Italia, perché  lo sport può essere un motore di crescita sociale ed economica?

Non è certo una novità il fatto che lo sport e la pratica sportiva facciano bene. Quello che sorprende un po’ di più è che possano rappresentare fenomeni virtuosi, capaci di generare benefici su larga scala sia a livello economico sia sociale per l’intero Paese.

I dati? Ne basta uno: l’incremento del 10% nella pratica sportiva potrebbe portare, nel medio-lungo termine, a un aumento della produttività annua dell’1,7%, equivalente a circa 34 miliardi di euro aggiuntivi al PIL, e alla creazione di circa 81.000 nuovi posti di lavoro ogni anno. Inoltre, una maggiore diffusione dello sport renderebbe la popolazione più sana, riducendo del 1,6% la spesa sanitaria nazionale, grazie al miglioramento del benessere fisico e mentale.

La necessità di una strategia nazionale

Fabio Pompei, CEO di Deloitte Italia, sottolinea come lo sport possa fungere da moltiplicatore di ricchezza per il Paese, rendendo fondamentale un approccio strategico a livello nazionale. È essenziale la collaborazione tra pubblico e privato, con investimenti mirati in infrastrutture, politiche sociali e organizzazione di eventi sportivi. Questo approccio garantirebbe al Paese un impatto positivo in termini di produttività e benessere generale, sfruttando al massimo il potenziale dello sport.

Il legame emotivo degli italiani con lo sport

Secondo un’analisi di Deloitte, che ha coinvolto oltre 3.000 persone in cinque Paesi europei, il 96% degli italiani considera lo sport un elemento fondamentale per l’educazione, un dato superiore rispetto alla media europea che si ferma al 90%. Tuttavia, il 62% ritiene che la scuola italiana non faccia abbastanza per promuovere lo sport tra i giovani, una percentuale significativamente più alta rispetto alla media degli altri Paesi europei (45,5%).

Gli italiani dimostrano un profondo legame emotivo con lo sport: il 75% si dichiara interessato agli eventi sportivi, e il 70% li considera una leva di crescita per il Paese. I Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026 rappresentano una grande opportunità, con il 75% degli italiani convinto che avranno un impatto positivo e duraturo.

I benefici sociali dello sport

Un aumento della pratica sportiva del 10% migliorerebbe significativamente la salute della popolazione, riducendo il numero di persone in sovrappeso (-3,3%), affette da patologie cardiovascolari (-1,9%) e muscolo-scheletriche (-1,6%). Anche il benessere mentale e sociale ne trarrebbe beneficio, con un incremento dell’1,1% dell’indice di salute mentale e un miglioramento delle relazioni sociali (+9,9%).

Lo sport contribuirebbe anche a contrastare devianze e criminalità, riducendo il consumo di alcol e tabacco e il tasso di criminalità giovanile.

Concerti, teatro, cinema: un anno da record per il settore degli eventi

Il settore dell’intrattenimento riprende quota dopo gli anni difficili della pandemia e registra risultati eccezionali nel 2023. Con oltre 3,5 milioni di eventi, 265 milioni di spettatori e un incasso record di 4,2 miliardi di euro dai biglietti, il comparto è in netta ripresa rispetto ai due anni di crisi causati dal Covid-19. Il trend emerge dal rapporto annuale della Siae.

Nonostante il numero di eventi sia ancora inferiore del 18% rispetto al 2019, riferisce Ansa, si registra un incremento del 15% rispetto al 2022. Gli spettatori totali del 2023 superano del 30% quelli dell’anno precedente.

Gli eventi più “affollati”

Il Gran Premio di F1 di Monza è stato l’evento con il maggior numero di biglietti staccati in un solo giorno: 120.000 ingressi il 3 settembre. Al secondo posto, l’Eicma di Rho ha attirato 107.000 appassionati di moto. Anche il Lucca Comics ha registrato un successo notevole, con 343.000 ingressi nelle prime quattro giornate di novembre. Tra i primi 20 eventi per numero di spettatori, solo il Lucca Comics non si svolge in Lombardia, confermando la regione come la più attiva con 640.000 appuntamenti, pari al 18% del totale nazionale.

L’exploit dei concerti 

Eventi musicali come i concerti di Harry Styles e il Marrageddon Festival di Marracash hanno attirato rispettivamente 103.000 e 84.000 spettatori. Secondo Matteo Fedeli, direttore generale della Siae, i concerti sono il settore con maggiore successo, come dimostrano gli eventi recenti di Coldplay e Taylor Swift. I Pinguini Tattici Nucleari, con oltre 500.000 biglietti venduti nel 2023, confermano questa tendenza. Il numero di concerti è aumentato del 13% rispetto al 2022 e del 61% rispetto al 2019, con un aumento del 16% degli spettatori rispetto all’anno precedente e del 70% rispetto ai dati pre-Covid. Le spese del pubblico per i concerti hanno raggiunto quasi 970 milioni di euro, un aumento dell’88% rispetto a quattro anni fa.

Mostre, parchi divertimento, teatri: numeri in crescita

Le mostre d’arte hanno visto un aumento del 19% nella spesa dei visitatori rispetto al 2019. Anche i parchi divertimento hanno migliorato la loro offerta, registrando un incremento del 40% degli spettacoli rispetto al periodo pre-pandemia. Questi dati sono particolarmente interessanti dato il calo della natalità, sottolinea Fedeli.

Il teatro ha registrato una forte crescita, con oltre 146.000 spettacoli nel 2023. La spesa del pubblico ha raggiunto 520,4 milioni di euro, con un aumento del 35% rispetto al 2022 e dell’8% rispetto al 2019. Anche il numero di biglietti venduti è aumentato del 37% rispetto all’anno precedente e dell’8% rispetto al periodo pre-Covid. In questo settore, il Sud e le Isole hanno trainato la crescita, con un incremento del 44% degli spettatori rispetto al 2022.

Le sale dei cinema tornano e riempirsi

Il cinema ha registrato una crescita del 55% nei biglietti venduti e del 59% nella spesa rispetto all’anno precedente, ma resta ancora indietro rispetto ai livelli del 2019. Film-evento come “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi, “Barbie” e “Oppenheimer” hanno attirato milioni di spettatori anche in estate. Il presidente della Siae, Salvatore Nastasi, ha sottolineato l’importanza delle dinamiche sociali e dell’intelligenza artificiale, anticipando un rapporto dedicato all’IA nel 2025.

Connected Car & Mobility: un mercato da 2,9 miliardi di euro

A fine 2023 in Italia si contavano 16,9 milioni di auto connesse, poco meno della metà del parco circolante (42%), una ogni 4 abitanti.
Sempre nel 2023 il mercato italiano delle auto connesse e della mobilità smart ha raggiunto un valore di 2,9 miliardi di euro,  +17% rispetto al 2022. Un risultato di tutto rispetto, se messo in relazione a quello dei principali Paesi occidentali, che presentano una crescita tra il +10% e il +20%.

In particolare, le soluzioni per l’auto connessa valgono 1,56 miliardi di euro (+11%), i sistemi di Advanced Driver Assistance Systems (ADAS) integrati nei nuovi modelli, come la frenata automatica d’emergenza o il mantenimento del veicolo in corsia, raggiungono 950 milioni (+28%). 

A crescere è anche la sperimentazione della Smart Road, con 258 progetti avviati a livello mondiale dal 2015 e 141 nel biennio 2022-23. In Italia, negli ultimi tre anni, sono state avviate 19 iniziative.
Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Connected Car & Mobility della School of Management del Politecnico di Milano.

Smart Mobility e auto a guida autonoma 

Nel nostro Paese le soluzioni Smart Mobility nelle città, soprattutto per la gestione dei parcheggi e la sharing mobility, nel 2023 valgono 400 milioni (+18%).

Sette italiani su 10 sono interessati a utilizzare nuovi servizi di Smart Mobility in futuro. Le soluzioni più desiderate riguardano il trasporto pubblico locale (23%) e la gestione dei parcheggi (20%). Solo il 15%, invece, utilizzerebbe un’auto a guida autonoma nei prossimi anni, il 19% è contrario a un possibile utilizzo, e 2 consumatori su 3 (66%) hanno ancora forti dubbi.

Automotive e AI generativa 

“Il settore Automotive sta attraversando una fase di profonda trasformazione, alimentata dalle pressioni legate alla necessità di ridurre le emissioni inquinanti, dai cambiamenti nelle aspettative dei consumatori e dalle innovazioni tecnologiche. Tra queste spicca l’Intelligenza Artificiale – spiega Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio -. In sostanza, l’AI potrà generare scenari simulati per testare le proprie capacità, e i dati ricavati potranno essere successivamente utilizzati per ottimizzare continuamente questi ambienti di prova, in un processo ciclico che contribuirà a migliorare sicurezza e diffusione dei veicoli a guida autonoma”.

La crescita della mobilità connessa

“Il settore della mobilità connessa continua a crescere, spinto da innovazioni tecnologiche e novità normative – afferma Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio -. Sempre più aziende sono in grado di raccogliere grandi quantità di dati da veicoli e infrastrutture connesse, utilizzabili per offrire nuovi servizi di valore. E i risultati si vedono: nel 2023 il fatturato della vendita di servizi è cresciuto del 29%, toccando 620 milioni di euro. Sul fronte normativo, incide sia l’obbligo a partire dal 2024 di integrare specifici ADAS all’interno di tutte le vetture di nuova immatricolazione, che quello dal 2035 di immatricolare solo veicoli a zero emissioni. La connettività avrà un ruolo molto importante nella gestione dei nuovi modelli elettrici e ibridi, e nel garantire scambi di informazioni tra veicolo e infrastruttura”.

Audiolibri, che passione: sono 11 milioni i fan italiani

La passione degli italiani per gli audiolibri continua a crescere anche nel 2024: sono 11,1 milioni le persone che si sono lasciate coinvolgere dalle storie e dalle grandi voci in cuffia. Nell’ultimo anno hanno ascoltato un audiolibro 400 mila persone in più, quasi mezzo milione di italiani, segnando un incremento del +4% rispetto al 2023. Dal boom della pandemia, gli audiolibri sono entrati definitivamente a far parte delle abitudini d’ascolto degli italiani.

Le fila degli ascoltatori si sono allargate costantemente anno su anno, dal 2020 a oggi si stima un incremento a doppia cifra del 22%. È quanto emerge dall’ultima ricerca di NielsenIQ per Audible, società Amazon tra i principali protagonisti nella produzione e distribuzione di audio entertainment di qualità.

“L’audio entertainment è una consolidata abitudine”

Juan Baixeras, Country Manager Spain & Italy di Audible, commenta: “Negli ultimi quattro anni gli ascoltatori di audiolibri sono cresciuti a doppia cifra in Italia, confermando che l’audio entertainment non è più solo un fenomeno, ma una consolidata abitudine. In otto anni di Audible.it, abbiamo contribuito a sviluppare questa industria, producendo contenuti originali e migliaia di titoli in sinergia con gli editori italiani di ogni dimensione, ampliando costantemente il nostro catalogo.”

Matthew Gain, Senior Vice President and Head of Europe, aggiunge: “Crediamo nel grande potenziale italiano e nell’incremento futuro degli ascoltatori. Continueremo a investire nel Paese e a collaborare con tutti gli attori del settore per garantire sempre maggiore qualità ai fruitori di Audible in Italia.”

Le modalità di consumo

Nel 2024 aumenta il tempo dedicato dagli italiani all’ascolto di audiolibri, con una sessione media di quasi mezz’ora. Se l’ascolto mensile si riduce, cresce sensibilmente quello settimanale, con il 31% degli intervistati che ascolta almeno una volta alla settimana, mentre gli “heavy user”, che ascoltano tutti i giorni o quasi, restano stabili al 5%.

Chi sono gli italiani che si mettono in cuffia

La ricerca NielsenIQ evidenzia che gli ascoltatori di audiolibri sono principalmente uomini, giovani (25-34 anni), connessi (oltre 4 ore al giorno su internet) e prevalentemente provenienti dal Sud Italia. Gli audiolibri sono apprezzati anche dai più piccoli, con il 36% dei genitori che ha figli che ascoltano, di cui il 54% è stato introdotto dai genitori stessi.

Dove, come e perché ascoltare 

Nel 2024, la casa resta il luogo preferito per l’ascolto degli audiolibri (70% degli intervistati), ma cresce al 47% la percentuale di coloro che li ascoltano in viaggio, che sia in macchina, sui mezzi pubblici o a piedi. L’italiano rimane la lingua preferita (98%), seguito dall’inglese e dallo spagnolo. L’ascolto è motivato dal desiderio di relax (45%), evasione (30%) e intrattenimento multitasking (57%). La maggioranza preferisce voci di narratori professionisti (62%) o attori (42%), prediligendo esperienze di ascolto più intime, a tu per tu (55%).

Libri e audiolibri sempre più complementari 

Il 47% degli italiani ha ascoltato un libro già letto e quasi altrettanti hanno letto un libro già ascoltato. Il 59% trova nell’ascolto una modalità per fruire di più libri in momenti di impossibilità alla lettura, mentre il 32% lo utilizza per immergersi in altre storie quando le mani e gli occhi sono occupati.

L’Italia sul web: aumenta il tempo trascorso sui social

Gli italiani trascorrono più tempo sui social rispetto all’anno precedente, con un aumento di quasi 1 minuto al giorno, portando la quota complessiva a poco meno di 6 ore giornaliere. Anche il tempo dedicato all’ascolto di musica in streaming aumenta di un minuto al giorno. Parallelamente, si registra una leggera diminuzione dell’accesso a internet, con una riduzione dello 0,3% rispetto all’anno prima. Sono alcuni dei dati contenuti nel il report Digital 2024, pubblicato a febbraio da We Are Social in collaborazione con Meltwater. 

Informazione, attualità e how-to i principali motivi per cui si naviga

Le motivazioni principali per l’accesso all’online rimangono invariate: le ragioni per cui ci si connette sono sempre la ricerca di informazioni (73%), l’aggiornamento sull’attualità (67,5%) e i how-to (62,8%). Analizzando i dati globali, in Italia le piattaforme più utilizza risultano essere le app di chat e messaggistica (96,7%), seguite dai social network (94,6%). In terza posizione si collocano i servizi di shopping, aste e annunci (90,4%). Nel resto del mondo in quarta posizione ci sono invece i motori di ricerca.

Passione video

La fruizione di contenuti video continua ad essere elevata, con il 91% delle persone che dichiara di guardarli, trainati principalmente da contenuti comici, meme e video virali (+3,7%), oltre ai video musicali (+0,4%). Cresce anche l’interesse per gli highlights e i contenuti sportivi (+2,4%), le recensioni di prodotti (+1,7%) e i video educativi (+0,6%).

Il 73% degli italiani è sui social

In Italia sono attive sui social quasi 43 milioni di persone, con una penetrazione che si avvicina al 73% e una distribuzione simile tra uomini e donne. Rispetto all’anno precedente, si registra un calo di utenti del 2,5%. Tuttavia cresce il tempo trascorso quotidianamente sui social. Secondo l’analisi di quest’anno, TikTok è l’app su cui le persone trascorrono più tempo, con una media di 32 ore e 12 minuti al mese. Questo dato è significativamente superiore alle altre app, con YouTube al secondo posto (18 ore e 15 minuti) e Facebook al terzo (16 ore e 37 minuti).

Perchè si è social?

Le motivazioni principali per la partecipazione ai social riguardano l’informazione, il tempo libero e il mantenimento dei contatti con amici e familiari (tutte sopra il 40%). Interessante notare che l’intrattenimento nel tempo libero è l’unica motivazione in crescita rispetto all’anno precedente (+1,4 punti percentuali).

Meta domina la classifica delle piattaforme social

Meta domina la classifica italiana delle piattaforme social più utilizzate, con WhatsApp al 90,3%, seguita da Facebook (77,5%) e Instagram (73,5%). WhatsApp è anche la piattaforma preferita dagli italiani (40,7%), seguita da Instagram (23,5%). La classifica rimane invariata rispetto all’anno precedente, con alcune piattaforme che guadagnano preferenze, come Instagram e TikTok.

Professione, carriera e ambizione nel 2024: cosa pensano gli italiani? 

È quanto emerge dal Randstad Workmonitor 2024, lo studio condotto da Randstad su ambizione e carriera tra gli italiani. Secondo la ricerca, che ha coinvolto 764 lavoratori in Italia tra 18 e 67 anni, oltre la metà degli intervistati si dichiara ‘ambizioso’ in merito al proprio lavoro, ma il 42% sostiene di non essere concentrato nell’avanzamento di ruolo.
La rilevanza del lavoro percepita nella vita degli italiani è infatti calata del 5% in un solo anno, mentre è crollata del 9% la motivazione nel ruolo attualmente ricoperto.

In pratica, oggi si dà più importanza alla vita privata e all’equilibrio con il lavoro, all’appartenenza e alla flessibilità, piuttosto che al salto di carriera. E, di fatto, equilibrio tra vita e lavoro, retribuzione, sicurezza, flessibilità, giorni di ferie, formazione e assicurazione sanitaria oggi sono i fattori più rilevanti per i lavoratori italiani, mentre la carriera è finita solo al nono posto.

Una “promozione” oggi interessa meno

Inoltre, il 50% dei lavoratori è disposto a rimanere in un luogo di lavoro che gli piace anche se non ci fosse possibilità di avanzamento, mentre il 34% non desidera del tutto una progressione di carriera.
Solo per il 35% una promozione o un nuovo ruolo oggi rappresentano una priorità.

Il 34% degli italiani poi non assumerebbe ruoli manageriali se potesse scegliere di poter accedere alla propria massima ambizione professionale. Ma secondo il Randstad Workmonitor, il 51% del campione si dichiara ambizioso per la propria carriera.

La vita privata è la priorità

Di fatto, mentre l’ambizione decresce con l’avanzare dell’età la motivazione aumenta man mano che sale la seniority.
A influenzare l’ambizione è soprattutto l’età, gli eventi della vita, gli obiettivi personali e le opportunità che si presentano.

Il 94% degli intervistati mette la vita privata al primo posto dei fattori più rilevanti nel lavoro, poi la retribuzione (93%), sicurezza del lavoro (90%), il sentirsi realizzati (87%), la flessibilità di orario (80%) e così via, fino alla possibilità di promozione, al nono posto, con il 74% e di poco sopra la politica sui congedi parentali (70%).

Una delle eredità della pandemia

“Il Workmonitor evidenzia una forte calo della motivazione al lavoro tra gli italiani, un evidente segnale di malessere che va ascoltato e compreso – commenta Marco Ceresa, Group Ceo di Randstad -. Il lavoro si conferma fondamentale nel fornire senso e scopo alle persone, ma oltre alla carriera, sempre più lavoratori includono anche altro nella definizione della propria ‘ambizione’ professionale, che oggi non può prescindere da aspetti valoriali, di flessibilità, di equilibrio con la vita personale. Non sono pochi gli intervistati che affermano di poter essere appagati da un lavoro senza prospettive di carriera ma che sia nelle ‘loro corde’, certamente un’eredità della riflessione profonda delle persone nel periodo di pandemia. Esigenze che le aziende devono impegnarsi a soddisfare con politiche Hr a tutto tondo, tenendo conto dei bisogni dei lavoratori sempre più complessi e articolati”.

Meta, nuovi strumenti per proteggere i teenager su Facebook e Instagram

Meta ha annunciato l’introduzione di nuovi strumenti mirati a migliorare l’esperienza online degli adolescenti su Facebook e Instagram, in sintonia con le raccomandazioni degli esperti. L’azienda prevede di nascondere un range più ampio di contenuti considerati inappropriati per i teenager e attiverà automaticamente impostazioni di controllo più restrittive su entrambe le piattaforme.

Su Instagram, poi, saranno limitati ulteriori termini di ricerca. Gli adolescenti riceveranno le notifiche necessarie per aggiornare le loro impostazioni sulla privacy, rendendo l’esperienza più sicura e adatta alla loro età.

Esperienze online più sicure 

L’obiettivo di questo nuovo intervento da parte di Meta è quello di di garantire esperienze online sicure e adatte all’età degli adolescenti. Con oltre 30 strumenti e risorse sviluppati per supportare teenager e genitori, l’azienda continua il suo impegno decennale nella gestione di contenuti sensibili o in violazione delle regole. Ma il colosso tecnologico ha spiegato in una nota di essere sempre a contatto con esperti di sviluppo, psicologia e salute mentale degli adolescenti.

Con questo modus operandi, non solo si punta a offrire ai ragazzi i tem più interessanti, ma anche a metterli al sicuro creando un ambiente protetto e adatto alla loro età.

Protezione avanzata dei contenuti

Meta ha reso noto che introdurrà ulteriori livelli di protezione per i contenuti visualizzati dagli adolescenti su Instagram e Facebook. In particolare, contenuti riguardanti tematiche complesse come l’autolesionismo saranno rimossi dalle bacheche dei iù giovani. L’azienda effettua un profondo monitoraggio dei contenuti, bilanciando la libertà di espressione con la sicurezza online.

Supporto e consapevolezza

Per sostenere coloro che affrontano tematiche delicate, Meta condividerà risorse fornite da organizzazioni come la National Alliance on Mental Illness. Questi aggiornamenti saranno applicati ai minori di 18 anni e verranno attivati su Instagram e Facebook nei prossimi mesi. Inoltre Meta ha implementato il “Controllo dei Contenuti Sensibili” su Instagram e “Riduci” su Facebook per limitare l’esposizione a contenuti sensibili nelle sezioni Cerca ed Esplora.

L’azienda ha dichiarato che nasconderà più risultati di ricerca su Instagram relativi a tematiche come suicidio, autolesionismo e disturbi alimentari, indirizzando gli utenti a risorse di esperti per chiedere aiuto.

Aggiornamenti delle impostazioni 

L’azienda attiverà automaticamente per tutti gli adolescenti le impostazioni più restrittive di controllo dei contenuti su Instagram e Facebook. Con notifiche mirate, Meta incoraggia gli adolescenti a regolare le proprie impostazioni di sicurezza e privacy per un’esperienza più mirata e controllata. 

e-commerce: i trend del 2024

Per essere pronti a cogliere tutte le opportunità del commercio digitale Calicantus offre una panoramica sui maggiori trend italiani e internazionali del 2024.
Prima fra tutti, la consegna in 24h, diventata cruciale per mantenere un alto vantaggio competitivo, poi, essere presenti all’interno di Marketplace con schede prodotti ricche di immagini e dettagli, che permette di sfruttare in modo efficiente il potenziale di mercati online.

Ma nell’arco dei prossimi mesi ci si aspetta anche un significativo aumento del Social Commerce, con nuove opportunità per coinvolgere e incrementare la base clienti.
Per massimizzare i vantaggi, è opportuno investire sui social media e adottare una strategia di contenuti con vetrine di prodotti, video accattivanti e collaborazioni con i creator. Ma è cruciale anche l’interazione attiva con il pubblico e la pronta risposta a commenti e messaggi.

AI, apprendimento automatico e AR

AI e apprendimento automatico stanno trasformando radicalmente l’e-commerce. Il potenziale della Realtà Aumentata poi è immenso, e nel 2024 le aziende che la incorporeranno nelle strategie di e-commerce otterranno un vantaggio competitivo significativo.
Mediante l’AI generativa, poi, la funzionalità legata alle Ricerche Vocali sarà decisamente potenziata per rendere la Customer Experience più coinvolgente e con un approccio conversazionale.
Ma quando l’e-commerce ha volumi di vendita importanti, diventa fondamentale implementare un Sistema di Gestione degli Ordini (OMS), in grado di orchestrare tutte le fasi secondo una customer experience eccellente.

Servizi in abbonamento e transazioni B2B

Non sono da meno i servizi in abbonamento, tendenza destinata a proseguire anche nel 2024. Per un lancio di successo, è cruciale implementare un sistema di gestione abbonamenti user-friendly, perché adottando i servizi in abbonamento si aprono opportunità per coltivare relazioni durature con i clienti e generare entrate ricorrenti.
Anche le transazioni B2B si sposteranno sempre più online, rendendo necessario un cambiamento nel modo in cui le aziende interagiscono con i Buyer.

Secondo Wunderman Thompson, il 90% degli utenti si aspetta un’esperienza d’acquisto simile al B2C anche nell’ambito B2B.
GenZ e Millennial stanno assumendo ruoli di responsabilità decisionali per gli acquisti B2B, e preferiscono ricercare e comprare prodotti online, spesso eludendo le tradizionali interazioni di vendita.

Architetture headless

Le architetture e-commerce headless sono sempre più popolari per aziende in cerca di soluzioni flessibili, permettendo aggiornamenti backend senza interruzioni e personalizzazione in tempo reale su diversi canali front-end.
Secondo IDC, molte piattaforme di e-commerce faticano a soddisfare gli standard moderni di customer experience, spingendo l’adozione del modello headless.

Le principali priorità evidenziate da IDC includono l’operatività su scala globale, il superamento delle aspettative dei clienti e la creazione di offerte combinate con vari fornitori e collaboratori.
Nella configurazione headless, il front-end e il back-end operano indipendentemente, offrendo maggiore personalizzazione e libertà di progettazione.

Perché le “faccine” sulla bolletta aiutano a ridurre i consumi energetici?

Una ‘faccina rossa’ in segno di disapprovazione, a indicare un eccessivo utilizzo di energia elettrica, può convincere ad attuare comportamenti più virtuosi e sostenibili?
Se inflazione, prezzi dell’energia e caro vita spingono a rivedere le abitudini di consumo, un progetto dell’Università di Trento punta a convincere le persone ad adottare un atteggiamento non solo più sobrio, ma anche più consapevole sui consumi.

Secondo i risultati della ricerca ‘Emozioni per un consumo energetico sostenibile: un’indagine psicofisiologica’, svolta al Laboratorio di Neuroscienze del Consumatore (NCLab) del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Trento, la comunicazione immediata, anzi, ‘parlante’, dei propri consumi energetici, li fa diminuire.

L’emotional energy-alert

In pratica, si tratta di ridurre i consumi energetici grazie a un feedback energetico personalizzato ‘emozionale’ (emotional energy-alert).
Di fatto, la ricerca ha confrontato le reazioni comportamentali e fisiologiche dell’utente di fronte a diversi tipi di feedback energetici.

Nella condizione di controllo, come nella bolletta standard, al consumatore venivano comunicati il consumo e il costo. Nella condizione sperimentale (emotional energy-alert), invece, il feedback ricevuto sul telefonino riportava gli stessi dati con l’aggiunta di una emoticon scontenta per l’eccessivo consumo.
Veniva poi inserita un’informazione in più: il consumo di energia del vicino di casa, per confrontare comportamenti, spese e risparmi.

Il feedback emozionale con emoticon rossa e riferimento sociale

“Questa è una novità rispetto alla bolletta tradizionale che di solito riporta i consumi in kilowattora e i costi – spiega Nicolao Bonini, responsabile del NCLab -. Aggiungere questo elemento di paragone con un referente sociale, il vicino di casa appunto, aumenta di circa tre volte la probabilità che il consumatore decida di ridurre il consumo elettrico. Oltre a ciò, l’emoticon rossa, arrabbiata perché si è stati spreconi, aumenta di un 3% la quantità di tale riduzione”.

Ogni consumatore coinvolto è stato testato nel laboratorio. “Abbiamo misurato la sudorazione emozionale, l’espressione facciale e i movimenti oculari, cioè reazioni non controllabili – aggiunge Bonini -. Quando le persone sono esposte al feedback emozionale con faccina e riferimento sociale ‘vicino di casa’, sudano di più rispetto alla situazione di controllo e indicano una maggiore emozionalità negativa”.

I programmi comportamentali per il contenimento dell’energia

“I nostri macchinari consentono di misurare dove il consumatore guarda, per quanto tempo, con che dilatazione pupillare, la sudorazione, i cambiamenti del ritmo cardiaco – continua il ricercatore, come riporta l’agenzia di stampa Agi -. Tutti questi indici psicofisiologici permettono di misurare l’emozionalità in maniera diretta. In questo modo integriamo dati verbali consapevoli con altri inconsapevoli. Se la politica – riflette il docente – incentivasse i fornitori di energia elettrica a utilizzare questi sistemi, che si chiamano ‘programmi comportamentali per il contenimento dell’energia’, ampiamente utilizzati all’estero, otterremmo gli stessi risultati di quelli a livello internazionale. L’uso di queste tecniche garantisce una riduzione di kilowattora consumati del 2,5%”.

Benessere psicologico nelle aziende: il burnout colpisce il 76% dei lavoratori

Se nel corso del 2023 ad avere ricevuto l’effettiva diagnosi di burnout è un lavoratore o lavoratrice su 5, chi ne ha sperimentato almeno un sintomo è il 76%. Il 14% in più rispetto al 2022.
I sintomi del burnout vanno da una sensazione di sfinimento al calo dell’efficienza lavorativa, dall’aumento del distacco mentale al cinismo rispetto al lavoro. Tra questi, il sintomo più diffuso è la sensazione di sfinimento. Per la GenZ, soprattutto i o le white collar, è più frequente il calo dell’efficienza lavorativa (56%).

Tuttavia, è diffusa la difficoltà ad assentarsi dal lavoro per prendersi cura di sé. Specialmente tra i e le blue collar, di cui solo il 19%  ha effettuato più di 5 giorni di assenza dal lavoro a causa di questo fenomeno. La percentuale sale invece per white collar (55%) e dirigenti (62%).
È quanto emerge dalla ricerca BVA Doxa commissionata da Mindwork.

Soffrire di ansia, insonnia, stress per motivi legati al lavoro

Inoltre, una persona su 2 prova condizioni di stress elevato. Il 58% di chi sperimenta malessere psicologico nella propria vita personale vive la stessa condizione anche al lavoro e viceversa. In particolare, una persona su 2 dichiara di soffrire di ansia e insonnia per motivi legati al lavoro.

Inoltre, una persona su 2 sperimenta condizioni di stress elevato. Un dato ancora più critico per i dirigenti (61%).
Purtroppo, sempre in continuità con i dati 2022, l’ambiente di lavoro si conferma come meno adatto a esprimere il proprio malessere rispetto al contesto familiare (41%).

Gen Z e Millennials si licenziano per malessere emotivo

Più della metà degli intervistati poi afferma di aver lasciato il lavoro per motivi di malessere emotivo a esso correlato (54%), fenomeno in evidenza per Gen Z e Millennials, in cui la percentuale aumenta rispettivamente del 66% e del 59%.
Oltre 9 persone su 10 ritengono quindi essenziale la promozione del benessere psicologico da parte dell’azienda (96%), ma nel 67% delle organizzazioni il servizio di supporto psicologico non è presente.

Dove disponibile, viene valutato positivamente dal 51% dei lavoratori e delle lavoratrici appartenenti alla categoria blue collar.
In notevole crescita anche la quota di persone che valuterebbero positivamente la messa a disposizione del servizio di supporto psicologico (73%), più precisamente relativamente ai white collar (76%) e blue collar (79%).

Caregiver e genitori chiedono più supporto all’impresa

Dato indicativo quello riguardante i e le caregiver, il cui 88% dichiara che questo ruolo ha un impatto considerevole sul proprio benessere psicologico. Sei su 10 dichiarano la necessità di supporto da parte dell’impresa nella gestione del proprio ruolo (59%), sebbene solo il 20% lo riceva.

Allo stesso modo, per l’89% di lavoratori e lavoratrici con figli il ruolo genitoriale ha un impatto significativo sul proprio benessere psicologico.
Più precisamente, 1 genitore su 2 riferisce il bisogno di supporto da parte dell’azienda nella gestione dei propri figli (48%). Tuttavia, solo il 25% ritiene di riceverlo.