Nuovo pericolo per i Bitcoin: arriva il file che li “mangia”

La rete deve vedersela con un nuovo alert virus. Della serie, non si può mai stare tranquilli. D’altronde i pericoli informatici sono in continua evoluzione e, proprio per questo, vanno costantemente monitorati. Questa volta a far paura è una variante del ramsonware Rakhni (nome completo ‘Trojan-Ransom.Win32.Rakhni’), conosciuto dagli analisti fin dal 2013. La “mutazione” è stata ora scoperta dagli esperti di Kaspersky Lab. E sono proprio i ricercatori a segnalare che la sua nuova funzionalità si concentra proprio su un settore ghiotto: il mining di criptovalute.

Il malware decide come agire

In sintesi, è lo stesso malware a decidere sulla base delle caratteristiche del Pc colpito “se attivare la funzionalità di cifratura dei file, tipica dei ransomware (virus che poi chiedono un riscatto per essere disattivati, ndr) o quella per l’estrazione di diversi tipi di criptovalute”. Come riporta AdnKronos, il virus mutato sceglie se “mangiarsi” gli eventuali Bitcoin presenti nel computer.
Gli avvisi del CERT

Gli esperti del CERT – Computer Emergency Response Team, informano che questo virus “viene distribuito prevalentemente attraverso campagne di email di spam con allegati malevoli”, “per lo più in Russo” e con “allegato un file di Microsoft Word (estensione .docx) che a sua volta presenta al suo interno quello che appare come un documento PDF embedded. Se chi viene colpito fa malauguratamente un doppio clic sull’icona del documento, invece di aprire un file PDF lancia un eseguibile malevolo mascherato da prodotto Adobe allo scopo di indurre l’utente a consentire il permesso per l’esecuzione”.

Come agisce

“Il trojan decide se scaricare il ransomware o il miner a seconda della presenza o meno sul sistema della cartella %AppData%\Bitcoin”. Se esiste “viene scaricato il modulo per la cifratura. Se la cartella non esiste e la macchina è equipaggiata con un processore con almeno due core logici, viene scaricato il modulo per il mining”. Se nessuna delle due circostanze si verifica, “viene attivata la funzionalità di worm: il trojan tenta di copiare sé stesso su tutti i computer accessibili sulla rete locale con la directory Utenti condivisa”.

Come proteggersi

Anche in questo caso, l’antivirus fa la differenza. Perché dopo aver “verificato la presenza di processi in esecuzione relativi a prodotti antivirus”, se nel sistema non viene trovato alcun antivirus, “il trojan esegue una serie di comandi per disabilitare Windows Defender”. Comandi che “inviano email ad un indirizzo codificato al loro interno. Questi messaggi contengono varie statistiche sull’infezione e una serie informazioni tra cui: nome del computer; indirizzo IP della vittima; percorso del malware sul sistema; data e ora correnti; data di creazione del malware”. Però “la capacità di individuazione di questa variante di Rakhni da parte dei più diffusi antivirus risulta molto elevata”, informato i ricercatori. Una parziale buona notizia c’è.

La paura di volare colpisce 7 italiani su 10

Il timore di perdere il controllo, l’angoscia di attentati terroristici: la paura di volare colpisce un numero crescente di persone, e le cause sono le più diverse. Si preferisce quindi viaggiare con altri mezzi di trasporto, il treno, l’auto o la nave. Il 67% delle persone non ama infatti prendere l’aereo perché ha la sensazione di non avere il controllo del mezzo e della situazione, mentre il 77% teme un possibile attentato, e il 69% preferisce spostarsi in un luogo non troppo lontano dalla propria residenza. E con mezzi alternativi come il treno (37%) o altri mezzi su strada (45%). Solo in pochi amano prendere l’aereo per raggiungere le mete dei loro viaggi (17%).

“Per molti l’esperienza del volo è vissuta con uno stato emotivo terribile”

È quanto emerge da un sondaggio realizzato da Eurodap, l’Associazione europea disturbi da attacchi di panico, a cui hanno risposto 568 persone di ambosessi dai 25 ai 65 anni.

“In un mondo in cui tutto va veloce, compresi gli spostamenti – spiega la psicoterapeuta Paola Vinciguerra, direttore scientifico di Bioequilibrium e presidente di Eurodap – il mezzo di trasporto per elezione è ormai l’aereo perché permette lunghi spostamenti in breve tempo. Per molti, però, l’esperienza del volo è spesso vissuta con uno stato emotivo terribile, notevole ansia, preoccupazione, paura, fino al vero e proprio panico. Sono dati allarmanti, quindi è necessario tentare di risolvere, o almeno imparare a gestire questa forte ansia, che conduce alla paura di volare”.

Consigli e rimedi per migliorare i viaggi ad alta quota

Ecco allora alcuni consigli e rimedi pratici dello staff di Bioequilibrium, specializzato nella cura dello stress, per migliorare il viaggio ad alta quota. Il primo è chiedere informazioni a bordo: a volte può succedere che a scatenare la paura siano interpretazioni erronee di normali avvenimenti collegati al volo, quindi informarsi potrebbe essere utile a diminuire l’ansia. Secondo consiglio è evitare sostanze eccitanti prima del volo, come ad esempio il caffè, riporta Askanews. Terzo consiglio, pensare ad altro. Evitare, quindi, di pensare ossessivamente al volo alimentando così ansia e paura.

Riposare prima di partire, e affidarsi al personale di bordo

Non meno importante è imbarcarsi adeguatamente riposati. E tentare di dormire in maniera regolare nei giorni precedenti alla partenza, perché la mancanza di sonno potrebbe accentuare lo stato di alterazione fisiologica legata alla paura del volo. Una volta a bordo, affidarsi al personale: stuart e hostess, infatti, sono perfettamente addestrati a intervenire, e sanno come aiutare chi ha paura.

Ultimo rimedio, frequentare un corso ad hoc

Xagon Man | Indossa la creatività

Il brand Xagon Man vanta un’esperienza trentennale nell’ambito del Pronto Moda interamente Made in Italy, in grado di coniugare resa estetica ad una qualità del prodotto che rendono questo marchio in cima alla lista dei desideri di tutti coloro i quali amano vestire seguendo le tendenze del momento, e dare una immagine di sé curata e alla moda. Proprio la ricerca stilistica e la voglia di stupire sono alla base del concept Xagon Man, fattori che rendono ogni sua creazione facilmente identificabile ed in grado di personalizzare e completare con eleganza il proprio outfit. Ecco dunque svelato il segreto del successo di un brand che ha conquistato importanti fette di mercato e consensi tra i consumatori, in maniera trasversale abbracciando ogni fascia d’età, ponendosi in una posizione predominante al punto tale da diventare la prima scelta di tutti coloro i quali hanno colto il suo spirito creativo ed originale.

Revolution Concept Store è il negozio online in cui puoi trovare tantissimi prodotti Xagon Man per arricchire il tuo outfit e mostrare orgogliosamente il modo in cui affronti la vita. Su tutti bellissime cinture, maglie, t-shirts e sneakers che ti aiuteranno a rendere il tuo abbigliamento decisamente più curato ed in linea con le tendenze del momento. Ciascun prodotto presenta una esauriente galleria fotografica che mostra ogni singolo dettaglio del capo o dell’accessorio che si sta visionando, più importanti dettagli aggiuntivi circa i tessuti e le caratteristiche specifiche. È possibile usufruire della spedizione gratuita raggiungendo un certo importo di spesa, e decidere di pagare tramite Paypal o direttamente alla consegna della merce grazie al contrassegno. Tra gli accessori più apprezzati per completare un acquisto, o per una idea regalo veramente utile e gradita, vi è l’ottimo Xagon Man x-black, un profumo le cui note di limone e agrumi ti regaleranno una piacevole sensazione di freschezza.

Commercio, in Italia le imprese sono rosa

Nel nostro Paese sette imprese su dieci del settore commercio di mercato sono guidate da donne. E’ questo il principale dato emerso durante il 5° Forum di Terziario Donna Confcommercio, nell’ambito del quale si è svolto a Roma il convegno “Economia responsabile per dare valore al futuro”. Ancora, dall’analisi si evince che la maggior parte di queste aziende sono particolarmente attente alla green economy e alla sostenibilità.

“Il terziario di mercato è la prima scelta delle donne che vogliono fare impresa. Oltre il 70% delle donne che fa impresa, infatti, la fa nei nostri settori dove si produce più valore, più benessere più futuro forse anche grazie a una marcia in più che hanno le donne” ha dichiarato Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio.

Sostenibilità prioritaria per le imprese al femminile

Riflettori accesi anche sui temi della sostenibilità. Come riporta una nota ripresa dall’agenzia AdnKronos, le imprese femminili hanno una maggiore attenzione verso la sostenibilità ambientale. Lo dicono i numeri: le imprese femminili (con almeno un dipendente) del terziario che hanno investito negli ultimi 8 anni, dal 2010 al 2017, in prodotti e tecnologie green sono il 30,2% contro il 24,3% nel caso delle imprese maschili. Lo evidenziano le stime Si.Camera su dati Fondazione Symbola-Unioncamere (Rapporto GreenItaly 2017).  Complessivamente, la media del terziario è pari al 25,6%. “Nel campo della sostenibilità ambientale, le imprese femminili mostrano una più elevata propensione ad investire nella green economy rispetto a quelle maschili. Recenti ricerche hanno dimostrato come la responsabilità sociale di impresa, in una visione che vede l’impresa relazionarsi con la comunità territoriale senza perseguire solamente la massimizzazione del profitto, sono più competitive” riporta l’agenzia.

Economia green come leva strategica per migliorare le performance

Patrizia Di Dio, presidente di Terziario Donna Confcommercio, ha ribadito l’importanza di questo aspetto anche come volano economico. “Dobbiamo essere consapevoli che la sostenibilità e la responsabilità sociale – ha detto Di Dio – non sono temi che hanno a che fare solo con l’etica, non esprimono solo un’economia virtuosa, ma sono anche un tema di competitività, una leva strategica vincente su cui puntare per migliorare le performance e i risultati delle nostre imprese e sono un patrimonio immateriale di capacità che noi donne imprenditrici già possediamo e applichiamo spontaneamente”. L’indicazione è chiara, e non solo per le imprese femminili: sempre di più, anche nel commercio di mercato, gli imprenditori più attenti dovranno considerare le politiche green come efficaci leve di marketing.

In palestra in sicurezza e… rispettando l’ambiente

Il business del wellness non sembra conoscere battute d’arresto. Sono sempre di più, infatti, le persone che dedicano gran parte del proprio tempo libero alla cura del corpo e dedicandosi a sport e allenamenti in palestra. Uno stile di vita corretto, come affermano tutti i medici: attività fisica e alimentazione sana sono infatti il passe-partout per una vita lunga e sana. Eppure, nonostante l’aumento esponenziale di centri fitness in tutta Italia, nell’ultimo periodo si sono accesi i riflettori anche sui potenziali rischi prodotti dal frequentare una palestra. Un’allerta della quale i titolari o gestori di centri sportivi non possono non tenere conto.

Quando l’attrezzo è una minaccia 

Recenti studi condotti negli Stati Uniti hanno evidenziato che, anche nelle palestre più attente a rispettare tutte le norme previste dalla legge, il numero di microorganismi è davvero altissimo. Complice il clima, caldo-umido specie nelle piscine, e il grande numero di persone che si allena contemporaneamente, batteri e virus possono trovare incredibilmente qui il luogo perfetto dove proliferare.  Una ricerca condotta nel 2014 in una palestra di Memphs, negli Usa, ha evidenziato che sugli attrezzi ginnici del centro vi erano oltre 25 ceppi di batteri differenti. Un secondo studio, sempre americano, ha rilevato che sui pesi liberi ci sono circa 350 volte più batteri che in un bagno pubblico. E, come in tutti i luoghi pubblici e affollati, non mancano i virus comuni come quelli del raffreddore e dell’influenza.

Come proteggere i propri clienti

In palestra è buona norma che i clienti portino un asciugamano personale da stendere sulle macchine o sui tappetini prima di ogni sessioni di allenamento. E, naturalmente, dopo aver utilizzato gli attrezzi gli sportivi non dovrebbero mai portare le mani agli occhi, alla bocca e in generale al viso prima di averle lavate. Ecco perché negli spogliatoi ci dovrebbe essere sempre un numero adeguato di lavandini e relativi asciugamani.

Asciugamani, ma quali?

Diversi test di laboratorio confermano come l’asciugamani elettrico sia più igienico e sicuro rispetto al sistema con la carta o a quello col rotolo di cotone, assicurando – come dicevamo sopra – un minor impatto batteriologico. Per non parlare del vantaggio ecologico: non si consuma carta – e negli spazi comuni l’uso è smodato – a tutto vantaggio dell’ambiente. Giusto per dare un numero, con un asciugamani elettrico si risparmiano mediamente 24 alberi in 16 anni. Ancora, i più recenti modelli di asciugamani elettrici sono anche a prova di vandalo, al contrario di dispenser e porta salviette di carta. Per le palestre che vogliono installare questi prodotti nei loro locali – prodotti che peraltro non richiedono tempi per riordini e nuovi assortimenti – uno dei nomi di riferimento è Mediclinics, azienda che produce asciugamani elettrici, asciugacapelli da parete e a una vasta gamma di accessori. In particolare, i nuovi modelli Dual o Mach di ultima generazione assicurano tempi di asciugatura inferiori in 15 secondi. Un ulteriore dato che, tradotto in cifre per il proprietario della palestra, significa un risparmio annuo garantito di oltre il 90% rispetto all’uso della carta. Igiene, ordine, pulizia, sicurezza per i clienti e soldi risparmiati: solo vantaggi, nessuna controindicazione.

Fattura elettronica generalizzata, arriva il via libera dell’Ue

L’Ue ha dato il via libera all’introduzione della fatturazione elettronica generalizzata. Come si legge sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 19 aprile, “l’Italia è stata autorizzata a introdurre la ‘misura speciale di deroga’ agli articoli 218 e 232 della direttiva 2006/112/Ce relativa al sistema comune dell’Iva”. Lo stabilisce la Decisione di esecuzione 2018/593 del Consiglio del 16 aprile 2018.  In questo modo, afferma l’Agenzia delle Entrate, ” ricevono ‘copertura europea’ le disposizioni recentemente previste dalla legge di bilancio 2018 che stabiliscono, a partire dal 1° gennaio 2019, l’obbligo della fatturazione elettronica obbligatoria tra privati (articolo 1, comma 909 e seguenti, legge 205/2017)”.

Cosa dice la legge e chi ne è esonerato

“Dal 1° gennaio 2019 è abrogato l’obbligo della comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute (spesometro); sono esonerati dall’obbligo della fatturazione elettronica coloro che applicano il regime forfetario (cfr articolo 1, commi da 54 a 89, legge 190/2014) o il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (cfr articolo 27, commi 1 e 2, Dl 98/2011)” afferma la legge. Ancora, “per l’omissione della fattura elettronica tra privati si applica la sanzione amministrativa prevista in caso di violazione degli obblighi relativi alla documentazione, registrazione e individuazione delle operazioni soggette a Iva (dal 90 al 180% dell’imposta, con un minimo di 500 euro ovvero in misura fissa, da 250 a 2mila euro, se la violazione non incide sulla corretta liquidazione del tributo)”.

Per qualcuno fatturazione elettronica già a luglio 2018

Come riporta Fisco Oggi, la rivista dell’Agenzia delle Entrate, “si stabilisce che l’introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria è anticipata al 1° luglio 2018 per le fatture relative: alle cessioni di benzina o di gasolio destinati a essere utilizzati come carburanti per motori; alle prestazioni rese da soggetti subappaltatori e subcontraenti della filiera delle imprese, nel quadro di un contratto di appalto di lavori, servizi o forniture stipulato con una pubblica amministrazione”. Con la decisione del Consiglio Ue 2018/593, tali disposizioni della legge di bilancio – “che introducono nell’ordinamento tributario italiano la ‘misura speciale’ dell’obbligo generalizzato della fatturazione elettronica – ricevono la copertura del diritto unionale”.

I tempi del processo

“L’autorizzazione ha effetto dal 1° luglio 2018 al 31 dicembre 2021. Tuttavia, qualora lo ritenesse necessario, l’Italia potrà comunque chiedere una proroga della deroga, estendendone quindi l’efficacia temporale” spiega ancora Fisco Oggi. In merito alla deroga già concessa al nostro Paese, secondo la Cna, “è evidente che per le imprese la fatturazione elettronica obbligatoria costringe a sostenere nuovi costi e a mettere in atto sforzi organizzativi ingenti che non possono rischiare di essere vanificati dopo tre anni”. Per questo è necessario un “semestre di sperimentazione nel quale dovrà essere consentito il doppio regime di fatturazione, su carta e digitale”.

Le misure previste per l’Italia

Per quanto riguarda l’Italia, l’Ue concede “una deroga alla direttiva sull’Iva autorizzando la fatturazione elettronica obbligatoria dal primo luglio 2018 al 31 dicembre 2021”, stabilendo l’autorizzazione temporanea “la cui eventuale proroga sarà subordinata a tre condizioni: che sia stato efficace il contrasto all’evasione Iva; che si sia ottenuta una semplificazione nella riscossione delle imposte; che il tutto non abbia comportato nessun aumento degli oneri amministrativi sulle imprese”.

Soluzioni per la rilevazione delle presenze

Le soluzioni per la rilevazione presenze progettati e realizzati da Cotini srl sono dispositivi di ultima generazione, in grado di assicurare una verifica precisa ed efficace relativamente alla presenza dei dipendenti all’interno degli edifici o locali nei quali viene svolta l’attività lavorativa. I sistemi Cotini srl possono essere sviluppati in base alle specifiche necessità del cliente e sono per questo assolutamente personalizzabili per garantire quel livello di protezione necessario quando si parla di tutela dei lavoratori all’interno dell’area in cui questi prestano servizio. Inoltre, un sistema di rilevazione delle presenze si rivela fondamentale nel caso in cui si presenti una emergenza per la quale si rende necessario evacuare ogni ambiente e dunque diventa prioritario sapere esattamente quante persone si trovano all’interno dell’edificio nel momento in cui l’emergenza dovesse presentarsi.

L’operazione di rilevazione delle presenze è resa veloce grazie a moderni lettori di badge e biometrici: il primo metodo è quello che tutti conosciamo e che consente di avere accesso grazie ad appositi badge, il secondo è invece un sistema che si basa sul riconoscimento delle impronte digitali dell’utente o della biometria del suo viso. Cotini srl ha investito nella tecnologia biometrica, applicata ai sistemi di rilevazione presenze, con grande anticipo rispetto i competitor in Italia, sebbene la tendenza fosse già abbastanza diffusa nel resto del mondo. I sistemi proposti sono dunque all’avanguardia nel settore, e rappresentano uno strumento davvero efficace e assolutamente personalizzabile in base alle specifiche esigenze del cliente. Cotini srl garantisce inoltre assistenza tecnica rapida grazie ad un apposito sistema di ticket che consente al cliente di ricevere nel minor tempo possibile una soluzione, nonché richiedere assistenza generica o informazioni circa procedure relative ai sistemi. Per ogni ticket generato l’utente riceverà una mail con un relativo codice e la possibilità di accedere al portale per verificare lo stato di avanzamento del lavoro relativo alla propria richiesta.

Backup, questo sconosciuto… Uno su tre non lo fa mai

Nonostante la vita di ognuno di noi sia legata a doppio filo alla tecnologia, con tutti i nostri dati conservati in vari dispositivi, siamo ancora troppo poco attenti al backup. E questo nonostante si sia già incappati in guai seri: il 29% ha già perso almeno una volta i propri dati, eppure il 33% – cioè una persona su tre – non ha mai eseguito un backup dei propri file.

La ricerca per il World backup day

Partendo dal presupposto che ben il 39% degli invidui possiede in famiglia almeno quattro device – tra computer, smartphone, tablet – la società di sicurezza informatica Acronis ha voluto sottolineare quanto poco siamo attenti alla protezione dei nostri dati, realizzando una ricerca ad hoc per il World backup day che ricorre ogni anno il 31 marzo.

Backup, cosa sei?

Effettuare un backup è un’operazione semplice, ma che può essere considerata “salvavita”.  Nella pratica si tratta di effettuare una seconda copia dei propri file – dalle fotografie e dai video alle email e ai documenti – in modo da non rischiare di perderli nel caso in cui il computer o il telefono in cui sono memorizzati si rompa, sia smarrito o rubato. O, nel caso peggiore, che qualche malintenzionato possa hackerare i  dati e pretendere un riscatto per “liberarli”. La giornata mondiale si celebra dal 2011 per rendere le persone consapevoli dell’importanza di fare un backup, sia esso su una memoria Usb, un hard disk oppure online, attraverso un servizio cloud.

Il 2018 sarà l’anno nero per i cyberattacchi

D’altronde, il pericolo è sempre più vicino e le minacce informatiche in costante aumento. Il 2018 – avverte Acronis – “sarà l’anno peggiore per i cyber-attacchi e per gli incidenti che comportano perdite di dati”. E questo a causa di minacce sempre più sofisticate e frequenti, a partire dal ransomware. Il ransomware è un vero e proprio sequestro, anche se virtuale: gli hacker infettano computer e smartphone, ne bloccano l’accesso o criptano i contenuti che vi sono memorizzati, lasciando i dispositivi nelle mani dei proprietari ma rendendoli di fatto inservibili. Se si vuole ritornare in possesso dei prropri file, bisogna pagare un riscatto, e anche in tempi stretti. Secondo Cybersecurity Ventures, i danni causati dal ransomware alle aziende sono passati dai 325 milioni di dollari nel 2015 a 5 miliardi nel 2017, e raggiungeranno gli 11,5 miliardi nel 2019. Stando alle previsioni, l’anno prossimo ci sarà un cyberattacco ogni 14 secondi. E le vittime potremmo essere proprio noi.

Amazon, sempre più presenti le PMI italiane su Marketplace

Il “sistema” Amazon evidentemente piace alle aziende italiane, comprese le medie e le piccole. A decretarlo, infatti, sono i numeri: le imprese tricolori che vendono su Amazon Marketplace hanno raggiunto la cifra record di export di oltre 350 milioni nel 2017. Le imprese italiane che vendono su questa piattaforma hanno ormai superato la soglia delle 10 mila unità. Più di un terzo del totale delle PMI, inoltre, esporta i prodotti soprattutto in Europa e alcune anche in tutto il mondo, compresi i grandi mercati come Nord America, Cina, India e Giappone.

Gli strumenti di supporto offerti da Amazon alle PMI

E’ la stessa Amazon, attraverso un comunicato, a mettere sul tavolo tutte le opportunità offerte alle imprese per incrementare il loro giro d’affari. “Per aiutare le piccole e medie imprese ad esportare i loro prodotti – si legge nella nota ufficiale – Amazon ha creato una serie di strumenti di supporto e di servizi come la spedizione e la distribuzione a livello globale e la gestione del customer service nella lingua locale. Ogni anno Amazon traduce anche centinaia di milioni di schede prodotto, consentendo di vendere a livello internazionale con un minimo sforzo”. Giusto per dare qualche numero, la gestione del customer service nella lingua locale avviene su 11 siti in 7 diverse lingue.

Più vendite rappresentano più posti di lavoro

François Nuyts, Country Manager di Amazon.it e Amazon.es, ha spiegato più nel dettaglio la strategia adottata dal colosso di Jeff Bezos. “Grazie al commercio online un numero crescente di piccole e medie imprese italiane possono vendere i propri prodotti nel mondo e raggiungere nuovi clienti” ha detto Nuyts. Che ha poi aggiunto: “Il nostro obiettivo è continuare a fornire strumenti, supporto e consulenza a quelle piccole e medie imprese su Amazon Marketplace aiutandole a vendere i loro prodotti all’estero, a creare nuovi posti di lavoro e a dare una spinta all’economia”.

Grazie ad Amazon più opportunità anche in Italia

Sempre in base ai dati diffusi da Amazon, si scopre che la piattaforma ha contribuito a creare nuove opportunità lavorative anche nel nostro paese. Le azienda italiane, in particolare le medio-piccole, per stare al passo con i nuovi strumenti e per crescere sulla piattaforma Marketpplace hanno dato vita a oltre 10mila nuovi posti di lavoro. Abbastanza equa anche la distribuzione geografica delle opportunità lavorative create: di queste, infatti, oltre 3mila sono al Nord Ovest e al Sud, 2mila in Centro Italia, mille nel Nord Est e 900 nelle isole.

 

Consumi italiani, ecco come cambia il paniere Istat

Via il “vecchio”, come il canone Rai, i lettori MP4 e l’ormai preistorica telefonia pubblica, avanti il nuovo, con avocado, mango, vini liquorosi, lavasciuga e robot aspirapolvere. Sono proprio questi ultimi cinque i nuovi prodotti che nel 2018 entrano nel paniere dell’Istat per il rilevamento dell’inflazione. L’aggiornamento del paniere, spiega l’Istat, tiene conto delle novità emerse nelle abitudini di spesa delle famiglie, dell’evoluzione di norme e classificazioni e in alcuni casi arricchisce la gamma dei prodotti che rappresentano consumi consolidati.

Come si struttura il paniere

La principale novità del 2018, riferisce l’Istat, è l’utilizzo dei prezzi registrati alle casse di ipermercati e supermercati mediante scannerizzazione dei codici a barre (scanner data) dei beni per la cura della casa e della persona, provenienti dalla grande distribuzione organizzata (gdo) del commercio al dettaglio (ipermercati e supermercati). Nel paniere utilizzato nel 2018 per il calcolo degli indici Nic (per l’intera collettività nazionale) e Foi (per le famiglie di operai e impiegati) figurano 1.489 prodotti elementari (1.481 nel 2017), raggruppati in 920 prodotti, a loro volta raccolti in 404 aggregati. Per il calcolo dell’indice Ipca (armonizzato a livello europeo) viene impiegato un paniere di 1.506 prodotti elementari (1.498 nel 2017), raggruppati in 923 prodotti e 408 aggregati. Nel complesso, le quotazioni di prezzo utilizzate ogni mese per stimare l’inflazione passano da 706.500 a oltre 4.500.000 e provengono da una pluralità di fonti: 461.000 raccolte sul territorio dagli Uffici comunali di statistica e 153.000 direttamente dall’Istat; 3.840.000 tramite scanner data; 63.700 provengono dalla base dati dei prezzi dei carburanti del Ministero dello Sviluppo economico.

79 i Comuni coinvolti nella stima dell’inflazione

Per il 2018, l’Istat ha identificato 79 comuni che contribuiscono alla stima dell’inflazione per il paniere completo (80 nel 2017); la copertura territoriale dell’indagine è pari all’83,2% in termini di popolazione provinciale e sale al 92,5% se si considera un sottoinsieme di prodotti (tariffe locali e alcuni servizi), il cui peso sul paniere Nic è del 6,1%, e per i quali altri 17 Comuni effettuano la rilevazione dei prezzi. Tra punti vendita, imprese e istituzioni sono circa 42.400 le unità di rilevazione presenti nei comuni, mentre ammontano a quasi 8.000 le abitazioni presso le quali sono rilevati i canoni d’affitto. Le quotazioni di prezzo raccolte attraverso gli scanner data provengono da un campione di 1.781 tra ipermercati e supermercati, rappresentativi dell’intero territorio nazionale e di 16 grandi catene della distribuzione al dettaglio.

Le voci di spesa che continuano ad avere un peso maggiore nel paniere sono prodotti alimentari e bevande analcoliche (16,51%), seguiti da trasporti (14,67%), servizi ricettivi e di ristorazione (11,74%) e abitazione, acqua, elettricità e combustibili (10,80%).