Natale 2025: quanto ci costerà davvero?

Ogni anno ci ripromettiamo di non esagerare, e puntualmente ci ritroviamo a fare i conti con liste infinite e salvadanai svuotati. Stavolta, però, il quadro è chiaro fin da subito: per i regali di Natale spenderemo un po’ meno.

Secondo l’indagine che Facile.it ha commissionato a EMG Different, la media per persona sarà intorno ai 204 euro. In totale, gli italiani muoveranno circa 8,7 miliardi di euro. Una cifra importante, certo, ma comunque in calo.

Un Natale più “misurato”

Rispetto al 2024, il budget complessivo scende di quasi il 20%. Non è difficile capire perché: tre milioni di italiani hanno dichiarato che ridurranno la spesa per i doni, schiacciati da bollette, affitti e aumenti vari che non lasciano molto margine. E allora si tirano le somme, si taglia qualcosa qua e là, e si cerca di salvare comunque lo spirito delle feste.

Una parte dei regali, però, arriverà grazie ai pagamenti a rate o ai prestiti personali. Un’analisi mUp Research per Facile.it stima che il 18% dei doni sarà acquistato proprio con queste formule, dal classico finanziamento al “Buy Now Pay Later”, ormai sempre più diffuso.

Chi apre il portafogli

Ci sono poi differenze interessanti tra le varie fasce della popolazione. Le donne, ad esempio, spendono un po’ più degli uomini: circa 208 euro a testa, un piccolo scarto ma comunque significativo. E gli over 65 si confermano i più generosi, con un budget medio di 281 euro ciascuno, ben sopra la media nazionale.

Nord e Sud: due modi diversi di vivere le feste

Anche la geografia fa la sua parte. Nel Nord Ovest, infatti, si spenderà circa il 20% in più rispetto al resto del Paese. Al contrario, nelle regioni del Sud e nelle Isole la media si fermerà attorno ai 177 euro a persona. Una fotografia che riflette, ancora una volta, le diverse condizioni economiche del Paese.

Non solo regali: il lungo conto del Natale

E poi c’è tutto il resto. Secondo il rapporto Facile.it – Consumerismo No Profit, le spese che preoccupano di più non sono nemmeno quelle dei regali, ma quelle legate alla tavola. Analizzando i dati Istat, emerge che dal 2021 al 2025 i prezzi degli alimenti sono cresciuti di circa il 25%. Latte, formaggi, uova, pane, cereali: praticamente tutto costa di più. Il risultato? Pranzi e cenoni vanno pensati con attenzione.

E persino decorare la casa può costare di più: lo scorso anno gli addobbi natalizi hanno registrato un aumento medio del 16%, e quest’anno non sembra destinato a invertire la rotta.

Invecchiamento della popolazione: una pressione sui sistemi pensionistici globali

Entro il 2050 ogni 100 persone di età compresa tra 20 e 64 anni ci saranno 52 persone di 65 anni o più. Oggi sono 33, nel 2000 erano 22.
L’aumento previsto entro il 2050 dal report “Pensions at a Glance 2025” dell’OCSE è particolarmente forte in Corea, di 50 punti, e di oltre 25 punti in Grecia, Italia, Polonia, Repubblica Slovacca e Spagna.

“Con una popolazione in età lavorativa destinata a diminuire del 13% nei prossimi 40 anni e un Pil pro capite che dovrebbe ridursi del 14% entro il 2060, i Paesi dovranno affrontare pressioni al ribasso sulle entrate, mentre la spesa legata all’invecchiamento aumenta”, afferma Mathias Cormann, Segretario Generale OCSE.

Di quanto saliranno le future età pensionabili?

Per uomini e donne che sono andati in pensione nel 2024 l’età pensionabile normale aumenterà da 64,7 e 63,9 anni a, rispettivamente, 66,4 e 65,9 anni per chi nel 2024 ha iniziato la carriera.
Le future età pensionabili normali andranno dai 62 anni in Colombia (per gli uomini), Lussemburgo e Slovenia, ai 70 anni o più in Danimarca, Estonia, Italia, Paesi Bassi e Svezia.

In media nei Paesi OCSE, i lavoratori a salario medio che iniziano oggi la loro carriera riceveranno una pensione netta pari al 63% del salario netto.
Il tasso di sostituzione netto futuro per i lavoratori che guadagnano la metà del salario medio è più elevato, pari in media al 76%.

Divario pensionistico di genere

Nonostante un calo di 5 punti percentuali rispetto al 28% del 2007, oggi in media nei Paesi OCSE le donne ricevono pensioni mensili inferiori del 23% rispetto agli uomini.

Le differenze di reddito complessivo lungo la vita, dovute a differenze nell’occupazione, nelle ore lavorate e nei salari orari, sono stimate in media al 35% e costituiscono il principale fattore del divario. Anche una distribuzione diseguale del lavoro non retribuito ha conseguenze rilevanti.
I Paesi dovranno quindi adottare una strategia globale che includa politiche del mercato del lavoro, della famiglia e delle pensioni per ridurre questo divario pensionistico di genere.

Eliminare l’accesso anticipato alle pensioni per le donne

Le priorità politiche per i Paesi che intendono valorizzare il potenziale inutilizzato della forza lavoro femminile, e ridurre i divari di genere nel mercato del lavoro e nelle pensioni, includono servizi di assistenza all’infanzia più accessibili, minori disincentivi al lavoro nel sistema fiscale e dei sussidi, garanzia di pari opportunità nei ruoli di leadership.

Anche eliminare l’accesso anticipato alle pensioni per le donne, laddove previsto, contribuirebbe a ridurre questo divario.
È inoltre fondamentale proteggere il tenore di vita dei superstiti dopo la morte del partner. Nei regimi obbligatori basati sui contributi le pensioni ai superstiti riducono di circa un terzo il divario pensionistico di genere, poiché le donne rappresentano in media l’88% dei beneficiari.

Natale: quest’anno lo shopping è iniziato in anticipo

Quest’anno il Natale sembra iniziare prima. Nessuno ha voglia di correre fra gli scaffali all’ultimo minuto. Fatto sta che più di 6 milioni di italiani hanno già iniziato a comprare i regali. Lo rivela una ricerca di mUp Research per Facile.it, che racconta un Paese con la lista dei doni già aperta e la carta di credito pronta.

Tra questi “anticipatori”, circa il 10% ha scelto di farsi aiutare da un prestito. Un segnale che, se da un lato non stupisce vista la mole di spese festive, dall’altro ricorda quanto dicembre possa pesare sui conti familiari.

Contante, smartphone o rate?

Le abitudini di pagamento sono un piccolo mondo da osservare. Da una parte resistono i tradizionalisti: quasi 3 milioni di persone, il 47% del campione, hanno pagato in contanti. È un numero che racconta più delle statistiche: la mano che fruga nel portafoglio, la sensazione di avere il controllo diretto su ciò che si spende.

Dall’altra ci sono i più “smart”: un italiano su cinque ha usato un’app per completare gli acquisti. E poi c’è chi ha approfittato del famoso “compra adesso, paga un po’ alla volta”: circa l’8% ha scelto formule senza interessi che ormai vediamo ovunque, dalle grandi catene ai piccoli e-commerce.
Infine, il credito vero e proprio: 800mila persone hanno chiesto un finanziamento o un prestito personale per affrontare le spese natalizie con meno ansia.

Quanti regali metteremo sotto l’albero?

Secondo l’indagine, in media gli italiani prevedono di acquistare sette regali. Non una valanga, ma nemmeno pochi. Le donne, in particolare, ne faranno circa il 20% in più degli uomini—un equilibrio familiare che molti conoscono bene.

Un dato curioso? Circa 800mila persone dicono di voler comprare più di 20 regali. Venti. Oltre. Gente che dev’essere nata con la carta regalo in mano.

Perché così presto?

La motivazione principale, dichiarata dal 48% degli intervistati, è semplice: risparmiare qualcosa sfruttando sconti e offerte. Gli esperti di Facile.it ricordano che distribuire le spese su più mesi aiuta a non farle esplodere tutte insieme a dicembre, quando sembra che ogni uscita pesi il doppio.

C’è però chi non può anticipare nulla: 5,5 milioni di italiani aspettano la tredicesima per iniziare lo shopping, un’abitudine particolarmente diffusa tra gli over 65.
E sì, non parliamo solo di regali: più di 5 milioni hanno già iniziato a fare scorte anche per la tavola delle feste. D’altronde, lo sappiamo tutti… chi parte per tempo, arriva più sereno al cenone.

Eco-ansia: giovani preoccupati per l’ambiente. Eppure non sanno smaltire i rifiuti

Emerge dall’indagine condotta da Skuola.net in collaborazione con COREPLA, il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica: quasi tre giovani su quattro (74%) si dicono preoccupati per la dispersione delle plastiche nell’ambiente, e un ulteriore 21%, pur non allarmato ai massimi livelli, riconosce la necessità di impegnarsi per limitare il fenomeno. Tuttavia, il passaggio dalla teoria alla pratica resta complesso.

Di fatto, solo il 5% dei giovani tra 16 e 34 anni pare immune dalla ‘eco-ansia’ nei confronti di polimeri e affini, ma quando si parla di conoscenza delle regole base del riciclo le certezze vacillano.

Ampia diffusione di azioni virtuose

Il 20% dice di non avere informazioni sufficienti per differenziare correttamente, e il 55% è ‘solo parzialmente sicuro’ delle proprie scelte.
In ogni caso, la consapevolezza che il problema esista c’è, e si traduce in un’ampia diffusione di approcci virtuosi.
Il 90% dei giovani effettua spesso o sempre la raccolta differenziata e circa la metà presta attenzione alla sostenibilità del packaging quando fa acquisti.

Quanto alle plastiche, la maggioranza sembra avere interiorizzato alcune regole fondamentali. Il 70% sa che bottiglie e flaconi vanno svuotati, schiacciati e conferiti nella plastica, mentre l’80% è consapevole che prima di buttare un vasetto di yogurt nella plastica bisogna togliere la linguetta.

Polistirolo: lo butto o no nella plastica?

Tuttavia, solo il 39% sa che il polistirolo deve essere gettato nel bidone della plastica, mentre il 40% lo smaltisce nell’indifferenziato.
Ancora più alto è il tasso di errore se si tratta di giocattoli in plastica: solamente il 35% ritiene di doverli buttare nella raccolta generica, mentre per le confezioni multistrato o con etichette composte da materiali diversi oltre 4 su 10 ammettono di andare in confusione quando arriva il momento di smaltire.

Per fortuna, curiosità e voglia di saperne di più non mancano. L’80% dei giovani si informa autonomamente su ambiente e riciclo, soprattutto su social network (24%), siti web/portali di informazione (18%), scuola e università (14%) e famiglia (12%). Si ritagliano una quota di audience anche gli influencer specializzati in tematiche ambientali (7%).

Cresce la richiesta di informazioni solide e continuative

Sono numeri che confermano come i canali digitali rappresentino il principale strumento di aggiornamento per le nuove generazioni. Ma anche quanto il rischio di imprecisioni o informazioni incomplete resti alto.

Forse anche per questo cresce la richiesta di una formazione più solida e continuativa. Oltre un quinto dei giovani intervistati (22%) considera la scuola il luogo ideale per imparare a proteggere l’ambiente, più di campagne online (17%) o iniziative promosse da radio e tv (16%).
Da qui l’importanza di continuare con progetti di sensibilizzazione, a scuola e nei luoghi di aggregazione online, per consolidare la transizione verso una cittadinanza più sostenibile e responsabile.

Mezzogiorno più dinamico del Nord: cresce più velocemente di una volta e mezzo

La novità del panorama economico italiano arriva dal Mezzogiorno, che mette il turbo e sorpassa in crescita le regioni del Nord. Lo rivelano i dati contenuti nell’analisi del Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere, basato sui dati di contabilità nazionale aggiornati dall’Istat a settembre.

Cosa ne emerge? Che nel 2024 il valore aggiunto prodotto nel Sud Italia è cresciuto a un ritmo una volta e mezzo superiore rispetto al Settentrione: +2,89% contro l’1,77% del Nord e il 2,14% della media nazionale.

L’agricoltura fa da traino

La crescita è differenze a seconda dei settori. Il comparto più dinamico è sicuramente quello legato alla terra: l’agricoltura registra un aumento a due cifre (+10,25%), anche se continua a rappresentare una quota minima dell’economia nazionale, pari al 2,23% del valore complessivo prodotto.

Notizie meno incoraggiano arrivano invece dalla manifattura, che segna un calo del 4,10% e che pesa per circa un quinto sul totale del valore aggiunto italiano. Ma quali sono le regioni più dinamiche? Innanzitutto la Sardegna (+3,74%),seguita da Puglia (+3,13%) e Calabria (+3,12%), a conferma di un Sud che, pur con difficoltà strutturali, mostra una notevole capacità di ripresa.

Viterbo la scattista d’Italia

Ci sono elementi interessanti che riguardano l’andamento delle singole province. Tra queste, spicca sicuramente Viterbo, che conquista il primato nazionale con un incremento del 4,85% del valore aggiunto, seguita da Imperia (+4,29%) e Foggia (+4,22%).

Questi dati indicano che la crescita non è più confinata solo ai grandi poli industriali, ma coinvolge anche aree considerate fino ad oggi marginali nello sviluppo economico.

Milano resta regina della ricchezza

Quando si passa dal ritmo di crescita alla ricchezza pro capite, lo scenario si ribalta. Il Nord continua a dominare con 40.158 euro per abitante, quasi il doppio del Mezzogiorno, fermo a 22.353 euro.

A guidare la classifica è Milano, dove il valore aggiunto per persona raggiunge 65.721 euro, quasi il doppio della media nazionale (33.348 euro). Un livello che, nel contesto europeo, è superato solo da una ventina di province dell’Unione, di cui oltre metà in Germania.

Unioncamere: “Serve una vera politica industriale”

Secondo il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, i dati raccontano un’Italia a due velocità: “Il Sud mostra segnali di vitalità e rompe alcuni stereotipi, ma il divario con il Nord resta ampio”.

Prete avverte anche sui rischi legati al rallentamento della manifattura e ai dazi internazionali, sottolineando l’urgenza di “una politica industriale capace di valorizzare le specificità territoriali e di ridurre i costi energetici che penalizzano la competitività del Paese”.

Smartphone: non più semplice strumento tecnologico ma oggetto identitario

Altro che dispositivo per comunicare. Lo smartphone è diventato un vero e proprio oggetto identitario.
Gli italiani descrivono la “relazione” col proprio cellulare come qualcosa che va oltre l’uso quotidiano: un legame emotivo che riguarda chi siamo e come viviamo.
In pratica, lo smartphone sembra essere diventato un vero e proprio compagno di vita, o una specie di “seconda pelle” che custodisce i ricordi più intimi e preziosi. Una presenza discreta ma costante, a cui molti dedicano cure e attenzioni, proprio come si farebbe con una persona cara o un oggetto di valore.

Secondo una ricerca di Swappie, in collaborazione con SWG, il 70% degli intervistati considera lo smartphone un alleato per combattere la noia e intrattenersi, scoprire cose nuove e rilassarsi. E per il 56% è un mezzo di conforto per affrontare momenti di solitudine.

Scrigno digitale dove custodire frammenti di vita

Questa relazione si riflette anche nei comportamenti quotidiani. Il 71% lo porta con sé da una stanza all’altra, il 45% lo pulisce prima di appoggiarlo e il 34% prova un senso di sicurezza semplicemente avendolo sott’occhio. 
Ma lo smartphone diventa anche un rifugio sicuro, un luogo dove poter archiviare ricordi, emozioni e tappe significative della vita.

Per circa 1 italiano su 2 episodi importanti come viaggi, relazioni, sfide personali o momenti di crescita sono legati al dispositivo posseduto in quel periodo.
Il legame è particolarmente forte tra i più giovani (18-34 anni), che lo considerano un vero e proprio scrigno digitale dove custodire frammenti di vita.

Che malinconia doverlo cambiare

Anche l’idea di separarsi da un vecchio telefono non è semplice. Solo 2 italiani su 5 riescono a passare da un dispositivo all’altro con disinvoltura, mentre il 27% teme di perdere qualcosa di importante, il 13% vive il cambio con malinconia, e il 21% vive il momento del cambio come un gesto simbolico, legato a una svolta o a un nuovo inizio.

Anche per questo, sono quasi 8 su 10 gli italiani che conservano i vecchi telefoni nei cassetti, un’abitudine motivata da ragioni pratiche (precauzione o sicurezza dei dati), ma anche da un senso di attaccamento emotivo. Per molti, infatti, “lasciare andare” un vecchio smartphone è un gesto quasi intimo. E il 49% degli intervistati prova disagio a vedere il proprio vecchio telefono nelle mani di qualcun altro. 

e-waste, emergenza sottovalutata

Quando arriva il momento di vendere o donare il proprio dispositivo la fiducia diventa un aspetto fondamentale. Il 60% degli italiani cerca un interlocutore affidabile, in grado di tutelare la privacy e il legame affettivo con il dispositivo che si è creato nel tempo.

Accanto all’aspetto emotivo, cresce anche l’attenzione verso l’impatto ambientale della tecnologia. Il 73% è consapevole dell’importanza di contrastare gli effetti di uno scorretto smaltimento dei rifiuti elettronici. Tuttavia, solo 1 intervistato su 4 afferma di aver davvero a cuore la questione. L’e-waste è percepito come un’emergenza seria ma ancora sottovalutata, soprattutto dagli over55.

La solidarietà cambia volto: gli italiani e le donazioni

Si sa che gli italiani sono un popolo generoso, e aderiscono col cuore alle cause benefiche. Nel 2024, però, si è assistito un cambiamento importante: la solidarietà diventa più ‘mirata’. Dopo gli anni segnati da emergenze globali e campagne straordinarie di raccolta fondi, le donazioni informali registrano un lieve calo, mentre cresce l’attenzione verso cause specifiche e progetti locali. Le donne continuano a confermarsi più attive degli uomini nel sostegno al prossimo, e i giovani si affacciano con uno sguardo nuovo, più attento ai valori che alle organizzazioni.

A delineare questo scenario è l’indagine “Italiani solidali”, condotta da Doxa per il report “Noi Doniamo 2025” dell’Osservatorio sul Dono, che dal 2018 osserva l’evoluzione della generosità nel Paese. Il rapporto fotografa un’Italia in cui la spinta a donare non scompare, ma cambia forma e priorità.

Diminuiscono (forse) le ‘emergenze’ globali 

Il dato più evidente riguarda la diminuzione delle donazioni informali: nel 2024 solo un italiano su due ha compiuto almeno un gesto di solidarietà diretta, contro il 55% dell’anno precedente. Il calo, spiegano i ricercatori, è legato soprattutto all’assenza di grandi emergenze collettive.
Le raccolte fondi legate a crisi come la pandemia o la guerra in Ucraina si sono infatti dimezzate, passando dal 18% al 9%.

Scendono anche le offerte in contanti a persone in difficoltà (dal 19% al 16%) e le raccolte informali religiose e non religiose. Restano invece stabili le offerte durante la Messa, mentre crescono le donazioni destinate a scuole e strutture per animali abbandonati.
Nel complesso, i donatori totali – tra contributi a organizzazioni e gesti informali – si attestano al 42% della popolazione, mentre i non donatori salgono al 37%. L’importo medio donato a enti non profit resta fermo a 68 euro l’anno, quello delle donazioni informali si attesta a 29 euro.

Chi è più generoso? Donne, senior e Sud

Il profilo del donatore tipo resta stabile: prevalentemente femminile, con età superiore ai 65 anni e un livello di istruzione medio-alto. Le donazioni informali si concentrano soprattutto nel Sud e nelle Isole, mentre quelle verso le organizzazioni non profit sono più diffuse nel Centro Italia.

Il 68% degli intervistati considera le ONP più affidabili, mentre un terzo teme che la distanza dai beneficiari renda meno trasparente l’uso dei fondi.

I giovani scelgono le cause, non le ‘bandiere’

Il report dedica un approfondimento ai giovani sotto i 35 anni, che si distinguono per una maggiore mobilità e idealismo. Le loro donazioni cambiano di anno in anno, guidate più dalle cause che dagli enti. Ambiente, diritti civili, tutela degli animali e valorizzazione del patrimonio culturale sono i temi più sentiti.

Per molti di loro, donare non è solo un gesto di altruismo, ma un modo concreto per partecipare al cambiamento e contribuire al bene comune.

Consumi green: una spesa da 45 miliardi di euro nel 2024

Nel 2024, tra super e ipermercati, l’aggregato di prodotti sostenibili ha incassato quasi 45 miliardi di euro, con una crescita annua che supera il 2,0% (+2,1%), spinta principalmente dall’aumento dei prezzi (+3,4%) e dalla componente di offerta (+1,9%).
Rispetto al 2023 i volumi però risultano in calo del -1,2%.

Sono oltre 83 su 100 i prodotti venduti sugli scaffali di supermercati e ipermercati presenti su tutto il territorio italiano a riportare in etichetta le informazioni relative alle iniziative avviate dalle aziende a favore della sostenibilità. È quanto emerge dalla diciassettesima edizione dell’Osservatorio Immagino condotto dai GS1 Italy.

L’ecosostenibilità è la più comunicata in etichetta

L’Osservatorio Immagino, svolto in collaborazione con l’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha l’obiettivo di verificare la diffusione e il valore della comunicazione green in etichetta nelle sue tre declinazioni di sostenibilità ambientale, sociale e benessere animale. L’analisi considera 145mila prodotti di largo consumo, corrispondenti all’82,7% delle vendite.

Ed è la sostenibilità ambientale la tematica più comunicata dalle aziende attraverso le etichette dei prodotti. L’Osservatorio Immagino ha infatti individuato questo tipo di informazione su 120.797 referenze. Si tratta di prodotti che nel 2024 hanno sfiorato i 44,8 miliardi di euro di incassi nel canale super e ipermercati.

Le informazioni più diffuse sul pack: suggerimenti pratici per adottare comportamenti virtuosi

Tra le informazioni presenti on-pack, le più diffuse sono i suggerimenti pratici per aiutare i consumatori ad adottare comportamenti virtuosi, come ad esempio, effettuare la raccolta differenziata o la conservazione corretta dei prodotti.

Sulle confezioni vengono elencate anche le indicazioni sull’impegno per la riciclabilità del packaging, quelle per la maggior sostenibilità delle modalità di produzione e di approvvigionamento lungo la filiera, oltre allle certificazioni di sostenibilità, i claim generici (come, ad esempio, ‘green’) e i calcoli relativi all’impatto dei prodotti lungo il loro intero ciclo di vita (LCA, Life Cycle Analysis).

La dimensione sociale e il benessere animale

La seconda dimensione rilevata dall’Osservatorio Immagino è quella della sostenibilità sociale, che accomuna il 9,1% delle referenze e ha sfiorato i 6,6 miliardi di euro di incassi nel 2024 (+2,2% rispetto al 2024, ma lo 0,4% in meno a volume).

Inoltre, riferisce Adnkronos, il benessere animale è segnalato sul 2,1% dei prodotti venduti in supermercati e ipermercati.
In particolare, nel 2024 queste 2.988 referenze hanno incassato 1,5 miliardi di euro, con un lieve aumento annuo a valore (+1,0%), anche in questo caso, a fronte di un netto calo dei volumi (-5,5%).

Scuola: preoccupazione per la salute mentale dei giovani, opinioni contrastanti su AI in aula

Gli studenti italiani tornano in classe, mentre famiglie e istituzioni si preparano ad affrontare le sfide educative del nuovo anno. La terza edizione dell’Ipsos Education Monitor esplora le percezioni in 30 Paesi riguardo al sistema scolastico, le sfide che affrontano scuole e giovani, e il ruolo della tecnologia nell’istruzione.

Di fatto, il 33% degli intervistati identifica la salute mentale come la sfida principale per i giovani, superando disuguaglianza (28%), bullismo (26%) e social media (25%).
Il 53% ritiene addirittura che nel proprio Paese la salute mentale dei giovani sia in condizioni critiche, con picchi in Cile (73%) e Francia (69%). 

Sistema scolastico, promosso o bocciato? 

Ungheria (59%), Francia (55%) e Romania (54%) giudicano piuttosto negativamente il proprio sistema scolastico. Opinioni critiche emergono anche in Germania, Spagna, Belgio e Italia, dove solo il 24% approva il sistema educativo nazionale.
Al contrario, l’Irlanda si distingue per il 71% di valutazioni favorevoli, seguita dal Regno Unito (49%).

Le principali criticità includono programmi scolastici obsoleti, formazione inadeguata degli insegnanti e mancanza di finanziamenti pubblici. In Italia, è citata anche l’inadeguatezza delle infrastrutture.  

Divieto di accesso ai social

Mentre l’Australia si prepara a diventare il primo Paese a vietare l’accesso ai social per i minori di 16 anni, l’indagine mostra che in tutti i 30 Paesi esaminati la maggioranza è favorevole all’introduzione di limiti d’età. 
Il 71% ritiene che i minori di 14 anni non dovrebbero accedere ai social media, anche al di fuori del contesto scolastico. Tra i genitori con figli in età scolare la percentuale aumenta al 74%.
L’Italia si distingue particolarmente in questa tendenza, posizionandosi al terzo posto con l’83% di favorevoli al divieto, ben sopra la media internazionale. 

L’approccio all’uso della tecnologia nelle scuole varia significativamente tra Paesi. L’Italia è tra le nazioni più severe: al 3° posto per il divieto dei social media agli under14, al 4° posto per il divieto degli smartphone (67% favorevole) e al 5° posto per il divieto dell’AI, inclusa ChatGPT (46% favorevole). 

Storia e matematica, le più amate (e più odiate)

Le persone, a livello internazionale, citano storia come la materia che più hanno apprezzato durante gli anni scolastici, seguita da matematica e scienze.
In particolare, la matematica si rivela una materia divisiva. Pur essendo la seconda materia più amata, con il 30% di preferenze, risulta anche prima nella classifica delle più detestate, citata dal 37% degli intervistati. 
In Italia la situazione è uguale alla media dei 30 Paesi. 

Un trend positivo internazionale per l’inizio scuola 2025 è la riduzione del divario di genere nelle preferenze scolastiche. Mentre tra i Baby Boomers persiste una netta distinzione tra le materie preferite dai ragazzi (scienze, matematica) e quelle preferite dalle ragazze (lingue, letteratura), tra le generazioni più giovani questo divario si riduce notevolmente, fino a diventare quasi inesistente per scienze e matematica. 

Cosa deve contenere il manuale HACCP?

Il Manuale HACCP, acronimo di Hazard Analysis and Critical Control Points, è un documento obbligatorio per tutte le aziende che operano nel settore alimentare, indipendentemente dalla loro dimensione o tipologia.

L’obiettivo principale di questo strumento è garantire la sicurezza degli alimenti e proteggere la salute dei consumatori, attraverso l’applicazione di un sistema di autocontrollo basato sull’analisi e la gestione dei rischi.

È un documento “vivo”, cioè che va aggiornato costantemente per riflettere i cambiamenti nei processi produttivi. Comprendere cosa deve contenere è il primo passo per un’azienda per conformarsi alla normativa vigente e operare in modo sicuro e responsabile.

Il contenuto del manuale si adatta alle specificità di ogni singola realtà, ma esistono sezioni essenziali che devono essere sempre presenti.

Dati aziendali e descrizione delle attività

Una sezione iniziale del manuale per HACCP deve fornire una panoramica completa dell’azienda. Questo include i dati anagrafici, l’indirizzo, il nome del responsabile del piano di autocontrollo e la tipologia di attività svolta.

È essenziale descrivere in modo preciso i processi produttivi, dall’arrivo delle materie prime fino alla distribuzione del prodotto finito. Una descrizione accurata facilita il controllo, rendendo il manuale uno strumento utile per tutti gli operatori.

Vanno incluse anche informazioni su attrezzature, macchinari e spazi utilizzati per le lavorazioni, a garanzia della tracciabilità di ogni operazione.

Descrizione dei prodotti e dei loro usi

Questa parte del manuale si focalizza sui prodotti alimentari trattati dall’azienda. Per ogni prodotto, viene fornita una descrizione dettagliata che include gli ingredienti, le modalità di conservazione e la durata di conservazione. Si deve specificare la destinazione d’uso, ossia per chi il prodotto è destinato.

Per fare un esempio, se si tratta di alimenti destinati a categorie di consumatori vulnerabili, come anziani o bambini, è necessario indicare le cautele particolari. Questo aiuta a prevenire eventuali pericoli legati al consumo e a definire le misure di sicurezza idonee.

Identificazione dei rischi e analisi igienico-sanitaria

Nel cuore del sistema HACCP vi è l’identificazione dei pericoli. In questa sezione, vengono analizzati i possibili rischi biologici, chimici e fisici che possono compromettere la sicurezza degli alimenti. Questo processo viene svolto per ogni fase della produzione, dal ricevimento delle materie prime fino alla conservazione.

Vengono descritte anche le condizioni igienico-sanitarie della struttura, includendo una valutazione degli ambienti di lavoro, delle attrezzature e della gestione dei rifiuti. La prevenzione dei pericoli è la chiave del sistema.

Procedure generali e definizione dei CCP

Le procedure generali di igiene sono regole operative applicate quotidianamente per garantire la sicurezza alimentare. Queste includono la corretta sanificazione delle superfici, l’igiene del personale e la gestione delle temperature.

Un’altra parte riguarda la definizione dei Punti Critici di Controllo (CCP). I CCP sono fasi specifiche del processo produttivo dove un rischio può essere efficacemente controllato. Per ogni CCP, si stabiliscono dei limiti critici, che se superati indicano una perdita di controllo del processo.

Misure di sicurezza e azioni correttive

Per ogni CCP identificato, il manuale deve definire chiaramente le misure di sicurezza da adottare e le azioni correttive. Le azioni correttive sono le procedure da seguire quando un limite critico viene superato. Ad esempio, se la temperatura di un alimento refrigerato supera il valore stabilito, l’azione correttiva può essere lo scarto del prodotto.

Si deve agire prontamente e efficacemente per riportare il processo sotto controllo e garantire la sicurezza. Vengono definiti i responsabili dell’attuazione di queste misure.

Schede di monitoraggio e registri

Per dimostrare che il sistema di autocontrollo è applicato correttamente, il manuale deve includere una serie di schede e registri. Questi documenti servono a tracciare le attività di monitoraggio dei CCP, la pulizia degli ambienti e il controllo delle temperature.

La corretta compilazione di questi registri è essenziale. La tracciabilità delle operazioni è vitale, poiché permette di verificare che ogni fase del processo produttivo rispetti le norme. Questi registri sono anche un elemento di prova in caso di controlli da parte delle autorità sanitarie.

Dunque il manuale HACCP non è solo un obbligo normativo, ma uno strumento essenziale per la gestione della sicurezza alimentare e la tutela della reputazione aziendale.