Patrimonio museale italiano, come valorizzarlo?

Non è certo una sorpresa che l’Italia abbia un patrimonio artistico incredibile, motivo di attrazione per i viaggiatori di tutto il mondo. Grazie a una rete diffusa di musei, gallerie d’arte, siti archeologici e palazzi storici, l’Italia offre un’esperienza culturale unica. Ma questa ricchezza non basta.

Per far sì che questo “tesoro” sia pienamente valorizzato, è essenziale comprendere quali sono gli aspetti che rendono l’esperienza dei visitatori memorabile. Solo partendo da questi dati, è possibile migliorarla ulteriormente.

Le indicazioni più preziose arrivano dalle recensioni

La terza edizione dell’Osservatorio sulle recensioni online dei musei italiani, condotta da BVA Doxa, ha esaminato oltre 35.000 recensioni raccolte su Google e Tripadvisor tra luglio 2023 e giugno 2024. Lo studio ha individuato sette dimensioni chiave che influenzano la qualità dell’esperienza museale: offerta, organizzazione, biglietteria, location, personale, servizi e impatto emozionale.

Grazie a questa ricerca così approfondita è stato possibile comprendere quale siano le nuove esigenze dei visitatori e le tendenze del settore della cultura. 

Le aree archeologiche piacciono di più

Nonostante una media di valutazioni generalmente alta, pari a 4,5 stelle, si è registrato un lieve calo complessivo delle performance rispetto all’anno precedente. A eccellere sono state le aree archeologiche (4,6 stelle), seguite dai musei tematici e dai musei d’arte. Tuttavia, i feedback testuali hanno segnalato un peggioramento nella percezione dell’offerta (-6%) e della dimensione emozionale (-2%).

Tra le criticità, è emerso che i palazzi storici soffrono di un divario tra la maestosità esterna e la percezione interna, spesso giudicata meno coinvolgente a causa della mancanza di arredi. Le aree archeologiche, pur offrendo un forte impatto emotivo, presentano però problemi di organizzazione e affollamento. I musei tematici, invece, ottengono consensi grazie alla chiarezza dell’offerta, ma sono ritenuti carenti sul piano tecnologico.

Le aspettative cambiano in fretta

Le aspettative dei visitatori stanno cambiando rapidamente. Oltre alla qualità delle opere esposte, si cerca un’esperienza immersiva, moderna e interattiva. Sono sempre più richieste tecnologie come la realtà aumentata e percorsi digitalizzati, e nel contempo cresce anche l’appeal delle mostre temporanee.

Parallelamente, si rivela cruciale il ruolo del personale, sia per la competenza tecnica sia per la capacità di interazione empatica.

Il museo ideale: un mix fra innovazione e accoglienza 

BVA Doxa ha delineato un profilo ideale del museo contemporaneo, che dovrebbe puntare su cinque punti cardine. Si tratta di Innovazione, per arricchire l’offerta con nuove tecnologie; Digitalizzazione, per creare percorsi immersivi e interattivi; Confort e servizi, ad esempi creando spazi di relax, come caffetterie. Il museo ideale dovrebbe poi spingere sul concetto di Inclusività, in modo da democratizzare l’accesso alla cultura, e con Personale adeguatamente formato.

In questo senso, spiccano come esempi virtuosi il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino e il Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera che si distinguono per aver totalizzato ottime recensioni.

Il Business Coaching si fa strada all’interno delle aziende italiane

È quanto emerge da ‘Il Business Coaching nelle aziende italiane (2024)’, la ricerca sul people development in Italia, realizzata da BVA Doxa per Speexx: nel 2023, il 95% delle medie e grandi aziende in Italia ha offerto corsi di formazione ai propri collaboratori, un dato che arriva al 100% nelle aziende con più di 500 dipendenti.

Lo studio ha l’obiettivo di mappare l’impatto del coaching sul benessere e lo sviluppo delle persone in azienda. E di fatto, il ‘people development’ è una pratica sempre più popolare tra le imprese italiane, specialmente tra le grandi realtà.
Nel campo specifico del business coaching, il 96% delle aziende è propenso ad avviare percorsi dedicati o continuare quelli già intrapresi, e i responsabili HR ne apprezzano i benefici per i dipendenti.

Le motivazioni? Crescita dei collaboratori e delle possibilità di business

Quando si parla di business coaching, il 99% degli intervistati sa di cosa si tratta o almeno ne ha sentito parlare. Nell’86% dei casi, le discussioni interne all’azienda relative alla possibilità di avviare percorsi di business coaching si sono concretizzate con l’attivazione di programmi dedicati.
La ragione principale che spinge le organizzazioni a introdurre questo tipo di attività è la crescita dei propri collaboratori (84%), oltre all’opportunità di aumentare le chance di business (51%).

Quanto alle aree aziendali in cui l’impatto del business coaching è maggiore, sul podio si trovano organizzazione e gestione del personale (34%), pianificazione strategica (20%), commerciale (19%), customer care (11%), comunicazione (6%), e produzione (5%).

Le qualità del coach perfetto

L’indagine ha inoltre rilevato quanto sia efficace affidarsi a risorse esterne specializzate nel coaching aziendale. La modalità in outsourcing è stata indicata da gran parte del campione intervistato come particolarmente vantaggiosa per preparare le persone a svolgere il proprio ruolo in azienda (64%). Quest’approccio aiuta infatti a rafforzare i team (53%) e le persone tendono ad aprirsi di più con un interlocutore esterno (40%).

È importante che i percorsi di coaching vengano pensati e pianificati insieme ai responsabili HR, per soddisfare al meglio le aspettative dei dipendenti.
Tra le qualità più apprezzate dei formatori rientrano la capacità di concentrarsi sui cambiamenti (28%), l’esperienza nel settore dell’azienda (25%), e la capacità di porre domande giuste ai suoi interlocutori (25%).

Employability: il fattore chiave per trattenere il personale

Tra i vantaggi del business coaching, gli HR manager intravedono soprattutto opportunità di crescita per i dipendenti. L’employability è un fattore chiave per trattenere le persone in azienda. Tanto che la totalità di coloro che hanno intrapreso un percorso di coaching aziendale è soddisfatta dei risultati raggiunti e del processo di crescita innescato da attività mirate.

Nello specifico, sebbene per il 46% ci siano ancora margini di miglioramento, il 54% degli intervistati si ritiene pienamente soddisfatto.
Tra questi, il 71% appartiene alla fascia più giovane del campione, con un’età inferiore a 45 anni.

Il lavoro che cambia: dallo smart working alla settimana corta

Il mondo del lavoro si evolve rapidamente, e l’introduzione di strumenti innovativi come la settimana lavorativa corta e lo smart working potrebbe avere un impatto positivo sia sul benessere dei lavoratori sia sull’ambiente. Un’indagine di Pulsee Luce & Gas, realizzata dalla NielsenIQ, ha raccolto l’opinione degli italiani su questi temi, evidenziando tendenze e riflessioni su come il lavoro stia cambiando.

Lavoro da remoto, le opportunità

Dai dati emerge che circa un terzo degli italiani lavora in modalità remota o ibrida, con una media del 37% delle ore settimanali svolte a distanza. Lo smart working, preferito dal 49% degli intervistati rispetto al lavoro in ufficio (42%), ha portato a benefici come la riduzione dei tempi di spostamento (77%) e dei costi mensili legati ai trasporti e ai pasti fuori casa (72%), stimati intorno ai 124 euro. Inoltre, molti apprezzano la maggiore flessibilità nella gestione del proprio tempo (64%).

Non mancano però le criticità: il 59% teme l’isolamento sociale, il 58% lamenta una vita sedentaria, mentre il 44% riscontra difficoltà a separare la sfera lavorativa da quella privata. Lo smart working risulta comunque adatto a professioni che non richiedono strumentazioni specifiche: oltre il 70% degli intervistati ritiene di possedere tutti i dispositivi necessari, anche se soltanto una minoranza dispone di postazioni ergonomiche.

Lavorare da casa, riferisce Adnkronos, permette di svolgere anche attività domestiche durante le pause: l’89% degli intervistati si dedica a cucinare (66%), fare le pulizie (45%) e altre faccende. Tuttavia, questo comporta un aumento dei consumi domestici, con il 49% degli intervistati che ha notato un incremento delle bollette. Gli italiani stanno quindi adottando misure per risparmiare energia, come l’uso di lampadine a basso consumo (59%) e la preferenza per la luce naturale (58%).

Settimana corta: l’equilibrio tra lavoro e vita privata

L’indagine esplora anche la settimana corta, opzione preferita dall’80% del campione, soprattutto tra i genitori. La riduzione a quattro giorni di lavoro potrebbe infatti facilitare la gestione dei figli e dei familiari anziani. Il 75% degli intervistati ritiene che la settimana corta possa migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata, aiutando a dedicare più tempo alla famiglia.

Sul fronte dei compromessi, il 52% dei lavoratori è disposto a garantire maggiore flessibilità sugli orari, mentre il 47% aumenterebbe la produttività nei giorni lavorativi. Solo il 10% accetterebbe una leggera riduzione dello stipendio per ottenere una settimana corta. Pur apprezzata per i benefici sul benessere e la soddisfazione personale (63%), i lavoratori segnalano anche alcune criticità, come l’aumento del carico di lavoro nei giorni lavorativi (51%) e la pressione nel raggiungere gli obiettivi (37%).

Questi nuovi modelli, quindi, rappresentano un’opportunità per un equilibrio migliore, pur richiedendo un’attenta gestione per minimizzare eventuali effetti collaterali.

Assistenza sanitaria, come la giudicano i cittadini dei vari paesi? 

Bene, ma non benissimo. E’ questa la valutazione riservata al sistema sanitario da parte dei cittadini di 31 paesi del modo. Il 44% della popolazione ritiene che la qualità dell’assistenza sanitaria sia buona, ma emergono alcune problematiche significative.
Tra queste, l’accesso ai servizi e la carenza di personale sono considerate sfide strutturali di rilievo, che minano l’efficacia complessiva dei sistemi sanitari.

L’impatto del Covid-19 sulla salute mentale

Nonostante il Covid-19 sia una malattia respiratoria, uno degli effetti più duraturi della pandemia potrebbe riguardare la salute mentale. Dal 2018 a oggi, c’è stato un profondo cambiamento nell’atteggiamento verso questo aspetto.

Quando è stato avviato l’Ipsos Health Service Report, solo il 27% delle persone considerava la salute mentale una delle principali preoccupazioni, posizionandola al terzo posto. Oggi, questa percentuale è salita al 45%, rendendola il problema sanitario più citato a livello globale. Anche lo stress ha un ruolo importante, segnalato dal 31% degli intervistati come una delle principali preoccupazioni.

Differenze di genere e di “età”

È interessante notare come le preoccupazioni riguardanti la salute mentale varino notevolmente tra paesi e gruppi demografici. In quasi tutti i paesi, tranne India e Thailandia, le donne mostrano una maggiore preoccupazione rispetto agli uomini.

Questo divario è particolarmente evidente tra le giovani generazioni: il 55% delle donne della Gen Z indica la salute mentale come una delle questioni principali, rispetto al 37% degli uomini della stessa generazione. Tra i Baby Boomer, invece, il divario tra uomini e donne è molto meno pronunciato (rispettivamente 27% e 26%).

Salute e invecchiamento

Nonostante l’attenzione crescente verso la salute mentale, per i Baby Boomer il cancro rimane la principale preoccupazione legata alla propria salute. Il 46% delle persone nate tra il 1945 e il 1965 indica questa malattia come la più importante, con una leggera differenza tra donne (48%) e uomini (44%).

Quali sono i fattori di rischio riconosciuti?

Il sondaggio ha inoltre rivelato che le persone tendono a comprendere meglio il rischio di obesità rispetto a quello di cancro.
Con la pandemia, molti paesi hanno registrato un calo degli screening oncologici, e questo potrebbe avere un impatto negativo, poiché alcuni tipi di tumore stanno colpendo sempre più le persone giovani.

Sistema sanitario, voto positivo

Nonostante le difficoltà, la percezione della qualità dei sistemi sanitari rimane in generale positiva.
Il 44% della popolazione afferma che l’assistenza sanitaria nel proprio paese è buona o molto buona, anche se questa cifra è in calo rispetto al picco del 53% raggiunto durante la pandemia nel 2021.

Videogiochi e bambini, come proteggerli dagli attacchi informatici?

Neanche i più piccoli sono al riparo dai cybercriminali. Nel primo semestre del 2024, si è registrato un incremento del 30% degli attacchi informatici rivolti ai fruitori di giochi per bambini, rispetto alla seconda metà del 2023. Secondo un rapporto di Kaspersky, oltre 132.000 utenti sono stati presi di mira dai cybercriminali che utilizzano videogiochi come esca.

Durante l’analisi delle minacce nascoste nei videogiochi tra luglio 2023 e giugno 2024, sono stati individuati più di 6,6 milioni di tentativi di attacco.

Videogiochi più colpiti

Tra i 18 giochi analizzati, Minecraft, Roblox e Among Us sono stati i più bersagliati. Minecraft, in particolare, ha registrato oltre 3 milioni di tentativi di attacco. I criminali sfruttano la popolarità di questi games e l’interesse dei giocatori per cheat e mod, spesso distribuiti su piattaforme non ufficiali, mascherando il malware dietro queste applicazioni.

Nuove strategie di attacco

Gli esperti hanno osservato che i cybercriminali stanno adottando tattiche sempre più sofisticate. Gli attacchi sono diventati più mirati, sfruttando momenti specifici e utilizzando schemi meno evidenti rispetto agli attacchi generici del passato. Un elemento chiave è l’uso crescente dell’intelligenza artificiale per personalizzare gli attacchi di phishing, rendendoli più efficaci, soprattutto contro i giovani gamer.

Inoltre, nuovi strumenti di phishing, come kit avanzati e pagine web falsificate, sono sempre più diffusi sul dark web, facilitando l’accesso ai truffatori.

Truffe comuni nel mondo del gaming

Una truffa frequente riguarda la promessa di nuove skin per i personaggi di gioco, un elemento molto desiderato dai giocatori. Alcune skin sono rare e, per ottenerle, gli utenti vengono indotti a fornire le proprie credenziali di gioco. Un altro esempio è legato a “Valorant” e allo Youtuber Mr. Beast: i truffatori utilizzano la popolarità di questi nomi per convincere i bambini a cedere informazioni sensibili.

In un’altra truffa legata a Pokémon GO, agli utenti viene chiesto di inserire il nome utente e di completare un sondaggio per dimostrare di non essere un bot, solo per essere reindirizzati a siti web falsi che promettono premi inesistenti.

Prevenzione e protezione

Per contrastare queste minacce, Kaspersky suggerisce di educare i bambini alla cybersecurity, stabilire regole chiare per l’uso del web e utilizzare app di controllo parentale. Installare soluzioni di sicurezza affidabili sui dispositivi è fondamentale per prevenire il download di file dannosi.

Abitudini di spesa: un confronto tra generazioni di europei

Quali sono le differenze tra le abitudini di spesa di Baby Boomers, Generazione X, Millennials e Generazione Z?
Risponde lo studio ‘Abitudini di spesa in Europa: confronto tra generazioni’, a cura della banca online N26, che mette a confronto le abitudini di spesa delle diverse generazioni in Europa nel 2023.

Lo studio rileva come in tutti i Paesi considerati emerga un aumento della spesa media per il cibo in proporzione all’aumentare dell’età. E l’Italia, in particolare, si distingue come ‘leader’ nella spesa alimentare per tutte le generazioni. I Boomers spendono il 6,51% della spesa media totale in questa categoria, la GenX il 6,20%, i Millennials il 5,38%, e la GenZ il 4,34%.

I Boomers spendono più di tutti per i viaggi

In generale, quella dei viaggi è la categoria in cui in tutte le generazioni si spende di più, in Italia e in Europa. A eccezione della GenZ francese, che spende più in formazione (23,5% vs 21,9%).
Per quanto riguarda questa categoria, i Boomers italiani guidano la spesa (30,50%), seguiti dalla GenX (29,64%) e dai Millennials (27,85%), mentre la GenZ destina ai viaggi solo il 24,81% della propria spesa media totale. Un dato che riflette possibili vincoli economici e stili di vita differenti.
Anche in Europa la spesa per i viaggi cresce all’aumentare dell’età, con l’Austria che registra la spesa più elevata tra i Boomers (34,38%), mentre la Francia mostra la spesa inferiore in questa categoria (27,2%).

La GenZ spende per la formazione


In Italia la GenZ è la più attenta ai temi della formazione continua, a cui dedica il 23,50% della propria spesa totale. Questo dato supera quello dei Millennials (20,57%), mentre Boomers (15,66%) e GenX (19,37%) si posizionano più distanti.

Tale tendenza riflette l’impegno delle nuove generazioni a migliorarsi e acquisire nuove competenze anche negli altri Paesi europei, dove i giovani italiani sono superati dagli spagnoli, che investono un considerevole 32,63% in questo ambito. Dopo gli italiani, i giovani francesi (23,48%), tedeschi (22,45%) e austriaci (23,45%).

Shopping e amore per gli animali: vincono ancora i giovani

Anche nel settore dello shopping, le generazioni più giovani in Italia sono le più attive. La GenZ destina il 13,38% della propria spesa media totale a questa categoria, seguita dai Millennials (11,98%).
Le generazioni più anziane, Boomers e GenX, spendono rispettivamente l’11,09% e l’11,34%.

Tendenza confermata anche a livello europeo, dove la GenZ austriaca primeggia (16,75%), mentre in Spagna si registra il dato più contenuto per questa fascia d’età (12,75%).
I più attenti agli amici a quattro zampe sono invece i giovani i francesi. Se gli italiani destinano il 14,18% della propria spesa totale ai loro pet, seguiti da Millennials (13,65%), Boomers (13,35%) e GenX (12,45%), i Boomers, la GenX e i Millennials francesi dedicano rispettivamente il 15,75%, il 14,6% e il 15,47%, superando tutte le altre nazioni europee.

Cybersecurity: nel 2023 gli eventi gravi aumentano del 300%

L’allarme arriva dalla settima edizione dell’Y-Report di Yarix: nel 2023 sono stati rilevati circa 311mila eventi di sicurezza (+87% vs 2022), quasi il doppio rispetto al dato dell’anno precedente, e di questi, circa 83mila,+190%, dato triplicato rispetto al 2022, sono evoluti in incidenti di sicurezza, ovvero, concatenazioni di eventi che possono causare la perdita di riservatezza, integrità o disponibilità dei dati aziendali e dei servizi erogati dagli asset informatici protetti, e il loro utilizzo per commettere illeciti.

I settori più impattati a livello globale sono stati il Manufacturing (15%), il Fashion (14%) e l’area Energy & Utilities (10%).
Inoltre, gli eventi di gravità critica hanno subìto un aumento del 300%, conseguenza delle numerose vulnerabilità emerse in applicativi software di uso comune.

Italia quinto Paese più colpito dai ransomware…

L’Italia anche nel 2023 si conferma al quinto posto tra i Paesi più bersagliati dai ransomware, dopo Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Canada.
Dei 4.474 incidenti su perimetro globale mappati dal team di Yarix Cyber Threat Intelligence, causati da 65 gruppi ransomware, LockBit risulta il gruppo più attivo, contribuendo da solo al 22% degli attacchi totali.

Anche rispetto al ransomware, il Manufacturing si conferma il settore più colpito (19%), seguito da IT (12%), Banking & Finance (11%), Healthcare (9%) e settore Educational (6%).
Complessivamente, questi settori hanno registrato il 57% attacchi totali a opera dei ransomware. 

… e terzo in Europa per sistemi compromessi 

Nel corso del 2023 il team YCTI ha identificato oltre 193 milioni di credenziali compromesse a livello globale da malware Infostealer (+180% rispetto al 2022) esfiltrate da oltre 2,8 milioni di sistemi compromessi. Oltre 60mila credenziali esfiltrate erano riconducibili a portali aziendali (come, ad esempio, VPN e firewall di diversi vendor), rivendute poi nei mercati underground e sfruttate per ottenere l’accesso iniziale a un sistema aziendale.

L’Italia si posiziona al 20° posto su scala mondiale per sistemi compromessi identificati, con un totale di oltre 38mila dispositivi compromessi (+123 % rispetto al 2022), e al terzo posto su scala europea, preceduta da Spagna (60mila) e Germania (47mila), e seguita da Francia (36mila), Polonia (32mila) e Regno Unito (29mila).

Cos’è l’hacktivismo e chi colpisce

L’hacktivismo (crasi di hacking e activism, hackeraggio per motivi politici e ideologici) contro target europei e italiani è aumentato. Nel 2023 sono nati e si sono consolidati gruppi hacktivisti pro-Russia, che hanno attuato nuove tattiche volte a destabilizzare i Paesi europei sfruttando le tensioni sociali interni alle società occidentali.

Il settore trasporti è preso di mira dai gruppi hacktivisti con attacchi di tipo DDoS – Distributed Denial of Service, che impediscono il funzionamento di un sito o un server. Nel primo trimestre 2024, Danimarca (10%), Italia (10%), Repubblica Ceca (9%) sono stati i 3 Paesi più colpiti da attacchi di questo tipo, una sorta di vandalismo digitale in cui viene modificata senza consenso l’aspetto di una pagina web o dell’intero sito, allo scopo di lanciare messaggi offensivi o politici.

Fuga dal lavoro con le dimissioni “timide”: paghi qualcuno per dirlo al capo

Se nel post-Covid si sono affermate le cosiddette Grandi dimissioni, ora non tutti sembrano in grado di affrontare lo stress di questo modo di licenziarsi dal lavoro. Almeno in Giappone, a giudicare dalla fortuna di agenzie come ExitInc, specializzate in ‘dimissioni per procura’.

Alla base del successo di queste società, c’è, a quanto pare, la difficoltà dei dipendenti a tagliare il cordone ombelicale con la propria azienda. Soprattutto in una cultura, quella giapponese, dove il rapporto di lavoro è vissuto con un approccio quasi simbiotico.
In pratica, si fugge dal lavoro con le dimissioni ‘timide’, ovvero, si paga qualcuno per dirlo al ‘capo’.

Dimissioni anche in saldo alla “Ne ho abbastanza”

Come riferisce il Financial Times, a fronte di una spesa piuttosto modesta, pari a un massimo che si aggira intorno a 150 euro, queste aziende gestiscono le dimissioni del lavoratore, permettendogli di uscire senza stress, imbarazzi o momenti difficili come lo svuotamento della scrivania.

E non si tratta di casi isolati, considerato che il numero di uscite gestite da queste agenzie si è triplicato nel giro di un anno, e ora è nell’ordine delle migliaia ogni mese.
Una delle più attive Momuri, nome traducibile con ‘Ne ho abbastanza’, per chi volesse licenziarsi due volte nel giro di 12 mesi, offre addirittura le seconde dimissioni a metà prezzo.

Un fenomeno dalle dimensioni insolite tra i giovani

È il segno di una mobilità ‘senza sensi di colpa’, piuttosto inedita per il sistema lavorativo giapponese, che nasce anche da un mercato del lavoro in continua contrazione sul quale impatta il calo demografico.

Chi è abbastanza qualificato da trovare un buon posto di lavoro, in caso di insoddisfazione, si sente abbastanza sicuro di trovarne un altro, solo che secondo il Financial Times, questo fenomeno assume dimensioni insolite quando si tratta delle giovani generazioni, magari alle prese con la prima occupazione.

Il periodo con maggiori richieste

Dal momento che l’anno finanziario nipponico inizia il primo aprile, quella è spesso la data di ingresso dei nuovi lavoratori.
Peccato che alcuni neo-dipendenti chiamino le società di dimissioni per procura già dopo il primo giorno trascorso in ufficio.
Alla fine del mese di aprile 2024 la Momuri aveva ‘accompagnato’ fuori dall’azienda 200 dipendenti incapaci di sopportare i capi, i colleghi, o i compiti loro assegnati.

Il quotidiano ricorda come le aziende giapponesi abbiano spesso problemi di governance, frutto dell’incapacità di applicare i vecchi schemi alle nuove realtà lavorative. Ma questo raramente accade, e per chi vuole ripartire c’è sempre un’agenzia che ti aiuta. Non è un caso, riferisce Adnkronos, che ExitInc abbia anche una società ‘sorella’, ReBoot che, come dice il nome, aiuta i lavoratori a ripartire, magari con maggiori soddisfazioni.

Turismo, Giubileo 2025 e Milano-Cortina 2026 le sfide da vincere

I grandi eventi si confermano una straordinaria motivazione per i viaggi. Tanto che, in concomitanza di queste occasioni, si registra un aumento significativo della spesa turistica. I dati lo confermano: In occasione ad esempio del Giubileo e durante le Olimpiadi invernali si sono visti aumenti rispettivamente dell’81% e del 36%.

A questo proposito, si è tenuto recentemente a Roma un confronto organizzato da Unioncamere e Isnart Istituto Nazionale Ricerche Turistiche, focalizzato sull’evoluzione del turismo in Italia nell’ultimo anno e sulle sfide rappresentate dal Giubileo 2025 e dalle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

Italia, una destinazione da primato

Nel 2023, l’Italia ha registrato 852 milioni di presenze turistiche, con i millennial (età compresa tra i 28 e i 42 anni) che rappresentano il 41% della domanda. Le Città d’Arte e Cultura hanno attratto il 40,4% delle presenze, seguite dal Mare (26,6%) e dalla Montagna (16,6%). Le presenze hanno premiato principalmente Città d’Arte e Cultura (40,4%), Mare (26,6%) e Montagna (16,6%). 

L’Osservatorio ha inoltre misurato l’evoluzione delle principali motivazioni di viaggio nel periodo 2012-2023: il trend di crescita vede la Cultura confermarsi per il secondo anno al 1° posto (era 7°), l’Enogastronomia passare dall’11° al 5° posto e gli Eventi, passati dal 19° al 12° posto, capaci di attrarre oramai il 6,5% dei flussi turistici, in particolare nel target alto spendente. Le previsioni per il Giubileo e le Olimpiadi confermano questo trend, con un previsto aumento significativo degli arrivi turistici e della spesa associata. 

Il rischio overbooking

Per entrambi gli eventi, però, emerge un rischio overbooking: molto elevato per il Giubileo, in considerazione dei 400 mila posti letto di attuale capacità ricettiva che già oggi presentano un tasso di occupazione medio annuale del 66%; probabile per Milano-Cortina, considerati gli attuali 250 mila posti letto con un tasso di occupazione medio nel periodo del 63%, parzialmente mitigato dal fatto che le maggiori presenze si distribuiranno in un territorio più ampio. 

Il sentiment verso Roma e Milano

Isnart ha condotto analisi del sentiment su Roma e Milano per valutare l’esperienza dei turisti e identificare le aree di intervento prioritarie, come inquinamento, sicurezza e qualità dei servizi. L’ottimizzazione delle soluzioni e la maturazione delle competenze sono cruciali per sfruttare appieno il potenziale turistico dei due grandi eventi.

L’indagine ha rivelato un quadro positivo per entrambe le destinazioni, con Roma che conserva il suo forte appeal culturale e Milano-Cortina e le città circostanti che mostrano livelli elevati di attrattività complessiva. L’industria turistica continua a contribuire in modo significativo all’economia e all’occupazione, dimostrando una notevole resilienza durante la pandemia e sostenendo la crescita dell’occupazione femminile e delle imprese a titolarità estera.

Lavoro: i consigli per un colloquio di successo

Come presentarsi a un colloquio di lavoro in modo adeguato ed efficace, in modo da intercettare le esigenze e le aspettative di chi abbiamo di fronte?

Quando si ricerca un impiego, uno degli aspetti più importanti è il colloquio. È un momento fondamentale, che richiede tempo, preparazione e determinazione, poiché rappresenta la prima vera occasione per mettersi in luce agli occhi di un head hunter o un datore di lavoro.
Ma niente paura, perché gli specialisti del mondo del recruiting risolvono tutti i dubbi che interessano gli aspiranti lavoratori. E seguendo alcuni consigli mirati si può aumentare la possibilità di successo in termini d’assunzione.

Conoscere l’azienda in anticipo non guasta

Innanzitutto, è importante cercare di conoscere l’azienda presso cui si vorrebbe lavorare. “Bisogna prendersi il tempo per fare qualche ricerca online sulla storia dell’azienda, sulle sue attività e sui prodotti che produce”, spiega Fabio Splendori, fondatore di QuoJobis. In questo modo, si dimostra di essere motivati e interessati al lavoro offerto.

Un altro aspetto estremamente rilevante da tenere a mente è l’abbigliamento. “Può sembrare scontato o irrilevante ma la prima impressione è quella che conta – continua Splendori -. Indossare un abbigliamento curato e professionale può fare la differenza nella percezione che il datore di lavoro avrà del candidato”.
Alla larga, quindi, dai vestiti troppo casual o sportivi per scegliere al contrario abiti adeguati a qualunque ambiente di lavoro e in sintonia con il tipo di lavoro che si sta cercando.

Arrivare puntuali e mostrare sicurezza e determinazione

“Ricordarsi inoltre di essere puntuali è un dettaglio che preferiamo sempre far presente – consiglia l’esperto -. Arrivare con un leggero anticipo al colloquio mostra la propria puntualità e impegno verso il lavoro e ribadisce la volontà di rispettare gli impegni presi”.
Da tenere a mente anche che, al contrario, arrivare con largo anticipo può creare imbarazzo e problemi all’ambiente di lavoro che in quel momento sta accogliendo il candidato per il colloquio.

Utile poi ribadire che durante il colloquio bisogna sempre cercare di mostrare sicurezza e determinazione. “Non si deve avere paura di dire ciò che si pensa e di rispondere alle domande in modo chiaro e preciso – puntualizza -. Evitare di essere troppo reticente o modesto, potrebbe essere un errore”.

Le pillole per realizzare un colloquio eccellente

Insomma, puntualità, presentabilità, sicurezza, gestione dell’ansia e motivazione sono le pillole per riuscire a realizzare un colloquio eccellente.

“Cerchiamo sempre di suggerire ai candidati di mantenere un atteggiamento positivo ed educato – sottolinea ancora l’esperto -. Mostrare gratitudine per la possibilità che viene offerta e ringraziare il proprio interlocutore per il tempo che ha dedicato al colloquio. Anche se l’incontro non va come sperato, meglio fare in modo di rimanere comunque educato e professionale: potrebbero ricordarsi di te proprio per queste qualità”.