Idee per migliorare l’arredamento del tuo Living

Realizzare il living perfetto per casa è sempre difficile, perché le variabili in gioco sono veramente tante e molto dipende anche dall’effetto finale che intendi ottenere. Ad ogni modo di seguito trovi alcuni consigli che ti aiuteranno a valorizzare al meglio questo ambiente di casa così importante.

Il bianco ed il nero

Una combinazione di bianco e nero è in grado di apportare un contributo di eleganza e raffinatezza nel tuo Living. Aggiungendo anche qualche opera d’arte e uno o più quadri d’autore creerai un bellissimo ambiente ed un effetto particolarmente riposante in cui invitare i tuoi ospiti e trascorrere del tempo con loro.

Il legno

Se ciò che stai cercando di fare è ottenere un effetto particolarmente ricercato e raffinato, il legno è un materiale che non può mancare nel tuo soggiorno. Il legno infatti dà sempre la sensazione di cura e benessere, sia che si trovi nel pavimento o nel soffitto, così come in una libreria o altro complemento d’arredo.

I tuoi ricordi

Personalizzare il tuo living aggiungendo dei ricordi come ad esempio delle fotografie o ritratti artistici dei componenti della famiglia è un qualcosa di meraviglioso ed in grado di apportare valore. Ricorda per questo che aggiungere dei ricordi alla tua stanza contribuirà a renderla più bella e accogliente.

Il tavolo

Il tavolo è probabilmente l’elemento principale del tuo living ed è qui che si posano gli occhi di tutti gli ospiti quando entrano. Oggi esistono meravigliosi tavoli di design che sono in grado di svolgere una duplice funzione: da un lato infatti offrono chiaramente sostegno e appoggio per cenare o posare degli oggetti, d’altra parte i tavoli di design rappresentano delle vere e proprie opere artistiche sempre esposte ed in grado di raccontare attraverso le proprie forme tutta la capacità e l’espressività dell’artigiano che li ha realizzati.

Inferriate di sicurezza per difendersi dai furti

Alcune ricerche hanno recentemente dimostrato come il numero di casi di furti in appartamento sia sensibilmente aumentato durante la crisi legata alla pandemia. È in crescita dunque il numero di effrazioni e di intrusioni all’interno di appartamenti e negozi se si effettua un rapido confronto con lo stesso periodo relativo allo scorso anno.

Un problema economico ma anche affettivo

Questo rappresenta un problema duplice in quanto sicuramente da una parte c’è da considerare il problema legato alla perdita economica, che può essere anche ingente soprattutto per quel che riguarda eventuali esercizi commerciali, ma d’altra parte bisogna considerare anche l’aspetto affettivo che ci lega a determinati beni che possono essere sottratti in caso di furto.

Tutti noi infatti tendiamo a pensare che casa nostra sia un ambiente sicuro e inviolabile all’interno del quale le cose e le persone sono sempre al sicuro.  Purtroppo sappiamo in realtà che non è così e c’è dunque bisogno di individuare tutte quelle soluzioni alternative che ci consentono di mettere in sicurezza gli ambienti in cui viviamo o lavoriamo, così da garantire sempre il massimo della protezione a tutti i nostri beni più cari o alle eventuali attrezzature che adoperiamo per lavorare.

Le inferriate di sicurezza per porte e finestre

Da questo punto di vista le inferriate di sicurezza rappresentano la soluzione più efficace in quanto costituiscono una barriera che fisicamente impedisce ad eventuali malintenzionati di poter accedere. Parliamo di inferriate realizzate in ferro che sono assolutamente difficili da superare se non impossibili.

Ci sono chiaramente inferriate per ogni tipo di apertura: quelle fisse, per quel che riguarda ad esempio le finestre, e le inferriate apribili per quel che riguarda porte e altre aperture dalle quali solitamente si entra e si esce.

Non più la paura di essere svaligiati dunque, ma tutta la tranquillità di sapere che le inferriate di ferro proteggono egregiamente i propri beni.

Bevi bene anche al lavoro grazie ai distributori d’acqua IWM

Se per il tuo ufficio hai scelto di adottare il sistema dei boccioni d’acqua per consentire a tutti i lavoratori di potersi dissetare, molto probabilmente sei costretto a far fronte ad alcuni problemi che questo tipo di erogatori d’acqua comportano. Diciamo innanzitutto che il loro peso è notevole e non è dunque agevole fare rifornimento e portare decine di boccioni al piano desiderato o sistemarle in attesa che vengano utilizzate. Spesso inoltre, l’acqua dei boccioni ha un sapore poco gradevole che rende il dissetarsi meno piacevole di quello che dovrebbe essere. Infine, bisogna considerare i costi e le risorse da impiegare per smaltire correttamente i boccioni stessi dopo l’utilizzo, secondo quanto previsto dalle normative della regione in cui si opera. A questi svantaggi si aggiunge una questione meramente economica considerando che il costo al litro dei boccioni è decisamente molto più elevato rispetto quello che è il costo dell’acqua di rubinetto.

Se riconosci in questa descrizione alcuni problemi legati ai boccioni d’acqua che ti riguardano da vicino, considera che oggi il distributore acqua ufficio commercializzato da IWM è in grado di risolvere i tuoi problemi consentendo a tutti di poter bere con piacere l’acqua del rubinetto. Grazie alla tecnologia ad osmosi inversa infatti, l’acqua sarà perfettamente purificate, per essere successivamente re-mineralizzata e resa dunque ottima sia per quel che riguarda le caratteristiche organolettiche che per quanto riguarda il sapore. In base al gusto dei lavoratori inoltre, l’acqua potrà essere più o meno fredda, ma anche calda o gasata se lo si preferisce. È dunque una soluzione ecologica e che al tempo stesso consente di risparmiare rispetto la costosa acqua dei boccioni, per cui il consiglio è quello di contattare il numero verde 800.685.540 per parlare direttamente con un consulente IWM ed individuare la soluzione più adatta al proprio ufficio.

Xagon Man | Indossa la creatività

Il brand Xagon Man vanta un’esperienza trentennale nell’ambito del Pronto Moda interamente Made in Italy, in grado di coniugare resa estetica ad una qualità del prodotto che rendono questo marchio in cima alla lista dei desideri di tutti coloro i quali amano vestire seguendo le tendenze del momento, e dare una immagine di sé curata e alla moda. Proprio la ricerca stilistica e la voglia di stupire sono alla base del concept Xagon Man, fattori che rendono ogni sua creazione facilmente identificabile ed in grado di personalizzare e completare con eleganza il proprio outfit. Ecco dunque svelato il segreto del successo di un brand che ha conquistato importanti fette di mercato e consensi tra i consumatori, in maniera trasversale abbracciando ogni fascia d’età, ponendosi in una posizione predominante al punto tale da diventare la prima scelta di tutti coloro i quali hanno colto il suo spirito creativo ed originale.

Revolution Concept Store è il negozio online in cui puoi trovare tantissimi prodotti Xagon Man per arricchire il tuo outfit e mostrare orgogliosamente il modo in cui affronti la vita. Su tutti bellissime cinture, maglie, t-shirts e sneakers che ti aiuteranno a rendere il tuo abbigliamento decisamente più curato ed in linea con le tendenze del momento. Ciascun prodotto presenta una esauriente galleria fotografica che mostra ogni singolo dettaglio del capo o dell’accessorio che si sta visionando, più importanti dettagli aggiuntivi circa i tessuti e le caratteristiche specifiche. È possibile usufruire della spedizione gratuita raggiungendo un certo importo di spesa, e decidere di pagare tramite Paypal o direttamente alla consegna della merce grazie al contrassegno. Tra gli accessori più apprezzati per completare un acquisto, o per una idea regalo veramente utile e gradita, vi è l’ottimo Xagon Man x-black, un profumo le cui note di limone e agrumi ti regaleranno una piacevole sensazione di freschezza.

In palestra in sicurezza e… rispettando l’ambiente

Il business del wellness non sembra conoscere battute d’arresto. Sono sempre di più, infatti, le persone che dedicano gran parte del proprio tempo libero alla cura del corpo e dedicandosi a sport e allenamenti in palestra. Uno stile di vita corretto, come affermano tutti i medici: attività fisica e alimentazione sana sono infatti il passe-partout per una vita lunga e sana. Eppure, nonostante l’aumento esponenziale di centri fitness in tutta Italia, nell’ultimo periodo si sono accesi i riflettori anche sui potenziali rischi prodotti dal frequentare una palestra. Un’allerta della quale i titolari o gestori di centri sportivi non possono non tenere conto.

Quando l’attrezzo è una minaccia 

Recenti studi condotti negli Stati Uniti hanno evidenziato che, anche nelle palestre più attente a rispettare tutte le norme previste dalla legge, il numero di microorganismi è davvero altissimo. Complice il clima, caldo-umido specie nelle piscine, e il grande numero di persone che si allena contemporaneamente, batteri e virus possono trovare incredibilmente qui il luogo perfetto dove proliferare.  Una ricerca condotta nel 2014 in una palestra di Memphs, negli Usa, ha evidenziato che sugli attrezzi ginnici del centro vi erano oltre 25 ceppi di batteri differenti. Un secondo studio, sempre americano, ha rilevato che sui pesi liberi ci sono circa 350 volte più batteri che in un bagno pubblico. E, come in tutti i luoghi pubblici e affollati, non mancano i virus comuni come quelli del raffreddore e dell’influenza.

Come proteggere i propri clienti

In palestra è buona norma che i clienti portino un asciugamano personale da stendere sulle macchine o sui tappetini prima di ogni sessioni di allenamento. E, naturalmente, dopo aver utilizzato gli attrezzi gli sportivi non dovrebbero mai portare le mani agli occhi, alla bocca e in generale al viso prima di averle lavate. Ecco perché negli spogliatoi ci dovrebbe essere sempre un numero adeguato di lavandini e relativi asciugamani.

Asciugamani, ma quali?

Diversi test di laboratorio confermano come l’asciugamani elettrico sia più igienico e sicuro rispetto al sistema con la carta o a quello col rotolo di cotone, assicurando – come dicevamo sopra – un minor impatto batteriologico. Per non parlare del vantaggio ecologico: non si consuma carta – e negli spazi comuni l’uso è smodato – a tutto vantaggio dell’ambiente. Giusto per dare un numero, con un asciugamani elettrico si risparmiano mediamente 24 alberi in 16 anni. Ancora, i più recenti modelli di asciugamani elettrici sono anche a prova di vandalo, al contrario di dispenser e porta salviette di carta. Per le palestre che vogliono installare questi prodotti nei loro locali – prodotti che peraltro non richiedono tempi per riordini e nuovi assortimenti – uno dei nomi di riferimento è Mediclinics, azienda che produce asciugamani elettrici, asciugacapelli da parete e a una vasta gamma di accessori. In particolare, i nuovi modelli Dual o Mach di ultima generazione assicurano tempi di asciugatura inferiori in 15 secondi. Un ulteriore dato che, tradotto in cifre per il proprietario della palestra, significa un risparmio annuo garantito di oltre il 90% rispetto all’uso della carta. Igiene, ordine, pulizia, sicurezza per i clienti e soldi risparmiati: solo vantaggi, nessuna controindicazione.

Soluzioni per la rilevazione delle presenze

Le soluzioni per la rilevazione presenze progettati e realizzati da Cotini srl sono dispositivi di ultima generazione, in grado di assicurare una verifica precisa ed efficace relativamente alla presenza dei dipendenti all’interno degli edifici o locali nei quali viene svolta l’attività lavorativa. I sistemi Cotini srl possono essere sviluppati in base alle specifiche necessità del cliente e sono per questo assolutamente personalizzabili per garantire quel livello di protezione necessario quando si parla di tutela dei lavoratori all’interno dell’area in cui questi prestano servizio. Inoltre, un sistema di rilevazione delle presenze si rivela fondamentale nel caso in cui si presenti una emergenza per la quale si rende necessario evacuare ogni ambiente e dunque diventa prioritario sapere esattamente quante persone si trovano all’interno dell’edificio nel momento in cui l’emergenza dovesse presentarsi.

L’operazione di rilevazione delle presenze è resa veloce grazie a moderni lettori di badge e biometrici: il primo metodo è quello che tutti conosciamo e che consente di avere accesso grazie ad appositi badge, il secondo è invece un sistema che si basa sul riconoscimento delle impronte digitali dell’utente o della biometria del suo viso. Cotini srl ha investito nella tecnologia biometrica, applicata ai sistemi di rilevazione presenze, con grande anticipo rispetto i competitor in Italia, sebbene la tendenza fosse già abbastanza diffusa nel resto del mondo. I sistemi proposti sono dunque all’avanguardia nel settore, e rappresentano uno strumento davvero efficace e assolutamente personalizzabile in base alle specifiche esigenze del cliente. Cotini srl garantisce inoltre assistenza tecnica rapida grazie ad un apposito sistema di ticket che consente al cliente di ricevere nel minor tempo possibile una soluzione, nonché richiedere assistenza generica o informazioni circa procedure relative ai sistemi. Per ogni ticket generato l’utente riceverà una mail con un relativo codice e la possibilità di accedere al portale per verificare lo stato di avanzamento del lavoro relativo alla propria richiesta.

La riscoperta dell’agricoltura nella youth economy

Per i più giovani la sostenibilità ambientale e la lotta al riscaldamento globale rappresentano le priorità nell’agenda italiana del futuro prossimo e l’agricoltura, in particolare, è il settore che prima e meglio degli altri ha interpretato queste urgenze. Sono queste le risposte espresse dalle generazioni più giovani: si esprime così infatti il 60% della GenZ (composta dai 15-24enni), che ritiene che gli agricoltori abbiano operato per rendere la filiera del cibo sostenibile, e il 48% dei Millennial. Lo rivela il il 3° numero dell’Osservatorio del mondo agricolo, dal titolo “La riscoperta dell’agricoltura nella youth economy” realizzata dalla Fondazione Enpaia (l’Ente Nazionale di Previdenza per gli Addetti e per gli Impiegati in Agricoltura) e il Censis. Lo studio fotografa il nuovo rapporto dei giovani con la terra, con la produzione e il consumo del cibo, con l’impresa e il lavoro in agricoltura. E nell’Italia post pandemia sono proprio loro, i Millennial, nati tra metà degli anni Ottanta e metà del decennio successivo e la Generazione Z, nata tra metà degli anni Novanta e metà degli anni Zero, i più pronti a  rilanciare i valori di un’agricoltura sostenibile nel perimetro della youth economy.

Un’opportunità occupazionale

Oltre all’aspetto etico, c’è anche quello riferito alle opportunità lavorative. Per i giovani, infatti, l’agricoltura sostenibile rappresenta un’occasione occupazionale. L’88,7% degli intervistati ha infatti dichiarato che attraverso l’agricoltura sia possibile creare occupazione di qualità, con valori che arrivano all’89,5% tra i giovanissimi della GenZ. Per il 51,7% dei giovani il settore agricolo si rilancerà prima degli altri nel post Covid-19 e per l’82% – è l’l’85% nella GenZ – questa ripresa sarà decisiva in altri ambiti oggi in difficoltà, come il turismo e la filiera del food. 

Giovane è hi-tech, così è l’agricoltura “buona”

Sempre di più l’agricoltura in cui operano i giovani è un’industria caratterizzata da un’alta intensità tecnologica, e le aziende attive in questo comparto  hanno sfruttato tecnologie sempre più sofisticate. Pertanto, è necessario concentrarsi sull’innovazione tecnologica per aiutare lo sviluppo del mondo rurale. Per i giovani, la sostenibilità rimane lo standard a cui fare riferimento per l’eccellenza economica e sociale. Infatti, tenuto conto del Covid-19, il 62,8% degli intervistati presterà maggiore attenzione alla riduzione degli sprechi. Il rapporto tra GenZ (60,7%) e Millennial (63,5%) è simile; il 46,4% farà la raccolta differenziata, mentre il 32,2% acquisterà prodotti locali e a chilometro zero per limitare l’inquinamento. Infine, il 32,1% delle persone eviterà di acquistare prodotti in plastica (43,8% tra la GenZ e 27,9% tra i Millennial).

Il digitale mette il turbo alle PMI, ma la strada è ancora lunga

Il 2020 è stato l’anno in cui le aziende, anche quelle piccole e medie, si sono dovute reinventare per poter sopravvivere alle tante limitazioni imposte dal Covid-19. Si tratta di un numero importante di attività, dato che le circa 220 mila PMI (imprese con un numero di addetti compreso tra 10 e 249, con meno di 50 milioni di euro di fatturato) costituiscono un pilastro del tessuto imprenditoriale italiano, rappresentando il 41% del fatturato nazionale, il 38% del valore aggiunto ed il 33% degli occupati. Durante la pandemia, il digitale è stato una vera e propria ancora di salvezza per queste realtà, spingendo forzatamente le PMI verso le tecnologie digitali. Come ha spiegato Andrea Rangone, Responsabile Scientifico degli Osservatori Digital Innovation “Nella sua drammaticità, la pandemia ha costretto le PMI a riflettere sulla loro visione di futuro, portandole sempre più ad abbracciare il digitale come strumento di sviluppo. Sul campione analizzato, le PMI più mature digitalmente mostrano una più elevata resilienza e produttività: risultano avere in media prestazioni economiche migliori rispetto alle altre in termini di utile netto (+28%), margine di profitto (+18%), valore aggiunto (+11%), ed EBITDA (+11%), oltre ad avere riscontrato minori rallentamenti operativi quando si è verificata l’emergenza da Covid-19”.

La spinta dovuta alla crisi

“Nell’ultimo anno, infatti, la crisi ha rappresentato per le PMI una spinta obbligata verso quegli strumenti digitali che aiutassero da un lato a portare avanti l’operatività aziendale e, dall’altro, a sostenere i fatturati in forte contrazione” emerge dalla survey realizzata in collaborazione con Capterra. Le piccole e medie imprese che si sono attivate nel commercio elettronico sono storicamente rimaste indietro rispetto alle grandi aziende e alle controparti europee, ma negli ultimi mesi sono aumentate di oltre il 50% rispetto al periodo precedente al Covid: tale incremento è dovuto principalmente alla maggiore presenza sulle piattaforme e-commerce di terze parti, alle quali le PMI si sono rivolte per la possibilità di attirare nuovi clienti durante la chiusura obbligatoria dei canali fisici.

E-commerce al centro degli investimenti

Per 4 PMI su 20, inoltre, il commercio elettronico sarà al centro degli investimenti nel 2021. La diffusione dello smartworking, del lavoro a distanza, la pratica della rotazione dei dipendenti e la necessità di isolamento sociale hanno portato a un aumento del tasso di adozione di soluzioni digitali per lo scambio di dati e informazioni aziendali. Ancora, nove PMI su dieci gestiscono elettronicamente i loro documenti aziendali, però nell’ultimo periodo è cresciuto esponenzialmente  l’utilizzo dei servizi in Cloud.

Italiani e pensione, un desiderio quasi impossibile

Quali sono le opinioni degli italiani riguardo alla pensione? Quali le aspettative e i desideri? A quanto pare i nostri connazionali hanno una fiducia irrealistica sulla pensione, tanto che il 76% vorrebbe poter smettere di lavorare prima dell’età pensionabile e i ventenni vorrebbero avere l’assegno a 55 anni. E se il 30% dei cinquantenni non ci ha mai neanche pensato, tra chi invece lo ha fatto il 29% indica 60 anni. Inoltre, tra coloro che dichiarano di sapere quando andranno in pensione, un terzo afferma 67 anni, e i ventenni vorrebbero poter smettere di lavorare addirittura a 55 anni.

Si tratta di alcune evidenze emerse da una ricerca a cura di Moneyfarm e Progetica.

Aspettative e realtà non coincidono

Secondo la ricerca, se i 70 anni sono indicati come età probabile da un numero piuttosto esiguo di persone, mentre un buon numero (32%) dovrà lavorare fino a 5 anni in più rispetto alle proprie attese, il 26% dovrà lavorare tra 6 e 10 anni in più rispetto alle attese, e il 17% addirittura oltre 10 anni in più. Inoltre, solo per il 18% dei casi il desiderio “quando vorrei smettere di lavorare” e la realtà, “quando potrò davvero andare in pensione”, coincidono. La stragrande maggioranza, il 76%, vorrebbe poter smettere di lavorare prima dell’età della pensione.

Cinque persone su 10 non sanno a quanto ammonterà l’assegno

L’ottimismo si smorza sull’ammontare dell’assegno: solo un 3% pensa che avrà una pensione più alta dei propri desideri, mentre per il 90% la pensione sarà più bassa rispetto ai propri desideri. Il dato allarmante, secondo Moneyfarm, è che 5 persone su 10 non sanno quanto percepiranno di pensione, riporta Adnkronos. Dalla ricerca, “si evince un pericoloso presentismo, che lascia ancora ben poco spazio alla pianificazione – si legge nella ricerca -. Il futuro non è sufficientemente tenuto in considerazione nelle scelte di investimento, e in particolar modo, in quelle legate alla pensione. La mancanza di una cognizione realistica riguardo le tempistiche della pensione porta le persone a fare scelte sbagliate”.

Un ottimismo ingiustificato da parte dei risparmiatori

“Nonostante alcune evidenze siano ormai da anni sulla bocca di tutti e nonostante i numerosi interventi legislativi, da questa ricerca emerge un ottimismo purtroppo ingiustificato da parte dei risparmiatori italiani – spiega Giovanni Daprà, co-fondatore e amministratore delegato di Moneyfarm -. La consapevolezza è il primo passo per fare la scelta giusta: investire. A maggior ragione, quando gli incentivi fiscali destinati a chi decide di investire per la pensione sono così interessanti”.

L’occupazione in Italia, uno studio di Eurispes

Tra il 2010 e il 2020 in Italia sono stati creati 376,91mila nuovi posti di lavoro (+1,67%): un aumento dell’occupazione che però non è stato omogeneo all’interno del Paese. Se infatti il Mezzogiorno ha visto una diminuzione di 105,28mila posti di lavoro (-1,71%) il Centro ha aumentato gli occupati di 168,59mila unità, e il Nord di 313,60mila. Inoltre, se a partire dal 2013 in tutto il Paese si è riscontrata una crescita costante, interrotta nel 2020 a causa dell’emergenza da Covid-19, nel Mezzogiorno tale crescita non è riuscita a compensare il brusco calo avvenuto tra il 2013 e il 2014. Si tratta di alcuni risultati emersi da uno studio Eurispes sull’andamento temporale e territoriale dei dati sull’occupazione.

L’analisi a livello territoriale dal 2010 al 2020

Se si esaminano le dinamiche occupazionali nelle singole regioni emerge un quadro più variegato rispetto alla classica dicotomia Nord-Sud. In base alle caratteristiche dell’andamento temporale degli occupati, si possono catalogare le regioni in 5 gruppi, che risultano essere eterogenei rispetto alla collocazione geografica. Il primo gruppo è quello delle regioni più virtuose, che hanno avuto una crescita costante e lineare per tutto il periodo d’osservazione. Il gruppo è composto da Lombardia, dove i posti di lavoro sono aumentati di 226,78mila (+5,43%), Lazio (+143,11mila posti, +6,52%), Trentino-Alto Adige (+24,77 mila occupati +5,33%), ed Emilia- Romagna (+83,27mila unità, +4,37%).

Il Friuli-Venezia Giulia è l’unica regione che non ha visto un calo nel 2020

Nel secondo gruppo ci sono altre regioni che hanno visto un aumento nei posti di lavoro, ma che, a differenza delle prime, hanno iniziato la crescita solo tra il 2013 e il 2015. Sono quindi regioni in espansione, ma meno resilienti rispetto al primo gruppo. Ne fanno parte Toscana (+45,8mila, +2,98%), Veneto (+32,95mila posti, +1,58%), e Friuli-Venezia Giulia (+9,80mila, +1,94%), l’unica regione che non ha visto un calo nell’anno della pandemia. Nel terzo gruppo invece, rientrano le regioni che hanno dimostrato di essere resilienti senza mostrare capacità di crescita, riuscendo a tornare ai livelli precedenti la crisi, ma senza un significativo aumento dei posti di lavoro. Si tratta di Basilicata, Campania, Umbria e Abruzzo.

In Sicilia i livelli occupazionali sono diminuiti in termini assoluti e relativi

Il quarto gruppo riunisce le regioni che non sono state in grado di recuperare i livelli occupazionali precedenti la crisi economica. Sono quindi regioni che rispetto al 2010 hanno perso posti di lavoro piuttosto che crearli, come Puglia (-0,05%), Molise (-0,72%), Sardegna (-3,66%), Piemonte (-2,13%), Marche (-3,22%) e Calabria (-6,14%). Nell’ultimo gruppo ci sono poi le regioni il cui livello occupazionale è rimasto vicino a quello della crisi dei debiti sovrani. Appartengono a questo gruppo le regioni che hanno perso il maggior numero di posti di lavoro negli ultimi 10 anni: Liguria (-3,65%), Valle d’Aosta (-4,56%), e Sicilia, la regione dove i livelli occupazionali sono diminuiti più significativamente, sia in termini assoluti sia in termini relativi (-6,47%).

Le 10 caratteristiche del ceo di successo nel 2021

La pandemia ha introdotto nuovi stili di leadership e nuove modalità per guidare e gestire i team. Ha fatto emergere anche nuove esigenze per le aziende, che devono guardare oltre la crisi con scelte coraggiose e lungimiranti. In questo scenario, Keystone, linea di business di Randstad dedicata alla ricerca e selezione di profili executive, ha stilato il decalogo delle caratteristiche del ceo di successo nel 2021.

“L’esperienza della pandemia, da un lato ha accelerato alcune tendenze in atto da tempo in ambito organizzativo, dall’altro ha portato alla luce alcuni valori quasi inediti nelle aziende – afferma Sandro Sereni, founder e partner di Keystone executive search -. Il ceo di successo oggi è un leader riconosciuto, di comprovate capacità e competenze, che porta risultati con tutto il team, capace di delega e di fiducia, che valorizza il talento e sa apprendere dall’esperienza per guardare lontano”.

Conoscere il business, essere ispiratore e vicino alle persone

Ma quali sono le caratteristiche del ceo di successo nel 2021? Prima di tutto conoscere il business: la condizione imprescindibile per guidare un’azienda.

Oggi non basta più saper muovere le leve finanziarie, ma conoscere a fondo le regole che governano la produzione, la distribuzione e il marketing.

Il ceo deve essere anche ispiratore, coinvolgendo i collaboratori sui valori e la cultura aziendale. E deve essere vicino alle persone. Per essere riconosciuto come un leader, il ceo deve conoscere i suoi collaboratori e parlare il loro stesso linguaggio.

Portare visione, avere uno stile di leadership inclusivo, valorizzare il talento

Il ceo ha il dovere di guardare oltre l’esistente. Nella sfida della pandemia deve affrontare il presente e indirizzare l’azienda nel medio-lungo periodo con uno stile di leadership inclusivo. La sfida della pandemia ha rafforzato il concetto di alleanza per un progetto comune, e oggi il ceo di successo è quello che ottiene risultati grazie al lavoro dei suoi collaboratori, infondendo fiducia e sapendo delegare. E se a fare davvero la differenza è il team, il ceo deve valorizzare il talento che è in ogni persona e far sì che sia realmente messo a disposizione dell’organizzazione. Come? Stimolando la crescita individuale, promuovendo upskilling e reskilling a ogni livello aziendale.

Creatività, benessere, credibilità e sapersi mettersi in discussione

Il ceo deve impegnarsi a promuovere l’imprenditorialità attraverso le idee, la creatività e la passione. Deve anche curare il benessere e la sicurezza delle persone, ed è fondamentale che sia riconosciuto come guida dell’azienda. Questo, grazie a una credibilità fondata su autorevolezza, serietà, affidabilità e coerenza: la reputazione si costruisce nel tempo, tramite l’immagine, il racconto di sé e il curriculum. Una delle soft skills più importante per ogni manager però è la capacità di mettersi in discussione. Nella vita del ceo questo significa dimostrarsi aperto al cambiamento e disponibile ad apprendere nuove conoscenze, attraverso un continuo reskilling nel corso della carriera.

Non solo smart worker, servono anche smart manager

È da un anno che la maggior parte delle imprese italiane ha imparato a misurarsi con lo smart working. Se all’inizio della pandemia si è trattato di improvvisare con il passare dei mesi, caratterizzati dalle misure messe in atto per contenere il diffondersi del virus, il lavoro a distanza è diventato sempre più un processo regolato e pianificato. Ed è stata propria la ricerca di una maggior efficacia nel lavoro a distanza a sottolineare il fatto che il lavoro da remoto emergenziale in realtà non è vero smart working. Affinché si possa effettivamente parlare di quello che la legge italiana definisce “lavoro agile” è infatti necessario assicurare maggiore libertà al dipendente. Non basta insomma lavorare da casa per fare uno smart worker.

Servono orari flessibili e strumenti digitali avanzati per lavorare da casa

Servono quindi anche orari flessibili e strumenti digitali avanzati per facilitare il compito al di fuori dell’ufficio. Ma non solo, come puntualizza Carola Adami, ceo di Adami & Associati, per rendere davvero possibile ed efficace lo smart working è necessario poter contare su manager altrettanto “smart”. “Durante il lockdown del 2020 abbiamo assistito a un lavoro a distanza imposto, e non liberamente scelto dalle aziende o dai dipendenti – spiega l’head hunter – mentre oggi si parla di un processo più ragionato, in cui è effettivamente possibile ripensare al metodo di lavoro aziendale. I primi a dover cambiare passo da questo punto di vista sono i manager, i quali devono essere in grado di gestire in modo efficace i propri team anche da remoto”.

Allenare la squadra a lavorare per obiettivi e per risultati

“Per raggiungere questo obiettivo il cosiddetto smart manager deve riuscire ad allenare la squadra a lavorare per obiettivi e per risultati – continua Adami – sostituendo i vecchi schemi fatti di orari e di mansioni graniticamente definite”. Il passaggio più delicato, afferma l’head hunter, potrebbe essere “quello di equilibrare in modo corretto il controllo della persona con quello dei risultati, lavorando sul rapporto di fiducia con i sottoposti”. Gestire questo nuovo modello di lavoro, per i manager, significa controllare il proprio team in modo differente, imparare a delegare più di quanto fatto in passato, e impegnarsi a mantenere il contatto continuo con tutta la squadra, attraverso chiamate individuali o meeting di pianificazione, fondamentali in caso di assenza fisica.

Ai manager di oggi sono richieste ulteriori soft skills

“Ai manager, al giorno d’oggi e in un contesto come quello che stiamo imparando a conoscere, sono richieste ulteriori soft skills, e in particolare una marcata capacità di adattamento”, sottolinea Carola Adami, aggiungendo che “chi è chiamato a gestire un team in questo mondo sempre più digital e dinamico deve essere capace di avere una visione d’insieme e, nel medesimo momento, essere in grado di analizzare il dettaglio, mantenendo sempre il proprio focus pur all’interno di uno scenario frammentato”.

Il futuro del Retail in Italia è digitale

Durante il primo lockdown il digitale è diventato strumento essenziale per la sopravvivenza del commercio. Lo confermano i top retailer italiani che hanno immediatamente investito nello sviluppo di una progettualità ecommerce. Chi invece era già presente online ha potenziato la propria iniziativa consolidando l’infrastruttura logistica, grazie all’apertura di nuovi magazzini e all’utilizzo dei punti vendita a supporto dell’online, mettendo in atto investimenti tecnologici, e assumendo nuovo personale dedicato alle operatività ecommerce. Si tratta di alcune evidenze emerse dall’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano.

La crisi Covid-19 ha prodotto uno shock combinato di domanda e offerta

Con l’allentamento delle restrizioni alla mobilità, i player del commercio  hanno poi introdotto nuove soluzioni tecnologiche in store contingenti all’emergenza, e top retailer e Pmi hanno lavorato per rafforzare l’offerta di metodi di pagamento innovativi e per digitalizzare l’esperienza fisica di acquisto. Anche in Italia, la crisi legata al Covid-19 e il susseguirsi dei decreti governativi hanno prodotto uno shock combinato di domanda e di offerta, e l’instabilità ha reso necessaria una fase di adeguamento e ridimensionamento dell’infrastruttura Retail, con ricadute, non solo nell’immediato, difficili da prevedere.

L’evoluzione digitale dei top retailer

L’88% dei 50 top retailer italiani ha consolidato l’infrastruttura logistica, con l’apertura di nuovi magazzini e l’uso dei punti vendita a supporto dell’online, il 77% ha messo in atto investimenti tecnologici, il 70% ha implementato cambiamenti organizzativi (ad esempio riconversione del personale di negozio a supporto delle attività online), e il 48% ha assunto nuovo personale dedicato alle operatività ecommerce. Ma c’è anche chi ha collaborato con attori esterni per velocizzare il servizio di consegna (42%) e per estendere la propria presenza online (36%). La chiusura dei negozi ha spinto poi a sperimentare nuove modalità di vendita e di dialogo con il consumatore, spesso basate sull’integrazione fra esperienze online e offline. Il 48% dei top retailer ha supportato i clienti tramite app di messaggistica e social network, il 42% ha utilizzato la videochiamata, e il 20% ha sperimentato le piattaforme di live stream shopping.

L’adozione di nuove tecnologie richiede una trasformazione strutturale

L’emergenza sanitaria ha profondamente modificato le modalità e le abitudini d’acquisto dei consumatori. Al Retail è richiesta, dunque, una trasformazione strutturale per recuperare efficienza su tutti i processi e trasferirla in attività ad alto valore aggiunto per i clienti. Il digitale, in tale contesto, può rappresentare un valido alleato. Può infatti supportare i retailer nella riprogettazione del punto vendita in chiave omnicanale e può garantire maggiore prossimità, fisica e funzionale, al consumatore. La centralità, recentemente acquisita, dal digitale richiede però la predisposizione dell’intera macchina organizzativa per gestire il cambiamento.

Arriva la pulsantiera touchless anti-contagio in ascensore

In tempi di pandemia, limitare la diffusione di agenti patogeni è una priorità, e le aziende stanno facendo la loro parte. Sta infatti arrivando sul mercato italiano Daphne PV, la soluzione touchless che permette di attivare i pulsanti dell’ascensore senza toccarli. Si tratta di un sistema basato sull’utilizzo di materiali fotovoltaici su supporti flessibili sviluppato da un ex ricercatore dell’Istituto Italiano di Tecnologia.

Il punto di forza di questa tecnologia è di poter essere utilizzata su ascensori già esistenti a un basso costo, nell’ordine dei 100 euro, e senza bisogno di interventi tecnici complessi. Daphne PV è già stata testata su impianti in funzione in uffici pubblici e privati, ed è stata installata in un ascensore all’interno di Palazzo Mezzanotte a Milano. La soluzione sarà commercializzata nei primi mesi del 2021.

Una pellicola fotovoltaica intelligente

Daphne PV ha preso vita nei laboratori della Ribes Tech, start-up dell’Istituto Italiano di Tecnologia, guidata dall’ex ricercatore IIT, Antonio Iacchetti, ora ceo dell’azienda.  Ma com’è fatta? Si tratta di una pellicola fotovoltaica adattabile a qualsiasi forma, integrata con una scheda elettronica realizzata ad hoc, che applicata alla pulsantiera meccanica esistente la trasforma in touchless. Alle spalle dell’applicazione c’è la tecnologia che consente di stampare con tradizionali stampati rotative, ma con inchiostri speciali, ovvero circuiti elettronici su pellicole in grado di renderle “intelligenti”. Nel caso di Daphne, la pellicola “legge”, registrando la variazione di luce, l’ombra generata dal movimento della mano e attiva la selezione del comando scelto.

Basso costo e facilità di installazione

In pratica, per attivare Daphne basta aggiungere all’impianto pre-esistente la pellicola fotovoltaica e una scheda elettronica e i pulsanti dell’ascensore diventano touchless. “I punti di forza di questa tecnologia sono senza dubbio il basso costo, la facilità di installazione – spiega Antonio Iacchetti – e la conservazione della funzionalità meccanica dei pulsanti. Inoltre, in seguito all’installazione di Daphne non è necessaria alcuna ulteriore certificazione”. Il sistema ora è in fase di installazione presso la sede centrale di Genova dell’Istituto Italiano di Tecnologia.

Il frutto di un lavoro congiunto

Daphne PV è il frutto del lavoro congiunto di Ribes Tech (nata dall’unione delle competenze scientifiche dei ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e dall’esperienza nella stampa di Omet) e dell’azienda Iacchetti, esperta nella progettazione di elettronica embedded. A queste due realtà si è affiancato il produttore di ascensori Millepiani, che ha permesso di testare la soluzione su impianti reali, così si è riusciti a passare dall’idea progettuale alla realizzazione di un dimostratore funzionante e poi a un brevetto.