Bevi bene anche al lavoro grazie ai distributori d’acqua IWM

Se per il tuo ufficio hai scelto di adottare il sistema dei boccioni d’acqua per consentire a tutti i lavoratori di potersi dissetare, molto probabilmente sei costretto a far fronte ad alcuni problemi che questo tipo di erogatori d’acqua comportano. Diciamo innanzitutto che il loro peso è notevole e non è dunque agevole fare rifornimento e portare decine di boccioni al piano desiderato o sistemarle in attesa che vengano utilizzate. Spesso inoltre, l’acqua dei boccioni ha un sapore poco gradevole che rende il dissetarsi meno piacevole di quello che dovrebbe essere. Infine, bisogna considerare i costi e le risorse da impiegare per smaltire correttamente i boccioni stessi dopo l’utilizzo, secondo quanto previsto dalle normative della regione in cui si opera. A questi svantaggi si aggiunge una questione meramente economica considerando che il costo al litro dei boccioni è decisamente molto più elevato rispetto quello che è il costo dell’acqua di rubinetto.

Se riconosci in questa descrizione alcuni problemi legati ai boccioni d’acqua che ti riguardano da vicino, considera che oggi il distributore acqua ufficio commercializzato da IWM è in grado di risolvere i tuoi problemi consentendo a tutti di poter bere con piacere l’acqua del rubinetto. Grazie alla tecnologia ad osmosi inversa infatti, l’acqua sarà perfettamente purificate, per essere successivamente re-mineralizzata e resa dunque ottima sia per quel che riguarda le caratteristiche organolettiche che per quanto riguarda il sapore. In base al gusto dei lavoratori inoltre, l’acqua potrà essere più o meno fredda, ma anche calda o gasata se lo si preferisce. È dunque una soluzione ecologica e che al tempo stesso consente di risparmiare rispetto la costosa acqua dei boccioni, per cui il consiglio è quello di contattare il numero verde 800.685.540 per parlare direttamente con un consulente IWM ed individuare la soluzione più adatta al proprio ufficio.

Xagon Man | Indossa la creatività

Il brand Xagon Man vanta un’esperienza trentennale nell’ambito del Pronto Moda interamente Made in Italy, in grado di coniugare resa estetica ad una qualità del prodotto che rendono questo marchio in cima alla lista dei desideri di tutti coloro i quali amano vestire seguendo le tendenze del momento, e dare una immagine di sé curata e alla moda. Proprio la ricerca stilistica e la voglia di stupire sono alla base del concept Xagon Man, fattori che rendono ogni sua creazione facilmente identificabile ed in grado di personalizzare e completare con eleganza il proprio outfit. Ecco dunque svelato il segreto del successo di un brand che ha conquistato importanti fette di mercato e consensi tra i consumatori, in maniera trasversale abbracciando ogni fascia d’età, ponendosi in una posizione predominante al punto tale da diventare la prima scelta di tutti coloro i quali hanno colto il suo spirito creativo ed originale.

Revolution Concept Store è il negozio online in cui puoi trovare tantissimi prodotti Xagon Man per arricchire il tuo outfit e mostrare orgogliosamente il modo in cui affronti la vita. Su tutti bellissime cinture, maglie, t-shirts e sneakers che ti aiuteranno a rendere il tuo abbigliamento decisamente più curato ed in linea con le tendenze del momento. Ciascun prodotto presenta una esauriente galleria fotografica che mostra ogni singolo dettaglio del capo o dell’accessorio che si sta visionando, più importanti dettagli aggiuntivi circa i tessuti e le caratteristiche specifiche. È possibile usufruire della spedizione gratuita raggiungendo un certo importo di spesa, e decidere di pagare tramite Paypal o direttamente alla consegna della merce grazie al contrassegno. Tra gli accessori più apprezzati per completare un acquisto, o per una idea regalo veramente utile e gradita, vi è l’ottimo Xagon Man x-black, un profumo le cui note di limone e agrumi ti regaleranno una piacevole sensazione di freschezza.

In palestra in sicurezza e… rispettando l’ambiente

Il business del wellness non sembra conoscere battute d’arresto. Sono sempre di più, infatti, le persone che dedicano gran parte del proprio tempo libero alla cura del corpo e dedicandosi a sport e allenamenti in palestra. Uno stile di vita corretto, come affermano tutti i medici: attività fisica e alimentazione sana sono infatti il passe-partout per una vita lunga e sana. Eppure, nonostante l’aumento esponenziale di centri fitness in tutta Italia, nell’ultimo periodo si sono accesi i riflettori anche sui potenziali rischi prodotti dal frequentare una palestra. Un’allerta della quale i titolari o gestori di centri sportivi non possono non tenere conto.

Quando l’attrezzo è una minaccia 

Recenti studi condotti negli Stati Uniti hanno evidenziato che, anche nelle palestre più attente a rispettare tutte le norme previste dalla legge, il numero di microorganismi è davvero altissimo. Complice il clima, caldo-umido specie nelle piscine, e il grande numero di persone che si allena contemporaneamente, batteri e virus possono trovare incredibilmente qui il luogo perfetto dove proliferare.  Una ricerca condotta nel 2014 in una palestra di Memphs, negli Usa, ha evidenziato che sugli attrezzi ginnici del centro vi erano oltre 25 ceppi di batteri differenti. Un secondo studio, sempre americano, ha rilevato che sui pesi liberi ci sono circa 350 volte più batteri che in un bagno pubblico. E, come in tutti i luoghi pubblici e affollati, non mancano i virus comuni come quelli del raffreddore e dell’influenza.

Come proteggere i propri clienti

In palestra è buona norma che i clienti portino un asciugamano personale da stendere sulle macchine o sui tappetini prima di ogni sessioni di allenamento. E, naturalmente, dopo aver utilizzato gli attrezzi gli sportivi non dovrebbero mai portare le mani agli occhi, alla bocca e in generale al viso prima di averle lavate. Ecco perché negli spogliatoi ci dovrebbe essere sempre un numero adeguato di lavandini e relativi asciugamani.

Asciugamani, ma quali?

Diversi test di laboratorio confermano come l’asciugamani elettrico sia più igienico e sicuro rispetto al sistema con la carta o a quello col rotolo di cotone, assicurando – come dicevamo sopra – un minor impatto batteriologico. Per non parlare del vantaggio ecologico: non si consuma carta – e negli spazi comuni l’uso è smodato – a tutto vantaggio dell’ambiente. Giusto per dare un numero, con un asciugamani elettrico si risparmiano mediamente 24 alberi in 16 anni. Ancora, i più recenti modelli di asciugamani elettrici sono anche a prova di vandalo, al contrario di dispenser e porta salviette di carta. Per le palestre che vogliono installare questi prodotti nei loro locali – prodotti che peraltro non richiedono tempi per riordini e nuovi assortimenti – uno dei nomi di riferimento è Mediclinics, azienda che produce asciugamani elettrici, asciugacapelli da parete e a una vasta gamma di accessori. In particolare, i nuovi modelli Dual o Mach di ultima generazione assicurano tempi di asciugatura inferiori in 15 secondi. Un ulteriore dato che, tradotto in cifre per il proprietario della palestra, significa un risparmio annuo garantito di oltre il 90% rispetto all’uso della carta. Igiene, ordine, pulizia, sicurezza per i clienti e soldi risparmiati: solo vantaggi, nessuna controindicazione.

Soluzioni per la rilevazione delle presenze

Le soluzioni per la rilevazione presenze progettati e realizzati da Cotini srl sono dispositivi di ultima generazione, in grado di assicurare una verifica precisa ed efficace relativamente alla presenza dei dipendenti all’interno degli edifici o locali nei quali viene svolta l’attività lavorativa. I sistemi Cotini srl possono essere sviluppati in base alle specifiche necessità del cliente e sono per questo assolutamente personalizzabili per garantire quel livello di protezione necessario quando si parla di tutela dei lavoratori all’interno dell’area in cui questi prestano servizio. Inoltre, un sistema di rilevazione delle presenze si rivela fondamentale nel caso in cui si presenti una emergenza per la quale si rende necessario evacuare ogni ambiente e dunque diventa prioritario sapere esattamente quante persone si trovano all’interno dell’edificio nel momento in cui l’emergenza dovesse presentarsi.

L’operazione di rilevazione delle presenze è resa veloce grazie a moderni lettori di badge e biometrici: il primo metodo è quello che tutti conosciamo e che consente di avere accesso grazie ad appositi badge, il secondo è invece un sistema che si basa sul riconoscimento delle impronte digitali dell’utente o della biometria del suo viso. Cotini srl ha investito nella tecnologia biometrica, applicata ai sistemi di rilevazione presenze, con grande anticipo rispetto i competitor in Italia, sebbene la tendenza fosse già abbastanza diffusa nel resto del mondo. I sistemi proposti sono dunque all’avanguardia nel settore, e rappresentano uno strumento davvero efficace e assolutamente personalizzabile in base alle specifiche esigenze del cliente. Cotini srl garantisce inoltre assistenza tecnica rapida grazie ad un apposito sistema di ticket che consente al cliente di ricevere nel minor tempo possibile una soluzione, nonché richiedere assistenza generica o informazioni circa procedure relative ai sistemi. Per ogni ticket generato l’utente riceverà una mail con un relativo codice e la possibilità di accedere al portale per verificare lo stato di avanzamento del lavoro relativo alla propria richiesta.

Il futuro del Retail in Italia è digitale

Durante il primo lockdown il digitale è diventato strumento essenziale per la sopravvivenza del commercio. Lo confermano i top retailer italiani che hanno immediatamente investito nello sviluppo di una progettualità ecommerce. Chi invece era già presente online ha potenziato la propria iniziativa consolidando l’infrastruttura logistica, grazie all’apertura di nuovi magazzini e all’utilizzo dei punti vendita a supporto dell’online, mettendo in atto investimenti tecnologici, e assumendo nuovo personale dedicato alle operatività ecommerce. Si tratta di alcune evidenze emerse dall’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano.

La crisi Covid-19 ha prodotto uno shock combinato di domanda e offerta

Con l’allentamento delle restrizioni alla mobilità, i player del commercio  hanno poi introdotto nuove soluzioni tecnologiche in store contingenti all’emergenza, e top retailer e Pmi hanno lavorato per rafforzare l’offerta di metodi di pagamento innovativi e per digitalizzare l’esperienza fisica di acquisto. Anche in Italia, la crisi legata al Covid-19 e il susseguirsi dei decreti governativi hanno prodotto uno shock combinato di domanda e di offerta, e l’instabilità ha reso necessaria una fase di adeguamento e ridimensionamento dell’infrastruttura Retail, con ricadute, non solo nell’immediato, difficili da prevedere.

L’evoluzione digitale dei top retailer

L’88% dei 50 top retailer italiani ha consolidato l’infrastruttura logistica, con l’apertura di nuovi magazzini e l’uso dei punti vendita a supporto dell’online, il 77% ha messo in atto investimenti tecnologici, il 70% ha implementato cambiamenti organizzativi (ad esempio riconversione del personale di negozio a supporto delle attività online), e il 48% ha assunto nuovo personale dedicato alle operatività ecommerce. Ma c’è anche chi ha collaborato con attori esterni per velocizzare il servizio di consegna (42%) e per estendere la propria presenza online (36%). La chiusura dei negozi ha spinto poi a sperimentare nuove modalità di vendita e di dialogo con il consumatore, spesso basate sull’integrazione fra esperienze online e offline. Il 48% dei top retailer ha supportato i clienti tramite app di messaggistica e social network, il 42% ha utilizzato la videochiamata, e il 20% ha sperimentato le piattaforme di live stream shopping.

L’adozione di nuove tecnologie richiede una trasformazione strutturale

L’emergenza sanitaria ha profondamente modificato le modalità e le abitudini d’acquisto dei consumatori. Al Retail è richiesta, dunque, una trasformazione strutturale per recuperare efficienza su tutti i processi e trasferirla in attività ad alto valore aggiunto per i clienti. Il digitale, in tale contesto, può rappresentare un valido alleato. Può infatti supportare i retailer nella riprogettazione del punto vendita in chiave omnicanale e può garantire maggiore prossimità, fisica e funzionale, al consumatore. La centralità, recentemente acquisita, dal digitale richiede però la predisposizione dell’intera macchina organizzativa per gestire il cambiamento.

Arriva la pulsantiera touchless anti-contagio in ascensore

In tempi di pandemia, limitare la diffusione di agenti patogeni è una priorità, e le aziende stanno facendo la loro parte. Sta infatti arrivando sul mercato italiano Daphne PV, la soluzione touchless che permette di attivare i pulsanti dell’ascensore senza toccarli. Si tratta di un sistema basato sull’utilizzo di materiali fotovoltaici su supporti flessibili sviluppato da un ex ricercatore dell’Istituto Italiano di Tecnologia.

Il punto di forza di questa tecnologia è di poter essere utilizzata su ascensori già esistenti a un basso costo, nell’ordine dei 100 euro, e senza bisogno di interventi tecnici complessi. Daphne PV è già stata testata su impianti in funzione in uffici pubblici e privati, ed è stata installata in un ascensore all’interno di Palazzo Mezzanotte a Milano. La soluzione sarà commercializzata nei primi mesi del 2021.

Una pellicola fotovoltaica intelligente

Daphne PV ha preso vita nei laboratori della Ribes Tech, start-up dell’Istituto Italiano di Tecnologia, guidata dall’ex ricercatore IIT, Antonio Iacchetti, ora ceo dell’azienda.  Ma com’è fatta? Si tratta di una pellicola fotovoltaica adattabile a qualsiasi forma, integrata con una scheda elettronica realizzata ad hoc, che applicata alla pulsantiera meccanica esistente la trasforma in touchless. Alle spalle dell’applicazione c’è la tecnologia che consente di stampare con tradizionali stampati rotative, ma con inchiostri speciali, ovvero circuiti elettronici su pellicole in grado di renderle “intelligenti”. Nel caso di Daphne, la pellicola “legge”, registrando la variazione di luce, l’ombra generata dal movimento della mano e attiva la selezione del comando scelto.

Basso costo e facilità di installazione

In pratica, per attivare Daphne basta aggiungere all’impianto pre-esistente la pellicola fotovoltaica e una scheda elettronica e i pulsanti dell’ascensore diventano touchless. “I punti di forza di questa tecnologia sono senza dubbio il basso costo, la facilità di installazione – spiega Antonio Iacchetti – e la conservazione della funzionalità meccanica dei pulsanti. Inoltre, in seguito all’installazione di Daphne non è necessaria alcuna ulteriore certificazione”. Il sistema ora è in fase di installazione presso la sede centrale di Genova dell’Istituto Italiano di Tecnologia.

Il frutto di un lavoro congiunto

Daphne PV è il frutto del lavoro congiunto di Ribes Tech (nata dall’unione delle competenze scientifiche dei ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e dall’esperienza nella stampa di Omet) e dell’azienda Iacchetti, esperta nella progettazione di elettronica embedded. A queste due realtà si è affiancato il produttore di ascensori Millepiani, che ha permesso di testare la soluzione su impianti reali, così si è riusciti a passare dall’idea progettuale alla realizzazione di un dimostratore funzionante e poi a un brevetto.

Stare all’aperto e senza telefonino è l’antidoto alla tristezza da lockdown

L’emergenza sanitaria non è ancora finita, e nonostante l’arrivo del vaccino siamo ancora lontani da una “vera” normalità. Difficile quindi non sentirsi tristi e temere di non riuscire a vedere la fine di questo difficile periodo. Ma come combattere la tristezza di questi lunghi mesi segnati da lockdown, zone rosse, libertà di spostamento comunque limitata, smart working, e tanto tempo trascorso fra le mura domestiche, sempre più connessi, ma sempre più soli? La risposta è semplice: trascorrere del tempo all’aperto, in particolare all’interno di spazi verdi, e spegnere i dispositivi, come tablet e telefonini.

Il livello di felicità è influenzato dal poter uscire e dal tempo passato davanti a uno schermo

È quanto emerge da una ricerca condotta congiuntamente dagli accademici della Anglia Ruskin University nel Regno Unito, della Karl Landsteiner University of Health Sciences in Austria e della Perdana University in Malaysia, pubblicata sul Journal of Happiness Studies. In particolare, il nuovo studio accademico ha esaminato il modo in cui i livelli di felicità durante i periodi di lockdown nazionali erano stati influenzati dal potersi trovare all’aperto, dalla quantità di tempo trascorso davanti a uno schermo, come TV, computer e smartphone, e dalla sensazione di solitudine correlata.

Una ricerca condotta ad aprile, quando era permesso lasciare la casa solo per alcune attività

In concreto, gli studiosi hanno misurato i livelli di felicità in un gruppo di 286 adulti austriaci tre volte al giorno, a intervalli casuali, per un periodo di 21 giorni. Ciò ha permesso ai partecipanti di fornire dati in tempo reale piuttosto che retrospettivamente. Va sottolineato che la ricerca è stata condotta nel mese di aprile 2020, quando ai partecipanti era permesso di lasciare le loro case solo per attività specifiche, che in quel periodo includevano l’esercizio fisico.

All’aperto ci si sente meno soli e si è meno infelici

Dalla ricerca è emerso quindi come i livelli di felicità fossero più alti all’aperto piuttosto che al chiuso. Inoltre, più tempo passato davanti a uno schermo e livelli più elevati di solitudine sono stati entrambi associati a un minor benessere complessivo. Anche l’impatto della solitudine sulla felicità è stato percepito più debole quando i partecipanti si trovavano all’aperto piuttosto che al chiuso, riporta una notizia della redazione Ansa. Il consiglio, quindi, è di approfittare della possibilità di svolgere attività motoria concessa durante le fasi di restrizioni, lasciando però a casa il telefonino.

Arriva il primo Osservatorio italiano sul rapporto tra uomo e tecnologia

OPPO Smart Studies è i nuovo Osservatorio tutto italiano sul modo in cui la tecnologia può migliorare la vita degli individui. Perché “comprendere e anticipare gli scenari odierni e futuri che stanno interessando la fase della nuova normalità è fondamentale”, afferma Li Ming, General Manager di OPPO AED Italia. Curato dal sociologo Francesco Morace, Presidente del Future Concept Lab, il progetto si divide in tre blocchi di ricerca, ognuno accompagnato da un podcast di approfondimento sul rapporto fra uomo e tecnologia in Italia. I podcast sono il frutto del contributo di persone ed esperti che ogni giorno grazie alla tecnologia riescono a vivere una vita migliore.

Trend e scenari per usi e consumi futuri

Il primo capitolo dell’Osservatorio è dedicato a trend e scenari che influenzeranno usi e consumi nei prossimi mesi, e a come tecnologia e smartphone saranno parte integrante di un nuovo approccio alla vita reale e digitale. Il secondo blocco o delineerà invece i micro trend emergenti generati dalla capacità autoriale del pubblico femminile delle diverse generazioni, oltre a proporre, mentre il terzo capitolo individuerà gli elementi attitudinali, le esperienze già acquisite, le fonti conoscitive dell’intelligenza artificiale e dell’internet delle cose e il loro contributo a migliorare la vita quotidiana. Durante l’attività di ricerca dedicata agli scenari futuri relativa al primo blocco sono stati individuati quattro trend, direzioni di pensiero e valori, che plasmeranno la società e il mercato del futuro, e verso cui il nuovo mondo del consumo dovrà rivolgersi per i prossimi anni.

Smartness by smartphone

All’interno dell’Osservatorio questi trend verranno interpretati e declinati tramite la tecnologia e il ruolo dello smartphone, attraverso la cosiddetta smartness by smartphone. Nell’ultimo decennio, infatti, abbiamo assistito a un vero e proprio rovesciamento valoriale, istituzionale, sociale, politico, accompagnato da una accelerata innovazione tecnologica e culminato con l’insorgere di Covid-19.

“La metamorfosi avvenuta nel recente periodo – afferma Morace – ha trasformato la relazione con l’intero sistema dei consumi, del commercio e dei servizi, determinando l’evoluzione dei valori e dei paradigmi sociali e facendo emergere con chiarezza l’esistenza di esperienze che non si possono comprare, come salute, convivialità, serietà, reputazione e affidabilità”.

Un nuovo valore: la prossimità digitale

Secondo Morace, “il cambiamento ha modificato anche il coinvolgimento delle persone nel consumo, con un deciso viraggio verso l’etica del prodotto e la ricerca di esperienze di eccellenza. L’affermazione del digitale durante la pandemia  – continua il sociologo – non ha provocato un crescente isolamento dei soggetti sociali e dei consumatori, al contrario, ha attivato un progressivo avvicinamento tra le persone, ridefinendo le regole stesse della prossimità che è diventata anche tecnologica”.

Ed è attraverso il nuovo valore della prossimità digitale che si rafforzano e si legittimano l’autenticità, la verità dei processi, la sostenibilità. “I dispositivi digitali – conferma Morace -permettono di toccare con mano i benefici e le applicazioni di questi valori”.

La casa dei single d’Italia, più digital e green

Anche le case dei single italiani sono sempre più smart, e come la maggioranza degli italiani anche loro sono sempre più attenti ai temi legati alla sostenibilità ambientale. Con l’emergenza sanitaria anche i single sono sempre più spinti a vivere la propria abitazione, ma chi vive da solo è più propenso a individuare eventuali migliorie per la propria casa, soprattutto quando si trasforma in un ambiente di lavoro.   I single in Italia corrispondono all’11% del campione selezionato da BVA Doxa per l’ultima edizione dell’osservatorio CasaDoxa 2020. Tra loro, il 54% sono uomini, mentre le donne sono il 46%.

Il 71% vive in appartamento

Il 71% dei single vive in appartamento, mentre il 29% in una villetta monofamiliare o in una casa a schiera. Nel 73% dei casi l’abitazione è di proprietà, e chi vive in affitto è il 22%, soprattutto giovani tra i 18 e i 34 anni. Nel complesso, i single italiani si ritengono soddisfatti della casa in cui vivono, che considerano soddisfacente soprattutto se dotata di un posto auto interno (68%), un garage coperto (63%), se è luminosa (57%) e ha spazi adeguati per vivere la propria privacy (56%). Tra le caratteristiche meno soddisfacenti, invece, la solidità (52%), le dimensioni (52%) e le caratteristiche del quartiere (52%).

Smart working e smart home

Per quanto riguarda lo smart working è realtà per il 23% dei single, soprattutto tra chi vive nel Nord Ovest. Rispetto agli spazi della propria abitazione da dedicare al lavoro, il 45% afferma di avere uno spazio o una stanza dedicata, mentre il 41% dichiara di non avere uno spazio fisso.  Il concetto di casa intelligente invece è conosciuto dalla grande maggioranza dei single, anche se prevale chi non resta aggiornato rispetto alle ultime novità (39%). Al contrario, i tech enthusiasts sono l’11%, soprattutto giovani tra i 18 e i 34 anni, mentre nella fascia di età tra i 35 e i 54 anni (26%) si dichiarano attratti dalle nuove tecnologie per la casa, e non vedono l’ora di averle nella propria abitazione.

Più sostenibili, connessi e sportivi

La sostenibilità ambientale è importante anche per i single, con un 52% che ammette di essere più attento ai vari aspetti legati a questo tema rispetto a tre anni fa. Quanto alla dieta mediale dei single, la metà (-13% rispetto al campione totale di CasaDoxa) possiede un servizio di TV on demand, soprattutto Prime Video (30%) e Netflix (20%). L’80% poi è iscritto a qualche piattaforma social, e il 91% ha un profilo Facebook. E lo sport? Quasi 7 single su 10 hanno svolto attività sportiva nell’ultimo anno, e il 51% lo ha fatto restando a casa. Le palestre, invece, sono frequentate almeno una volta al mese dal 34% dei single d’Italia.

Il mercato Cloud in Italia vale 3,34 miliardi, cresce l’adozione nelle Pmi

Nel 2020 il Cloud si è rivelato il miglior alleato per rispondere alla situazione di fragilità a cui la pandemia ha sottoposto il sistema economico e sociale italiano, raggiungendo i 3,35 miliardi di euro, per una crescita del +21%. È quanto emerge dalla decima edizione dell’Osservatorio Cloud Transformation, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano.

“Anche le Pmi più scettiche e meno digitalizzate hanno dovuto adeguarsi per non interrompere del tutto le attività – dichiara Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Cloud Transformation – dinamica che si conferma in un’adozione più ampia, dopo anni di sostanziale stabilità”.

Il Public & Hybrid Cloud è protagonista della crescita

All’interno del mercato Cloud il Public & Hybrid Cloud, ovvero l’insieme dei servizi forniti da provider esterni e l’interconnessione tra Cloud pubblici e privati, si conferma protagonista della crescita, con un +30% e un valore complessivo che raggiunge i 2 miliardi di euro. Un’accelerazione nettamente più rapida rispetto alla media internazionale, che fa registrare un +8% per un mercato che vale 198 miliardi di dollari a livello globale. Anche il Virtual & Hosted Private Cloud registra una buona dinamica (+11%) arrivando a 732 milioni di euro, e i datacenter Automation, ovvero la modernizzazione delle infrastrutture on-premises, subisce un rallentamento rispetto al 2019, crescendo del +6% (583 milioni di euro).

La spesa per settore

In termini di spesa assoluta per settore merceologico, in conseguenza al periodo di lockdown e al blocco delle attività, rallenta leggermente la dinamica del settore Manifatturiero, che si conferma comunque primo nel mix di spesa, con il 24% del mercato complessivo. Seguono per dimensioni il settore Bancario (21%), Telco e Media (15%), i Servizi (10%), Utility (9%), PA e Sanità (8%), GDO e Retail (8%) e Assicurativo (5%). L’emergenza sanitaria ha generato un significativo aumento dell’adozione del Cloud nelle Pmi, che nel 2020 si attesta al 42% contro il 30% registrato nel 2019 e pressoché stabile negli anni precedenti. Il Cloud ha infatti rappresentato una risposta efficace al remote working, velocizzando la digitalizzazione dei processi e dei flussi collaborativi. 

Il Cloud nelle Pmi con l’emergenza sanitaria

Per oltre la metà delle Pmi che utilizzano il Cloud, quest’ultimo ha permesso di mantenere l’azienda operativa e la relazione con i clienti attiva. Questo si traduce in un’accresciuta consapevolezza: infatti, per il 43% delle Pmi che ne utilizzano servizi il Cloud rappresenta il modello di sourcing preferenziale per tutte le nuove iniziative, e per un ulteriore 18% addirittura una strada obbligata.

A fronte di questi segnali positivi, restano preoccupazioni legate alla sicurezza dei dati, all’inaffidabilità della rete, alla complessità di gestione e alla mancanza di competenze sul Cloud. Infatti, il 55% delle Pmi che utilizza il Cloud preferisce la gestione internalizzata delle tecnologie.

Criminalità e Pmi, nel 2019 segnalate 105.000 operazioni di riciclaggio

Nel 2019 sono state segnalate all’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia oltre 105 mila operazioni sospette di riciclaggio, un record mai toccato prima.  Si tratta di presunti illeciti compiuti in massima parte da organizzazioni criminali che cercano di reinvestire in aziende o settori “puliti” i proventi economici derivanti da operazioni illegali. Nel primo quadrimestre 2020 la Uif ha ricevuto 35.927 segnalazioni, con un incremento del 6,3% rispetto allo stesso periodo del 2019.  L’allarme arriva dall’Ufficio studi della CGIA, secondo il quale le organizzazioni criminali fatturano 170 miliardi all’anno, “praticamente lo stesso Pil della Grecia”, commenta il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo.

Un importo che non include i proventi economici provenienti da reati violenti, ma solo da transazioni illecite come contrabbando, traffico di armi, scommesse clandestine, smaltimento illegale dei rifiuti, gioco d’azzardo, ricettazione, prostituzione e la vendita di sostanze stupefacenti.

Meno soldi dalle banche, più ricorso al credito “facile”

La conferma dell’importanza del giro d’affari delle organizzazioni criminali emerge anche dal numero di segnalazioni pervenute in questi ultimi anni all’Uif. In particolare, operazioni economico-finanziarie sospette denunciate a questa Unità da parte degli intermediari finanziari come istituti di credito, uffici postali, notai, commercialisti, gestori di sale giochi, società finanziarie, assicurazioni. Le principali forme tecniche che nel 2019 hanno originato le segnalazioni hanno riguardato in particolar modo, bonifici nazionali, money transfer e le transazioni avvenute in contanti. Secondo l’Ufficio studi della CGIA, l’aumento delle segnalazioni di riciclaggio potrebbe trovare una sua giustificazione nel fatto che in questi ultimi anni gli impieghi bancari alle imprese hanno subito una contrazione molto forte. Pertanto, non è da escludere che avendo ricevuto meno soldi dagli istituti di credito tanti imprenditori, soprattutto piccoli, si siano rivolti a coloro che potevano erogare credito con una certa facilità.

Campania, Lombardia e Liguria le regioni più a rischio

A livello territoriale le Regioni più colpite nel 2019 sono state la Campania (222,8 segnalazioni ogni 100 mila abitanti), la Lombardia (208,1) la Liguria (185,3) e la Toscana (184). Le realtà meno interessate, invece, sono state l’Abruzzo (115,7 ogni 100 mila abitanti), l’Umbria (110,3) e la Sardegna (86,6).

Rispetto al 2018, Sicilia (+26,3%), Molise (+23,8%) e Basilicata (+17,4%) sono state le regioni che hanno registrato le variazioni percentuali di crescita del numero di segnalazioni più importanti. Le uniche regioni in controtendenza sono state invece il Piemonte (-0,5%), la Toscana (-1,6%), l’Umbria (-3,3%) e la Valle d’Aosta (-4,3%).

Prato, Milano e Imperia le province con più segnalazioni di riciclaggio

A livello provinciale le realtà che nel 2019 hanno registrato il più alto numero di segnalazioni giunte all’Unità informazione finanziaria ogni 100 mila abitanti sono state Prato (344,6 ogni 100 mila abitanti), Milano (337,1), Imperia (275,9), Napoli (270,7), Trieste (235,8), Parma (225) e Caserta (209,4).

Quelle meno investite, invece, riguardano L’Aquila (76,9), Chieti (75), Nuoro (46,5) e il Sud Sardegna (45,9). La media nazionale è stata pari a 175,3 ogni 100 abitanti.

Effetto Covid anche sull’uso del contante. Il 43% degli italiani non lo utilizza più

I mesi di lockdown durante la fase più acuta di emergenza da Covid-19 hanno costretto molte persone a cambiare significativamente il modo di vivere, lavorare e comunicare. Questo ha inevitabilmente influenzato anche le modalità con cui le persone effettuano i pagamenti. E non solo di beni e servizi, ma anche il modo di inviare denaro ad amici e parenti. Secondo la ricerca Lost in Transaction di Paysafe, piattaforma nel settore dei pagamenti digitali, quasi un terzo (27%) dei consumatori italiani ha dichiarato di aver trasferito online denaro ad amici o parenti una o due volte durante il primo mese di lockdown. E quasi la metà sostiene che farà più acquisti online nel futuro, anche quando l’emergenza sarà finita completamente.

Ridurre la gestione dei contanti a causa della crisi sanitaria

Secondo la ricerca di di Paysafe, un ulteriore 15% degli italiani ha effettuato più di due trasferimenti nello periodo del lockdown, con l’1% che è arrivato a eseguire questa operazione almeno 11 volte. Tuttavia, per i trasferimenti di denaro non sono stati utilizzati mezzi fisici, ovvero, denaro contante. Il 43% delle persone intervistate, scrive Agi, ha affermato infatti di aver ridotto la gestione dei contanti proprio a causa della crisi sanitaria.

Trasferimenti di denaro online, più rapidi, efficaci e convenienti

Di fatto, il trasferimento di denaro online e la gestione dei servizi di portafoglio digital stanno diventando il canale privilegiato dai consumatori. Anche perché, a causa delle restrizioni globali nella circolazione, la necessità di trasferimenti di denaro a livello internazionale è destinata ad aumentare. Il sondaggio mostra poi come il 31% degli intervistati in Italia abbia utilizzato i portafogli digitali da quando è iniziato il lockdown. Le motivazioni? Secondo la ricerca risulta il modo più rapido, efficace e conveniente di trasferire denaro all’estero.

Più acquisti online per quasi la metà degli italiani

A fronte di chi ha scelto di usare il canale digitale per le transazioni solo un 11% di italiani ha dichiarato che avrebbe utilizzato un metodo di pagamento fisico per inviare denaro all’estero durante la pandemia. La ricerca di Paysafe ha evidenziato quindi come il Covid-19 abbia stimolato un cambiamento digitale anche nel modo in cui i consumatori acquistano e pagano. Ma indietro non si torna, e il 44% degli italiani ha affermato che ridurrà l’utilizzo di contanti anche in futuro, mentre quasi la metà (46%) degli intervistati ha confermato che effettuerà più acquisti online rispetto al pre Covid. Quindi, anche quando i lockdown saranno stati completamente revocati.

La Corte di giustizia europea invalida il Privacy Shield

La Corte Ue ha invalidato il Privacy Shield. La Corte di Giustizia Ue ha infatti dichiarato invalida la decisione della Commissione sull’adeguatezza della protezione offerta dal regime dello scudo Ue-Usa per la privacy. Questo, a causa del rischio rappresentato dai programmi di sorveglianza americani sulla protezione dei dati. Il caso trae origine dalla denuncia di un cittadino austriaco, i cui dati furono trasferiti, in tutto o in parte, da Facebook Ireland verso server appartenenti a Facebook Inc., situati nel territorio degli Stati Uniti, ove sono oggetto di trattamento.

Delusione da parte degli Usa

Gli Usa si sono dichiarati “profondamente delusi” per la decisione della Corte Ue, riporta Ansa. “Stiamo studiando la decisione per comprenderne appieno l’impatto pratico – ha commentato il segretario Usa al Commercio Wilbur Ross -. Speriamo di limitare le conseguenze negative per le relazioni economiche transatlantiche, pari a 7,1 trilioni di dollari, che sono così vitali per i nostri rispettivi cittadini, aziende e governi. I flussi di dati sono essenziali non solo per le aziende tecnologiche, ma anche per le aziende di ogni dimensione in ogni settore – ha aggiunto Ross -. Man mano che le nostre economie continuano il loro recupero post-Covid-19, è fondamentale che le aziende, inclusi gli oltre 5.300 attuali partecipanti allo scudo per la privacy, siano in grado di trasferire i dati senza interruzione, coerentemente con le forti protezioni offerte dal Privacy Shield”.

Una vittoria per gli attivisti della privacy 

Una sentenza, quella dell’istanza con sede a Lussemburgo, arrivata a sorpresa e che di fatto annulla un accordo di trasferimento dati ampiamente utilizzato dall’Ue e dagli Stati Uniti. Secondo la Corte Ue, “ai sensi del regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) il trasferimento dei suddetti dati verso un Paese terzo può avvenire, in linea di principio, solo se il Paese terzo considerato garantisce a tali dati un adeguato livello di protezione”, si legge nella decisione dei giudici. L’annullamento del Privacy Shield però è una vittoria per gli attivisti della privacy, che da tempo accusano gli Stati Uniti di pratiche invasive di sorveglianza inammissibili da applicare anche sui cittadini europei. 

Un duro colpo al business delle grandi aziende tecnologiche

La decisione dei giudici potrebbe creare diversi problemi alle multinazionali americane ed europee, soprattutto tecnologiche, che proprio sul trasferimento di questi dati, e sul loro utilizzo, fondano buona parte del loro business, riporta Agi. La sentenza, ad esempio, potrebbe costringere società come Facebook, Apple o Google a dover ripensare la propria strategia industriale, o ad affrontare costi notevoli per la creazione di centri per la raccolta dati in Europa. 

Italia leader per green jobs, Milano nella top 10 mondiale

Milano non è solo la capitale italiana della moda e del design ma, forse un po’ a sorpresa, lo è anche per quanto riguarda i cosiddetti green jobs, ovvero tutte le professioni legate alla sostenibilità. Un bel primato per il capoluogo lombardo, che si piazza al settimo posto nella Top 10 mondiale delle città con la più alta concentrazione di lavoratori nell’ambito della sostenibilità. Lo rilevano i nuovi dati di LinkedIn secondo i quali il numero di professionisti nel campo della sostenibilità aumenta anche in Europa con un +13% nell’ultimo anno, registrando un incremento maggiore della media globale del 7,5%. E anche la domanda di green jobs è cresciuta, con un aumento dei posti di lavoro legati alla sostenibilità in Europa pari al 49%.

L’analisi effettuata monitorando gli annunci di lavoro

Per arrivare a questi dati, LinkedIn – il principale social network professionale globale – ha analizzato il numero di annunci di lavoro legati alla sostenibilità sulla sua piattaforma, nonché i membri che hanno incluso in qualche modo la parola sostenibilità nella descrizione del loro ruolo aziendale. Da questa analisi sono emerse così le capitali delle professioni sostenibili, ovvero quelle con la più alta concentrazione di richieste e offerte di specialisti di questo specifico settore. Le 10 città più votate ai green jobs sono pertanto, nell’ordine: Stoccolma, Helsinki, Amsterdam, Zurigo, Vancouver, Londra, Milano, Auckland, Melbourne, Australia e Washington. Un bel successo per il nostro Paese.

Un effetto positivo della crisi sanitaria

Commentato l’ottima performance di Milano, Mariano Mamertino, Senior Economist di LinkedIn ha detto: “Guardando al futuro, una delle poche conseguenze positive legate all’attuale crisi sanitaria è da riscontrarsi nel settore della sostenibilità. La crisi ha contribuito a ridurre l’inquinamento, e ciò potrebbe dare una certa carica a iniziative relative alla sostenibilità ambientale, che erano necessarie da tempo. E da questo punto di vista, le amministrazioni locali di città come Milano, Manchester o Liverpool hanno già annunciato dei piani volti a ripensare le modalità con le quali queste città possono essere più rispettose dell’ambiente”. Per quanto riguarda invece l’analisi dei dati, Mamertino osserva che “abbiamo registrato un aumento del 13% del numero di professionisti della sostenibilità in tutta Europa, così come un +49% della domanda di lavori verdi nell’ultimo anno. Aldilà dei nostri dati, le iniziative recentemente annunciate da diverse amministrazioni pubbliche ci danno prova del peso e della particolare attenzione che ci aspettiamo sarà data al tema della sostenibilità anche in futuro”.