Vacanze 2019, i trend e le destinazioni top

Le prenotazioni dei viaggi organizzati crescono tra il 5% e il 10% rispetto al 2018. E le mete preferite sono i soggiorni balneari, nel Sud Italia, Nord Africa e Oceano Indiano. Per i viaggi culturali, invece, Giappone, Stati Uniti e Nord Europa sono le mete top dell’estate 2019. E anche quest’anno in Italia i soggiorni mare premiano per l’ennesima volta Sardegna, Sicilia, Puglia e Calabria. Piacciono però anche le città, come Venezia, Firenze, Roma.

Dall’Osservatorio Astoi Confindustria Viaggi, emergono le preferenze degli italiani e le tendenze per queste vacanze 2019. Vacanze che non sono più lunghe come un tempo, ma che in estate vanno dai classici 7 giorni ai 13 giorni al massimo.

In Europa si scelgono Bulgaria, Russia e Serbia. Ripartono Turchia e Tunisia

In Europa hanno invece ottenuto grande consenso i tour in Bulgaria, Russia e Serbia. Bene anche Germania, Irlanda, Gran Bretagna. Il medio raggio ha visto ripartire, dopo alcuni anni di stasi, la Turchia e, dal punto di vista dei soggiorni balneari, la Tunisia. Si riconferma poi l’alta richiesta per il Mar Rosso egiziano, ormai in forte ripresa da oltre un anno, con numeri importanti e un innalzamento di qualità e prezzo medio. La Grecia invece non mostra cambiamenti significativi rispetto alle estati passate, e se la Spagna è sempre richiesta, risulta però in calo rispetto allo scorso anno a causa di prezzi più alti.

Il relax nei mari lontani non è più esclusivamente invernale

Se le crociere muovono tanti passeggeri nel Mediterraneo Orientale, nelle Capitali Baltiche e nel Nord Europa, il lungo raggio conferma l’alta domanda di destinazioni come gli Stati Uniti, tour dei parchi in particolare, e il Giappone. Il relax nei mari lontani poi non è più una tendenza esclusivamente invernale. Agli italiani piace abbronzarsi anche in estate, soprattutto nell’Oceano Indiano, a Zanzibar, in Kenya, Madagascar e Maldive. Ma anche in Oriente, sulle spiagge della Malesia. Buona anche la richiesta di tour di scoperta, abbinati al relax, per mete come il Sud Africa con estensione Mauritius e Seychelles. Le destinazioni in flessione sono invece Messico, Sri Lanka e Caraibi, Repubblica Dominicana esclusa.

Più corte, e più a maggio e ottobre

Un tempo le vacanze estive erano più lunghe, ma oggi gli italiani preferiscono diluire i giorni liberi in più periodi dell’anno. Un altro aspetto riguarda le politiche di prenotazione anticipata (advance booking), che hanno generato alte performance di vendita, in particolare nei primi 3 mesi dell’anno. In linea con i trend europei si riconferma, quindi, anche quest’anno la tendenza di una parte degli italiani ad anticipare le decisioni e l’acquisto della vacanza per garantirsi migliori prezzi e soluzioni di viaggio. Altra tendenza, riporta Askanews, è l’allungamento delle stagioni di spalla, in particolare nei mesi di maggio e ottobre. Questo anche grazie al Mar Rosso, che rappresenta una destinazione con prezzi allettanti e clima ideale anche in questi mesi.

Gestire in azienda il capo “da incubo”: i consigli del coach

Avere un capo impossibile, con cui è impossibile trovare un terreno comune o semplicemente un dialogo, è una delle motivazioni che spinge i collaboratori di un’azienda, anche quelli più capaci, a cambiare posto di lavoro. Eppure esistono diverse strategie per gestire in modo efficace la situazione, a cominciare dal provare a migliorare il rapporto con il capo da incubo. Parola di Roberto D’Incau, fondatore di Lang&Partners, nota società di consulenza HR italiane headhunter & coach, oltre che scrittore di libri di successo. Ecco, raccolti in 10 consigli, come fare per rendere la vita lavorativa… vivibile, anche con un superiore terribile.

Come muoversi in 10 mosse

Innanzitutto l’esperto consiglia di cercare di capire se davvero si ha a che fare con un boss pessimo o se invece ci sono dei pregiudizi, perché  magari sotto sotto si avrebbe voluto essere al suo posto e l’azienda invece l’ha imposto come superiore. Ancora, bisognerebbe riuscire a mettersi nei panni del proprio boss, così da adottare il suo punto di vista: cioè valutare se è davvero un cattivo capo, o è semplicemente molto sotto pressione per i risultati che deve portare, e non sente che i suoi collaboratori diretti lo supportano adeguatamente. Spesso, infatti, ognuno di noi tende a ricordare il capo precedente mettendone in luce solo i pregi, mentre dell’attuale si vedono solo i difetti. Terzo consiglio: anche se il boss è pesante, il proprio ruolo in azienda va avanti indipendentemente da lui. Se il lavoro è ben fatto, verrà apprezzato; e spesso i capi impossibili non durano tanto…

Paletti per sopravvivere

Quarto consiglio, nel caso in cui il il boss sia un maniaco del controllo che vuole verificare tutto: occorre tenere a mente che è un capo poco strategico, che non sa delegare. Meglio fare buon viso a cattivo gioco  rassicurandolo nella sua ansia di controllo: piano piano si fiderà e le cose andranno meglio. E’ fondamentale, poi, saper mettere dei paletti: con cortesia, ma anche con fermezza,  bisogna far comprendere al capo che non si è disposti a subire la sua maleducazione o l’aggressività: meglio però agire non nel momento del conflitto, ma il giorno dopo dicendogli “non ti sembra di avere esagerato ieri con la tua reazione?”. Sempre per portare acqua al proprio mulino, conviene assecondalo nelle sue piccole manie: che siano la puntualità o l’ordine, meglio venirgli incontro.

Cure psicologiche?

Quando non si tratta solo di carattere difficile, ma di evidenti problemi psicologici come il burn out, non si può affrontare la situazione da soli: è bene parlare con l’HR e condividere il proprio punto di vista, per essere spostati in un altro gruppo di lavoro. Ottavo passo: quando si ha vissuto l’esperienza di un capo complicato, fare il possibile per non ripeterla – ovviamente se si può scegliere – nel momento in cui si cambia posto di lavoro. Lavorare sulla propria assertività: spesso chi non riesce a tenere testa a un capo strong ha anche difficoltà a essere assertivo in altre situazioni, ad esempio in famiglia. Infine, è sempre bello provare a trovare dei momenti di “lato bimbo” con lui, di condivisione emotiva, per esempio davanti a un aperitivo: magari è “impossibile” perché è a sua volta fortemente sotto pressione lavorativa o personale, e condividere la sua emotività può essere una buona chiave di accesso.

Moda, food, finanza ed energia: le imprese italiane più sostenibili

Oltre il 50% delle imprese italiane è dotato di una policy sulla sostenibilità, e una percentuale simile ha investito per integrare la sostenibilità nel proprio core business. E questo avviene un po’ in tutti i settori. Nel mondo della moda è Gucci, e in generale tutto il gruppo Kering, a operare ormai da anni in ottica green, mentre nel food sono Eataly e Ferrero i portabandiera di questa attenzione rivolta all’ambiente. Ma come rileva lo studio Seize the change, condotto nel 2017 da Dnv Gl e Ey con il supporto di Gfk Eurisko, gli investimenti sostenibili stanno diventando un trend sempre più consistente anche nei mercati finanziari. Tanto che Banca Generali recentemente ha lanciato la propria “rivoluzione sostenibile” nell’interesse degli stessi investitori.

Gucci e Eataly, due marchi Made in Italy eco-friendly

Da tempo Gucci sta portando avanti iniziative ambientali e sociali che riguardano investimenti in startup e l’utilizzo di un tessile eco-friendly. Inoltre, l’azienda ha creato Gucci Equilibrium, un portale dedicato a fornire aggiornamenti sulle pratiche sociali e ambientali del marchio, con link diretti alle policy dell’azienda. Nel settore food, invece, Eataly ha scelto di commercializzare solo ed esclusivamente prodotti compostabili, per evitare lo smaltimento in discarica e contribuire alla creazione di compost di qualità. L’azienda fondata da Oscar Farinetti ha poi ideato il primo megastore della sostenibilità. Dall’autunno del 2020 nel nuovo negozio Green Pea si potranno acquistare solo prodotti “naturali”, dai capi di abbigliamento ai mobili fino ai cosmetici e i giocattoli.

Ferrero ed Enel, rispettare l’ambiente e le comunità  

Sempre nel food c’è poi Ferrero, che dal 2013 ha lanciato una serie di programmi volti alla buona gestione della sostenibilità ambientale. Come il Ferrero Farming Values, il cui obiettivo è migliorare le condizioni delle aree rurali e delle comunità dove si producono le materie prime. Nell’industria energetica invece Enel sottolinea il proprio impegno a rispettare l’ambiente con Enel Green Power, la società dedicata allo sviluppo e alla gestione delle attività di generazione di energia rinnovabile. Con oltre 1.200 impianti sparsi in 5 continenti Enel Green Power è in grado di soddisfare i consumi di milioni di famiglie, contribuendo a ridurre le emissioni di anidride carbonica e facilitando un nuovo modello di sviluppo che elimini il carbone.

Banca Generali, portafogli di investimento ispirati alle tematiche ESG

Nella finanza Banca Generali ha messo in campo una serie di nuovi strumenti per creare portafogli di investimento ispirati alle tematiche ESG (Environmental, Social and Governance). Il processo di costruzione del portafoglio, e il confronto con gli investitori, sono due attività che Banca Generali ha unito per realizzare una piattaforma online, Personal Porfolio. Si tratta di uno strumento nato dalla collaborazione con MainStreet Partners, società londinese specializzata negli investimenti sostenibili, che fornisce al consulente modelli di portafogli personalizzabili in base alle caratteristiche del risparmiatore. Il tutto sotto il segno della massima sostenibilità.

Entro il 2030, + 78,5% divorzi nel mondo

Un futuro con più single, coppie non tradizionali e figli unici. Entro il 2030 le separazioni nel mondo aumenteranno del 78,5%, e ci saranno sempre meno bambini, anche nei paesi in via di sviluppo. Secondo le stime di Euromonitor Intenational, la global market research company, entro il 2030 la maggior parte delle famiglie avrà solo un figlio. Nelle nazioni più ricche si assisterà infatti a una diminuzione del numero di figli per famiglia pari al 26,5%, e nei paesi in via di sviluppo del 33,8%. Inoltre, i genitori single cresceranno a ritmi tre volte superiori rispetto a quelli che vivono insieme, e i flussi migratori in entrata compenseranno la carenza di giovani solo in alcuni paesi.

Una trasformazione della società in atto dal 2000

La trasformazione della società è in atto già dal 2000, e oggi le famiglie sono formate sempre più da coppie non sposate, adulti dello stesso sesso, genitori single, o conviventi non sposati e senza figli. La definizione di famiglia tradizionale, composta da madre, padre e figli, si sta trasformando rapidamente, ma i governi sono lenti a percepire questo cambiamento.

Secondo gli analisti di Euromonitor, l’incremento dei divorzi sembra dipendere da alcuni elementi, fra i quali una maggiore indipendenza economica da parte delle donne. Inoltre, spesso i divorziati che si risposano si separano una seconda volta, e anche i figli dei divorziati sono più propensi a separarsi, riporta Ansa.

Meno figli significa invecchiamento della popolazione e più elevati costi per i governi

“Il calo delle nascite dipende da molti fattori, i principali sono la diminuzione del tasso di fertilità, l’evidente incremento dei divorzi, il declino delle famiglie multi-generazionali e il caro-vita”, si legge nel report dell’agenzia londinese. Meno figli però significa invecchiamento della popolazione, con sempre più elevati costi per i governi, mancanza di fondi per pensioni e sicurezza sociale, rallentamento della crescita economica e una sempre più accentuata carenza di giovani lavoratori.

I paesi con elevati flussi di migrazione in entrata, come il Regno Unito, o in quelli con ancora tassi di fertilità elevata, come l’Arabia Saudita, per ora possono compensare il cambiamento, mentre il Giappone è il primo paese che gli analisti definiscono una “bomba a orologeria demografica”.

Case sempre più piccole e mobili pieghevoli

Con il calo della natalità, l’aumento dei single e delle coppie senza figli, molte abitudini sono destinate a cambiare. Fra queste la misura delle dimensioni delle case, che nei prossimi anni presumibilmente subirà una riduzione, con l’arrivo sul mercato immobiliare di nuove soluzioni abitative. Il mercato immobiliare cinese, brasiliano e inglese, sta già studiando nuove soluzioni abitative modulari, come ad esempio, silos, container o micro-appartamenti. E mini case, con spazi ristretti, ma più economiche, sono già diffuse a Londra, Tokyo e Beijing.

Si tratta di una richiesta di nuove forme di alloggi destinata a crescere rapidamente in tutte le grandi città. Di conseguenza, anche il mercato dei beni domestici subirà una trasformazione radicale, con la diffusione di mini-elettrodomestici, mobili più piatti, impilabili o pieghevoli.

Quali sono le imprese italiane più attrattive? Lo rivela un premio

Non sono solo i candidati a doversi impegnare per rendersi più “attrattivi” nei confronti delle aziende: anche le imprese devono diventare più competitive per farsi scegliere dai talenti migliori sul mercato. E il Randstad Employer Brand 2019 premia proprio le aziende italiane più attrattive per i potenziali dipendenti.

Il premio è il riconoscimento con cui Randstad, l’operatore mondiale nei servizi per le risorse umane, premia le imprese nelle quali gli italiani preferirebbero lavorare. E lo fa sulla base di una ricerca mondiale completa e rappresentativa di employer branding.

Oltre 200.000 intervistati e 6.200 aziende di 32 Paesi

Il Randstad Employer Brand, giunto alla nona edizione, viene assegnato sulla base dei risultati dell’indagine commissionata da Randstad Holding all’istituto di ricerca Kantar Tns, che misura il livello di attrattività percepita da parte dei possibili dipendenti. Ovvero quanto e per quali fattori le aziende sono capaci di attirare chi cerca lavoro o chi vuole cambiarlo.

Lo studio è condotto in 32 Paesi in modo indipendente (nessuna azienda si può iscrivere volontariamente per partecipare), e viene svolto fra oltre 200 mila intervistati e quasi 6.200 aziende analizzate a livello globale.

Un approfondimento sul mercato del lavoro

Si tratta dell’unica ricerca che fotografa l’opinione della popolazione tra i 18 e i 65 anni, corredata da approfondimenti e analisi sul mercato del lavoro nei diversi settori. In Italia, fra dicembre 2018 e gennaio 2019, è stato intervistato un campione di 7.700 persone classificate per genere, età, scolarità, regione e situazione lavorativa, comprensivo di lavoratori, studenti e non occupati. Agli intervistati è stato chiesto l’interesse come potenziali datori di lavoro in merito a 150 aziende con oltre 1.000 dipendenti e con sede in Italia, conosciute da almeno il 10% della popolazione.

Obiettivo: individuare i criteri con cui si selezionano le aziende per cui lavorare

La ricerca misura quindi la percezione dell’opinione pubblica, non dei dipendenti interni, sulla capacità di employer branding delle aziende.

L’obiettivo è individuare i criteri in base ai quali gli italiani valutano e selezionano l’azienda per cui lavorare, ma anche quanto e per quali fattori le aziende sono capaci di attirare l’attenzione di chi cerca lavoro o vuole cambiarlo. Vinceranno il Randstad Employer Brand 2019 le aziende italiane riconosciute come i datori di lavoro più attrattivi sulla base dei fattori ritenuti più importanti dai potenziali dipendenti.

 

I settori delle imprese al femminile in Lombardia

In Lombardia sono 32 i settori dove le imprese sono guidate principalmente da donne. Secondo un’elaborazione Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati del registro imprese 2018 vedono la prevalenza di imprese femminili i servizi estetici, l’abbigliamento bimbi, gli asili, le erboristerie, le mercerie, le sartorie, le lavanderie, la cura per gli animali, il restauro di opere d’arte, la bigiotteria, le parafarmacie, l’organizzazione di feste, parrucchieri e massaggi.

In media nella regione una su cinque è un’impresa al femminile, 157mila su 818mila, cresciute dello 0,6% in un anno. Prima è Milano, con 53mila imprese di donne (+1,1% in un anno), seguita da Brescia, con 22mila imprese, Bergamo (17mila), Varese e Monza (12mila, e Pavia (9000). Crescono però anche a Como (8000, +1,5%) e Monza (12mila, +1,6%).

I numeri delle imprese “rosa”

Le più alte percentuali sul totale delle imprese presenti in Lombardia si registrano nelle manicure, che con 1.694 imprese a conduzione femminile rappresentano l’88,90% di tutte le imprese del settore in Lombardia. Seguono gli istituti di bellezza, con 31.357 imprese femminili, l’88,20% del totale, gli asili nido (3.134 imprese, 83,20%), riparazione vestiario (1.594, 77,90%), commercio di bomboniere (1.011, 77,80%), mercerie (5.062, 75,60%), lavanderie (1.782, 74,20%), negozi di vestiti per bambini (5.124, 73,80%), erboristerie (2.887, 71,10%), e psicologi (149, 70,60%).

A Milano organizzazione di feste e restauro di opere d’arte sono femminili

A Milano è femminile anche l’organizzazione di feste e il restauro di opere d’arte, a Brescia soprattutto la coltivazione di frutta, a Bergamo la bigiotteria, e a Monza i massaggi. Pavia si distingue invece per il numero di donne nelle imprese di elaborazione elettronica di dati contabili e nel commercio al dettaglio di pane, Sondrio per le donne che gestiscono B&B e Lodi per le fioriste.

A Cremona e Mantova, più donne nei servizi di pulizia, a Varese nella distribuzione di libri e giornali, a Lecco e Como nei servizi per la bellezza. Questi ultimi, circa l’80% su tutto il territorio lombardo, se “rosa” sono numerosi anche a Mantova, Lecco, Cremona, Sondrio, Pavia, Varese e Como.

“Occorre puntare anche sui settori tecnologici e innovativi”

Per le donne lombarde l’impresa rappresenta un’opportunità concreta di sviluppo, e un contributo indispensabile per l’economia e l’affermazione delle proprie capacità. “Occorre partire dai settori in cui le donne sono la maggioranza – dichiara Marzia Maiorano, presidente del Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza Lodi – per una rapida diffusione in quelli tecnologici e innovativi, dove può essere maggiore il contributo a vantaggio della crescita economica”.

I 10 lavori più affascinanti di febbraio

A chi è stanco del tradizionale lavoro d’ufficio non manca la scelta. Indeed, la piattaforma di offerte e ricerche di lavoro, ha analizzato il proprio database di annunci, e ha individuato i 10  lavori più affascinanti del mese di febbraio. Tutti accomunati dalla specificità delle competenze o delle caratteristiche richieste. A cominciare dall’insegnante di manga, il celebre fumetto di origine giapponese, caratterizzato da vicende avventurose d’ambientazione fantastica e da un disegno essenziale. Un annuncio aperto in Veneto a tutti gli appassionati disegnatori di fumetti.

Promotore di ciclovia, guida speleologa e orologiaio

Chi l’ha detto che ingegneria, sport e turismo siano mondi distanti tra loro? A Iglesias, in Sardegna, è aperta una ricerca per un appassionato di escursioni sulle due ruote che sappia sviluppare e promuovere una ciclovia. La conoscenza dei cammini storico religiosi è considerata un plus. Per gli amanti della speleologia, delle lingue straniere e dell’avventura in provincia di Udine è invece aperto il recruitment per selezionare le guide che accompagneranno i turisti nella Grotta Nuova di Villanova, la più estesa cavità di contatto tra due diversi tipi di rocce visitabile in Europa. Più a Sud, in Sicilia, un’azienda è alla ricerca di orologiai esperti, in grado di ripristinare orologi sia meccanici sia elettronici.

Bartender, pilota collaudatore, autista soccorritore di ambulanza

Cercasi conoscitore dei vini più pregiati e dei cocktail più in voga. Dove? In un resort sul lago di Como. In questo caso più che la professione, il bartender, è la location a fare la differenza. Ma esiste una posizione aperta anche per gli amanti dell’adrenalina e delle quattro ruote. Su Indeed si crecano infatti esperti per test drive dinamici, sia come conducente sia come passeggero, su strada o su pista. Tra i requisiti fondamentali, aver frequentato corsi di guida sicura. E avere nervi saldi e capacità di mantenere alta l’attenzione anche quando si è sotto pressione. In pratica, gli stessi requisiti chiave per diventare autista per il servizio di trasporto sanitario con ambulanza. Dove? Al Policlinico di Abano Terme.

Houdini artist, ascoltatore madrelingua coreano, barbiere

Non esiste biglietto da visita più affascinante di quello di un Houdini artist, un’illusionista dei tempi moderni, ma anche un’artista del tech. Una società di Milano cerca infatti un mago della programmazione e della creatività che riesca a dare vita ai visual effect più affascinanti. Fondamentale, in questo caso, la conoscenza dei programmi HoudiniFX e Python.

Meno fantasioso, ma non meno interessante, il ruolo di ascoltatore madrelingua per il coreano. La sede di lavoro è in provincia di Milano, e la società specializzata nella traduzione e produzione di audio per ogni tipo di media digitale che lo ricerca richiede la conoscenza della lingua coreana e di quella italiana.

È poi aperto il recruitment di un barbiere esperto per un salone di Sesto Fiorentino. Adatto a chi cerca un lavoro in cui ci si debba prendere cura degli altri, per fare il barbiere sono richieste creatività, passione per l’estetica. E naturalmente, mano ferma.

Nuovo regolamento comunitario e sanzioni

Il nuovo regolamento comunitario in materia di protezione dei dati prevede un trattamento sanzionatorio che è stato inasprito rispetto quanto previsto dalla precedente normativa di settore. L’autorità di controllo ha infatti la facoltà di comminare delle sanzioni amministrative per un importo che parte dal 4% del fatturato relativo al precedente esercizio. L’organo che è competente a comminare le sanzioni è il Garante per la protezione dei dati personali, che avrà cura di valutare caso per caso le eventuali violazioni riscontrate tenendo conto delle circostanze nonchè della gravità delle violazioni accertate, della loro durata e della natura dolosa o colposa. Alternativamente o in aggiunta a quelle citate, il garante ha facoltà di comminare ulteriori sanzioni come ad esempio quelle previste per sanzioni di lieve entità o per quei casi in cui una eventuale sanzione amministrativa costituisse una punizione sproporzionata da sostenere per una persona fisica, in questo caso sarebbe possibile optare per un semplice ammonimento.

Si tratta ad ogni modo di sanzioni che possono incidere in maniera importante sulla vita economica di una azienda o piccola impresa, e per questo è bene adottare tutte le soluzioni necessarie affinché ciò non possa accadere. Per avere la certezza del riuscire ad adeguarsi correttamente al nuovo GDPR in maniera completa e sicura, è possibile usufruire di una consulenza privacy erogata da Area 81 s.r.l., azienda con grande esperienza nel settore ed in grado di aiutare aziende grandi e piccole ad uniformarsi perfettamente a quanto previsto dal nuovo regolamento europeo, così da poter continuare ad operare senza patemi d’animo e con la certezza di rispettare del tutto questa normativa che può sembrare anche alquanto complicata per chi prova per la prima volta a comprenderne a pieno il significato allo scopo di potersi adeguare.

Bonus caldaia, confermato anche per il 2019

L’Ecobonus è stato confermato anche per il 2019. Lo strumento introdotto da alcuni anni per incentivare l’efficienza energetica delle abitazioni e degli edifici riguarda anche le caldaie. Gli incentivi vengono erogati sotto forma di detrazione dalle tasse delle spese sostenute per effettuare i lavori di miglioramento termico degli edifici, come coibentazioni, posa di finestre e infissi più isolanti, l’installazione di pannelli solari, ma anche per i sistemi di domotica e la sostituzione degli impianti di riscaldamento e di produzione di acqua calda. Come, appunto, le caldaie. Quest’ultimo punto, viene infatti definito bonus caldaia.

Una caldaia a condensazione consente la riduzione dei consumi di circa il 20%…

“L’Ecobonus è un’occasione unica per sostituire le vecchie caldaie con modelli nuovi e più performanti. A giovarne sarà sia l’ambiente che il portafoglio – spiega Giovanni Fontana, responsabile della consulenza tecnica di Italtherm, azienda attiva nella produzione di impianti di riscaldamento -. La sostituzione di una caldaia tradizionale con una a condensazione può consentire infatti di ridurre i consumi di gas di circa il 20%, percentuale che aumenta nel caso di utilizzo di un sistema di termoregolazione evoluto, arrivando in alcuni casi fino al 30% di risparmio”.

…e del 66% di emissioni di gas inquinanti

“In più, sostituire la caldaia permette di ridurre di circa il 66% le emissioni di gas inquinanti – prosegue – I fumi emessi dalle caldaie contengono principalmente vapore acqueo, anidride carbonica e ossidi di azoto: questi ultimi, in particolare, consentono di capire se una caldaia ha, o meno, un basso impatto sulle emissioni inquinanti”.

Se la caldaia nuova è un modello a condensazione in classe A l’Ecobonus, riporta Adnkronos, prevede uno sgravio fiscale del 50% nella dichiarazioni dei redditi. L’aliquota potrà salire fino al 65% se, contestualmente alla nuova caldaia, verrà installato anche un sistema di termoregolazione evoluto. Nel caso in cui vengano eseguiti lavori condominiali le agevolazioni arriveranno anche al 75%.

Detrazioni Irpef o Ires per lavori edili e prestazioni professionali

A essere detraibili saranno le imposte Irpef o Ires relative ai costi sia dei lavori edili che delle prestazioni professionali. Possono usufruire dell’Ecobonus 2019 persone fisiche, professionisti e società, nonché associazioni, enti pubblici e privati nel caso in cui non svolgano attività commerciale.

Per accedere all’Ecobonus sarà necessario registrarsi sul sito Enea nell’apposita sezione dedicata agli incentivi per l’efficienza energetica, e compilare il form che sarà disponibile non appena saranno rilasciati i decreti attuativi.

Alternativa all’Ecobonus è il conto termico, ma nel caso delle caldaie riguarda solo gli enti pubblici. Non prevede un’aliquota di detrazione fiscale, ma un premio in denaro, riconosciuto direttamente sul conto corrente del richiedente.

Linkedin: i professionisti italiani vogliono un nuovo lavoro per guadagnare di più

L’86% dei professionisti italiani desidera una nuova opportunità di carriera, e nei Millennial (24-38 anni) la percentuale sale al 90%. Un dato che sottolinea l’insoddisfazione nei confronti del proprio lavoro. Anche se solo il 37% dei professionisti ritiene di possedere le competenze professionali adatte per “fare il grande salto”, e il 54% ammette di averne qualcuna, ma di doversi assolutamente preparare per affrontare nuove sfide professionali.

Questi alcuni risultati di una ricerca di LinkedIn sulla percezione degli italiani in relazione al futuro del proprio lavoro, le competenze necessarie per avere successo in ambito professionale, e la comparazione degli stipendi attuali rispetto alle generazioni precedenti.

Un professionista su due vorrebbe lavorare all’estero

Dalla ricerca, svolta da Mortar su un campione di 1000 professionisti italiani, risulta inoltre che il 54% degli intervistati pensa che il proprio lavoro esisterà ancora tra 20 anni, e il 29% crede che il proprio profilo professionale rimarrà solo in parte simile a quello attuale. Una percezione in aumento soprattutto nella generazione Z (18-23 anni, 65%), già impegnata in occupazioni fino a qualche anno fa inesistenti, e poco meno fra i più adulti (39-53, 52% circa).

In ogni caso, il settore preferito per guadagnare di più è quello della tecnologia (30%), seguito da finanza (18%), legale (14%), e sanità (10%). Inoltre il 55% circa pensa che andare all’estero sia il miglior modo per ottenere un salario maggiore. In particolare le donne (56% vs 53% uomini).

Oggi il lavoro è più difficile che in passato

Il 58% degli italiani poi ritiene che il lavoro oggi sia più difficile rispetto al passato, e per il 54% dei Millennial è addirittura completamente diverso. Una percentuale che sale al 61% nella fascia più adulta (39-54 anni, 60% uomini e 55% donne).

Il 92% degli intervistati è convinto che esistano vere e proprie differenze nelle competenze da possedere. Al primo posto tra gli stravolgimenti dei flussi operativi la gestione delle prassi di ufficio legate ai sistemi informatici di base (65%), al secondo le hard skill (17%, competenze informatiche di livello avanzato), e al terzo le soft skill (15%, capacità di comunicazione, collaborazione con i colleghi, gestione corretta del tempo).

Per fare carriera la laurea non basta

Nonostante la maggior parte degli intervistati creda che la laurea sia l’attestato più importante per ottenere una buona carriera, l’89% pensa che una volta laureati sia necessario acquisire nuove competenze per poter guadagnare di più. Pertanto, il 37% dei professionisti pensa che lo stipendio più adeguato per uno stile di vita accettabile oscilli tra 30 e i 49 mila euro l’anno. E se il 47% degli italiani sostiene di guadagnare più dei genitori il 36% dichiara di guadagnare meno, e il 14% conferma di avere bisogno di un aiuto economico da parte della famiglia. Soprattutto per pagare l’affitto di casa (13%), le cene familiari al ristorante (12%), le vacanze (11%) e il credito telefonico (10%).