescita del +1,3% in un anno (dato lombardo -0,4%).
Se si considera il fatturato, sempre rispetto al primo trimestre 2024, la crescita è del 3,3% a livello locale e + 0,7% regionale.

In relazione al portafoglio ordini, l’aumento rispetto al primo trimestre 2024 è +1% tendenziale, con la performance milanese lievemente più bassa rispetto alla manifattura lombarda (+1,4%).
Quanto ai mercati esteri milanesi, il miglioramento è del +4,2%, superiore alla componente interna (-0,6%) e agli ordini esteri lombardi (+3%). Stabili gli ordini interni regionali (+0,3%).

Milano: ordini interni in lieve calo a livello congiunturale

Per la produzione industriale milanese il primo trimestre 2025 delinea una tenuta congiunturale rispetto al quarto trimestre 2024 (+0,5% destagionalizzato), e cresce lievemente anche il fatturato (+0,7%).
Rispetto al dato lombardo, il dato milanese è simile per la produzione (+0,4% in regione) ed è più contenuto l’aumento del fatturato locale (Lombardia +0,1% destagionalizzato).

Per gli ordini interni il dato congiunturale è in lieve calo per l’industria milanese (-0,3%) così come per la manifattura lombarda (-0,3% destagionalizzato).
Negli ordini esteri, la performance milanese cresce del +1,5% mentre la Lombardia del +0,4% destagionalizzato) 

Manifattura brianzola stabile

La crescita tendenziale della capacità produttiva colloca i volumi prodotti nell’area di Monza e Brianza a un livello abbastanza stabile, in lieve calo, rispetto al primo trimestre 2024 (- 0,5%), in linea con il calo del dato lombardo (-0,4%). Nello stesso periodo, i dati della manifattura brianzola per fatturato (+0,1%) sono stabili e con una crescita minore rispetto al dato lombardo (+0,7%).
Sempre rispetto al primo trimestre 2024, il portafoglio ordini del manifatturiero brianzolo evidenzia un calo reale maggiore rispetto a quello in Lombardia (rispettivamente -2,5% e +1,4%). 

Si rileva però una tenuta congiunturale: per la produzione industriale il primo trimestre 2025 registra un aumento del +0,4% destagionalizzato rispetto al quarto trimestre 2024, mentre cala lievemente il fatturato (-0,4% destagionalizzato).
Stabili le commesse acquisite dai mercati esteri (+0,1% destagionalizzato), in calo quelle interne (-1,6%). 

A Lodi la produzione è in crescita

Nel primo trimestre 2025 rispetto all’anno precedente, si verifica un trend di crescita per la produzione. Relativamente all’analisi tendenziale, raffrontata al primo trimestre 2024, l’aumento della produzione si attesta a +5,3%, una performance migliore rispetto al dato lombardo (-0,4%).
In relazione al fatturato, nel confronto con il primo trimestre 2024, il recupero si attesta a +6,2%, superiore per intensità al dato regionale (+0,7%).
Gli ordini in un anno sono in crescita del +6,1% rispetto al +1,4% lombardo. 

In crescita, rispetto al trimestre precedente ,il trend congiunturale della produzione industriale (+1,3% destagionalizzato), accompagnato dal l’aumento del fatturato (+3% destagionalizzato).
Crescono poi le commesse acquisite dai mercati interni (+2,8% destagionalizzato), così come gli ordini esteri (+0,9%). 

Lo stato d’animo degli italiani nel 2025 tra ansie globali e speranze locali

Segnali di tenuta a livello individuale e nazionale, ma una crescente preoccupazione verso ciò che accade oltre confine: è così che gli italiani percepiscono la propria vita, il contesto in cui vivono, il proprio Paese e il mondo in generale.
Pensando alla propria casa, ad esempio, si esprime un giudizio nettamente positivo (+0,29), segno che lo spazio domestico continua a rappresentare un punto di stabilità e sicurezza.

La valutazione scende leggermente quando si guarda al vicinato (-0,09), per poi peggiorare in modo marcato a livello nazionale (-0,27) e raggiungere il punto più basso nella percezione del mondo (-0,33).
Sono i risultati di un quadro complesso, quello rilevato da Human Highway sullo stato d’animo degli italiani tra marzo 2024 e marzo 2025.

Donne e over55 più pessimisti 

In sintesi, più ci si allontana dalla sfera personale, più il giudizio diventa negativo, fino a toccare livelli di preoccupazione rispetto al contesto globale.
Analizzando nel dettaglio chi esprime maggiore preoccupazione per lo stato del mondo, emergono due gruppi particolarmente sensibili, le donne e le persone tra 55 e 64 anni.

Le prime mostrano una percezione più negativa rispetto agli uomini, probabilmente per una maggiore esposizione emotiva o una più acuta consapevolezza delle dinamiche sociali e ambientali. Allo stesso modo, per la fascia d’età tra 55 e 64 anni è possibile che in questa fase della vita spesso accompagnata da riflessioni sul futuro dei figli, sul contesto economico o sulla propria sicurezza, si percepiscano con maggiore intensità i segnali di instabilità globale.

Figli e soldi (non) fanno la felicità

L’analisi dei livelli di felicità mostra che la presenza di figli ha un impatto positivo sul benessere percepito. Ma solo fino a un certo punto.
Oltre la soglia dei tre figli la felicità tende a diminuire, segno che la gestione familiare può diventare più complessa e stressante.

Allo stesso modo, il reddito è correlato positivamente alla felicità, ma anche qui superata una certa soglia ulteriori incrementi economici non sembrano tradursi in maggiore soddisfazione personale.
E se il periodo natalizio porta un aumento della felicità percepita, con l’arrivo di gennaio il morale scende rapidamente.

Il “down” dopo le feste

La ‘ripresa’ dopo le feste sembra avere un impatto psicologico marcato. Stessa dinamica nel corso della settimana, con grande entusiasmo il sabato e malinconia la domenica.
Nel complesso, gli italiani mantengono una certa solidità nel rapporto con la propria vita e con il Paese, ma si sentono sempre più inquieti rispetto al mondo.

Il malessere non nasce tanto da ciò che vivono direttamente, quanto da ciò che vedono accadere altrove.
È un campanello d’allarme che segnala la necessità, forse, di risorse culturali e psicologiche per interpretare meglio la complessità del presente senza sentirsi travolti.

Neolaureati: le opportunità professionali per il primo impiego

Al fine di fornire un orientamento strategico ai neolaureati italiani, LinkedIn ha pubblicato la quinta edizione del suo Barometro del primo impiego, un’analisi approfondita delle funzioni aziendali, dei settori, dei titoli professionali e delle competenze che hanno registrato la maggiore crescita di domanda nel corso del 2024, in Italia e a livello globale.

Il percorso verso la prima occupazione dopo il conseguimento della laurea si presenta spesso complesso per i neolaureati italiani, caratterizzato da un’elevata competitività, retribuzioni iniziali inferiori alla media europea e una crescente tendenza all’espatrio. 
Il barometro del primo impiego di LinkedIn rivela quindi i settori in crescita per i giovani professionisti italiani, con la Ricerca in cima alle funzioni più richieste e l’Intelligenza Artificiale come competenza trasversale emergente.

I cinque settori della richiesta

L’indagine, condotta da LinkedIn Notizie su dati aggregati relativi all’anno 2024, delinea un quadro delle opportunità professionali in evoluzione per i giovani laureati italiani.
In Italia, i cinque settori che hanno manifestato la maggiore crescita nella richiesta di laureati magistrali nel 2024 sono: Formazione, Servizi di alloggio e ristorazione, Servizi finanziari, Pubblica amministrazione e Servizi amministrativi e di supporto.

Un confronto con il contesto europeo rivela alcune similitudini con la Spagna, dove gran parte dei settori in crescita coincidono, sebbene con un diverso ordine di priorità.
Analogamente alla Francia, Turismo e Ristorazione si confermano un importante bacino di opportunità occupazionali per i neolaureati. Al contrario, in Germania, Paesi Bassi e Regno Unito si osserva un incremento delle offerte di primo impiego in ambiti come il supporto ai consumatori e i servizi di assistenza sanitaria.

Il primato italiano per Ricerca e Informatica

La domanda di neolaureati nel 2024 è cresciuta maggiormente per funzioni aziendali quali Ricerca, Informatica, Risorse umane, Vendite, Marketing, Amministrativo, Operazioni e Program e Project Management.
Elemento distintivo del mercato italiano rispetto agli altri Paesi europei è il primato della Ricerca, un percorso ad alta specializzazione che evidenzia una crescente domanda a fronte di un numero di laureati magistrali ancora inferiore alla media europea.

Inoltre, l’Informatica, un settore dinamico in Italia ma non altrettanto negli altri Paesi, risulta in seconda posizione. Anche le Risorse Umane, al terzo posto, altrove sono meno rilevanti, risultando presenti al settimo posto in Francia e assenti altrove.

Cresce la domanda di competenze digitali e scientifiche

Al contrario, servizi e consulenza legale, in forte crescita nel resto d’Europa, in Italia non figurano tra le prime posizioni.

In linea con questo scenario, i titoli professionali in crescita per i neolaureati italiani (laurea magistrale) nel 2024 sono stati Ricercatore post-doc, Ingegnere AI, Responsabile vendite, Specialista di supporto, Psicologo, Architetto, Insegnante di inglese, Specialista in salute, sicurezza e ambiente, Ingegnere di sistemi, Designer di interfacce utente.
La tendenza generale in Europa evidenzia una crescente e trasversale domanda di competenze digitali e scientifiche, con l’Italia che si distingue per il forte posizionamento di profili accademici e di ricerca tra i titoli professionali più richiesti.

Dazi americani in arrivo? Il 70% delle aziende italiane punta alla diversificazione 

Le aziende italiane non aspettano che i blocchi commerciali diventino realtà: sette imprese su dieci hanno già iniziato a pianificare azioni concrete per affrontare eventuali dazi che potrebbero essere imposti dagli Stati Uniti. È quanto emerge da un recente sondaggio condotto da Unioncamere in collaborazione con il Centro Studi Tagliacarne.

Pur rappresentando un mercato fondamentale per l’export tricolore, gli Stati Uniti non sono l’unico sbocco commerciale delle imprese italiane. La capacità di diversificare la clientela all’estero – con una media di 11 mercati serviti da ciascuna azienda – potrebbe infatti ridurre l’impatto economico delle misure protezionistiche.

Le Camere di commercio a supporto delle imprese

Durante l’Assemblea generale tenutasi a Roma, il presidente di Unioncamere Andrea Prete ha sottolineato come le Camere di commercio siano oggi più che mai uno strumento utile per aiutare le aziende a navigare in contesti internazionali complessi.

Secondo un’indagine Ipsos presentata nell’occasione, il 43% degli imprenditori crede che questi enti possano offrire un aiuto concreto per l’accesso ai mercati esteri, mentre il 49% li considera fondamentali per affrontare le trasformazioni future. Prete ha anche evidenziato un dato significativo: oltre 7 miliardi di euro di esportazioni in più potrebbero arrivare proprio dalle micro e piccole imprese, se adeguatamente accompagnate nei processi di internazionalizzazione.

I possibili effetti negativi dei dazi USA

L’eventuale introduzione di nuovi dazi da parte degli Stati Uniti preoccupa soprattutto per un motivo: il 56% delle aziende prevede una riduzione delle esportazioni. Seguono altre conseguenze come l’aumento dei costi delle materie prime (26%) e la contrazione della domanda di componenti intermedi destinati alla produzione di beni esportati in America (22%).

Un ulteriore 19% delle imprese teme un incremento della concorrenza, proveniente da aziende che potrebbero riorientare i propri mercati di sbocco dagli USA all’Europa.

Le contromisure messe in campo dalle aziende

Per far fronte a questi scenari, il 33% delle imprese italiane sta valutando un aumento dei prezzi di vendita. Un quarto delle aziende guarda invece a nuovi mercati all’interno dell’Unione Europea, mentre il 18% esplora opportunità in Paesi extra-UE. Solo una minoranza (3%) prende in considerazione l’ipotesi di produrre direttamente negli Stati Uniti.

Il rapporto Italia-USA nel commercio estero

L’Italia si conferma tra i principali attori europei nel commercio con gli USA. Con il 22,3% delle aziende esportatrici coinvolte, il nostro Paese si colloca subito dopo la Francia (22,6%). A livello di valore, l’export italiano verso gli Stati Uniti ha superato i 65 miliardi di euro nel 2024, rappresentando il 10,8% del totale nazionale.

Ci sono province dove il legame con il mercato americano è ancora più forte: a Trieste, ad esempio, il 36,2% del fatturato aziendale proviene proprio dalle vendite oltreoceano. Altri territori con quote elevate includono L’Aquila (17,6%), Isernia (16%) e Grosseto (12,1%).

La forza della diversificazione

Una delle principali risorse del sistema imprenditoriale italiano è la sua capacità di distribuire il rischio, esportando in più Paesi. Le imprese del Nord-Ovest guidano questa tendenza con una media di 13 mercati esteri per azienda. Seguono il Nord-Est con 11, il Centro con 9 e il Mezzogiorno con 6.

Alcune province spiccano per performance: Reggio Emilia, Vercelli, Bologna e Ravenna vantano imprese che raggiungono fino a 17 mercati ciascuna.